Carlo Menzinger
IL SETTIMO PLENILUNIO - LA RITARDATARIA

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Titolo IL SETTIMO PLENILUNIO - LA RITARDATARIA
Capitolo 1
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Pubblicata il 24/04/2008
Visite 5153
Punteggio Lettori 85
Note Romanzo scritto a 6 mani da Menzinger, Bumbi e Calamandrei. Stiamo cercando illustratori. Invia il tuo disegno per questo capitolo a menzin@virgilio.it. Le regole su http://menzinger.splinder.com/post/16868558/IL+SETTIMO+PLENILUNIO+HA+INIZI

SCRITTO DA SIMONETTA BUMBI E CARLO MENZINGER CON LA PARTECIPAZIONE DETERMINANTE DI SERGIO CALAMANDREI


 



– Viviamo in un mondo in cui a nessuno interessa più capire la ragione e l’origine delle cose. Viviamo in un mondo in cui si è perso il senso della Storia e della Memoria – disse il Professor Moretti. Davanti a lui una decina di persone sonnecchiava su vecchie sedie traballanti. Era già una mezz’ora che il professore stava tenendo il suo discorso alla Conferenza su “Vampirismo e licantropia: origini della leggenda”.
Al tavolo accanto a lui sedevano un collega calvo, di almeno sessant’anni, proveniente dall’Università di Napoli, un assessore annoiato e uno strano individuo, acconciato con un lungo mantello e lunghe basette, che si presentava come esperto di licantropia. Moretti non era riuscito a comprenderne bene i titoli accademici ed era pressoché convinto non ne avesse.
– Dunque posso capire il disinteresse con cui è stata accolta un’importante scoperta come quella della Leggenda di Ecatron. Ecatron e Saravhan sono due divinità ignote persino a molti studiosi, scoperte solo di recente, eppure è ad esse che si rivolgono questi due popoli: i vampiri e i licantropi.
In quel momento la porta sul fondo si aprì cigolando ed una giovane donna, d’età indefinibile, entrò nella saletta. Il professore la notò e si fermò un attimo:
– Prego, si accomodi – le disse, vedendola esitare. Con un pubblico di dieci persone poteva anche permettersi di fare gli onori di casa.
– Scusate il ritardo – disse la donna, fissandolo intensamente negli occhi. Moretti era un bell’uomo sulla quarantina, robusto e dall’aria sveglia anche se i suoi abiti non erano esattamente all’ultima moda. La nuova venuta lo scrutò con evidente interesse. Si sedette in quarta fila.
– Come vi ho già spiegato, questo manoscritto risale al decimo secolo, ma è chiaramente una copia di un testo più antico e fa riferimento alla tradizione sumera. Si tratta dunque di un documento d’importanza fondamentale per comprendere la nascita del mito delle creature della notte. Innanzitutto ci fornisce una testimonianza che, venendo dal decimo secolo, di per se stessa ci consente di far arretrare la nascita di queste figure leggendarie di molti anni, se poi i riferimenti alla civiltà mesopotamica si dimostrassero corretti la datazione del mito ne verrebbe totalmente rivoluzionata. – La nuova venuta tossicchiò e il professore la guardò per qualche istante continuando a parlare.
– Certo la leggenda degli uomini dalla testa di cane, i cinocefali, ha origini molto antiche, ma pare cosa diversa dalla licantropia. Il mito del popolo di uomini-cane è presente in tutte le culture indoeuropee di età classica. Popolazioni di uomini-cane vengono descritte da vari autori latini e greci con nomi diversi e collocate nei luoghi più remoti. Ctesia, ad esempio nel IV secolo a.C. descrive, nella sua storia dell’India, i Calystrien. Le creature di Ctesia coincidono con gli Swamukha indiani (letteralmente faccia di cane) citati nei Purana. – Al professore parve che la ragazza dai capelli rossi gli avesse strizzato l’occhio ma si convinse d’essersi sbagliato.
– La fonte greca più antica, Esiodo, distingue fra Hemikynes (mezzi cane) descritti come umanoidi dal corpo di cane e kynokephaloi, dalla testa di cane e corpo umano, ma li colloca, entrambi, sulle coste del Mar Nero. Tertulliano parla di Cynopennae in Persia. Strabone e Plinio il Vecchio li chiamano Cynamolgi e li collocano in Etiopia. Cosa ancor più diversa paiono essere le divinità egizie Anubi e Upuaut. – La ragazza in quarta fila si agitava annoiata sulla sua sedia, cambiando continuamente posizione, ma continuando a fissarlo negli occhi.
– Secondo il testo della Legenda di cui vi parlavo, le divinità Ecatron e Saravhan erano addirittura già venerate ad Uruk, accanto alle divinità più note, quali il Dio del cielo An, la Dea Terra Ki ed il Dio dell’Aria Enlil. Erano divinità notturne e sotterranee. Ecatron pare fosse una specie di Dio degli abissi sotterranei e dei vulcani, mentre Saravhan era la Dea della Notte.
– D’accordo – intervenne la nuova venuta – ma cosa c’entrano queste divinità con vampiri e licantropi?
– Mia cara signorina – rispose cortesemente il professore, ma nella sua voce si coglieva una certa impazienza – ho già avuto il piacere d’illustrare le connessioni ai signori che sono venuti in sala mezz’ora prima di lei… comunque le riassumerò il contenuto della Leggenda. Secondo questo manoscritto, recentemente ritrovato e tradotto, il Dio Ecatron un tempo subì un torto dall’Uomo. Non è chiaro quale torto. Scagliò, allora, sull’umanità, o meglio su una parte di essa, una maledizione.
– La maledizione del sangue – aggiunse la ragazza.
– La…allora lei era fuori alla porta ad origliare?
– No.
– Non capisco come possa aver indovinato o come possa sapere di questa maledizione.
– Intuito. Visto l’argomento della Conferenza.
– Già – sorrise incredulo il professore – dunque… dicevo… Ecatron volle che gli uomini per vivere dovessero nutrirsi del sangue di altri uomini. Ma non solo. Ecatron decise di creare una divisione tra loro. Di creare due nuovi popoli, che si sarebbero odiati tra di loro e che avrebbero odiato gli altri uomini, quelli non colpiti dalla maledizione. Nacquero così le due nuove razze dei vampiri e dei lupi mannari: entrambe condannate a nutrirsi di sangue umano.
La Dea della Notte Saravhan non gradì la maledizione e decise di prendere i due popoli sotto la propria protezione. Non solo: donò loro una sorta d’immortalità. Potevano essere uccisi, ma non sarebbero morti di morte naturale. Non fintanto che si fossero nutriti di sangue umano.
Ma la Leggenda non finisce qui. Ecatron rinnovò la sua maledizione e impose che questa non sarebbe terminata, fino a quando l’ultimo vampiro non avesse ucciso l’ultimo licantropo o viceversa.
A questo punto assistiamo ad un vero duello di maledizioni e contro-maledizioni: Saravhan volle che l’amore di una donna non colpita dalla maledizione potesse spezzarla. Ovvero, se un giorno ci dovesse essere una donna che ami un licantropo e che, per amore, salvi un vampiro, la maledizione avrà fine.
– E lei professore, crede che questa maledizione possa essere spezzata? – l’interruppe di nuovo la ragazza, aggiustandosi i folti capelli rossi.
– Mah! – il professore rise – Ovviamente non credo che esista alcuna maledizione, come non credo che esistano vampiri o licantropi… Quello che sto studiando è l’origine del mito…
– Ne è sicuro, professore? Come fa a dire che i lupi mannari ed i vampiri non esistano? Quali prove ha?
– Io sono uno storico, non mi interesso di…
– Certo – rispose ironica la donna – uno storico! A chi interessa più la storia al giorno d’oggi. Forse solo alle creature della notte.
– Ora mi scusi, ma debbo finire il mio intervento…
– Prego. Prego professore. Chiedo scusa all’illustre pubblico – disse con un grottesco inchino, alzandosi e rimettendosi a sedere.

Alla fine della conferenza, la ragazza s’avvicinò al professore.
– Professor Moretti, lei crede di aver fatto una grande scoperta? – chiese fissandolo negli occhi.
– Ho qualche dubbio, ovviamente, ma, sì, credo sia una grande scoperta, per lo studio degli antichi miti della licantropia e del vampirismo. Certo al mondo interessa molto poco. Nessuno crede più a questi esseri. Anche dal punto di vista letterario o storico non interessano più a nessuno. Sempre che ci sia ancora qualcosa del passato che interessi a qualcuno, se non ha la forma di un sinto-sogno, un siso. Il passato ormai interessa solo nella misura in cui riesce a darci emozioni da rivivere in qualche avventura artificiale. Non interessa più capire il senso e l’origine delle cose. Non interessa più sapere da dove veniamo e perché siamo quello che siamo. Noi storici siamo una razza in via d’estinzione. Le cose non hanno più un’anima. Alla gente non interessa più scoprire l’anima ed il senso delle cose. Si parla tanto di riscoperta della storia e del passato, ma quello che la gente vuole è solo l’avventura e la fantasia che il passato può generare, il senso di selvaggio o di magico che lo pervade, o che la gente vuol credere lo…
– E pensa che quel documento sia davvero molto antico…
– Ma certo. Nessuno aveva mai avuto notizie di vampiri nel decimo secolo. Qui non si tratta solo di cinocefali, di San Cristoforo o altri esseri dalla testa di cane, si parla di licantropi e vampiri, con tutte le loro caratteristiche: vivono di notte, si trasformano, si nutrono di sangue…Che possa addirittura esistere una leggenda che risalga al periodo sumero, ai tempi in cui fu inventata la scrittura…Lo trovo strabiliante e affascinante. Per molti questa è solo una favola nata nel diciannovesimo secolo. Qualcuno pensa possa avere uno o due secoli di più. Non sanno di quanto si sbagliano. E forse c’è anche qualche connessione anche con gli altri miti che ho citato, se…
– Se io le facessi vedere una versione del suo manoscritto proveniente dalla Mesopotamia?
– Ok. Mi sta prendendo in giro. Perché? Cosa vuole da me?
– Non abito lontano. Venga con me e le farò vedere un manoscritto in confronto al quale il suo le sembrerà modernariato. Un’antica tavoletta d’argilla…
– Lei vuol farmi credere non solo che ha un manoscritto così antico ma che lo tiene in casa, magari in cucina, tra le ricette.
– Oh no! Lo tengo in salotto, in un apposito contenitore. Un bel cofanetto intarsiato. E’ un pezzo pregevole anche la custodia. E’ un ricordo di famiglia. Veniamo dall’Assiria, noi.
– E’ assurdo! Mi dica cosa vuole veramente da me.
– E va bene. Non mi vuoi credere? Allora sai cosa ti dico? Mi piaci. Mi piaci molto. Non sarai mica una checca? Vuoi venire o no? – lo assalì con aria improvvisamente seducente, passando bruscamente al tu e incollandoglisi addosso.

(CONTINUA)

 

Il romanzo è ora edito da Liberodiscrivere, cui può essere ordinato. Il resto del capitolo è stato pertanto cancellato.

La scheda del libro è http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=159373

Per maggiori infrmazioni vedi anche http://sites.google.com/site/carlomenzinger/home-1/i-nostri-libri/il-settimo-plenilunio


Questa è una storia da leggersi guardando le immagini realizzate da diciassette illustratori, che potete vedere qui http://menzinger.splinder.com/tag/il+settimo+plenilunio.

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