Nella mia casa il silenzio se n’è andato
dal giorno che ho aperto le finestre
e la tua voce è entrata dentro
per spazzare via le tante ombre
dei miei passi stanchi ed incerti
Sul vinile la musica non salta più
sui graffi del mio tempo
scivolato via ad evitar timori
che la solitudine m’offriva a buon mercato
in bottiglie a perdere e sigarette bruciate
Sei entrata improvvisamente
nella mia stanza, sicura,
a togliermi la benda dagli occhi
insegnandomi cos’è uno specchio
per osservar me stesso
quel che ora sono e quel che ero ieri,
di come ero solito nascondermi
dietro ogni angolo di strada
nel gioco del vedo e non vedo
del soffrire e non soffrire
Sei entrata spalancando, decisa,
questa pesante porta socchiusa
ché uno spiraglio l’ho sempre
tenuto aperto per un raggio di sole,
sorriso che ho visto in te
come guida preziosa che m’ha fatto
inseguire un’isola per la curiosità
di conoscere il tuo pensiero
lasciando a terra ogni mia illusione
ché ormai non sono più un ragazzino
che vuol cogliere il frutto ancora acerbo
ma scoprirti con quella moderata lentezza
di chi vuol arrivare al tuo porto,
al sicuro, solo dopo aver compreso
il mare che cos’è*