Questo lavoro, che scandaglia la femminilità in tutte le sue sfaccettature, è stato concepito, come si suole dire, a più mani.
Una genesi laboriosa, un percorso accidentato, un approdo sofferto.
Un’opera vasta, che, pur nella eterogeneità di stili e di punti di vista, manifesta una sua logica omogeneità; che non risulta ripetitiva, perché alla base c’è stata progettualità e riflessione, senza per questo penalizzare la spontaneità narrativa e l’approccio, semantico e formale, delle singole personalità narranti; che non vuole apparire manifesto ideologico di femminismo, bensì manifestazione di come possa essere stato, sia e sarà significante essere e vivere da donne.
Il respiro è quello del romanzo, anche se l’opera si compone di cento racconti diversi, perché c’è un filo conduttore ben preciso che lega le varie sezioni, nove, in cui è stata elaborata, e che si staccano, come i cubi di un mosaico mobili, attraverso nove didascaliche foto introduttive, e che si incollano, come i pezzi di un puzzle, attraverso la figura della atipica psicoterapeuta.
Due sono le possibili chiavi di lettura che offriamo a chi si accosta a questo volume:
Seguire l’iter per come si presenta, dalla prima all’ultima pagina, cogliendo il senso dell’insieme;
Inseguire i personaggi che catturano maggiormente l’attenzione, in quanto ogni autrice ha avuto a disposizione quattro momenti diversi relativi ad alcune tematiche fondamentali e può essere ‘rintracciata’ attraverso il nome del suo personaggio.
Gli argomenti che si passano in rassegna non sono particolarmente nuovi; d’altra parte parlare di donne significa parlare di maternità e di matrimonio, d’amore e di sesso, di lavoro e di ideali, di viaggi e d’esistenza, ma quel che fa la differenza tra il già detto e il nuovo sta nel come.
E, con un pizzico di sana presunzione, riteniamo di aver saputo creare un’atmosfera che coniuga la struttura del componimento epico con la narrazione dei nostri giorni.
Ringraziamo chi si accosterà a noi e ai nostri personaggi.