Pellegrina
TEODOLINDA 3

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Titolo TEODOLINDA 3
Autore Pellegrina
Genere Narrativa - Storico      
Pubblicata il 14/07/2010
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TEODOLINDA E SAN COLOMBANO 3


 


 

Colombano, chiamato anche Colomba,

nacque in Irlanda, isola situata all’estremità dell’Oceano,

rivolta al tramonto del sole

là dove l’astro luminoso discende nel mare in seno alle tenebre d’Occidente.

Qui gigantesche ondate aprono spaventosi abissi...

 


 

In Occidente il cristianesimo si era sviluppato soprattutto nelle città. Nelle campagne i contadini erano rimasti legati a credenze antichissime. Nei territori rurali dell’Europa occidentale il monastero era l’unico centro di vita e d’insegnamento cristiano. La Chiesa aveva bisogno di un organismo nuovo, capace di trasmettere la novità della fede cristiana agli abitanti del contado: “In questo tipo di società rurale molto arcaica furono i monaci, e non i vescovi, ad assumersi il compito di convertire le popolazioni della campagna, in quanto i monaci, galli o celti, erano essi stessi campagnoli. Amavano infatti le foreste impenetrabili, le isole disabitate e inaccessibili come Skellig Michael1 ed erano quindi in grado di trasmettere lo spirito della nuova religione ai contadini, attaccatissimi alla cultura del mito. Le sorgenti sacre, gli alberi sacri e le pietre sacre, non persero la devozione del popolo, ma vennero consacrati ai simboli cari al cristianesimo. Nelle regioni occidentali le croci di pietra dei santi presero il posto dei menhir”.


 


 

L’Irlanda, “insula sanctorum et doctorum”, era anticamente denominata Hibernia, cioè terra dell’inverno. Prigionieri di guerra britannici furono i primi diffusori del messaggio evangelico e San Patrizio il probabile evangelizzatore dell’isola nel V secolo. Dall’Irlanda essi passarono ben presto nell’Inghilterra, dando vita a quello che fu in seguito definito Umanesimo Anglo-sassone.


 

I monaci irlandesi percorsero instancabili la Gallia, l’Italia e la Germania fino alla Pannonia: la peregrinatio pro Christo costituiva il loro ideale. Nei loro faticosi viaggi portavano sulle spalle un sacco di pelle, contenente i libri sacri, una borraccia d’acqua legata alla cintura. Un reliquario, appeso al collo, custodiva le ostie consacrate. Tra le mani il bordone del pellegrino.


 

San Colombano era nato in Irlanda verso il 543. Nel 591, ardente d’amore per Cristo, con dodici compagni, secondo una tradizione, non confermata però da un'adeguata documentazione, lasciò l'isola e diede inizio all’opera di evangelizzazione sul continente. Dopo avere peregrinato in Svizzera e in Austria, giunse in Gallia, alla corte dei sovrani merovingi e nel territorio dei Vosgi, fondò tre monasteri tra cui quello di Luxeuil che diventerà in seguito il centro dell’irradiazione monastica e missionaria di tradizione irlandese. La fama sancti viri s’era ormai diffusa in universas Galliae vel Germaniae:


 

Quando il santo si ritirava in solitudine per digiunare e pregare, nelle sue passeggiate era solito chiamare a sé gli animali selvatici e gli uccelli e con la mano li accarezzava. Da parte loro le fiere e gli uccelli gli saltellavano attorno, al colmo della gioia, giocando festosi. Il medesimo testimone assicurava di avere visto spesso quella bestiola che si chiama comunemente ‘scoiattolo’, lanciarsi giù, al suo richiamo, dalle cime più alte degli alberi, accovacciarglisi nella mano, saltargli al collo, entrargli in seno e sgusciarne fuori”.


 

Dopo l’uccisione del re Sigeberto avevano assunto il potere i figli Teodeberto e Teodorico, insieme alla loro nonna, la terribile Brunechilde. Teodorico era lieto di avere il beato Colombano nel suo territorio. Molto spesso gli faceva visita e gli manifestava sentimenti di venerazione. L’uomo di Dio però lo rimproverava per le sue relazioni adulterine. Nell’alto Medioevo le società germaniche praticavano la poligamia. La chiesa cattolica, fedele all’insegnamento evangelico, sosteneva invece l’indissolubilità del matrimonio e considerava la famiglia una cellula fondante della società. Teodorico era disposto a lasciarsi convincere. La vecchia principessa, timorosa di perdere il suo prestigio, si opponeva. In seguito a questi e ad altri contrasti con le autorità politiche e religiose del luogo, Colombano abbandonò il territorio franco e si diresse verso l’Italia padana dove era già nota la sua fama di santità. Il monaco irlandese aveva già oltrepassato i 70 anni e trascorso la sua esistenza in un’attività instancabile e in una severa pratica ascetica.


 

A Milano Colombano, fu accolto con onore dal re Agilulfo e dalla regina Teodolinda. Nell’attuale capoluogo lombardo, il monaco trascorse qualche tempo e scrisse un’opera contro la perfida eresia ariana.


 

I sovrani longobardi intendevano convincere Colombano a farsi loro avvocato presso il papa, nella risoluzione pacifica dello scisma tricapitolino, divenuto motivo di discordia all'interno della diocesi. Il santo scrisse, a tale scopo, una lettera al papa regnante Bonifacio: "Al bellissimo capo di tutte le chiese d'Europa, al papa più dolce, al pastore dei pastori, alla reverendissima sentinella. Un Colombo selvatico osa scrivere al padre Bonifacio. Confesso che non è senza miracolo ciò che vedo. In questa regione i re calpestarono a lungo la religione cattolica: ora chiedono invece di rafforzare la nostra fede. Forse ora Cristo, dal cui favore nasce ogni bene, ci guarda con benevolenza. Te lo chiede il re, te lo chiede la regina, tutti te lo chiedono che si torni all’unità...” Agilulfo stesso indicò al monaco il luogo ove fondare il monastero... Infatti il biografo Giona nella Vita di San Colombano racconta: “Per volere di Dio un uomo di nome Giocondo andò dal re e gli disse che nelle solitudini delle valli appenniniche c’era una chiesa dedicata al beato Pietro, dove aveva sperimentato che si facevano miracoli, e luoghi fertili, bagnati da acque abbondanti, ricche di pesci. Nella tradizione degli antichi quel luogo era chiamato Bobium e nelle vicinanze scorreva un altro fiume di nome Trebbia. Colombano vi si recò e, trovata la chiesa semi diroccata, si diede con tutte le forze a restaurarla, riportandola all’antico splendore”. Agilulfo concesse quindi al venerabile Colombano e ai suoi compagni, anche per l’intercessione della regina Teodolinda, la preesistente chiesa di San Pietro, sita in Bobbio e il territorio circostante, compreso nel raggio di quattro miglia, in perpetuo.


 

Il diploma di elargizione fu stipulato dal sovrano nel luglio del 614. Con questo documento, probabilmente autentico, il re si impegnava, seppure in contrasto col partito tradizionalista ariano, a tutelare l’opera di un gruppo di monaci il cui proposito principale era la diffusione del credo cattolico. Il territorio rimaneva però di proprietà demaniale. L’atto forniva ad entrambi i contraenti delle opportunità: ai monaci la possibilità di evangelizzare le plebi rurali, ancora in gran parte pagane; ad Agilulfo e alla sua gente, un’organizzazione burocratico-amministrativa di cui ancora erano privi. In quegli anni bui e tormentati vi fu anche una ripresa della cultura latina, voluta da Teodolinda.


 

Già nel IV secolo S. Ambrogio aveva iniziato un programma di evangelizzazione, rivolto alle popolazioni rurali dell’Italia settentrionale. Avevano continuato la sua opera i vescovi successori. Nei secoli V e VI le invasioni barbariche avevano interrotto il progetto ambrosiano e la gente di campagna era tornata al paganesimo.


 

Il monastero venne edificato vicino alla chiesa, dedicata all’apostolo Pietro. Colombano vide per la prima volta Bobbio nell’autunno del 614: quivi venne immediatamente restaurata la basilica e furono erette una serie di costruzioni provvisorie in legno. A quel tempo il villaggio era abbandonato, ma, situato in un una postazione strategica, costituiva un punto di passaggio obbligato verso l’arco costiero da cui si snodavano le principali vie appenniniche di comunicazione tra la Liguria, la Lombardia e l’Emilia, al riparo di selvagge montagne. In questo contesto storico-geografico avvenne la fondazione della celebre abbazia. Fin dai suoi primi anni di vita il monastero fu dotato di importanti donazioni dalla regina. A Bobbio il monaco irlandese seppe ritrovare il sereno entusiasmo dei primi anni. Il suo corpo si affaticava ancora nell’abbattere i giganteschi abeti della foresta, ma il suo animo, già vicino all’eterno, era incantato da dolci reminiscenze poetiche: “Tu, o vita mortale, null’altro sei se non una parvenza fugace, ombra lieve, simile a un sogno. Non amiamo la via più della patria. Siamo viandanti e pellegrini. Quando verrò e vedrò il volto del mio Dio?” Quindi il beato Colombano, trascorso il giro di un anno, dopo avere vissuto una vita santa, nel cenobio di Bobbio, rese al cielo la sua anima, in data 23 novembre 615”. Il monastero bobbiense fu indubbiamente il centro religioso e civile più importante dell'Italia settentrionale. La biblioteca del convento, per importanza, già nel IX-X sec, era paragonabile solo a quella di Montecassino. Nella zona del Tigullio i monaci svolsero un’opera di intensa evangelizzazione. Essi furono gli amministratori, su incarico dei sovrani, di quel territorio, corrispondente a buona parte dell’entroterra ligure a cui diedero la prima struttura di organizzazione ecclesiastica. Il Tigullio e il suo comprensorio corrispondevano infatti all’antica zona romana “Marittima Italorum”. Al tempo dei longobardi costituiva il corridoio che congiungeva la Liguria a Pavia. In fatto di agricoltura i discepoli di Colombano erano dei veri esperti. Alla fine del settimo secolo una cella monastica venne fondata in località costiera, a Capodimonte, dove erano e sono ancora oggi conservate le reliquie del santo martire Fruttuoso. Per loro merito fu introdotto alla fine del VII secolo, in Val d’Aveto, l’uso del mulino ad acqua, e per accogliere e assistere i pellegrini, fu costruito“un ospitale”, in località Alpelonga, dedicato alla Vergine Maria. Ai seguaci di Colombano è attribuita anche la coltivazione dell’ulivo lungo la costa. L’espansione monastica ed economica di Bobbio proseguì con la costruzione a Genova, della chiesa di San Pietro in Banchi.


 

Tra la fine del secolo VI e l’inizio del VII, Colombano, amante della poesia e poeta egli stesso, fu uno dei primi a promuovere, nei suoi monasteri, lo studio dei classici. Fu anche il primo a dare, in quello stesso periodo, al concetto d’Europa un senso d’unità, non solo geografico, ma soprattutto culturale. Per il monaco irlandese l’Europa è infatti l’insieme dei popoli che parlano la stessa lingua, il latino e professano la stessa religione, sotto la guida del vescovo di Roma. All’interno del convento operava uno scriptorium. La biblioteca, per importanza, già nel IX-X sec, era paragonabile solo a quella di Montecassino. Nel panorama del monachesimo alto-medievale, Bobbio acquistò rapidamente un rilievo di portata europea. Più tardi l’austera regola di Colombano fu sostituita, poco alla volta, da quella benedettina, più semplice ed esecutiva.

La Vita di Colombano, uno dei più importanti documenti agiografici dell’Alto Medio Evo, venne redatta negli anni 639-42 dal monaco Giona di Susa. Al tempo della stesura erano ancora vivi numerosi monaci che avevano conosciuto personalmente “il glorioso padre”. Giona affrontò, per documentarsi, peripezie marittime e rotte perigliose lungo le grandi vie fluviali francesi.

 

1

Sull'Isolotto, denominato Skellig Michael, a circa 17 km dalle coste del del Kerry, sorge un antichissimo monastero, costruito dai primi monaci irlandesi. Essi vivevano in piccole celle circolari, fatte di pietra viva asciutta incastrata, costruite praticamente sulla sommità di scogliere a picco sull' Atlantico. Il monastero ancora oggi è accessibile da una' erta scalinata, scavata nella roccia e affiancata da un'antichissima Cross High. I devoti che vengono qui ogni anno in pellegrinaggio, salgono l'ardua scala e, per compiervi le pie stazioni, strisciano, ad ogni gradino, in oscure caverne e baciano pietre di panico che si gettano a 700 metri d'altitudine, nelle acque dell'Atlantico. (Nota dell'Autore).


 

(continua)


 


 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE


 

San Colombano, Le Opere, Instructiones, Introduzioni di I.Biffi e A.Granata, Jaca Book, 2001 Milano.

Giona, Vita di Colombano e dei suoi discepoli, Introduzione di I.Biffi, Jaca Book, 2001Milano.

C.H.Dawson, La nascita dell’Europa, Milano,1969.

G. Penco, Storia del monachesimo in Italia, Jaca Book, 2002, Milano.

M.Pacaut, Monaci e religiosi nel Medioevo, trad. dal francese, Il Mulino, Bologna, I989.

M.T, Flanagan, Miracolo o mito? Il contributo dei missionari e dei dotti irlandesi alla Cristianità medievale in Atti del Convegno internazionale di studi colombaniani, Bobbio, 28/30 agosto 1965, Edizioni Columba, Bobbio 1973.

P.Chiesa, Giona di Bobbio, in Dizionario biografico degli Italiani, 55, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2000, pp. I85-I88.

M.Tosi, I monaci di Bobbio e la rinascita della Liguria, in “La Casana” 4, 1982

O.Garbarino, Monaci, milites e coloni, materiali scritti e costruiti per una storia del Tigullio alto medievale, De Ferrari Editore, Genova 2000.

 

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