A Mezz’Aria
(Cento fiabe per il vento del nord)
(fiaba)
Febo era un principe che aveva sbagliato mestiere.
Non gli stavano a cuore la politica e gli affari di corte; nutriva invece un’autentica passione per gli spazi sconfinati del firmamento, per i pianeti e le costellazioni che era solito scrutare dalla torre più alta del palazzo reale. Gli si perdevano gli occhi in tanta bellezza, si commuoveva pensando che, se fosse stato capace di volare, avrebbe potuto comprendere la sostanza di cui è fatto il cielo e baciare la luna in fronte. Aveva così inviato araldi per tutto il regno in cerca di qualcuno che gli facesse un dono d’ali e un giorno, finalmente, giunse al suo cospetto un mago sconosciuto. Fu il primo a non stupirsi alla richiesta del principe e, per la sua gioia, costruì un grande letto fatato.
“Quando avrai deciso di partire” disse il mago, “aspetta una notte di vento. Spalanca le finestre, pronuncia le parole magiche e tieniti forte”.
Margherita era la figlia di un cantastorie.
Viveva con il padre in una casetta nella brughiera e ogni giorno passeggiava nel bosco vicino, raccogliendo frutti selvatici e offrendo noci agli scoiattoli; oppure se ne stava a lungo acquattata nell’erba alta. La giovane amava i prati, i fiori e ogni piccola creatura che vive sotto il cielo; tutti i venti erano suoi amici: non li temeva nemmeno quando piegavano le cime degli alberi. Un mattino, al risveglio, Margherita trovò suo padre intento a far fagotto.
“Parti?” gli chiese. “E dove vai ?”
“Lontano” rispose lui, “in cerca di nuove storie da raccontarti, e per raccontare al mondo quelle che sai già. Sei triste, Margherita?”
Lei scosse il capo.
“No, papà. I venti mi porteranno la tua voce e, ovunque sarai, avrò sempre tue notizie”.
Una sera tardi, Febo decise di averne abbastanza. Tirò le tende, aprì la finestra. Entrato nel letto, pronunciò le parole magiche. Era una notte di vento. Nello stesso istante, Margherita si stava interrogando su cosa significasse davvero la parola lontano.
Fuori il vento correva, ululava, frugava alla porta; e lei ascoltava, gli occhi e il cuore sgranati, cercando la voce del padre in quel frastuono. Una ventata più forte spalancò l’uscio. Con un balzo lei si trovò sulla soglia. Un soffio gelido la sferzò in pieno volto, e Margherita riconobbe il Vento del Nord. Si stupì e si dispiacque di tanta prepotenza: “Perché mi fai male? Eravamo amici una volta… Sei arrabbiato con me?”
Il Vento del Nord sembrò placarsi un istante, poi la investì con furia urlandole addosso:
“Sono arrabbiato con tuo padre. Non mi affida più le sue storie perché io le porti con me. Dice che le trasformo in ghiaccio così che, quando cadono, vanno in mille pezzi; e una storia in frammenti non serve a nessuno! Ma adesso tu verrai con me, sono stanco di questa solitudine!”
I gemiti dei pioppi svegliarono Febo: stavano chiamando proprio lui. Con il letto si abbassò fino alle loro cime, e vide una pallida fanciulla trattenuta dai rami. Sembrava dormisse.
“Fa’ presto, non resisteremo ancora a lungo!” lo sollecitavano i pioppi. “Il Vento del Nord vuole raggelarla e portarla con sé!”
Egli la sollevò, la nascose sotto le coperte e comandò al letto di puntare verso l’alto. Il Vento girò loro intorno alcune volte rabbioso e disorientato, ma non gli riuscì di trovare la ragazza. Se ne andò con il suo triste seguito di foglie secche.
Febo, ora, doveva sciogliere il gelo dal corpo di Margherita prima che raggiungesse il cuore. Le parlò per il resto della notte e fece scivolare tra le sue labbra qualche sorso di cioccolata calda. Era ormai l’alba quando le alitò sulle ciglia coperte di brina: due lacrime scivolarono sul viso di lei e la fanciulla aprì gli occhi.
“Dove sono? Chi siete, signore?” domandò con voce piena di meraviglia.
“Non temete, siete al sicuro. Quassù il Vento del Nord non potrà trovarvi”.
Il grande letto fatato nuotava nell’aria, nascosto di notte dal buio e di giorno dalle nuvole. Quando pioveva, una cupola di cristallo lo ricopriva completamente; se invece il sole picchiava forte, ci si poteva rinfrescare fra le nubi piene d’acqua. Ogni tanto indugiava in un nido di stelle o sfiorava la superficie dell’oceano.
Avendo entrambi conosciuto la solitudine, Febo e Margherita si sentivano felici adesso che erano insieme. Lui le insegnava il decoro del cielo e dei suoi elementi e dava un nome alle intuizioni di lei. Margherita era instancabile nel raccontargli la brughiera, i segreti del bosco, l’odore della terra dopo la pioggia. Persino i suoi capelli, lunghi e inanellati come edera, profumavano di trifoglio.
Nonostante fossero così diversi, perché l’anima dell’uno era legata al Cielo, quella dell’altra alla Terra, stava nascendo in loro un sentimento più forte di ogni altro amore.
“Ti sposerò al cospetto del Sole” le ripeteva Febo teneramente.
“E, quando il Vento del Nord avrà dimenticato l’offesa, potrò presentarti al bosco” rispondeva lei. In verità, Margherita aveva il cuore stretto di nostalgia per la terra ferma, ma prestava attenzione a non lamentarsi, per non turbare il suo principe. Una notte, però, il giovane fu svegliato da un suono leggero.
“…l’erba della brughiera…” sussurrava Margherita in sogno. E sorrideva con infinita dolcezza.
Febo comprese che la fanciulla non poteva continuare a vivere nascosta, chiusa in un mondo in miniatura: era accaduto anche a lui un tempo, quando disertava la corte e si isolava nella torre a guardare il cielo. Margherita doveva tornare a casa.
Seduto sul bordo del letto, i piedi penzoloni nel vuoto, il principe pronunciò poche parole e le lasciò allontanarsi, certo che avrebbero raggiunto il Vento del Nord: “Cento storie in cambio della sua libertà”...
Sommario
Fra tradizione e innovazione
(Introduzione)
di Anna Maria Fabiano
Un mazzolino di stelle
(fiaba tradizionale)
di Maria Maddalena Signori
Un fiore davvero speciale
(racconto simbolico)
di Pier Paolo Sciola
Egizio, il servo prediletto
(fiaba tradizionale)
di Marina Minet
Dido che non sapeva parlare
(favola sociale)
di Fulvio Frezza
Il Rosso e il Nero
(racconto simbolico)
di Francesco De Francesco
Il salotto della signora Agata
(favola ecologica)
di Margherita Maggi
Il segreto portato dal vento
(racconto ecologico)
di Giorgia Pedrotti
Cornelio
(racconto tradizionale)
di Roberto Anzaldi
Il tucano Felipe
(favola ecologica)
di Elvira Bianchi
C’era una volta un re che amava la pace
(fiaba innovativa)
di Vera Bianchini
I Due Fratelli
(fiaba popolare)
di Graziella Magioncalda
Le stelle cadenti
(racconto innovativo)
di Benito Ciarlo
A mezz’Aria (Cento fiabe per il vento del nord)
(fiaba innovativa)
di Silvia Longo