Dall’alto
la crominanza degli arcobaleni più gentile
Rischiara le falde della troposfera
Dall’alto
le mie virtù germinano tra le scapole
Ariel ai primi mesi di vita
Dall’alto
le pianure scivolano iguane sotto il limo di nebbia
Dall’alto
una retina vagante svela l’osso snudato
Di uno zampognaro consacrato alla tassidermia
Neri fustellati rigidi contro soli gonfiati ad aerosol
Calotte zincate di sguincio sulla fronte dei monti
Grassa chiavica nutrita a granaglie
Sulla mensola dei camini
Nero fegato aromatico
Due pungoli di pus punteggiatura dei salmi stradali
Dall’alto
i poli industriali il supplizio dei rigattieri
Depuratori gargantueschi sifoni
Borse da notte le ventiquattrore di coma
Un trecentimetri di piede sulla pece che traspira
Obituari
Dall’alto
Su plinti di mattoni sbreccati
In una rovesciata endoscopia
Croci di chevlar
Profetizzano il cancro del colon
Dall’alto
La crominanza degli arcobaleni più fetida
E’ solo una fiala di cortisone
Mentre il cobalto del senile mattino
Rantola addosso al feretro dei contratti sociali.
Perché quella sera ho pianto al telefono
Davanti ai Mercati di Traiano
Se dall’altra parte i millenni erano già consumati?
Dallalto
Non scendono più ombre