Carlo Menzinger
LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 20 Allospizio

Titolo LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 20 Allospizio
Illustrazione di Angelo Condello
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Pubblicata il 01/11/2011
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Note Aspetto ancora i vostri commenti e le vostre segnalazioni di errori e refusi. Il delirio di Nonna Matilde vi disturba?

CAPITOLO 20

 

 
La perenne tentazione della vita è quella di confondere i sogni con la realtà.
(Jim Morrison)
 

La mattina ci svegliammo ancor più sconvolti e stravolti. Dopo quella notte avevo ormai un solo pensiero: fermarla. Fermare Elena a ogni costo. Mia moglie era ancora in stato confusionale. Provai a chiamare Nicola.

Mi rispose che pareva un demente. Quasi balbettava e sembrava non ascoltare una sola parola gli dicessi. Cercai di scuoterlo, ma le mie parole si perdevano lungo i cavi del telefono, senza effetto alcuno. Mia figlia aveva i nervi a fior di pelle e si spaventava di tutto. Ci seguiva passo passo anche dentro casa. Non la si poteva lasciare da sola nella stanza accanto: subito veniva a cercarci o ci chiamava con qualsiasi scusa.

Non chiedeva più di Elena. Il solo nominarla la portava ai limiti del pianto. Fui costretto a togliere di casa il letto della bambina, perché ogni volta che Laura lo vedeva si spaventava.

Non si poteva andare avanti così. Dovevo trovare Elena e sistemare la situazione, in un modo o nell’altro.

Mi aggirai per la città come un pazzo. Avevo la barba non rasata e mi ero messo addosso le prime cose che avevo trovato. Quando fermavo qualcuno per chiedere se avessero visto una bambina di quattro anni aggirarsi da sola, mi guardavano con preoccupazione. Non capivo se per il mio problema o per il mio stato mentale e, forse, fisico. Spesso non mi rispondevano e tiravano dritto, come davanti a un venditore ambulante colpevole di sognare una vita migliore o a un barbone demente e alcolizzato.

Decisi di andare dai suoi nonni, all’ospizio. Non contavo di trovarla, ma speravo di scoprire qualche indizio per dipanare la follia in cui stavo annaspando.

Percorrendo il corridoio su cui s’affacciava la camera di nonno Giuseppe, mi venne incontro sua moglie, nonna Matilde. Pensai di provare a chiedere qualcosa anche a lei, anche se non speravo di tirarne fuori nulla di utile. Quella donna, in precedenza, mi era parsa del tutto fuori di senno. La salutai. Temevo non mi riconoscesse. La donna m’aggredì subito, sommergendomi di parole:

- Il seme del diavolo produce esseri infernali! Il Demone sopravvive nella Figlia. ASCOLTA! Il peccato non sarà cancellato. ASCOLTA! La sua furia non ha fine. Il dolore è inferno che brucia. Il dolore è vendetta. Il piccolo cuore non comprende il tradimento. Ella - o forse aveva detto Elena - ha richiamato gli Spiriti dell’Abisso. Senza amore non c’è pace. Senza pace il sogno è incubo. La luce è spenta. La luce è spenta. ASCOLTA! Ascolta la voce della notte, ascolta la voce dello Spirito. Non lasciarti ingannare dai trucchi del Maligno.

Sembrava una predicatrice millenarista sfuggita da Hyde Park Corner. Alternava al suo sproloquio delle grida penetranti con l’invito ad ascoltare. Chiunque, sentendo un simile fiume di parole sconclusionate e allucinate, avrebbe confermato la sua pazzia e non vi avrebbe cercato alcun senso, ma io le ero, mentalmente, ormai troppo vicino per ignorare quel vaneggiamento. Colsi, dunque, delle allusioni che mi fecero sperare che, forse, qualcosa avrei potuto cavare da quella vecchia sconvolta.

- Il diavolo? - chiesi.

- Venne, bello e gentile. Elegante e fascinoso. Mia figlia ne fu stregata. Le dissi: «Guardati da lui!» Ma lei non mi diede ascolto. Le figlie non ascoltano le madri. Le dissi: «Quell’uomo è il diavolo!» Ma lei non mi diede ascolto. Io lo avevo conosciuto. Avevo provato il suo seme. ASCOLTA! Era sempre lui. Era suo padre…

- Giuseppe?

La vecchia rise sguaiata.

- Suo marito Giuseppe è il diavolo? – chiesi ancora.

- Giuseppe è un piccolo, povero uomo. Giuseppe è un falso padre. La Trinità…. – rise – Ancora! Il Diavolo ha preso mia figlia. Il possente angelo perduto dalle ali di corvo spettrale.

- Il padre di Elena? È lui il diavolo? - che razza di conversazione stavo facendo? Che cosa pensavo di scoprire?

- Era il padre di Michela. È il padre incestuoso di Elena. Appare e scompare. In un secondo è dentro di te e poi scompare per decenni. Nonno, Padre e Figlia: trinità infernale! Non conosce il tempo. È fuori del tempo. Non invecchia, lui. Non muore. Soffre in eterno. Soffia nel ventre delle donne e le sue creature sono dannate come lui. Elena è doppiamente dannata. Il demone venne di notte. Non visto. Mi prese nel mio letto. Venne a rivendicare il suo frutto. Il Diavolo è avido. Vuole anime ma anche corpi. Il Diavolo conduce i suoi figli nell’abisso. Senza Luce. È calore ed è gelo.

- Dov’è ora Elena?

- Nei sogni. Elena vive nei sogni. Michela è un sogno. Lui è l’Incubo. Lui è l’Abisso. La Bestia. Ma la Bestia non può dominare gli spiriti liberi. Non poteva dominare Michela. Non poteva e l’ha uccisa. Ora vuole Elena, ma non avrà neanche lei. È così dalla notte dei tempi. L’Incubo muore con l’alba. Elena vincerà Mefistofele. Elena troverà la strada.

- Come possiamo aiutarla?

- L’Amore sconfigge il Maligno. La porta aperta fa fuggire l’Incubo. La porta aperta lascia entrare l’Amore. La bambina potrà essere bambina. La donna potrà essere donna. Il sogno potrà essere riposo.

Quindi la vecchia cambiò espressione e, accigliandosi, prese a urlare con il volto contratto in una smorfia oscena:

- ASCOLTA! Senza l’Amore, l’Incubo non ha fine. La solitudine è il regno dell’Incubo. L’Incubo uccide. L’Incubo uccide! ASCOLTA!

Urlando se ne andò, quasi di corsa, curva, trascinando le pantofole con i piedi strascicanti. Sparì dietro l’angolo del corridoio. Rimasi lì fermo, in piedi. Incerto. Non capivo. Sentivo la voce della donna nella mia testa e qualcosa mi diceva che c’erano indizi in quelle parole insensate, anche se forse non c’era la verità. «Senza l’amore, l’incubo non ha fine! L’incubo uccide!» Era stato quando avevamo negato a Elena il nostro amore, che lei aveva peggiorato il suo comportamento paranormale. La solitudine è il regno dell’incubo! Ora che Elena era sola aveva anche lei degli incubi? Come viveva i nostri sogni? Se erano orrendi per noi, che siamo adulti, cos’erano per lei? Lei stessa era prigioniera dei suoi stessi sogni? Erano la rabbia, il dolore e la tristezza che la facevano diventare cattiva? Eravamo noi che la rendevamo malvagia? Chi era colui che la vecchia definiva Diavolo?

Feci i pochi passi che ancora mi separavano dal letto di nonno Giuseppe.

- L’ho sentita! - mi disse accogliendomi - ho sentito mia moglie che urlava nel corridoio. L’Incubo uccide! Gridava così - tacque un istante. - Dov’è Elena?

- Speravo potesse essere lei a dirmelo!

- È sola e disperata. Questo lo so. Non saprei dove sia. Ha fatto qualcosa di grave? È così disperata! Il rimorso la rode.

- Dopo che abbiamo rinunciato all’adozione, l’aveva presa un’altra famiglia. Anche loro non se la sono sentita di tenerla. Eravamo tutti troppo spaventati dai sogni che Elena ci faceva fare. L’hanno riportata all’orfanotrofio. Lei, però, è scappata. Se n’è andata. La donna che l’aveva presa dopo di noi è morta.

- In sonno?

- In sonno!

- Oh! Ohi ohi! – il vecchio si agitò nel letto con aria sinceramente addolorata, sembrava che oltre a essere dispiaciuto per la morte di Elisabetta, fosse sconvolto dalla piega degli eventi. Credo temesse per la sorte della nipote - Allora è peggio di come immaginassi. Mia moglie ha visto giusto. Il suo dolore deve essere davvero immenso! Povera piccina!

- Chi era suo padre? Dov’è? Forse potrebbe riprenderla lui.

- Suo padre? Io non l’ho mai visto. Mia moglie dice che è il diavolo.

- L’ha detto anche a me.

- Dice che è lo stesso uomo con cui ha concepito Michela.

- Michela non era figlia sua?

- Chi può dirlo. Come dicono i latini? Mater semper certa est, pater nunquam. Certo, quando tua moglie ti dice che non sei tu il padre, il sospetto ti viene. Solo che Matilde lo vede com’è? Come si può credere a quello che dice? Un uomo. Sempre lo stesso. Sempre bello e giovane. Un uomo che torna dopo oltre vent’anni e fa innamorare la figlia della stessa donna con cui l’aveva concepita! Demoniaco o impossibile, non trova? Non sono neanche sicuro che Matilde l’abbia davvero visto, il ragazzo di Michela. Magari somigliava solo a qualche suo ricordo. Chissà? Certo, Michela non è stata per molto con lui. Non ha mai voluto parlarne. Sono sicuro che fosse un amore passeggero. Una botta e via, come dicono i giovani - spiegò storcendo tristemente la bocca - quello che forse mi dispiacerebbe di più, se avesse ragione mia moglie, sarebbe di… non aver mai avuto veramente una figlia mia, di non aver mai avuto una nipote vera. Le ho amate, però, come se lo fossero state. Sì…

- Con Elena mi pare ci fosse molta sintonia. Vi somigliate.

- Elena si attaccherebbe a chiunque. È una bambina con un disperato bisogno di amore. L’avete visto. Ha bisogno di una famiglia. Ha sempre avuto bisogno di un padre e ora anche di una madre. Fatele riavere una famiglia e si placherà.

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