Laureto Rodoni
WILLIAM TURNER E GLI IMPRESSIONISTI IN MOSTRA A BRESCIA

Vedi
Titolo WILLIAM TURNER E GLI IMPRESSIONISTI IN MOSTRA A BRESCIA
Autore Laureto Rodoni
Genere Saggistica      
Pubblicata il 27/11/2006
Visite 9497
Punteggio Lettori 29

26 OTTOBRE 2006 - 25 MARZO 2007


TURNER E GLI IMPRESSIONISTI A BRESCIA

LAURETO RODONI
WILLIAM TURNER PITTORE VISIONARIO E SUBLIME

 

PORTALE DI VARIA CULTURA

A dire il vero 285 opere sono proprio tante, anche il visitatore più volenteroso arriva alla fine stanco e un po’ confuso. È un peccato perché le ultime sale della mostra riservano una vera sorpresa con una sequenza di opere di qualità. Un percorso più sintetico sarebbe stato ugualmente interessante e un po’ più godibile. Il progetto è ambizioso, un avvincente racconto delle origini della pittura impressionista che, come tutti i frequentatori delle mostre-Goldin sanno, ebbe un effetto dirompente sul panorama artistico della Parigi ottocentesca, ma di certo non nacque dal nulla. Questa è una delle possibili interpretazioni di una mostra vastissima che tocca molti temi. Goldin ne suggerisce due: la luce e lo spazio. L’esposizione descrive il passaggio “dalla luce feriale di Constable a quella spirituale di Turner; dalla luce profondamente buia dei pittori di Barbizon fino alla sontuosa magnificenza della luce impressionista” e con un diverso punto di vista l’evoluzione “da uno spazio che è forma ad uno spazio che quella forma viene negando”.
La mostra si apre in Inghilterra con gli oli e gli acquerelli di John Constable e Joseph Mallord William Turner suggerendo un nesso Turner-impressionismo che –come evidenzia il seguito dell’esposizione- non è affatto immediato ma sfuggente e sottile. Gli studi di nuvole di Constable anticipano l’interesse che gli impressionisti avranno per il cielo, anche se le affinità stilistiche sono minime. Le opere mature di Turner si avvicinano alla fluidità di forme dell’impressionismo. In Tramonto sul lago e Venezia Santa Maria della Salute le forme sono appena riconoscibili disfatte nel colore, nella luce che è pulviscolo dorato. L’affinità con l’impressionismo però è più apparente che reale; la pittura di Turner ha una forte componente emozionale e immaginativa che dissolve le forme nella luce.

Per l’impressionismo, almeno agli esordi, il percorso luce-forma è esattamente l’opposto. Claude Monet e Camille Pissarro rintracciano nella luce le forme, ricostruiscono le immagini con i guizzi di luce percepiti dai loro occhi. Il punto di partenza non è l’emozione, ma l’esperienza visiva. È invece l’ultimo Monet, quello splendido dei Glicini e delle Ninfee, che allaccia con Turner un dialogo più immediato.
Dopo Turner e prima degli impressionisti la mostra si dilunga –troppo- sulle vicende della pittura accademica dei Salon parigini. Il paesaggio è immagine idealizzata della natura, quinta teatrale per avvenimenti storici o mitologici. Può capitare che i pittori partano da studi en plein air, ma li rielaborano per trasformare la natura reale in immobile opera d’arte.
Con la scuola di Barbizon, Jean-Baptiste Camille Corot e Gustave Courbet il paesaggio acquista fragranza e immediatezza. Molto indovinata l’idea di alternare opere dei barbizonniers e le prime prove impressioniste. Il confronto esalta le caratteristiche dei pittori impressionisti e la loro capacità di dipingere le vibrazioni della luce. La mostra si accende di “luci vere e mattinali” (Goldin), ombre colorate, fiumi scintillanti sotto il sole, neve azzurra, giardini che vibrano d i colori. Cattedrale di Rouen effetto di sole di Monet è un miraggio disfatto nella luce azzurra, un punto di svolta. Segue un fuoco d’artificio di opere note e meno note –suddivise in immagini di città, porti, giardini, marine- di Monet, Pissarro, Alfred Sisley, Paul Cézanne, Vincent Van Gogh (poco visti e molto belli i suoi paesaggi), Paul Signac. La mostra va oltre l’impressionismo e anticipa gli sviluppi che verranno. Da un lato i paesaggi di Cézanne non sono più uno studio degli effetti di luce ma una riflessione sulla definizione dello spazio. Dall’altro Monet dipinge il suo giardino come una matassa sempre più complessa di colori e dialoga con le alchimie colorate di Turner chiudendo il cerchio di questa mostra che si era aperta proprio con Turner. [exibart.com]

ORDINA IL CATALOGO DELLA MOSTRA

Il catalogo ripercorre, con il contributo di quindici saggi, e suddiviso in cinque ampie sezioni (Constable e Turner; Dall’Accademia ai primi sguardi sulla natura; Da Barbizon al primo paesaggio impressionista; Paesaggi dell’impressionismo; Il giardino), la storia del paesaggio moderno in Europa, partendo dall’inizio del XIX secolo, con molti tra i capolavori della pittura di paesaggio inglese, ad opera dei suoi due più illustri esponenti: John Constable e Joseph Mallord William Turner, autori che tanto influiranno sugli sviluppi della pittura francese, dalla Scuola di Barbizon fino a Monet. Dall’Inghilterra, il percorso si snoda attraverso le varie correnti artistiche che animano la Francia dalla prima metà dell’Ottocento. In particolare il realismo dei pittori riuniti a Barbizon, nella foresta di Fontainebleau, vicino a Parigi, autori che trasformano la pittura di paesaggio in elemento fondante della pittura stessa. La natura dev’essere non più costruita, ma studiata in ogni suo aspetto, in ogni momento della giornata, nelle diverse stagioni. È per questo che acquista sempre più importanza il plein air e lo studio eseguito in situ. Sono queste le premesse fondamentali per l’elaborazione del linguaggio impressionista, e alle grandi opere dell’impressionismo è dedicato un capitolo ricco e variegato che raccoglie al suo interno i luoghi che più hanno reso famosa la Francia nel mondo: le rive della Senna, la città di Parigi, con i suoi boulevards. E ancora i villaggi e le campagne immortalate da molti pittori che vi hanno soggiornato. Per chiudere con tutta l’ultima sezione dedicata alle opere che gli autori impressionisti dedicarono ai giardini, celebrati nella ricchezza dei loro colori, nell’alternanza sapiente di zone d’ombra e parti illuminate dal sole. Quadri che talvolta affascinano anche per una nota di intimo raccoglimento e a volte di tristezza. Da Manet a Bazille, a Pissarro, a Van Gogh: in tutti il tentativo di cogliere sulla tela la bellezza effimera e gioiosa della natura. Sino al cuore della sezione: i quadri stupendi che Monet dipinge a Giverny, e che, attraverso la dissoluzione delle forme in puro colore, tratteggiano un percorso pittorico che tanto importante sarà per la pittura novecentesca.

Opera n°127718 di Liberodiscrivere


Per partecipare a Liberodiscrivere è necessario avere i cookies attivati!
Per segnalazioni di errore o richieste di aiuto scrivi alla Redazione.
Liberodiscrivere® edizioni - marchio registrato di STUDIO64 s.r.l. unipersonale
Via G.T. Invrea 38 rosso 16129 Genova - Telefono 010 540464 Fax 010 8632411   info@liberodiscrivere.it
N. Registro Imprese Genova e Codice Fiscale e Partita IVA 01142100104 - Capitale Sociale Euro 10.000,00 N. R.E.A. 0255155