Carlo Menzinger
LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 9 Il nonno

Titolo LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 9 Il nonno
Illustrazione di Angelo Condello
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Pubblicata il 01/10/2011
Visite 2496
Note Come al solito attendo i vostri commenti più spietati e le vostre critiche più feroci. Non cerco lodi ma un sistema per migliorare l´editing.

CAPITOLO 9

 
IL NONNO
 
 

Elena entrò dunque a far parte della nostra famiglia. La iscrivemmo all’asilo dove era stata Laura, accanto alle elementari che frequentava ancora. Le bambine si alzavano, facevamo colazione tutti assieme e le accompagnavo a scuola. Elena accettò di buon grado l’idea di frequentare la materna. Già ci andava l’anno prima, quando la sua mamma era ancora viva. Le parve normale andarci e non si lamentò per il distacco. Il fatto che ora, nello stesso edificio ci fosse anche Laura, sembrava farle piacere. Al ritorno le bambine giocavano tra di loro, senza mai litigare. Questo mi stupiva, perché mi ero aspettato gelosie e attriti.

Sapevamo che Elena non era nostra figlia, ma ogni giorno che passava con noi ci sembrava sempre più che lo fosse. Per Laura era diventata da subito una vera sorella. Mi stupiva che la bambina non chiedesse più della sua mamma. Mi pareva impossibile che l’avesse dimenticata. Quale meccanismo mentale l’aveva portata a rimuoverla? Era un bene? Probabilmente era un sistema naturale del cervello per difendersi dal dolore, ma la cosa non finiva di meravigliarmi.

 

Laura per addormentarsi si era sempre accontentata che le tenessi la mano. Elena, invece, voleva che gliela tenessi sulla guancia. Vederla così, con gli occhi chiusi, mi ricordò una poesia che avevo scritto da giovane. Allora non pensavo certo a una bambina, ma a una ragazza, però quelle parole mi parvero particolarmente adatte a descrivere quel momento. Andai a ricercare tra i miei appunti di tanti anni prima e la ritrovai, dopo aver rovistato tra un’enormità di cose inutili, persa tra vecchie note e altre vane tracce di un passato ormai cancellato:

 

Ragazza sottile

sul palmo della mia mano

come una ferita lieve.

Tra le mie dita,

come una farfalla leggera,

tra le mie mani,

come una perla

tra le valve cieche

d'una conchiglia.

Dei campi di grano la tenera figlia

posa sulla mia mano,

sulla mia mano riposa

del vento la candida sposa

e ne son tutto scosso e confuso

mentre la guardo,

prona su un fianco,

pura dormire

nel palmo socchiuso

della mia mano.

 

Rilessi più volte quelle parole. Scrivendole non avevo pensato si potessero adattare a una bambina, eppure, rileggendole, mi parve esprimessero bene il senso di tenero scombussolamento che mi aveva preso. Elena mi suscitava sentimenti nuovi, che non avevo provato con Laura. Il suo sonno aveva su di me un effetto rasserenante.

 

Dopo un paio di settimane, una domenica, l’accompagnammo all’ospizio dove vivevano i suoi nonni. Una funerea torre nera, che spiccava cupa tra i palazzi più chiari. Un verso stridulo mi fece alzare lo sguardo. Due corvi erano posati sul davanzale di una finestra del secondo piano.

Nonno Giuseppe non si poteva più alzare e viveva disteso nel suo letto. Nonna Matilde riusciva a camminare, ma era del tutto smemorata e stentava a riconoscere la nipote. Mi vennero in mente i nonni di Charlie ne “La Fabbrica di Cioccolato” di Dahl.

Elena era contenta di vederli e pareva volere un gran bene anche a loro. La sensazione era che questa bambina avesse dentro di sé una quantità infinita d’amore e d’affetto da distribuire.

  Anche se tu non stai con me – le disse il nonno – ti sogno tutte le notti.

  Anche io. E sogno anche mamma – rispose Elena. Il nonno sorrise tristemente.

  So che con voi, signor Demetri, si trova molto bene – disse il vecchio rivolto verso di me. La presi per una frase di cortesia, dato che era un’informazione che non poteva avere, essendo la prima volta che lo vedevo e visto che la bambina non poteva certo averlo incontrato da quando era venuta a stare da noi.

  Elena me l’ha detto tante volte – aggiunse. Forse non era solo la nonna a essere ormai fuori di testa, pensai – Quando la notte Elena viene a trovarmi mi dice che le piace la sua stanza, con tutti quei peluche, e che si trova molto bene con la sua nuova sorellina.

  E tutte queste cose la bambina gliele avrebbe dette in sogno?

  È da quando è nata che viene a trovarmi mentre dormo  – aanuì.

  La sogna spesso? Le vuole molto bene, vero?

  Non sono io a sognarla. È lei a venire nei miei sogni. È diverso, sa? Questa cosa Matilde, mia moglie, non la accetta. Non riesce a capirlo. Le visite di Elena le hanno scombussolato il cervello. Avete visto com’è ridotta mia moglie? Certo anche prima non era tanto lucida, ma da quando è nata la bambina…

Lo guardavo senza più sapere cosa dire. Elena si era messa a passeggiare per la stanza.

  Ha visitato anche lei, Signor Demetri, lo so. È venuta a trovarla in sogno.

  È vero – dovetti ammettere, mio malgrado, perché questo mi faceva sentire un po’ pazzo – l’ho sognata. Era come se fosse davvero lì. Nel sogno.

  Era lì. Era lì – annuì il nonno – è proprio lei che viene. Entra nel sogno. Anche mia figlia non voleva capire. Povera ragazza! Non ha mai capito la bambina. Eppure anche lei, da piccola, era un po’ così. Non proprio come Elena. Un po’. Anche mia moglie Matilde non capiva nostra figlia. Quei sogni la turbavano troppo. Io li trovavo piacevoli, in fondo.

Di nuovo il verso stridulo che avevo sentito entrando: uno dei corvi era poggiato dietro la finestra chiusa. Fissandolo un istante ebbi come un veloce giramento di testa. Facendo finta di nulla, mi rivolsi al vecchio nel modo più naturale che mi riuscì, anche se avevo ancora lo sguardo un po’ appannato e i pensieri confusi.

  Non vorrei essere indiscreto, ma mi chiedevo come sia morta sua figlia? – chiesi, approfittando del fatto che Elena pareva distratta a giocare sul pavimento con la sua bambola.

  Non ce l’ha fatta! – sospirò il vecchio, serrando i pugni in fondo alle braccia secche distese lungo il letto.

Lo fissai in attesa di una spiegazione più esaustiva, che però non arrivò. Non volli sfidare oltre il suo dolore. In fondo era solo la prima volta che lo vedevo. Non avevo il diritto di frugare così nella sua vita, anche se ora sua nipote viveva con noi. Mi sarebbe piaciuto, però, sapere qualcosa di più della famiglia di quella bambina. Che cos’era successo a sua madre? Magari avrei indagato più avanti.

Il corvo gracchiò ancora. Sembrava che quell’avvoltoio in miniatura aspettasse qualcosa. Come certi uccellacci nei vecchi western, prima di una battaglia.

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi