Alessandro Fantini
Endometria

Vedi
Titolo Endometria
Il seme della carne
Autore Alessandro Fantini
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Dedicato a
Questo romanzo è dedicato a Vuokko Syrjäpalo, Principessa della Neve Anfibia
Pubblicata il 30/04/2007
Visite 6840
Punteggio Lettori 49
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana Fantagraphia  N.  4
ISBN 978-88-7388-113-1
Pagine 160
Note Illustrazioni di Alessandro Fantini
http://blog.libero.it/Endometria/
Prezzo 13,00 €
PayPal

Uno strano senso d’inquietudine pervade le pagine di questo straordina-rio romanzo, che si pone come continuazione del racconto Il velo della notte, contenuto nell’omonima raccolta della collana Fantagraphia.

Le chiavi di lettura sono, a mio avviso, infinite, e questo è dovuto sia alla Summa culturale dell’autore, che vive e si nutre d’arte e di letteratu-ra intesa nelle sue varie forme, sia a uno stile che, elegante e oltremodo carico di senso, non rinuncia a creare piccole ma ricorrenti oasi di liri-smo nostalgico e paesaggistico, dove si specchiano le illusioni, i sogni, le ossessioni, le attese di ogni anima in crescita. 

Lo si potrebbe considerare come il passaggio dall’età delle illusioni infantili a quello delle illusioni erotiche ed esistenziali dell’adolescenza, come afferma l’autore. Oppure una sorta di delirio onirico fatto di ossessioni ricorrenti, le proprie ma anche quelle di tutti, perché, coscientemente o meno, siamo tutti dilaniati dai morsi della Conoscenza, della Domanda, della Ricerca, del Viaggio o dell’Eterno Ritorno. Oppure come un ennesimo riscatto compiuto in nome dell’amore, attraverso la sua stessa distruzione. Os-sessioni che si fanno sensata insensatezza, dal momento che sottraggo-no particelle alla propria essenza e le coniugano al riscatto creato da un ordine finale che si pone all’estremo del caos.

C’è ancora un’allusione velata e oltremodo inquietante, a mio avviso, legata al Titolo, Endometria, Il seme della carne, che rimanda al rapporto stretto e quasi morboso tra l’uomo e il grembo materno dalla cui pro-fondità proviene e al quale vorrebbe ricongiungersi, profondità colta nell’attimo stesso in cui il protagonista, all’atto di intraprendere il suo viaggio, sprofonda  nel sottosuolo.

Tornare all’uso della vista non lo aiutò a capire dove si trovasse né a comprendere come ci fosse arrivato. L’angusto budello gli si mostrava rischiarato da un alone vio-letto, che defluiva da un reticolo di fessure aperte nel punto in cui il condotto curvava verso il basso. Oltre quel ventaglio di luce, il condotto tornava a risalire bruscamente, scomparendo nel tenebroso stillicidio del sottosuolo. Contro le ginocchia, minuscole cavità ribollivano di fluidi giallastri che solidificavano in incrostazioni muffose. (Ca-pitolo I, I virgulti di Grafiad).

Leggendo, tanti sono i momenti in cui ci si sente smarriti e perduti, a volte impigliati nelle maglie di una vicenda che si fa carne e sangue, sor-riso e ghigno, benedizione e maleficio, metafora sublime del passaggio da una fase all’altra della scoperta dell’eros.

Angoscia e sospensione. Paura quasi, a momenti; venerazione mistica verso figure solenni; e mistero, quando le visioni da narrate si fanno di-segni apocalittici; palpito stravagante di questioni adrenaliniche che si nutrono d’istanti e di millenni, di sogni e di parole, di racconti e di de-scrizioni.

È nel mio stile creativo (così come nei quadri, nella regia dei film) fare dell´ambi-guità ontologica il motore immobile dei meccanismi narrativi e figurativi: così ci dice ancora l’autore.

Le parole sono musica, gli accostamenti potrebbero essere tanti, ma senz’altro Wagner prevale, per la portata immaginifica che comporta e la stravaganza onirica delle sue arpe, in questa storia in cui la trama non è l’ingrediente principale né il fine estetico che sta alla base della sua compo-sizione; potremmo osare un accostamento al Goya dei Desastres dove le guerre napoleoniche valgono quale pretesto per l´artista a esprimere il suo sgomento di fronte alla barbarie e alla pulsione di morte dell´umanità; o a Kafka de Il Castello; o ancora al giapponese Murakami per la sua attenzione sofferta al mondo adolescenziale e alla scoperta dell’anima attraverso l’eros sublime e suicida.

Il disordine interiore dei personaggi, il loro essere simili a ombre che ap-paiono e scompaiono, che si lasciano afferrare e poi sprofondano, e quel-lo geologico di Endometria, perduta e sospinta fra venti e cattedrali, spuntoni e tramonti, deserti e odori e sottili fili etologici che ne governa-no l’esistere, spingono a tornare più volte indietro nella lettura per inse-guire i contorni viscidi di presenze sfuggenti che si agitano sotto la pelle delle parole; per chiedersi se sì, abbiamo capito, era proprio quello che si voleva dire, e ci si ferma, e si aspetta che il senso lieviti e si faccia seme della carne anche in noi; per restare prigionieri della magia di una parola che si eleva e si misura con l’incommensurabile e ne resta travolta, ma allo stesso tempo ne rinasce vincente.

Liquidati maghi e maghetti, streghe e stregoni, draghi, pozioni, malefici, orchi, guerre, castelli, dame in pericolo, materiale che l’autore considera fin troppo inflazionato e abusato, resta da sperimentare la possibilità di racchiudere entro i confini di una struttura empirica un´intera cosmo-grafia, in cui gli eventi naturali si manifestino in maniera apparentemen-te incomprensibile, alla stregua di prodigi vertiginosi o di malefici ine-luttabili.

Questo comporta senz´altro una diversa disposizione estetica nei ri-guardi del materiale immaginifico che sostanzia e fornisce il propellente all´azione narrativa.

Scrive Fantini: La ragionata deriva di tutti i sensi (come direbbe Rimbaud) è una delle costanti del mio stile narrativo. Il caos sistematico, riflesso di quello in cui gli uomini sono immersi da millenni, è proprio ciò che permette ad Arnel di vivere la sua avventura, passando dall´inerzia autocompiaciuta della marca di Edelia al pre-cipitare degli eventi che lo trascineranno, suo malgrado, verso il mistero dell´Antico Sussurro. Uno dei miei intenti è difatti quello di scardinare il cliché fin troppo abu-sato dei mondi fantasy ai quali ci hanno abituato le opere di Tolkien, Brooks, C. S. Lewis, Herbert, Zimmer Bradley.

Stile coraggioso, quello di Fantini. In epoca di risparmio sistematico, quanto a valenza semantica e artifici lessicali, il suo dire è ricco, fanta-sioso, dirompente, senza per questo rinunciare a farsi idilliaco, soprat-tutto in quei passi in cui il protagonista, nell’apprendere il segreto, si la-scia soggiogare dalla memoria dell’infanzia e vaga leopardianamente tra le pareti sottili ma tenaci delle ricordanze; e senza sconti nell’affrontare paradigmi forti e streganti, attraverso la crudeltà della Metamorfosi che lucidamente inganna e perseguita, accarezza e irretisce, e si fa amplesso, stordimento, perpetuazione, morte, rinascita e ancora morte, suicidio, voluttà.

Non posso chiudere questa mia introduzione senza un cenno alla com-piutezza artistica dei titoli che sono stati dati ai capitoli e che sono ric-chi di allusioni erudite e mitiche, legate alla storia, alla scienza, alla vo-cazione e alla genealogia, dal quarzo rosso alla piaga bianca, dall’antico sus-surro alle ossa biografiche, dal supplizio della sabbia al cuore di pietra e alle radici della cattedrali. Per non tacere del Preludio, in ossequio a un rapporto stretto e indissolubile tra parola e musica.

Anna Maria Fabiano    

Opera n°129348 di Liberodiscrivere

Per partecipare a Liberodiscrivere è necessario avere i cookies attivati!
Per segnalazioni di errore o richieste di aiuto scrivi alla Redazione.
Liberodiscrivere® edizioni - marchio registrato di STUDIO64 s.r.l. unipersonale
Via G.T. Invrea 38 rosso 16129 Genova
N. Registro Imprese Genova e Codice Fiscale e Partita IVA 01142100104
Capitale Sociale Euro 10.000,00 N. R.E.A. 0255155

Telefono 010 540464 Fax 010 8632411   info@liberodiscrivere.it