AlfredoG
Dante il contrabbandiere (XIII)

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Titolo Dante il contrabbandiere (XIII)
Autore AlfredoG
Genere Narrativa - Memoria del Territorio      
Dedicato a
Noemi
Pubblicata il 10/12/2008
Visite 1420
Punteggio Lettori 49
Note In progress, sulla tre quarti. Passaggio breve...



Sul fare dell’autunno Napoli assumeva un’altra colorazione. Non era più quella sudata e affaticata dell’estate e nemmeno quella chiassosa e violacea dell’inverno. Si iniziava a respirare tra le strade e le canottiere facevano posto alle magliette, o camicie un po’ più morigerate. I cazuncielli iniziavano ad allungarsi e i bimbi cominciavano le scuole.

Giggino, la cui professione non cambiava, indossava un giubbetto di filo nero, leggero, che lo avrebbe protetto dal vento e dagli insetti sulla vesparella. Niente di eccezionale ma era quanto bastava ad assicurarsi una temperatura più discreta nelle prime ore del mattino. Doveva passare all’ingrosso tabacchi, che stava in un garage di Secondigliano per rifornirsi della merce. Lì avrebbe trovato il solito fornitore, che a seguito di un pagamento in sani contanti gli avrebbe venduto le stecche di contrabbando al 50%.

Accese la vespa, tenendo giusto un poco l’aria tirata, facendo del bene alla lubrificazione del motore e si incamminò prima, seconda e terza per le traverse del corso Secondigliano.

Ad un tratto, complice una buca della sede stradale, urtò con il cavalletto della vespa su di uno spuntone e rovinò fragorosamente per terra, giusto in mezzo ad un incrocio. Perse i sensi per qualche momento, giusto quanto sarebbe bastato a ritrovarsi con un mucchio di gente sulla capa che lo fissava con preoccupazione.

Tra le persone intervenute gli parve di vedere una bimba di nome Gina, che tutto il quartiere aveva cercato perché sparita alcuni mesi prima durante una scampagnata sul Vesuvio. Non fu mai più trovata ma nella realtà nemmeno fu cercata più di tanto. Delle volte può far comodo, durante le difficoltà e una bocca da sfamare in meno può costituire per i genitori disoccupati una speranza in più per accontentarne quattro.

Ma a Giggino non parve vero, pensò solamente alla sua botta in testa e, complice una voglia innata di vacanza, decise che quel giorno non sarebbe andato al lavoro. Inforcò la sua vespa ancora accesa e si incamminò lentamente verso il Plebiscito, dovendo passare proprio per la piazza che lo vedeva protagonista tutti i giorni. Ma quando fu all’altezza dell’edicola, di fronte alla sua abituale postazione, notò che qualcuno aveva aperto il tombino nel quale conservava gioie e ricchezze. Per la fretta chiunque aveva scoperchiato il “Cirino Pomicino” aveva lasciato solamente dentro al buco una stecca ammaccata di Muratti.

I suoi appunti erano spariti, le due stecche di Merit e Marlboro lasciate la sera prima per la fretta erano andate.

Giggino per un po’ si interrogò su chi poteva essere stato e si fece coraggio per avvicinarsi a meno di dieci metri dall’edicolante con cui incrociava lo sguardo ogni mattina. Riccardo lo guardava con sospetto, ma lo salutò benignamente, da buon vicino di bottega:



- Buongiorno Giggì, oggi stajie ‘e fest’?

- Ciao Riccà, mica hai visto chi è stato?

- A ‘ffà che?

- Ad aprire il tombino e a pigliarsi le stecche…

- No nessuno s’è avvicinato, penso sia successo stanotte…io non c’ho fatto caso…

- Grazie Riccà, scusami se ti ho disturbato, me vac’a piglià ‘nu cafe’

- Ciao Giggì!

Giggino lo sapeva bene che omertà non era, magari solamente qualcuno che si voleva fare una fumata di sigaretta, magari qualcuno che quelle stecche le aveva prese in prestito non vedendolo arrivare stamattina a lavoro e che le avrebbe pagate domani…

Ma il quaderno? Chi poteva essere interessato ad un quaderno di appunti di una persona senza capo né coda? Chi avrebbe potuto rubare quelle carte a un ignorante?

Gli venivano in mente allora le parole della sua maestra, di quando era piccolo: -“Giggì, la storia la scrive chi vince, chi perde o è mmuort’ o è già fujiuto”. Allora ricominciò a pensare a Gina, che le sue storie non le avrebbe mai scritte.

Opera n°134352 di Liberodiscrivere


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