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FLEBILE
Sulla soglia dell’ulcera l’angioma dell’armonica
Serbava ancora uno dei brani strappati
Alla necrosi del solleone.
Con i gomiti intarsiati di fibule e vene raggiate
Il mantice della sua trombosi soffiava polveri di mica
Oltre il parapetto di quel mastio di cemento.
Greve sulle cime dei fichi il suo teschio
Bendato di pelle faceva le poste alle nottole
Tra le mascelle sgranando strofe di un canto di guerra.
Lungo la mulattiera la curva delle vertebre
Radici ribelli di una mandragora, mentre sotto il suo braccio
La cassetta mugolava la pena per l’amputazione negata.
Alla sera i suoi contorni di luna escoriata
Tornavano a sfavillare in mezzo ai canneti sudati
Per imporre al lamento della sambuca la cadenza della ronca.
Per tutta la notte la nera coccarda
Contro il palo segnaletico rintoccò la segreta
Colliquazione e quell’ansia dei bigattini che sui cartelli è appena il simbolo
Di un limite di velocità.
Opera n°129191 di Liberodiscrivere