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ANONIMO BERLINESE
STRANGOLATI DALLA VITA
POEMA TRAGICO IN CINQUE PARTI
Questo testo è ispirato al capolavoro del grande scrittore francese D.A.F. Marchese De Sade LA FILOSOFIA NEL BOUDOIR. Si tratta di «variazioni poetiche», a cui vorrei premettere un fondamentale testo del Marchese stesso, senza il quale tutta la sua importante opera può essere fraintesa:
«Devo infine rispondere al rimprovero che mi si è fatto quando è comparso ’Aline et Valcour’. Le mie pennellate, dissero, sono troppo forti, io do al vizio tratti troppo odiosi. Volete saperne la ragione? Non voglio suscitare amore per il vizio; non ho [...] il dannoso proposito di far amare alle donne i personaggi che le ingannano; voglio, al contrario, che esse li detestino; è il solo mezzo che possa impedir loro di essere ingannate; e per riuscirvi ho reso quelli fra i miei eroi che seguono la strada del vizio talmente terrificanti, che sicuramente non ispireranno né pietà né amore. In questo, oso dirlo, sono più morale di coloro che si credono liberi di ingentilire il vizio. Le perniciose opere di cotesti autori somigliano a quei frutti dell’America che, sotto il più brillante colore, celano la morte. Questo tradimento della natura, di cui non tocca a noi scoprire il motivo, non è fatto per l’uomo; sicché io mai, lo ripeto, descriverò il delitto sotto agli aspetti che non siano quelli dell’inferno. Voglio che lo si veda a nudo, che lo si tema, lo si detesti; e non conosco altro modo per arrivarci se non quello di mostrarlo in tutto l’orrore che lo caratterizza. Guai a coloro che lo circondano di rose. Le loro mire sono tutt’altro che pure e io non li imiterò mai.»
Sade riconosceva l’aspetto morboso della sua esperienza nella lettera che indirizzò a sua moglie, il 20 febbraio 1791: «Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino.»
Schiudi la mente catta
Stupra ribelle la vita!
Ripugnanza fascinosa. Senza
orrore col favore e col fetore
delle tenebre tendi
all’inferno incantatore.
Anima ardita annienta
la noia, l’immondo vizio maligno,
mostro ferale che d’un fuoco morbido
evoca
ripulsivi mostruosi misteri
sacri per esseri turpi, per anime
di brago, avvinghiati a dogmi dementi
che lumi non rugghiano non spavaldano.
Meglio crepare, schiavi
d’impure imposture,
di stolide grottesche morali
d’insulsaggini altere, di voraci
di vacüe voragini divine,
di verdetti celesti
di farnetiche inezie e pusillanimi
che la vita
mortìferano.
Non possono leggi sancire!
L’abisso putrescente dello spirito
il virtuoso denigra intorto e gaio
e il mondo infetto:
lugùbre
nigra
mùcida
insania!
Opera n°108368 di Liberodiscrivere