AlfredoG
Lettera di Cicerone alla moglie Ottavia sullo stato di salute delle Oche al Campidoglio.

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Titolo Lettera di Cicerone alla moglie Ottavia sullo stato di salute delle Oche al Campidoglio.
Autore AlfredoG
Genere Narrativa - Diario, Epistolare      
Dedicato a
Ottavia
Pubblicata il 07/03/2009
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Punteggio Lettori 90

Amatissima mia,

abbondanti le acque sono passate da quando ti scrissi l’ultima e, sebbene io non senta ancora alcuna notizia che possa farci rallegrare, mi sono deciso a mandarti questa missiva, perché tu sappia.

Il Senato è ancora fermo a discutere su di un provvedimento riguardante la Spagna citeriore non privo di sottili minacce per il popolo romano e le aspettative della Gallia, in tempo di pace, si sono accresciute verso un benessere che i galli non possono permettersi.
Può una terra di conquista assurgere a ciò cui ogni cittadino romano ha diritto per nascita?
No, malgrado noi nasciamo fortunati dal censo che portiamo nessuno ha diritto ad arrogarsi titoli che non porta. Malgrado la legge Porcia e la legge Sempronia assegnino lo stato di cittadino ai quei popoli ammessi già da tempo.
Quegli stessi popoli che tempo addietro furono scherniti e i di loro burocrati che fecero di tutto per distruggere Roma, ora in tempi meno sospetti vorrebbero spartirsi cose alle quali non hanno alcun diritto. Né per nascita, né per censo.
Ma sorvolerò sulle argomentazioni, non ho alcuna intenzione di discutere ovvero nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet (*).



Mi resta solamente di informarti circa lo stato di salute delle Oche al Campidoglio.

Esse crescono, fiere e bianche, da quando, cacciati i barbari, sono diventate icona del mondo conosciuto. Possiedono l’intenzione solo di starnazzare, e, sebbene qualcuna di tanto in tanto pizzichi, il Campidoglio le cura così come devono essere. Selvagge, fiere ed incazzate. Non seguono alcuna regola e pretendono di formarne nuove per gli altri, tutti coloro che Oche al Campidoglio non sono.
Hanno fretta, molta, e sebbene vivano solo per due o tre legislature, credono a ragione che tutto debba essere fatto in questa, senza rimandare a domani ciò che può essere fatto oggi.

Ma le oche, è noto, sono animali di gruppo.
Esse soffrono se, qualcuno con forza e tenacia tende a separarle dal branco e, d’un tratto, risulteranno indifese e non sapranno più che fare. Perciò Ottavia mia adorata se mai dovessi avere problemi con loro, mi raccomando, evita di affrontarle tutte assieme.
Le Oche al Campidoglio starnazzerebbero, beccandoti.
Invece abbi la pace interiore e l’oculatezza giusta per allontanarne una ad una dal branco e, vedrai, che tutto sarà più semplice. Magari saranno le Oche stesse a dimostrarsi amiche, venendo a più miti consigli.
Ti abbraccio perché so. Nunc est bibendum.




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(*) Nessuno può trasferire ad altri un diritto maggiore di quello che ha.

Opera n°134831 di Liberodiscrivere


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