Livido favo di file candito
Nell'attesa di Ognissanti
Ciondoli sotto la beata asbestosi delle grondaie
Perché prima del bagliore
Ti seduca meglio il favonio ubriaco
Di rutti e frenate e bestemmie
Leggiadra teodicea delle ghiandole pituitarie.
Godiva zappava lungo i filari di zucche
La sciatica tesa sull'ancia del tramonto
Che ad ogni affondo bramiva sulla bocca
Del sottopassaggio – pescheti fremevano
Nel rapimento di una macumba sussurrata
Dalle labbra suturate sulle bocche dei termitai.
Impiccati in un cielo di bromuro
Cirri pineali salutavano Orus
Mentre addossati a cippi stradali
Le vertebre laminate improvvisavano un cotillon
Forse sedotti dalla frenesia di ricomporsi negli
Scheletri che un tempo riempivano
Carogne di adipe urbano nei parcheggi degli autogrill.
“Prego signore, qui solo roasts da asporto”
Cinguettava la nubile drag con i tacchi
Riducendo a rate di frattaglie colecisti gonfie
Di zenzero verde – ai clienti è vietato reclamare
Indietro l'ultimo tratto del colon farcito di yage.
Livido favo di file candito
Nell'attesa di Ognissanti
Pencoli sotto lo scroto bubbonico
Dell'esattore dalle natiche foderate di raso
Perché prima del sopore
Ti seduca meglio il favonio ubriaco
Di rutti e frenate e bestemmie
Leggiadra panacea dell'ipotalamo alato.