AlfredoG
Un requiem per Evelyn

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Titolo Un requiem per Evelyn
Autore AlfredoG
Genere Narrativa - Satira      
Dedicato a
chi lo sa. A chi non lo sa la dedichiamo lo stesso.
Pubblicata il 01/07/2008
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Punteggio Lettori 64
Note Riscritta.



Fummo chiamati all’improvviso. Evelyn, l’idea fatta donna tirò le cuoia così come visse, nella più completa indifferenza di tutti, ignava della sua fine. Ebbe una vita difficile e benché noi tutti fummo innamorati di lei in un preciso momento della nostra vita, nessuno si fece carico dei suoi ultimi istanti. Fu donna scomoda ed intransigente, una nave scuola per molti ma mai una prostituta; soltanto una con cui passare le notti fredde, quelle trascorse in assenza dei propri congiunti, all’oscuro ed all’insaputa del vicino che con la sua “finestra sul cortile” sembra quasi dire, con un sorriso sghembo: - “attento che ti controllo”.

Così fui convocato, alle sue esequie, ultimo tra quelli in ordine di importanza, ma non per questo la mia partecipazione al dolore fu minore. Fu la gente stessa che me lo chiese tramite le più strane manifestazioni. Un messaggio allusivo, una telefonata strana, qualcosa che mi fece arrivare una pulce nell’orecchio ma non ebbi mai notizia del suo stato di salute. Forse de Andrè, quando scrisse: -“quando si muore si muore soli” in quella canzone aveva proprio in mente ciò che ora stava avvenendo. Fino a quando un bel giorno lei era lì, sul giornale tra le mie mani, in piena evidenza di sé. In un necrologio.

Conoscendo le sue umili origini ciò mi stupì e tanto, il clamore che fece fu evidente, sebbene nulla poteva farmi considerare che lei fosse in pericolo di vita. Ma ora era lì, in prima pagina, rimpianta da tutti.

Una nave scuola non la si dimentica, oppure la si dimentica soltanto nel caso in cui ne incontri un’altra, altrettanto o maggiormente disponibile, piacevolmente ammiccante, delicatamente insensibile. E sono quei momenti, quelle letture che ti fanno passare l’intero universo davanti agli occhi, che tendono a trasportarti tra immagini piacevoli e non, fino a ricordare le risate che facevamo, quando assieme aspettavamo l’alba in abbigliamento discinto, chiaramente provocatorio.
Ma si vociferava, tra gli amici, che ci sarebbe stata una morte prematura. Così volli saperne di più. Mi preparai in fretta, sbarbato per l’occasione, e cercai di leggere quanti più giornali fu possibile, ma tutti sembravano non conoscere nulla. Accesi la radio e la solita canzone neomelodica invase il mio piccolo studio, passai alla televisione, attendendomi non un’edizione straordinaria, ma anche soltanto due righe di cordoglio sul teletext nazionale. Nessuno più la ricordava. Sparì improvvisamente.

Rimpiango ancora quando la incontrai, ero a Roma e non stavo trascorrendo un periodo molto felice della mia vita. Ma il tornado che lei era da viva mi spinse nel conoscerla approfonditamente fino a quando, convinto dalle parole di un amico comune, divenni suo accanito ammiratore.
Mi disse, l’amico, ed ancora ricordo: ”non esiste metodo migliore; è la più bella donna e la sua più grande alternativa messe assieme”. Io inizialmente non capii, ma conoscendolo come un tipo per niente raccomandabile esitai, sfuggendo il discorso. Egli percependo questa mia diffidenza in proposito, si decise nel mostrarmi una sua immagine.

Era bellissima, non aveva difetti: briosa, penetrante. Io mi persi nel suo sguardo immaginandomi gesta epiche. Qualcosa di incredibile mi aspettava nelle notti a venire.
E così c’incontravamo, sempre con maggiore voglia, a volte con la musica di sottofondo che lei preferiva per addolcire gli animi, a volte così, crudamente e senza fronzoli. Si fantasticava, assieme. Il nostro scopo era da sempre il divertimento.
Potrebbe sembrare riduttivo, disumano nel considerarlo ora, alla notizia del suo decesso. Con un’affermazione così qualcuno riuscirebbe anche a scambiarmi per il suo assassino.
I nostri incontri, dapprima sempre più frequenti e riservati, talora maggiormente pubblici in ben precise occasioni, divennero un’abitudine. Non che troncammo, anzi. Potrei tranquillamente affermare di essere stato con lei fino ad ieri, forse fino ad ora.

Dal punto di vista temporale non avemmo mai delle esigenze e, forse, il nostro rapporto si consolidò anche per questo.
Immagina quale fosse il mio sgomento, caro lettore (perché ne sarà almeno uno), immagina. Essere, esistere con lei fino ad un momento prima, per poi saperla definitivamente scomparsa.

Una catastrofe, mi precipitai subito tra le scartoffie, cercai tra le nostre ultime cose. Gli appunti che avrei dovuto rivelarle il giorno dopo. Le idee annotate frettolosamente da elaborare assieme, la solita “lista della spesa” di sempre.
Il mio fermento era al massimo, le idee contrastanti affluivano al cervello. Lei mi diceva sempre: “Io esisterò fin quando tu lo vorrai”.

Forse venne a mancare proprio quel presupposto, forse in ciò che facevo qualcosa non andava. Qualcosa che l’avrebbe fatta sparire e che solo un umile quotidiano da poche migliaia di copie ebbe il coraggio di pubblicare.

Ebbene, tragicamente, io quel quotidiano lo ignorai e lo ignoro tuttora. E più l’ignoro e più non mi rassegno all’idea che la sua scomparsa non è possibile. In cima una data: “13 maggio 2001”, così sentenziava:

- “oggi nel più profondo cordoglio, gli intellettuali riuniti di tutti il mondo hanno decretato la fine di Evelyn, l’ultima rivista di satira resistita all’unificazione degli editori sotto la bandiera della “GHEPENSIMÌ s.p.a.”. La morte del periodico, decretata per ragioni economiche, sarà ricordata oggi dal senatore ormai ultranovantenne on. Giacomo Pappafico. Le esequie muoveranno dalla vecchia sede editoriale de “L’IDEACONTRARIA s.a.s.” oggi pomeriggio alle ore 18. La cittadinanza tutta è invitata a partecipare, dalle sue case, alla diretta televisiva poiché è necessario evitare preoccupanti affollamenti di natura rivoluzionaria”.-


Opera n°133234 di Liberodiscrivere


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