Carlo Menzinger
LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 27 In cerca daiuto

Titolo LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 27 In cerca daiuto
Illustrazione di Angelo Condello
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Pubblicata il 22/11/2011
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Note Ancora un capitolo da leggere e correggere. Spero abbiate ancora voglia di segnalarmi errori, refusi e possibili miglioramenti.

CAPITOLO 27

IN CERCA D’AIUTO

 
Secondo la dottrina idealista,
i verbi vivere e sognare
sono rigorosamente sinonimi
(Lo Zahir - Jorge Luis Borges)
 

Il mio bisogno di supporto era sintomatico delle mie condizioni di sconforto e confusione mentale. Fu tale bisogno a spingermi a contattare di nuovo, dopo aver coinvolto mia moglie, anche Nicola Scarpelli.

Forse avrei fatto bene a tenere quel poveruomo fuori da queste cose. La morte della moglie l’aveva già provato a sufficienza. La verità era che eravamo tutti scossi. Io giocavo a fare l’eroe, ma non stavo certo meglio di mia moglie o di lui.

Quando gli raccontai, con estrema titubanza e vergogna, del nostro incontro con la medium, invece di darmi del deficiente, si mostrò del tutto comprensivo e, anzi, si offrì di accompagnarci al prossimo appuntamento. Gliene fui grato. Quando si rasenta la pazzia, la compagnia è davvero importante. La solitudine ci fa sentire irrimediabilmente malati. Condividere la follia con qualcun altro, invece, ci fa sentire un po’ più normali.

Gli parlai anche della visita dell’investigatore. Mi confermò che era stato anche da lui. Si sentiva il sospettato numero uno. In effetti, essendo il marito di Elisabetta, era quello più vicino a una delle vittime. Dato che nessuno era al corrente della mia piccola avventura, i suoi rapporti con Maria dovevano sembrare del tutto simili ai miei. Mi ero fatto anch’io l’idea che Dilani sospettasse di me, ma forse aveva ragione a credere che sospettasse maggiormente di lui. Eppure era fuori strada in entrambi i casi. Noi lo sapevamo, sebbene non osassimo confessarcelo a vicenda.

Anche Nicola non aveva parlato dei poteri di Elena e degli incubi né con Dilani, né con nessun altro.

Gli dissi che l’ispettore sapeva del mio incontro con la maga.

  Non è mica vietato visitare medium, in questo Paese. Sei libero di farlo. Non può dirti nulla e non ci vedo nessuna connessione con la morte di Maria ed Elisabetta. Anzi, sai che ti dico: ci vengo anch’io, dalla tua maga. Magari riesco a parlare con Elisabetta! Non ci metteranno al rogo per questo.

  Al rogo no, ma così finirà per prenderci definitivamente per pazzi – constatai, ma non per questo lo fermai. Non so se il suo fosse coraggio o rassegnazione.

 

Mi recai così assieme a Giovanna e Nicola al secondo appuntamento con la medium, che, nuovamente, entrò in trance, con il suo solito rituale di occhi rivoltati all’indietro, sussulti, tremori, bava dalla bocca.

Questa volta, però, la osservai con minor scetticismo e, forse, persino con meno disgusto. Cresceva invece il senso di colpa, che sapevo venirmi dalle parole di Dilani.

Anche in questa seduta la donna prese a fare strani versi e dire cose senza senso o molto generiche. A un tratto, però, la sua voce cambiò. Sussultai nel sentirla parlare come Elisabetta. Un’imitazione perfetta, per come la ricordavo. Tenevo per mano mia moglie da una parte e Nicola dall’altro, per formare la catena. Sentii Nicola tremare.

- La bambina - mormorò la voce di Elisabetta - non è sola. È figlia dell’oscuro. È una creatura della notte. Il suo potere è immenso. Il suo potere è grande. La guida l’Incubo. Padre e figlia: un solo incubo. L’incubo  non ha fine. Non muore mai.

- Elisabetta! - Sussurrò Nicola - Come… Come sei morta?

- Il sogno uccide. Il sogno. Il sogno uccide. Uccide. Uccide. Ha ucciso. Ucciderà…

La medium sussultò. Tremò. Dalla gola le uscì un lungo fischio, una sorta di sibilo. Poi un lungo rantolo e cambiò voce.

Prese a parlare con quella che aveva usato l’altra volta. Quella che mi era parsa la voce di Michela.

- Elena non ha colpa. Elena è buona. Elena. Elena. Oberon è il male. Oberon è l’oscuro. Egli è il signore degli incubi. Egli domina il sogno. È lui. Lei è solo uno strumento. Cercate Oberon. Schiacciate Oberon. Cancellate Oberon. Uccidetelo.

La medium cambiò improvvisamente voce. Ora aveva un timbro maschile:

- Il Signore della Notte non può essere ucciso. Il Signore non può morire.

Tornò l’altra voce, quella di Michela:

- Lui è l’Oscuro. La Luce uccide le Tenebre. L’Acqua spegne il Fuoco.

Quel conflitto di anime stava sfiancando la medium, che sembrava agitatissima, tossì, roteò gli occhi, urlò e si risvegliò.

 

Il fatto che citasse il nome della bambina non mi meravigliò, dato che la maga lo conosceva già. Fu, invece, di grande effetto l’imitazione di Elisabetta, che la donna certo non conosceva, e quell’accavallarsi fregoliano di voci diverse. A cosa stavano servendoci queste sedute? Non imparavamo nulla di nuovo. Servivano solo a minare la mia razionalità e la mia fede nella scienza. Cominciavo a credere a quelle assurdità di medium, spiriti e demoni.

«Cercate Oberon!» Eravamo lì proprio per quello: trovare Oberon. Che cosa dovevamo fare? Come potevamo trovarlo? Non avevamo risposte. Essere esortati a farlo non ci aiutava. Avevamo bisogno d’indizi, d’informazioni, di una via da seguire.

 

La medium ci assicurò che avevamo bisogno di una nuova seduta. La pagammo e fissammo un terzo appuntamento. Cercai di ricapitolare quello che avevamo appreso: gli spiriti ci consigliavano di annientare questo misterioso Oberon e ci dicevano anche come, seppur in modo alquanto sibillino. «La Luce uccide le Tenebre. L’Acqua spegne il Fuoco».

Alludeva a qualcosa, in particolare? Dovevamo andare in giro con una torcia e una borraccia? E le corone d’aglio? E i paletti di frassino? Che razza di consigli! Cosa mi aspettavo, del resto, da una medium e tre fantasmi?

 

Quella notte sognai Elisabetta. La donna aveva lineamenti vaghi e un abito lungo e bianco, come a volte s’immaginano gli angeli o certi fantasmi. L’ambientazione del sogno era altrettanto confusa e indefinita. Forse una stanza. Una qualunque. La donna sussurrava con una voce che sembrava venire da molto lontano.

  Guardati da Oberon! Guardati dall’Incubo di carne.

In quell’istante apparve Oberon e la donna fuggì, svanendo. Oberon mi corse incontro con aria maligna. Cominciai a correre per sfuggirgli. Sentivo che mi veniva dietro. Anche Oberon aveva la consistenza di un sogno ma, mentre correvamo, mi pareva sempre più reale e con lui ogni cosa attorno a noi sembrava sempre più vera. Sentivo il rumore dei suoi zoccoli caprini dietro di me.

Mi trovai a correre in un vicolo bagnato. Pioveva. Le pareti del vicolo avevano finestre chiuse da imposte mezze rotte e intonaci cadenti. Oberon era sempre più vicino. Davanti a me il vicolo si apriva in una piazza con una chiesa dall’aria abbandonata.

Se Oberon era il diavolo, forse la chiesa poteva essere un buon rifugio. Non credevo in Dio. Non credevo neanche nel Diavolo. Dato, però, che questo m’inseguiva, la mia fede subì una svolta e con essa i miei passi. Scartai sulla destra ed entrai. Oberon stava quasi per prendermi, ma si fermò sull’uscio. Mi parve di scorgere con la coda dell’occhio un suo gesto di stizza.

La chiesa era vuota, gotica, con alte navate. C’era odore d’incenso. Avanzai lentamente, sia per riprendere fiato, sia per la soggezione del luogo. C’era un silenzio spettrale. Poi, lentamente, dal pavimento parve emergere un canto, come di numerose suore. Era un coro sommesso. Appena percettibile. Come la musica aumentava di volume e intensità, così dal lastricato di pietra, andava emergendo una nebbiolina umida che, presto, riempì le tre navate e salì verso le volte a sesto acuto del soffitto. In breve la nebbia mi nascose ogni cosa alla vista. Quando si diradò, mi accorsi di non essere più in chiesa, ma in campagna. Sulla sinistra vidi del fumo emergere da un villaggio lontano, sulla destra c’era una donna che camminava con aria sconvolta, allucinata. I suoi abiti e i capelli erano bruciati e il volto e le mani erano ustionati. Pareva sfuggita a un incendio. Si girò verso di me. Aveva il viso di Giovanna, mia moglie. I suoi abiti medievali erano di foggia maschile e sembrava più Giovanna D’Arco che non la donna che avevo sposato qualche anno prima. La chiamai:

  Qui êtes-vous? – mi chiese in francese.

Notai che tra le braccia teneva un bambino di pochi mesi, con il volto coperto da un cappuccio. Mi avvicinai per vederlo meglio e con la mano sollevai la stoffa che gli copriva il volto. Sobbalzai nel vedere non il volto di un bambino di pochi mesi, come le sue dimensioni lasciavano immaginare, ma quello di una bambina di circa quattro anni: Elena! La fissai atterrito, poi alzai lo sguardo su Giovanna, ma non era più né Giovanna D’Arco sfuggita al rogo, né mia moglie, ma Michela, la ragazza della stazione, l’amante di Oberon.

 

La mattina, risvegliandomi, decisi di andare in chiesa. Come dicevo, mi consideravo ateo, ma gli avvenimenti degli ultimi tempi stavano mutando la mia visione del soprannaturale.

Mi parve che il sogno contenesse l’indicazione di una strada da seguire per risolvere i nostri problemi.

Era ancora presto e la parrocchia, a quell’ora, era frequentata solo da alcune anziane signore.

Cercai un prete e chiesi di confessarmi. Non per liberarmi dal peso dei miei peccati, ma per parlare di Elena e Oberon.

  Qualunque cosa le dirò, padre, è coperto dal segreto del confessionale, vero? – chiesi.

  Certamente. Puoi parlare liberamente, figliolo.

  Lo so che questo non è necessario, ma potrebbe giurarmi che non dirà a nessuno nulla di ciò che le riferirò.

  In effetti, non sarebbe per niente necessario, ma se questo ti fa stare più tranquillo, lo giuro. Giuro che non riferirò a nessuno niente di ciò che ora mi dirai. La riconciliazione è un sacramento. Che cosa pesa sul tuo cuore?

  Grazie.

  È molto che non ti confessi?

  Anni. Decenni, direi, ma non sono qui per confessare i miei peccati…

  No? Ma…

  Ho bisogno di parlarle di qualcosa che riguarda il diavolo.

  Il diavolo?

  Non saprei da dove cominciare.

  Prova a raccontare dall’inizio.

  Non saprei. Sarebbe una storia troppo lunga. Quello che vorrei sapere è… è possibile che il diavolo abbia assunto sembianze umane e che mi tormenti in sogno?

  Cosa intendi esattamente?

  Qualche tempo fa ho incontrato una piccola orfana di quattro anni. Impietosito, l’ho presa in casa mia. Non so, però, se fu per vera pietà che l’ho presa.

  Provavi desideri particolari nei suoi confronti?

  No. Non è questo. Era come se non fossi io a volerla adottare. Era come se fosse la bambina stessa a guidare la mia volontà.

  In questo ci vedrei, forse, più la volontà del Signore, che ti ha spinto a compiere un’opera buona – tentò di confortarmi benevolo, ma sentivo il sospetto nella sua voce.

  Potrebbe essere, ma poi ho scoperto che quella bambina s’insinua nella mia mente.

  Fai pensieri impuri?

  No, le ripeto. La questione è un’altra. Non sono un pedofilo. La bambina mi appare in sogno. È come un incubo. Uno di quei demoni dell’antichità, ha presente? Una sorta di folletto, non l’incubo come l’intendiamo comunemente oggi, nel senso di cattivo sogno. Una sorta di piccolo demone. Sembra vera, anche se è solo un’immagine. Pilota i miei sogni, quelli di mia moglie e di mia figlia. Avevamo paura e l’abbiamo resa all’orfanotrofio.

  Paura di una bambina? L’avete abbandonata?

  Paura dei suoi poteri. Mi chiedo se non sia… posseduta da qualche demonio. L’ha presa con sé una nuova coppia e lei ora è morta, la donna che l’aveva in affido, intendo. Credo l’abbia uccisa la bambina… in sogno.

  Come potrebbe…? Il Signore dà la vita e il Signore la riprende… Neanche Satana può disporre della vita umana.

  E poi io ho avuto una breve storia con la sua assistente sociale e ora anche lei è morta…

  Avete peccato assieme …

Annuii veloce. Non era quello il punto.

  Poi è comparso suo padre, il padre della bambina… in sogno… e credo che sia il diavolo…

  Forse è solo un sogno. Io credo tu abbia bisogno di riposo. Forse queste due morti ti hanno un po’ scosso e…

  Questo è quello che mi avrebbe detto uno psicologo. Io sono entrato in chiesa per avere… per sapere qualcosa… come posso difendermi dal diavolo?

  Con la fede. Con la preghiera. Con una vita rispettosa di Dio e dei suoi comandamenti. La luce della Fede cancella le tenebre del male. Prega. Prega molto.

La luce cancella le tenebre. Di nuovo quell’idea, la stessa che avevo sentito dalla medium.

  Non credo di avere fede sufficiente.

  Però credi nel diavolo?

  Non so più cosa credere. Non so più in cosa credo. Non credevo in nulla che fosse soprannaturale. Non in Dio, non negli angeli, non nei santi e tanto meno nel diavolo, nei demoni, nei fantasmi o nelle creature delle tenebre. Ora, però, stanno succedendo cose troppo strane. Ho consultato una medium…

  Non credo sia quella la strada…

  Mi dia allora lei un’indicazione! Mi dia uno strumento per difendermi, per difendere la mia famiglia, per aiutare quella bambina. La Chiesa dovrebbe intendersene dei diavoli, dovreste conoscere la concorrenza, no?

  A parte i sogni, la bambina si comporta in modo normale? – rispose ignorando la provocazione.

  Assolutamente. È la bambina più dolce del mondo... di giorno.

  Credo allora che tu debba cercare in te la risposta. Leggi il Vangelo. Rifletti sulle parole di Cristo. Caccia i pensieri oscuri. Cerca la pace dell’anima. Vedrai che tutto questo finirà. La preghiera, molta preghiera, aiuta a ritrovare la tranquillità dell’anima. Comincia ora con un Padre Nostro e tre Ave Maria. Ripetili ogni giorno. Ti daranno serenità. Torna a parlarmi. Torna in chiesa.

 

Mentre mi allontanavo dal confessionale, il silenzio dell’edificio fu cancellato da un coro femminile, che proveniva da qualche spazio  che non riuscivo a vedere. Come nel sogno. A ogni passo aumentava di volume.

Sulla porta una donna con una bambina in braccio mi chiese l’elemosina. Non la guardai in volto per paura di riconoscerci il viso di Giovanna.

 

Mi allontanai dalla chiesa con un forte senso di frustrazione e una gran confusione in testa. Mi pareva di non aver concluso nulla. Persino il prete dubitava della mia storia. Mi era parso più razionale di quanto non fossi io stesso. Più laico!

Andai in un bar e comprai una bottiglietta d’acqua. Ne bevvi un po’ e buttai il resto. Rientrai in chiesa e la riempii di acqua benedetta. Sorrisi dentro di me, mentre lo facevo. Mi pareva un gesto molto sciocco, ma quella bottiglietta nella tasca della giacca mi diede un po’ di sicurezza. L’Acqua spegne il Fuoco, aveva detto la medium. L’acqua benedetta contro il fuoco dell’inferno. Medievale! Il coro riempiva con le sue arie l’intera navata. Quelle voci sterili mi davano i brividi.

 

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