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In un'ora assetata
In un'ora assetata
tendente al pervinca
coloro
di piumaggi dissolti
muri colati di freddo
diluendo in porcellane sfumate
il contorno, acre, di pensieri indulgenti.
Risuoni
di linee feroci,
sgoccioli
da soffitti in drappeggio nerochina,
ti insinui
su una vocale
trattenuta
sotto ciglia dischiuse.
Sospesa, in incompetenza muta,
ad annodarti il silenzio
e chiederti
perchè, del mare, non hai avuto che il sapore dolciastro
e della perfezione
neanche uno specchio.
Non poteva che essere facile l'insonnia in notti di pioggia, quando sciabordavano rami d'aria sui vetri e le gocce tempestavano di calpestii le pareti, intonacandole i muri della mente dello stesso colore scuro dei suoi pensieri.
Era facile respirare così, disperdendo il piombo che le ingranava le giunture con le linee d'argento spioventi, come aculei, dal cielo. Non dissipava accordi di voce e il nulla tornava al vuoto riecheggiando nel suo ventre vago, conosciuto non più di un presagio.
Erano il sole sfacciato ed i passi croccanti delle rose in giardino che le piegavano le ginocchia, quando i grilli sgusciavano a brindare sotto le persiane e le lucciole insistevano ad illuminarle il cammino: allora piangeva e rimaneva a urticarsi la pelle del viso, ché il tutto che possedeva era solo un niente e, per lo più, indeciso.
Opera n°130356 di Liberodiscrivere