M. Barduco - S. Canepa
Il carattere delle arti marziali

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Titolo Il carattere delle arti marziali
Autore M. Barduco - S. Canepa
Genere Sport      
Pubblicata il 15/07/2009
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Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Sport e Società  N.  1
ISBN 978-88-7388-241-1
Pagine 152
Prezzo 15,00 €
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INTRODUZIONE


La scelta di dedicarsi alla stesura di un testo che tratti di arti marziali e sport da combattimento nasce dall’esigenza di presentare del materiale agli studenti della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Genova, in riferimento all’insegna-mento di Arti Marziali previsto come parte integrante dell’esame di sport individuali inserito nel piano di studi.
Si è cercato di sfruttare questa opportunità al fine di esprimere la valenza educativa di tali discipline, che analizzate in ambito universitario sono state approfondite con l’obiettivo di chiarire una volta per tutte l’affrancamento delle arti marziali dalla violenza.
Attraverso l’analisi sistematica di storia, tradizione, contenuti morali, senza mai perdere di vista il piano tecnico, si è reso evidente quanto discipline antiche come il Kung-fu o il Karate oppure come il Judo o il Silat siano fonte di un’unica ricerca ricca di umanità e di grande valore sociale.
Attraverso un breve excursus storico si è analizzato il parallelismo esistente tra le arti marziali e gli sport da combattimento; percorrendo l’intricato sistema degli stili, passando attraverso i principi etici e morali che sottendono alla tradizione marziale, si è giunti all’estremo della “filosofia della difesa personale”, poiché l’obiettivo principe che ci ha guidati è stato soprattutto quello di testimoniare quanto la realtà “marziale” sia pregna dei valori che reggono l’educazione, la capacità di relazione e l’autostima.
Si è cercato insomma di far fronte ad un importante quesito:
che senso può avere oggi la pratica di discipline antiche come la arti marziali?
Ad arricchire la nostra analisi hanno contribuito due importanti figure, il Professor Arnaldo Terenzi, vero innovatore della scherma italiana, ed il Maestro di Aikido Christian Tissier, riconosciuto a livello mondiale come uno dei massimi esponenti in ambito marziale.
Attraverso il loro intervento, oltre che grazie ai loro insegnamenti tecnici, essi ci hanno reso un profondo onore contribuendo a definire in maniera concisa ed inequivocabile l’idea dell’essenza del combattimento insieme alla valenza della “relazione marziale”.
L’applicazione dei principi delle arti marziali in progetti educativi scolastici, formativi e rieducativi in campo chinesiologico è già ad oggi operativa. Nel testo sono presentate sinteticamente alcune esperienze dirette.
Una volta terminata la lettura di questo breve testo potrebbero sorgere molte nuove risposte al nostro quesito, ma soprattutto potrebbe forse farsi largo una prospettiva comune ove la domanda stessa andrebbe a perdere di significato.

gli autori

 

 

 



TRA SPAZIO E TEMPO


"Fenno una rota di su' tutti e trei.                       “Sotto la spada alta levata,
Qual sogliono i campion far nudi ed unti,             c’è l’inferno che ti fa tremare;
Avvisando lor presa e lor vantaggio,                    ma va’ innanzi,
Prima che sien tra lor battuti e punti".                 E trovi la terra della beatitudine”

Dante Alighieri.                                                 Miyamoto Musashi.


La distanza che separa gli illustri personaggi, due secoli abbondanti (Dante 1300, Musashi 1550), non è da intendersi esclusivamente in senso temporale; si tratta piuttosto di un divario più profondo, che riguarda il concetto di combattimento tra uomini ed il suo evolversi all’interno di due diverse culture.
Utilizzando così una chiave di lettura storico-culturale emergono, attraverso l’analisi della profonda poetica, i principi che segnano le linee di demarcazione tra quelle che, viste attraverso una prospettiva molto ampia, potremmo definire come una concezione sportiva ed una spirituale delle discipline di combattimento.
Seguendo tali presupposti, attraverso il loro processo storico, si può giungere alla moderna distinzione tra arti marziali e sport da combattimento.
La matrice è stata indubbiamente comune: il primitivo bisogno di difendere la propria persona, famiglia, clan, dai pericoli contingenti, che si trattasse di animali feroci, così come anche dai propri simili; la necessità di combattere per la pura sopravvivenza ha guidato gli uomini nella codifica di strategie difensive, dapprima prettamente istintuali, e con il passare del tempo sempre più raffinate.
Il lungo cammino percorso dall’uomo attraverso i secoli, per giungere al moderno concetto di Stato, è costellato da lotte, battaglie, guerre, determinate alla conquista o difesa di territori.
La destrezza nell’offendere e/o difendere ha seguito lo stesso tracciato, si è andata configurando con ordine; lo sviluppo della capacità di combattere ha seguito un’evo-luzione parallela a quella dell’uomo e delle sue guerre.
Un elemento chiave, che delinea nel tempo la profonda differenza tra le due concezioni di combattimento, è senza dubbio da attribuirsi ai fondamenti ed allo sviluppo delle diverse religioni. Più precisamente alla dicotomia che pone da un lato, in tutto l’oriente, l’uomo come parte della natura, mentre dall’altro, nel mondo occidentale, l’idea cristiana di Dio, che pone l’uomo al centro dell’universo, dominatore assoluto della natura.
Per aprire un varco alla comprensione di questo profondo e complesso concetto, ci affidiamo alla scienza di Fritjof Capra, che nel suo trattato “Il Tao della fisica” offre un’interessante riflessione riguardo all’evoluzione della differenziazione tra queste due culture.
“Le radici di tutta la scienza occidentale vanno ricercate nel primo periodo della filosofia greca, nel sesto secolo a.C., in una cultura nella quale scienza, filosofia e religione non erano separate. I saggi della scuola di Mileto nella Ionia non erano interessati a tali distinzioni. La loro aspirazione era scoprire la natura essenziale di tutte le cose.
[…] La concezione monistica e organicistica della scuola di Mileto era molto vicina a quella delle antiche filosofie indiana e cinese e le corrispondenze con il pensiero orientale sono ancora più forti nella filosofia di Eraclito. Egli credeva che il mondo fosse in perenne mutamento, in eterno “Divenire”, riteneva che tutte le trasformazioni nel mondo nascessero dall’azione reciproca, dinamica e ciclica dei contrari e pensava ogni coppia di contrari come un’unità.[…] La rottura di questa unità cominciò con la scuola eleatica, secondo la quale esisteva un Principio Divino al di sopra di tutti gli dei e di tutti gli uomini. Questo all’inizio fu visto identificato con l’unità dell’universo; in seguito tuttavia fu visto come un Dio intellettuale e personificato che sta sopra al mondo e lo governa. Ebbe così inizio una tendenza di pensiero che alla fine condusse alla separazione tra spirito e materia e a un dualismo che divenne caratteristico della filosofia occidentale.”
Questa sostanziale differenza si rispecchierà in tutta l’espressione culturale, artistica e militare; mentre la spiritualità che impregna l’intero universo in oriente confluirà nell’essenza delle arti marziali, il razionale umanesimo convertirà le gesta eroiche delle battaglie in tornei ed esibizioni dando vita allo sport del combattimento.
Prima di affrontare il percorso storico e leggendario che ha portato l’essenza delle arti marziali fino ai giorni nostri è indispensabile fornire, seppur brevemente, un inquadramento temporale ed evolutivo agli sport da combattimento che hanno caratterizzato la nostra cultura.
Questo passaggio è necessario, oltre che naturalmente ad arricchire le conoscenze che ognuno abbia più o meno maturato rispetto a tali discipline, anche al fine di rilevare eventuali affinità e differenze, ove queste dovessero essere raffrontate, con storia, tradizioni e processi culturali, che caratterizzarono nel corso dei secoli l’evoluzione delle arti marziali in oriente.
Tra gli sport da combattimento la lotta, il pugilato e la scherma rivestono senza dubbio un ruolo fondamentale, sia come precursori di altre discipline, sia per l’alto valore tecnico e psico-emozionale che le determina e che gli atleti di tutti i tempi hanno saputo donarci.

Opera n°158512 di Liberodiscrivere

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