Touched for the very first time
L. R. Carrino
questo testo è tutto per Dino S.
Be’, di certo Andrea non lo immagina. Io, in realtà, volevo andare al concerto di RobbiUilliams, che come porta lui i peli sul petto solo BrusUillis e, manco a dirlo, c’ho dato di sgrillettamento selvaggio per tutta la mia pubertà. E siccome due biglietti per il concerto milanese di Robbi non me li potevo permettere, avevo chiamato tutti i giorni per tre mesi, tre volte al giorno, quella stracazzo di erretielle 102 e 5, che li regalavano i biglietti, e ce n’erano 600 in palio… Ma nulla, non ci sono riuscita. Mi sono spacciata perfino per la personalTreiner di ParisIlton… Ma comunque non mi hanno cagata neppure di striscio.
Ieri è arrivata la bolletta del telefono: 245 euro. Be’, per tutte le volte che son stata lì, ad aspettare che la tipa del centralino mi passasse in diretta, 245 euro son pure pochi. A cena mia madre ha minacciato di diseredarmi dei 300 euro mensili. - No, non sono stata io! - le ho urlato, mentendo spudoratamente. Sono andata in bagno, mi sono data due manate d’acqua gelida sulla faccia, mi sono girata di spalle allo specchio, e ho regalato al cesso tutta l’arista che avevo appena finito di mangiare.
Insomma no, niente Robbi. Mi è toccato invece ConfescionsTur. Crocifissa anch’io al lamento (stonato!) postmoderno e citazionista della più grande Icona ghei del pianeta. Ovvio, ci sono andata col mio amico Andrea, omosessuale, palestrato, e figo.
Dio bo’, figlia di NonÈLaRai e sorella di Amici: è assolutamente un mast avere l’amico ghei, la stessa M’dona ce l’ha (Rupert), è quasi una sorta di obbligo ‘possederlo’. A me però Andrea piace davvero, e poi è un amico sincero, e non sta a giudicare quello che faccio o come vivo. Ed è stato lui a regalarmi il biglietto per il concerto dell’Icona.
Il fatto è che due settimane fa sono andata all’Icos. Così, di botto, volevo passare una serata dens con tanti fronzoli e ginLemon, che Michele mi aveva chiesto il periodino di pausina e che poi, di solito, dura scarso una settimana. Ho messo le mie unghie viola annisettanta e tutta glemur sono uscita barcollando come un troione anniottanta. Per strada ho chiamato Andrea e mi sono fatta raggiungere all’entrata della disco. L’ho aspettato in macchina, e mi sono fatta una canna per rilassarmi. Lui è arrivato, mi ha detto ciuao e io mi sono abbarbicata alle sue spalle meravigliose e depilate piangendo come Katia del Grande Fratello priva del suo Ascanio; quindi mi sono rimessa il mascara, mi sono rifatta la bocca e le palpebre, e magrissima e stupendissima e fasciatissima nei miei gins a vita bassa sono scesa dalla macchina come un mignottone duemilasei, con lo stupefacente Andrea che mi cingeva i fianchi, col mio visino innocente, diafano, colpevole soltanto di essere perfetto.
Quando usciamo insieme ci guardano tutti… Cazzo, e vorrei ben vedere! Sono una strafiga paurosa! E poi, in compagnia dell’amico-feticcio bonissimo… Be’, a essere onesti Andrea un difetto ce l’ha, e sono le sopracciglia. In versione natiur Andrea porta due fratte del giardino di Boboli… Ma se le depila, se le fa ad arco e sottili, un po’ alla GuenStefani: a guardarlo bene è come se l’uomo di Neanderthal fosse andato dall’estetista... Fa un po’ senso, in ogni caso resta sempre un bonazzo.
Sì, in disco… Un po’ di tecno, un po’ di commerciale, qualche pablicReleiscion e sono già al quarto ginLemon. Abbandono immantinente il tipo con la cintura DiEndGi e mi scaravento diretta alla tualèt. Ignoro completamente la fila e apro di botto la porta, che manco se mi ficcavo un tampacs in gola sarei riuscita a contenere il blob che stava a venir su.
E che ti vedo? Il mio ragazzo, nella tualèt, con i pantaloni alle caviglie e la mia amica ‘cessa’ del cuore, inginocchiata, che canta PlisDonSéiAimSorri, proprio davanti alla turca. In meno di due secondi, lei si gira verso di me atterrita e lui si affretta a tirar su i pantaloni e grida: -Alessia! Non è come pensi!.
Io, lo ammetto, sono sempre stata postmoderna ma lui, lui sempre stato minimalista.
Senza proferir parola (non ce l’avrei comunque fatta a dire qualcosa) e definitivamente incontinente, vomito diretta sul crestone biondo mesciato della mia ‘ex amica cessa del cuore’ (ancora inginocchiata), e un po’ di robetta finisce finanche sul misero affaruccio di Michele, che in erezione arriva, sì e no, a dodici centimetri (l’ho già detto che è un minimalista?).
Esterrefatta anch’io, ho guardato un attimo la scena che avevo davanti, poi mi sono girata e sono fuggita via urlando: “Andrea! Andreaaa!!!”
A farla breve, il giorno dopo e l’altro pure e l’altro ancora e pure l’altro, Andrea mi offre più volte le sue spalle depilate come virile baluardo pro consolazione femminile. Dopo una settimana di pomeriggi consolatori in canotta bianca, bermuda a quadretti e infradito, Andrea mi chiama e mi dice che c’ha una sorpresona per me. Arriva tutto eccitatobarraesagitato, con un sopracciglio in subbuglio e l’avambraccio destro nascosto dietro la schiena. Mi dice:
- Questo lo faccio per te - e mi mostra due sfavillanti biglietti per il concerto romano di M’dona, lato prato.
- Ma… cazzo! - dico io super esterrefatta. - Ti saranno costati minimo 10 cerette!
- Be’, che mi frega? - dice lui sornione. - Fatto sta che noi andremo al concerto del secolo, tra 5 giorni!
Poi, quasi incazzato, mi punta gli occhi negli occhi e aggiunge:
- Te, te lo devi scordare quel coglione! Io non sono mai stato con una donna… Se mi piacesse la fica te saresti il meglio che vorrei.
“Che gentile”, ho pensato. “Che amore di ragazzo”, ho ripensato.
Il giorno del concerto sbarchiamo a Roma nel pomeriggio. Andrea è incazzato nero perché abbiamo fatto tardi. Dovevamo partire di primo mattino, ma ho avuto da ridire con mia madre sui soldi per il biglietto del treno. Mi scocciava farmi pagare anche questo da Andrea. Lui è in canotta ‘muratore’, il solito pinocchietto a quadretti e un paio di infradito stile popStar. Io camicetta bianca che fa indovinare (e mica tanto!) il mio piccolo seno spettacolare. Sotto, una super mini di cotone, lilla, taglia 38. Sandali scianel.
Prima di arrivare, vado in bagno per vomitare le patatine mangiate durante il viaggio.
Quindi prendiamo la metro, e raggiungiamo lo stadio. Un fiume di gente. Siamo costretti in questa fila interminabile, schiacciati dietro tre trans, due checche bandanate con tanto di M’dona in body spaccatafucsia sulla fronte, e altri due ultracinquantenni pettinati come BilliAidol dei tempi. Andrea mi tiene abbracciata come fossi la sua ragazza, ma non ci crede nessuno. Anche perché sta guardando insistentemente il culo del bandanato a destra e di tanto in tanto fa qualche apprezzamento a voce alta, fino a quando il tipo non si gira per fare una smorfietta compiaciuta. Mi viene in mente che anche Michele guarda il culo delle altre ragazze quando passeggiamo insieme… Bah, etero o gay, sempre stronzi cafoni sono.
21 e 45. Si comincia. Ammassati come un chilo di spaghetti in una busta che ne conterrebbe mezzo esplodiamo letteralmente quando, sulle note di FuciurLovers, M’dona esce dalla palla disco annisettanta, tutta luccicante, calata dall’alto. Andrea mi abbraccia e mi costringe a saltare insieme a lui, come se fossimo su un tappetino elastico, avendo premura di tastare spasmodicamente le mie tettine usate come appiglio. Lei è una Divinità, in abbigliamento da cavallerizza GianPólGotiè, con tanto di frustino e cappello piumato, ballerini e acrobati che zompettano in ogni dove, non sappiamo da che parte guardare tanto è pieno il tutto…
All’improvviso mi sale la solita ‘carogna’ incommensurabile. Non riesco a capirne il motivo, ma non sono felice. Il concerto si allontana dalle mie orecchie e mi sembra tutto ovattato, lontano.
Mi lascia, mi prende, mi lascia… Come cazzo osa fare il comodo che gli pare? Michele sì, quella testa di cazzo rasata. Deglutisco a fatica, la testa mi scoppia quasi, immagino di essere diventata tutta rossa. I corpi davanti a me saltano, si muovono veloci, pare un film muto a fotogrammi accelerati. Ho voglia di vomitarla questa sensazione, ma opto per una sigaretta che chiedo ad Andrea che non mi vede, non si accorge di me e continua a saltellare come una pulce ammaestrata.
Nessuno si accorge di me, nessuno sa del mio dolore spavaldo e…
- Ciao Roma... ariuredi? - domanda lei. Ed eccola che prova ad intonare uno dei suoi pezzi forti
I made it through the wilderness
Somehow I made it through
Didn't know how lost I was
Until I found you.
‘Icona’ è sospesa su un toro meccanico, e si muove tutta sinuosa, sensuale. Non è certo il canto di una sirena di Ulisse, eppure Andrea lancia un urlo, si gira verso di me e mi infila la lingua in bocca
I was beat, incomplete
I'd been bad, I was sad and blue
But you made me feel
Yeah, you made me feel
Shiny and new.
Io, straziata nell’intimo dalla performans vocale della Divina, sono a dir poco esterrefatta. Perché no? In fondo Andrea mi vuole molto bene, e me l’ha anche detto che se non fosse frocio starebbe con me, la perfezione.
Non so, mi calma un po’ questa cosa del bacio, mi distrae, anche se resto un po’ perplessa. Abbasso gli occhi mentre faccio questi pensieri e mi viene un colpo: Andrea ha un’erezione
Like a virgin
Touched for the very first time
Like a virgin
When your heart beats
Next to mine.
Ecco, capito? La Magnifica, seppur stonata come un piffero otturato, riesce a farlo venir duro anche ai ghei. Quando si dice la magnificenza (e il miracolo). Ho un conato, sto per svenire. Dico ad Andrea di accompagnarmi ai vespasiani, che sono dalla parte opposta rispetto al palco. Non mi sente. Glielo ridico, ma nulla. Allora allungo una mano sul pacco e glielo massaggio. Lui si accorge finalmente che anch’io esisto e mi guarda obstupefatto. Gli dico che non mi sento bene, che devo andare assolutamente in bagno. Mi accompagna, con la faccia di chi sta portando sua madre al cimitero
‘Cause you made me feel
Yeah, you made me feel
I've nothing to hide.
Il panino al prosciutto, mangiato prima di entrare pesa sullo stomaco come un macigno, come questi pensieri che non mi lasciano mai. Mentre Andrea, tenendomi per mano, si fa largo tra la folla, penso che per essere il 6 di agosto fa veramente freddo. Una checca grassa mi impedisce di seguire Andrea, non mi lascia passare. Abbasso la mano, gli strizzo le palle, lui si incazza mi dice “zoccola di merda” e vuole picchiarmi, mi mette le mani addosso. Interviene Andrea. Dopo qualche parola il grassone si rilassa, sorride adesso. Proseguiamo la traversata. Il mio cervello parte per Bologna, è sotto casa di Michele. Sono vestita come M’dona nella prima canzone, entro in casa sua. Lo schiaffeggio, gli dico di inginocchiarsi e di leccarmi gli stivali, lo frusto un po’. Lo faccio rialzare, tiro fuori una delle mie tettine e gli ordino di leccarla. Non appena lui si avvicina gli do una ginocchiata nei coglioni. Lui si piega dolorante, gli mollo altre due frustatine e poi gli urlo: - Alessia non si lascia. Alessia non si tradisce.
Poi il mio cervello ritorna allo stadio Olimpico, e sono vicino al cesso con Andrea che mi intima di entrare, di fare in fretta. E io penso che riuscirei a scoparmi anche lui, che come M’dona anch’io faccio venire un’erezione solo a guardarmi, anzi: senza nemmeno bisogno di cavalcare chissà che cosa. Sono dentro il vespasiano. Dico ad Andrea di entrare, di farmi compagnia, che io sto tanto male e che mi dispiace fargli perdere una parte del concerto. Andrea mi segue, ma non chiede completamente la porta, lasciando una fessura per sbirciare in direzione del palco.
Io non ho più voglia di vomitare. Da dietro, gli allungo un braccio sotto il cavallo dei pantaloni, e comincio a tastare.
Dio bo’!, ce l‘ha duro. E quanto è grosso!
Mi abbasso, gli giro un po’ il bacino verso di me, gli apro la patta, lui lascia fare. Dalla fessura, per un attimo, riesco a scorgere i volteggi dei ballerini acrobatici su giamp. Nell’esatto istante in cui finisce la canzone Andrea viene, con un urletto degno di una starlet porno. Guarda in basso, verso di me, con le lacrime agli occhi. Mi alzo, lui mi prende per mano e usciamo.
M’dona, inchiodata a una croce di svaroschi, LivTuTell. Andrea è incredibilmente felice. Indica sul palco, mi guarda e ride come un deficiente. Ci dirigiamo nel punto in cui eravamo prima, fendendo ancora una volta la folla, più difficilmente stavolta. Lui mi tiene sempre stretta la mano. Passiamo anche davanti al ciccione di prima che fissa Andrea come fosse lui stesso M’dona. Non appena gli sono davanti anch’io, lo guardo sorridendo e gli pesto un piede.
Raggiungiamo la posizione precedente. Sul palco, chiusa in una gabbia, c’è una donna araba che si spoglia del burka…
Siamo al finale, uno di quelli che incendiano gli stadi. LaIslaBonita riarrangiata, poi Miusic micsata con DiscoInferno, e lei vestita come Travolta nella Febbre del sabato sera. Quindi LachiStar più HangAp, con il pubblico che la segue con il famoso balletto. Lei, la Splendida, in una tutina aderente bianca, con striature rosa sciocching.
Quando scompare, insieme ai ballerini, chiusa nella gabbia, il pubblico sta ancora cantando TaimGosBai so slouli, sperando forse in un bis. Ma lei è già andata. Compare una scritta sui megaschermi, quasi ad incolparmi di quello che avevo fatto durante le sue due 2 ore di sgambettamenti iperdulici: Have you Confessed?
Mia cara LuisVeronica, mi verrebbe da rispondere, se c’hai un paio di decenni ti racconto tutto quanto.
Dopo il concerto restiamo a far casino in una disco approntata per l’evento, nei pressi dello stadio. Il diggei suona tutti i dischi di M’dona, in tutti i remics di questa Terra. Io e Andrea balliamo come matti sfrenati, beviamo oltre l’impossibile. Torniamo in taxi alla stazione, partiamo per Bologna alle 6 e 10 del mattino.
Durante il viaggio di ritorno, sul treno, nessuno di noi due dice una parola. Non ho sonno, e nemmeno Andrea mi pare. Un po’ la solita ‘carognetta’, un po’ mi annoio, un po’ sono triste, un po’ penso a cosa farò stasera, a quello che mi devo mettere per andare con Giovanna al pub sotto l’Orologio.
Manca più o meno una mezz’oretta all’arrivo quando, nello scompartimento, entra il tizio che controlla i biglietti a strapparmi da quel dolce torpore. Biondo, non tanto alto, capelli cortissimi, un pacco mega e occhi verdi incantatori. Anche Andrea non resta indifferente. Quando il Dio greco esce Andrea mi fa un sorrisino di intesa. Poi, a una decina di minuti da Bologna, lui senza guardarmi dice:
- Sai, M’dona… Per lei diventerei anche etero.
* il titolo è saccheggiato da Like a virgin, della Divina.
Biografie
Iole Troccoli
Sono nata a Firenze in un giorno di un’estate torrida e afosa. Farmacista ‘per caso’, scrivo da sempre e da tre anni sul web. Ho pubblicato qua e là varie poe-sie, in antologie e riviste letterarie, ma resto in attesa dell’ispirazione necessaria per il mio primo romanzo.
iolet@tiscali.it
Fabrizio Graziani
Quando nacque, 42 anni fa, il cielo s’illuminò di fuochi d’artificio! Era un se-gno? Era un predestinato? No, era il 31 Dicembre e come sempre si festeggia-va capodanno. Ma qualche effetto quei botti devono averlo provocato e lo ca-piamo immediatamente se leggiamo le fesserie che il ‘nostro’ scrive da anni, infischiandosene di chi gli vuole bene e lo supplica di smettere. Imperterrito resta fedele al motto: “Ne uccidono più le penne che gli spaghetti”. Un irrime-diabile caso di protagonismo.
fabgra@hotmail.com
Rossella Pirillo
Vive a Prato e lì, ma non solo lì, insegna il Metodo Feldenkrais® (Feldenche? www.feldenkrais.it). Nel tempo libero magheggia.
rosspi_2000@yahoo.it
Andrea Boero
Boero Andrea, nato a Genova il 29 luglio del ’65, dove ancor oggi risiede nella casa costruita dai suoi avi. Scrive dal 2003 grazie al fortuito incontro con la straordinaria realtà virtuale. Autore naïf, sull’esempio di alcuni grandi suoi pre-decessori del diciannovesimo secolo mira ad affermare tutto e il contrario di tutto. Con un animo tendente al bukowskiano, balzacchiano nelle aspirazioni, di chiaro stampo medioman nella vita.
boero.andrea@tin.it
Marina Minet
Teresa Anna Biccai è il mio vero nome, mentre in rete scrivo con lo pseudo-nimo Marina Minet. Scrivo con passione da sempre, con spontaneità ma anche con creazione paziente, (maniaca nella perfezione d’ogni singolo verso secon-do le mie inconsce teorie) non ho ambizioni di sorta, poiché ciò che scrivo non è mai preciso come vorrei. In ogni caso, troverei scialba e monotona una vita senza vanità.
Alcune mie liriche sono state pubblicate nelle antologie della casa editrice Il Filo. Un poemetto-racconto, Monologo in augurio di pasto, nella raccolta A-mantidi - vittime (Magnum-Edizioni)
roby918@hotmail.com
Graziano Delorda
Sono uno scrittore coi coglioni, sono.
grazianodelorda@yahoo.it
Elvira Bianchi
Ho cambiato case, tante, più di trenta, e viaggiato, dentro e fuori di me, sempre inquieta, sempre alla ricerca di qualcosa. Sono una che ride e piange spesso e non si vergogna della sua tristezza, quando c’è, e di sorridere ai vecchi, ai cani e ai bambini. Il passare del tempo non mi spaventa, sono sempre più curiosa, di andare, di vedere, di annusare. Una vagabonda esploratrice. E addomestico ricordi dolorosi un po’ feroci, scrivendo poesie e racconti. Quando sono alle-gra e più leggera scrivo favole e racconti per bambini.
Ho pubblicato un racconto nel libro È da tanto che volevo dirti (Einaudi Stile Libero), il libro di favole L’avventura della barca a quadretti (Ibiskos). Sono presente nelle tre edizioni dell’Antologia di racconti Con parole di donna a cu-ra della Provincia di Latina.
avril52@libero.it
Michele Luigi D’Auria
M.L.D. nasce casualmente a Genova verso la fine degli anni cinquanta. Ulti-mogenito nonché figlio unico di una famiglia partenopea, acquista ben presto una spiccata padronanza nelle lingue. Oltre al napoletano, si esprime corren-temente in genovese e siciliano, idiomi appresi frequentando le invitanti cucine dei vicini di casa, conoscenze che peraltro non gli serviranno a una beata co-cuzza. In compenso stentucchia con l’italiano.
Incomincia ad elaborare storie e fantasie varie fin dall’età di quattro anni, ma per inspiegabili motivi non li riporta su carta, preferendo affliggere il prossimo con una perseverante logorrea. Decide al contrario di accatastarli nella propria mente ove rimarranno per una quarantina d’anni. Un giorno di marzo, un suo carissimo amico, al fine di potersi godere il magico silenzio offerto dall’abbazia di San Galgano, gli regala a malincuore un block notes e un lapis, sul quale M.L.D. inizierà a riportare quanto stipato nel corso di quei lunghi anni. Po-trebbe essere l’avvio di un lieto periodo. Sicuramente segna l’inizio di un incu-bo per la moglie e la figlia, sottoposte da quel momento ad insistenti quanto esasperanti letture serali.
michele.dauria.91@alice.it
Alessandra Palombo
Alessandra Palombo, per amici e parenti Sandra, è la Signora dell’Isola d’Elba. Là tra il verde rigoglioso e il blu dello splendido mare e la volta celeste vive e scrive. Lei è Iomare e non poteva essere altrimenti, e con l’amore scherza e gioca quasi come con le parole, perché senza l’ironia la vita non ha gusto, per questo lancia, con molto gusto, Tautogrammi d’amore e d’amarore attraverso il mare.
sandra.palombo@email.it
Sergio Bottoni
Ho 26 anni e dico molte parolacce. In passato, fra le altre cose, mi sono procu-rato informazioni circa l’utilità e i modi d’uso delle penne e dei fogli di carta e dei libri e perfino delle tastiere e dei programmi di videoscrittura. Infine, ho voluto dimenticare tutto quanto. Ho imparato a scrivere qualche giorno fa, racconti e prose per fare esercizio, ma soprattutto poesie, poemi, sperimenta-zioni per pura e radicata testardaggine. Presto le mie squame saranno edite da Mondadori, nella collana ‘nuovissime lamentazioni italiane’. Vieni a vedere se mi trovi bello, qua:
http://psichede-lia.splinder.com.
Radiodiable
http://radiodiable.blogspot.com/
radiodiable@hotmail.com
Maurizio Di Credico
Maurizio Di Credico è nato a Bari nel 1973 in circostanze particolari. Testimoni hanno dichiarato che quando è venuto fuori aveva tra le mani un taccuino e una bic nera, gli stessi che ancora lo accompagnano nei suoi continui vagabondaggi. Al momento vive su un albero.
Potete trovarlo su www.mauriziodicredico.it
L. R. Carrino
Voglio confessarvi un segreto: nessuno capisce la mia poesia, nessuno com-prende la mia narrativa, e men che meno il mio teatro. Indiscutibilmente, e senza alcuna ombra di dubbio, sono il più grande scrittore vivente. A dirla tut-ta, sono Il Più Grande Scrittore Del Terzo Millennio (su Plutone, sì; e allora?).
decimosenso@yahoo.it
Fulvio Frezza
Fulvio Frezza vive non da solo in una non piccola casa di una non grande città non del norditalia. Suona il pianoforte tanto spesso e tanto male che ha dovuto scegliersi una casa parecchio grande e isolata per non incorrerete nelle ire dei vicini. Coltiva anche altre passioni, non tutte divulgabili.
A causa della sua deprecabile mania di acquistare dissennatamente libri e di-schi, da quando ha smesso di rubarli, è costretto a lavorare. In compenso si è scelto un lavoro che gli lascia la libertà di scrivere, se ne ha voglia.
Nonostante il crescente successo in ambito letterario, si è infatti classificato secondo al prestigioso Premio Teramo 2004 per racconti inediti, continua a suonare il pianoforte.
fulvio.frezza@libero.it
Francesco Faraoni
Egocentrico. Bipolare. Folle. Impulsivo. Facile ad innamorarsi. Incazzarsi. Ro-tolarsi tra sogno ed illusione dove non si conviene capire quale sia l’uno, quale l’altro. Francesco Faraoni, è nato a Roma, nel 1979, lo chiamano Tutankhamon per via del suo cognome, nonché per il suo profilo, tipicamente egiziano. Spes-so si sente Sfinge e guarda gli orizzonti del mondo, ama la scienza e la medici-na, ma anche l’esoterismo e l’occulto, manipola la chimica ma vive nell’alchimia, è controsenso in un corpo di idiosincrasie. È un astrologo arcai-co, studioso di simboli ed archetipi, cabala, numerologica e scienze esoteriche dei percorsi evolutivi dell'uomo. Sue opere: Tarocchi Evoluti di Hermatena Edizioni, Il neopaganesimo, il risveglio degli dèi, di Aradia Edizioni.
spiritodigemini@hotmail.com
Gianna Maria Campanella
Mi chiamo Gianna Maria Campanella e sono nata a Genova, dove tuttora ri-siedo. Mi sono affacciata al magico mondo della carta stampata con una raccol-ta di poesie intitolata Croste, e mie liriche sono pubblicate in diverse antologie di poeti contemporanei. Ho collaborato ad iniziative culturali di fotografia, po-esia e pittura nell’ambito della mia città e da circa due anni, cioè da quando l’ho scoperto con curiosità e interesse, scrivo di tanto in tanto in rete con il nick Cyprea, al quale mi sento ormai legata più che al mio vero nome. Ciò che pa-vento di più? Guai a cadere nelle trappole scontate della prevedibilità e della noia! Meglio raggirare gli ostacoli, quando superarli è impossibile, usando fan-tasia e arguzia; o magari scatenando l’eros come insegna il maestro Benigni? E io stupida, continuo a sognare e a gettare casti baci al soffitto…
giannamaria15@libero.it
Dario Malini
Dario Malini nasce a Milano nel 1962. La sua produzione consta a tutt’oggi di tre romanzi inediti (Le driadi dei lampioni, L’ònfalo delle Letterine e Un bic-chiere di sangue), numerosi racconti, testi letterari e articoli pubblicati su rivi-ste, siti web e antologie.
dariomalini@yahoo.it
Federico Soffici
In una Roma forse un po’ distratta, ma col tempo pentita dell’abbaglio, nasce il 26 Gennaio del 1953 Federico, occhi chiari presi dal nonno e capelli castani scurissimi. Tanti allora, purtroppo molto pochi oggi, ma questo non ha affatto diminuito il suo charme da lupo di mare. Cotto di geografia, non ha mai divor-ziato dal suo primo lavoro in un’azienda di navigazione, ed è per questo che si è convinto che oltre ad essere indispensabile, egli è anche unico in un mondo in cui il turnover è bibbia corrente. Il grande bagaglio di tante esperienze vissu-te ed ascoltate, gli incontri con alcuni narcisisti D.O.C., gli danno la carica ne-cessaria per affrontare il narrare. E ancora oggi, sempre con gli occhi chiari, spalancati e vigili, continua ad osservare per poi poter raccontare.
fsoffici@libello.com
Roberto Miano
[Soprav]vive a Roma, dove nasce il 17 aprile 1968. Per lui, scrivere della vita è molto più facile che non viverla.
egosum_robest@yahoo.it
Maria Iervolino
Esisto da quando mi accorsi di essere nata. Il mondo sembrò non accorgersene mai. Non ho mai dato troppo importanza alla cosa. Mi lanciai nel mondo dei pensieri e pizzicai il mio talento libero. Sono davvero una bellissima scoperta.
veleno2@aliceposta.it
Silvia Longo
Il motivo per cui scrivo è che le parole mi sono necessarie, non riesco a stare senza. E sì che ho provato a smettere, ma non c'è stato nulla da fare. Così ho deciso che pazienza, mi tengo il vizio.
E non ditemi che è peccato: potrei solo godere di più.
notorius91@libero.it
Indice
Hitler in analisi – Radiodiable 7
Lo schiaffo d’Anagni – Graziano Delorda 15
Limo – Rossella Pirillo 23
Una morte misteriosa – Fulvio Frezza 33
Dioquantosonobella – Iole Troccoli 41
L’aculeo dei suoi capezzoli – Dario Malini 47
Felix – Maria Iervolino 49
Tuttalei – Alessandra Palombo 53
Sto come i pazzi – Andrea Boero 59
Tutto normale – Federico Soffici 63
Aveva avuto tutto dalle donne – Gianna Maria Campanella 67
Lo specchio delle scelte – Marina Minet 71
Mister Jones – Francesco Faraoni 83
L’Autobiografia – Rossella Pirillo 87
Giacinta – Alessandra Palombo 91
Come Paul Newman – Elvira Bianchi 99
Di…vano vivere – Roberto Miano 105
Questa è la storia – Fabrizio Graziani 113
El Gran Masturbador – Radiodiable 115
La migliore – Maurizio Di Credico 117
Come la ruota di un pavone – Elvira Bianchi 121
Il Doppio – Sergio Bottoni 125
Belli? – Michele Luigi D’Auria 129
Rossella che il vento se la porta – Silvia Longo 143
Touched for the very first time – L. R. Carrino 147
Biografie 157