Erre Esse
Mattoni rossi

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Titolo Mattoni rossi
Autore Erre Esse
Genere Narrativa - Umorismo      
Pubblicata il 29/03/2010
Visite 294
Scritta il 29/03/2010 
Note Precedentemente pubblicata sul blog di Liberodiscrivere il 22/04/2003.

 

Eccoci di nuovo qui ai Mattoni Rossi, un simpatico localino in centro, tutto schermi, maxischermi e cameriere abbastanza carine che si piroettano tra un tavolo e l'altro.

Ormai, dopo diversi sabati sera, tutti da noi dirottati dentro questo posto, hanno fatto l'abitudine alla nostra rumorosa presenza e sono, anzi, quasi diventate nostre amiche.

La luce della strada si affievolisce di molto varcando l'ingresso del locale, un'allegra penombra, infatti, lo domina, assieme ad una leggera calca in attesa di catapultarsi verso tavoli liberi.

Il bancone è alla nostra sinistra, V., una cameriera sempre affettuosa nei nostri riguardi, ci viene, sorridendo, quasi incontro: anche questa volta riuscirà abilmente a trovarci una sistemazione adeguata ad un sabato sera tra amiconi quali siamo noi.

Ecco che appunto ci schiude la strada, aprendosi varchi davanti a noi tra belle statuine viventi, ingiacchettate o ingiubbottonate, parlottanti e/o beventi.
Passiamo dalla lievissima luce calda dell'ingresso alla fioca ma decisa luce azzurrastra del vano centrale del locale, alla luce neonata (cioè al neon) dell'ultimo vano in fondo, attiguo al gazebo esterno.

Stasera, oltre a me stesso medesimo, posso contare sulla compagnia di, in ordine di età: G., A., F e S., oltre a Y., naturalmente!
(Oh, mi sono accorto che ho sbagliato l'ordine cronologico...vabbè, fa lo stesso)

V., la nostra amica cameriera, decide che è meglio per noialtri - cioè per noi e per altri - spostarsi nel vano centrale, quello dalla luce azzurrastra. E così andiamo a sederci tutti quanti davanti a un tavolo di media ampiezza all'estremo angolo nord - ovest del vano azzurrastro, vicino ad una porta finestra, di prossima chiusura con la saracinesca.

Prima di spingerci qui dentro, ai Mattoni Rossi, si è tutti andati, sotto mia serrata insistenza, al Tartan, accogliente pub che si trova a circa due chilometri di distanza da questo tavolo, verso cioè la parte orientale della città, vicino a Piazza (ex) Alimonda.

Al Tartan posso richiedere la mitica Kilkenny cream, una stout rosso chiaro da applauso, magari guardando i videoclip fuori sincrono rispetto alla musica, cioè, mettiamo, si vede un video di Laura Pausini al teleproiettore mentre intanto si sente un brano dei Depeche Mode provenire dallo stereo del locale.

Mirabolanti barzellettone al Tartan stasera: S. raccontava di meridionali/extracomunitari vs leghisti/forzanuovisti mentre G. di preti pedofili e frati di manica larga.
Storielle leggerine quindi.

Sul grande schermo del teleproiettore, qui, ora, ai Mattoni Rossi, come ogni sabato sera scorrono immagini di modelle che sfilano una dopo l'altra e di reportages sulle feste ''trendy'' nelle quali fanno la loro comparsa i V.I.P. (Very Important People).

La tivù proiettata sul telone bianco, in questo vano centrale dalla diaccia luce, fa sempre vedere passerelle di A.M.S.A. (Avvenenze Muliebri Sessualmente Appetibili) e importanti inchieste sociali circa party traboccanti di gente che non ha problemi di ordine (o disordine) economico e fa la bella vita, fregandosene di quelli che muoiono di fame nel mondo, semmai loro possono solo morire di fama nel (bel) mondo, piuttosto. Come Versace, ad esempio.

La dolce vita.
Che costa salato.
Per noi - poveri ragazzi squattrinati - almeno.

Piccola, molto sommaria descrizione, adesso, degli elementi di questo piccolo insieme di amici.
Cominciamo da F.
F. è un tipo fatto così: ogni tanto domanda, a S, per esempio.:
- Perchè, come siamo noi?!?!?
E, allargando con l'indice l'occhio in giù, dice:
- FUUUUUUUURBI!!!!
Con la ''u'' molto chiusa, alla genovese.

Poi a volte viene come colto da ''crisi di mongolismo'', biascica fonemi senza alcun senso fingendo di essere cerebroleso e si agita come quelli che volano sui nidi dei cuculi dentro le case di cura.

S. è abbastanza tranquillo, posato, invece. Le sue stronzate ama dirle con garbo e comunque non è per niente stupido.

A. è il classico timido che per tentare di nasconderlo si dà arie da ''spaccone'', dice ''io faccio questo'', ''io faccio quello'', ''Se m'incontra il diavolo deve cambiare strada'' ecc...ma poi... ... ...
Pare che mi abbia davvero preso a ben volere, dice che sono il suo ''mito'' e ogni tanto urla:
- UN'APPLAUSO PER GRAZIANOOO!!!
E tutta la compagnia applaude.

G. lo conosco dai tempi delle medie, poi ci siamo persi di vista e da qualche anno ci si è ritrovati. Con lui si passa il tempo, oltre ad uscire il sabato sera, anche a compiere reportages archeologici, sceneggiature per film come quello che abbiamo intenzione di girare tra circa un anno e che, secondo le nostre intenzioni, dovrà essere probabilmente il primo film sugli extraterrestri che tratta di un avvenimento che poi si scopre non essere affatto di natura extraterrestre o, comunque, paranormale.

Titolo (definitivo?): ''Una luce nell'ombra''.

Y. è il cosiddetto ''succube'' (''succu'' per gli amici) poichè si lascia tiranneggiare senza pietà dalle ragazze, si rode, si scazza, paga per loro tutti i conti (anche a quelle ricche) e poi soffre perchè dopo un po'si accorge che l'andazzo con loro va male, molto male ma non può evitarlo. Questione di carattere.

Torniamo a noi.

Dopo che la nostra amica cameriera V. si è spostata dalle vicinanze del nostro tavolo, non prima di averci portato le consumazioni (birre, coche, cubalibre, patatine messicane - sempre le stesse - ) e dopo che ha preso i soldi (pagamento al tavolo, qui), si comincia a parlottare, ebbene si, ebbene SI, di POLITICA.

A. è andato a delle riunioni lottacomuniste e adesso vuole sottolineare che, a suo parere, le malefatte dei vari Milosevic, Bin Laden e Saddam erano solo pretesti per imperializzare statunitensemente, nell'ordine, Serbia, Afghanistan e Iraq.

F. dice che lui sta con Gianfranco Fini ma è antiamericano, crede nell'Europa delle Patrie ed è convinto che l'unico sbaglio compiuto da Mussolini è stato quello di allearsi con Hitler e scegliere la strada delle leggi razziali e della guerra alla Gran Bretagna, Francia, Russia, Stati Uniti - pensa te da Predappio dov'era riuscito ad arrivare il mascellone! - ci fa anche sapere che, comunque, per lui i neofascisti di Forza Nuova o del Fronte Nazionale sono degli invasati, dei fanatici e che gli stanno sulle palle ancora più dei ''rossi''; ci informa anche che l'Italia va economicamente male perchè non ha sviluppato una sua autentica politica economica nazionale...

- A MERDEEEEEE!!!
Improvvisamente F. esplode, amplificando il suo audio vocalìco con le mani a megafono davanti alla bocca, ma non si riferisce all'italica politica economica antinazionale bensì ad un gruppo di gente seduta due tavoli oltre, smaccatamente bianconera.

A. ribatte a F. che comunque è il popolo che deve decidere, F. afferma che lui E' per l'autodeterminazione dei popoli e quindi non per gli stati costruiti a tavolino che poi si afflosciano com'è accaduto dopo l'ottantanove; io intervengo facendo notare che dall'ottantanove in poi tutti gli iper_stati sembra proprio abbiano preso un processo (forse irreversibile) di disintegrazione che in futuro potrebbe portare addirittura alla dissoluzione degli Stati Uniti, della Cina e dell'India com'è accaduto nel novantuno per l'Unione Sovietica e la Jugoslavia.
A., a questo proposito, mi ricorda Il Kurdistan, Ocalan, i paesi baschi, l'Irlanda, Umberto Bossi e la Padania, io faccio segno di sì e poi G. attacca dicendo che, secondo lui, il piano degli Stati Uniti è quello di rientrare in possesso di una bomba atomica posseduta dagli Emirati Arabi, ceduta a loro dagli americani nel quarantacinque dopo la fine della guerra per accedere ai loro giacimenti di petrolio. Quell'ordigno nucleare avrebbe dovuto essere sganciato su una terza città giapponese dopo Hiroshima e Nagasaki ma poi...

Il discorso comincia ad andare a rotoli: viene fuori, sempre dalla bocca di G., che gli Stati Uniti hanno progredito così tanto elettronicamente negli ultimi sessant'anni perchè sono riusciti a prelevare tecnologie extraterrestri in seguito all'UFO crash di Roswell (New Mexico), A. sorseggia la sua birra e annuisce, io comincio a sentirmi ronzare le orecchie, si inizia a sproloquiare, G. afferma che Kennedy è stato ucciso da un agente segreto iracheno, io ribatto che è stato ucciso sì dai servizi segreti, ma da quelli americani perchè Kennedy non voleva entrare in guerra nel sudest asiatico e inoltre stava spaccando la CIA in mille pezzi, A. dice che il comunismo è stato inventato negli anni venti dai russi, G. che, dopo il ritorno della famiglia Savoia in Italia si corre il rischio di una nuova monarchia perchè la storia si ripete, io, timidamente faccio notare a Y. che c'è un po' di confusione, mi sembra: lui mi risponde annoiato che non lo sa, non se ne intende davvero di queste cose.

A questo punto corro al bagno mentre il videoproiettore prosegue nello snocciolare belle fiche in passerella.


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Usciti dal locale, si è in auto adesso, la radio è sintonizzata su della musica dance, io sono alla guida della mia Peugeot dell'ottantanove, dietro ci sono A. e F. che fanno gli scemi a tutto andare, mi urlano di passare col rosso, di fregarmene del giallo, di fare vedere loro come corro:
- Daaai, facci vedere chissèèiii!...
Eh eh eh, mi diverte davvero, davvero mi diverte l'intrinseca scemenza di queste situazioni a dir poco sgangherate, come la mia macchina.
Da dietro attaccano a urlare, mentre corro per le strade, con la musica dance che rintrona un po', facendo scoppiettare gli spartani altoparlanti:
- TI VOGLIAMO COSI'! - ritmico battito di mani - TI VOGLIAMO COSI'!

La prossima sosta della serata è ai Soliti Sospetti.

 

Opera n°159498 di Liberodiscrivere

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