Hélio Schwartsman
Il segreto di Avicenna

Titolo Il segreto di Avicenna
Il segreto di Avicenna un’avventura tra Brasile e Afghanistan
Autore Hélio Schwartsman
Genere Narrativa - Avventuroso      
Pubblicata il 27/01/2012
Visite 8971
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  123
ISBN 9788873883531
Pagine 248
Note Traduzione di Roberto Marras
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788873883746
Prezzo eBook 5,99 €
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La trama racconta l’incredibile e avvincente storia di una spedizione di Brasiliani che attraversa l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan alla ricerca di una biblioteca perduta che custodisce “tutto il sapere di tutti i popoli”.

La vicenda narrata rappresenta una intuizione profetica sul futuro dell'area descritta, diventata in seguito protagonista nella scena mondiale. Lo stesso autore non immaginava quanto il suo scrivere avrebbe potuto essere paradigmatico della nostra epoca.

Questo romanzo ha riscosso, in Brasile un notevole successo. Il suo autore, che si segnala per la sua ironia ed erudizione, è considerato tra i più interessanti della recente letteratura brasiliana.

Prima di tutto, è stato un piacere scoprire, leggere - per la prima volta dieci anni fa, quando vivevo in Brasile - e poi tradurre questo romanzo.

La penna sferzante dell’autore, sarcastica, satirica, condita da un compiacimento quasi morboso per l’erudizione e il tratteggio psicologico politically not correct, fa del suo romanzo un’opera gustosa e intelligente, a cui si perdonano volentieri certe estrosità scenografiche, anzi volute, allo scopo di accentuarne il carattere quasi picaresco, che ricorda talora lo stile sardonico di Voltaire nel suo Candide.

Hélio Schwartsman, in Brasile peraltro celebre e spesso scomodo editorialista della prestigiosa testata giornalistica Folha de São Paulo, la maggiore del grande Paese lusofono dell’America Latina, va sicuramente annoverato tra i più rappresentativi dei nuovi autori brasiliani, che, invero senza alcuna polemica, ma semmai con un sorriso sornione, si allontanano senz’altro dai canoni internazionalmente accettati per definire lo scrittore brasiliano, quelli, per intenderci, che prendono spunto da modelli quali Jorge Amado e João Guimarães Rosa, autori diversissimi tra loro e molto più complessi, ma, agli occhi di un europeo o di un americano, comunque cantori di un Brasile epico che affonderebbe la sua cultura solo nel sertão o nelle colorate e colorite città baiane, senza dimenticare naturalmente gli altri soliti cliché: l’Amazzonia, il Carnevale di Rio e, non ultimi, il calcio e le procaci Oba Oba.

Nel Primo Mondo non ci siamo ancora del tutto affrancati, rispetto al Brasile - invero Paese in crescita e destinato probabilmente a superare in breve qualche G8 -, della visione “tristi-tropicista” che è prevalsa nell’analisi di Claude Lévi-Strauss e che oggi giustamente è criticata anche da intellettuali francesi come Serge Gruzinski.

Il famoso antropologo, infatti, nonostante abbia dimostrato di conoscere bene per esempio São Paulo - già ai suoi tempi e ancor più oggi mostruosa metropoli industriale, dove operano, tra le altre, molteplici imprese italiane -, ha finito per trasmettere all’Occidente una nostalgica immagine esotica di questo immenso e variegato paese, che, oltre agli indios e ai macumbeiros, ha in realtà prodotto anche intellettuali del calibro del pedagogo Paulo Freire, dello storico e sociologo Sérgio Buarque de Holanda, dell’antropologo e scrittore Darcy Ribeiro, dei “Teologi della Liberazione” Frei Betto e Leonardo Boff, tanto per citare - e etichettare incompiutamente - pochi tra i tanti nomi che non sfigurano di certo al cospetto dei grandi nomi europei e americani.

Ma c’è di più: Hélio Schwartsman in questo romanzo è stato davvero profetico, come già aveva scritto l’editore brasiliano Luiz Fernando Emediato, che però allora nemmeno poteva immaginare quanto fosse vera questa affermazione.

La protagonista del romanzo, cioè la cittadella segreta sulle sperdute montagne tra Afghanistan e Pakistan che cela straordinarie e impagabili risorse scientifiche e alla ricerca della quale si lanciano vari gruppi concorrenti (tra cui quello brancaleonico brasiliano), è una sorta di mito della nostra società globale iperindustrializzata. L’esistenza di un luogo del genere, infatti, appagherebbe certo non poche aspirazioni tra quelle covate dai potenti della Terra, ma concretamente si rivela come un’allegoria delle risorse di idrocarburi per le quali da dieci anni, da quando è stato pubblicato - prima - il romanzo, gli USA di Bush jr si sono lanciati, trascinandovi tutto l’Occidente, nell’invasione del Paese centrasiatico con il pretesto di vendicare l’attentato delle Twin Towers.

È notevole, in tal senso, come il romanzo rievochi gli stessi luoghi in cui Kipling aveva ambientato il suo racconto lungo L’uomo che volle essere re, rappresentativo di un analogo mito funzionale sempre al primato occidentale, che allora, in quello specifico caso e tempo, si chiamava colonialismo britannico.

E fa ridere, ma non troppo, come sia nel romanzo, sia nella realtà, le spedizioni in Afghanistan siano tutto sommato un fiasco, anche se, nella realtà, Obama, com’è ben noto, ha recentemente dichiarato al mondo di essere riuscito a uccidere Osama, che però, come detto, non era lo scopo quanto il pretesto.

Né si può evitare di notare come l’evocazione di un disastro nucleare provocato da un terremoto (o da un terrorista senza scrupoli?) da parte di Schwartsman anticipi di molti anni il reale disastro di Fukushima e il conseguente ridimensionamento degli apprendisti stregoni e speculatori vari che giocano con cose più grandi di loro e soprattutto con la vita altrui.

Insomma, questo romanzo di Hélio Schwartsman riserverà senz’altro delle piacevoli sorprese al lettore italiano, che scoprirà un raffinato osservatore e stigmatizzatore della cultura occidentale contemporanea - castigat ridendo mores! - e anche un abile narratore di genere avventuroso. E imparerà a capire che in Brasile non ci sono solo il calcio e il carnevale di Rio.

Roberto Marras

 

1

 

ANDRÉ MARON ERA un soggetto normale: stupido e felice. Forse non felice in quel senso pieno dei poeti, ma viveva allegramente, era appagato e affermato. Dava lezioni di Storia all’Università ***. Aveva intrapreso la carriera accademica precocemente: laureatosi a 21 anni, a 23 aveva già conseguito un posto di professore associato al Dipartimento di Storia del Medio Oriente, con le incombenze di dar lezione e di continuare a preparare la dissertazione di dottorato. Il fatto di non aver ancora concluso la tesi, 15 anni dopo, non lo perturbava.

Grazie alla sua amicizia con il Professor Imamiah, il titolare della cattedra, e al prestigio di cui godeva tra gli alunni - non bocciava mai nessuno -, la sua posizione non era minacciata.

Fu in un giorno piovoso di fine primavera che cominciò la sua formidabile avventura. Stava uscendo spensierato dal vespasiano. Non aveva lavato le mani. - Tanto non c’è nessuno! - disse tra sé. Aveva appena concluso l’ultima lezione serale del venerdì e la Facoltà era deserta. I suoi pensieri erano tutti votati al fine settimana: la serata - e la notte! - con Hedi, la grigliata da Carneiro, correggere prove. D’improvviso, sentì il frastuono di una finestra che andava in frantumi proprio accanto a lui. Fece in tempo a scorgere un volto che correva verso il parcheggio. - Maledetti vandali! - pensò. Quindi s’imbatté nell’arma del delitto, una pietra un poco più piccola di una palla da tennis giacente ai suoi piedi. - Uhm, basaltica! - sentenziò. - Bytownite, credo! - soggiunse, mentre la maneggiava per esaminarla più da vicino. Un nuovo rumore gli sviò l’attenzione. Era Pedroso, il sorvegliante, che, richiamato dal fracasso, accorreva, trafelato. Rapidamente, mise il minerale nella tasca dell’impermeabile e si congedò, non senza raccomandargli di assicurarsi contro nuovi attacchi.

Durante tutto il fine settimana, anche quando Hedi lo conduceva a vivere deliziosi incanti lubrici, quel pezzo di roccia non gli usciva dalla testa. Qualcosa lo intrigava. Non c’erano minerali del gruppo dei feldspati in quella regione. La pietra, pertanto, era stata portata lì da lontano. - Ma perché qualcuno si darebbe la pena di trasportare questo sasso per centinaia di chilometri soltanto per frantumare una vetrata? - si chiese. Insomma, c’era qualcosa di strano in quella faccenda. André decise di esaminare meglio l’oggetto. Balzò giù dal letto durante uno degli intervalli di Fantastico, corse all’impermeabile e tirò fuori la roccia dal fondo della tasca. Manipolandola, si accorse di un incavo. Al suo interno scorse un pezzo di carta che conteneva un messaggio:

 

Affezionato amico,

Aspiro ardentemente ad appuntamento a domani appresso attività accademiche. Accesso australe all’ateneo. Argomento: accettare arrischiata avventura. Abbiamo antichità araba afferente acropoli ascosa. Apprezzo aiuto.

Amabilmente

 A.

 

André ne rimase attonito. - Carta opaca! - balbettò. - Grammatura 100!, forse 120! - aggiunse. Ma com’è che sono riusciti a infilare questo po’ po’ di pezzo di carta dentro a un tale pertugio? - si domandò. Il fatto che tutte le parole del biglietto cominciassero con a non lo sorprese tanto. - È ovvio: il mittente si firma A.! - considerò. Decise che sarebbe andato all’appuntamento, sebbene non avesse capito bene quando presentarsi. Il messaggio diceva “a domani appresso attività accademiche”; André aveva ricevuto la pietrata venerdì; ma sabato e domenica non c’è lezione. - Ciò può significare solo che il misterioso A. è matto come un cavallo oppure che sapeva che io avrei trovato il biglietto solo la domenica - concluse. Un brivido gli percorse la spina dorsale.

Il lunedì l’alba era piovosa. André era ansioso. Aveva sentito strane premonizioni in relazione all’appuntamento per tutta la notte. Il tempo non passava più. Diede le lezioni mattutine. Si recò all’entrata Sud del campus. Niente. Solo il movimento ordinario delle automobili e dei pedoni che facevano jogging o che portavano i cani a fare i loro bisogni. Ritornò al suo ufficio. Tentò di leggere un libro, ma gli era impossibile concentrarsi. Ammazzò il tempo vagando per la facoltà fino a sentire la campanella che annunciava l’inizio delle lezioni serali. In aula fu capace soltanto di ripetere meccanicamente quanto aveva detto la mattina, finché l’orologio alla fine non segnò le 23:00.

André parcheggiò presso il portone Sud, dove godeva di una visuale favorevole. C’era soltanto una donna che portava a passeggio il suo cane. - Levriero afghano! - esclamò. - Maschio! - aggiunse, dopo averne osservato il modo di urinare. - Non più di due anni - concluse dopo aver valutato l’entusiasmo dell’animale durante la passeggiata. - Alta concentrazione di sperma - stabilì, apprezzando l’eccitazione generale del cane. La donna e il cucciolo ben presto uscirono di scena. La concentrazione di André tornò quindi sulle macchine che passavano. Fissava ogni automobile come se il suo sguardo fosse in grado di trasformarla nel veicolo giusto. Attese in questa situazione cinque minuti circa. Una pioggerella fine fine insisteva a cadere. Improvvisamente, una delle poche macchine parcheggiate lampeggiò. André fece un respiro profondo e abbandonò il suo posto di osservazione, dirigendosi verso una Fiat rossa che lo aspettava già con la portiera aperta. Si sedette sul sedile anteriore sinistro e l’automobile partì.

André tentò pure di intavolare una conversazione con l’autista, un tipo alto, magro, dallo sguardo torvo, il naso storto e gli occhi sin troppo prossimi tra loro. Tentò di sapere se fosse lui il Sig. A., dove stessero andando, se mancasse molto, ma le sue domande ebbero come risposta soltanto gesti e monosillabi indistinti. Quando finalmente arrivarono a una casa fatiscente già quasi fuori città, fu condotto attraverso un corridoio stretto e umido in una sala scura.

- Bene, vedo che siete già tutti qui. Penso che possiamo cominciare. - La voce era tronfia, le parole esageratamente ben scandite, come quelle di un presentatore di telegiornale. - Sono sicuro che tutti siete ansiosi di conoscere il Signor A., ma, purtroppo, alcuni imprevisti gli hanno impedito di essere qui con noi oggi. Mi ha incaricato di porgervi le sue scuse. - Quando i suoi occhi si abituarono alla scarsa illuminazione, André poté identificare altre quattro persone nel recinto, oltre a sé stesso e all’anfitrione, un uomo di circa 45 anni, corpulento, ben vestito, dalla gestualità decisa e marcata, barba impeccabilmente curata. Gli fece venire subito in mente la figura di un tenore in serata di gala a Bayreuth mentre canta Wagner per una platea di ebrei. André rise della sua immaginazione.

- Come tutti sapete, ci troviamo qui per trattare una questione di notevole rilevanza. Circa due mesi fa siamo entrati in possesso di un antico manoscritto arabo - e, per favore, perdonatemi se per ora non vi fornisco dettagli -, il quale si riferisce all’esistenza di una città perduta sulle montagne tra Afghanistan e Pakistan, la quale abbiamo ragione di credere che sia rimasta intatta e che serbi tesori tali che trovarla consisterebbe nella maggior scoperta archeologica dai tempi del rinvenimento della città di Troia. Perché la Signora e i Signori ne abbiano un’idea, il papiro cita specificamente una biblioteca che custodisce “tutto il sapere di tutti i popoli”. Scontate le fioriture linguistiche, ci troveremmo comunque di fronte a un insieme di migliaia di opere prodotte o tradotte da autori arabi soprattutto durante il califfato abbaside, un periodo di effervescenza culturale decisivo tanto per la civiltà orientale quanto per quella occidentale.

- Deve essere matto! Ho passato gli ultimi 20 anni della mia vita a leggere tutto sulla dinastia abbaside e mai ho visto alcun riferimento a questa biblioteca! - pensò André, lasciandosi scappare un gesto di impazienza.

- Per favore, non siate tanto scettici. L’assenza di menzioni storiografiche di un centro tanto importante - continuò l’uomo, come se avesse letto i pensieri di André - si spiega con il fatto che la città è stata una sorta di rifugio segreto. È stata infatti fondata dal noto leader rivoluzionario Abu Muslim, quando si rese conto che aveva i giorni contati, dato che era diventato troppo potente perché fosse tollerato dai suoi sovrani, che lui stesso aveva aiutato ad assurgere al potere. Come tutti sanno, Abu Muslim venne giustiziato e non ha avuto l’opportunità di utilizzare la città come rifugio quando più ne ebbe bisogno, ma alcuni tra i suoi seguaci, soprattutto musulmani non arabi, che detenevano uno status inferiore rispetto a quello delle genti arabe, la preservarono e la ampliarono, potenziandone la biblioteca e il suo patrimonio di opere. Temevano che le loro origini persiane o turche li avrebbero messi nei guai. Sono stati previdenti riguardo al rischio che le opere non rigorosamente islamiche avrebbero corso durante momenti di maggiore intolleranza religiosa.

- Ma lasciamo un po’ da parte la storia. Come già deve essere chiaro a tutti, alla Signora e ai Signori, vi trovate qui in quanto invitati a partecipare alla spedizione che stiamo organizzando. Avremmo gradito abbordarvi individualmente, in modo meno eterodosso, ma esistono certe circostanze che ci hanno forzato a montare questo piccolo circo di agenti segreti. Vi anticipo che non siamo soli in questa impresa; ci sono, beh!…, diciamo dei concorrenti. - Per la prima volta l’anfitrione parve leggermente inquieto, ma André non ci fece caso; la sua attenzione era rapita da una inebriante presenza femminile, le cui forme flessuose, ben tornite, richiedevano ai suoi occhi intenti a contemplarle uno sforzo notevole nella lotta contro la penombra.

- Posso assicurarvi che, se avremo successo, il compenso pecuniario che vi spetterà sarà congruamente significativo, oltre a garantirvi, è chiaro, la priorità nella ricerca del materiale reperito. So che è inconsueto e poco appropriato, ma è necessario che tutti voi, Signora e Signori, mi rispondiate subito se intendete partecipare… sapete, le circostanze…

- Sono desolato, ma ho già altri impegni precedentemente assunti. Sono lusingato del fatto di essere stato scelto, ma, purtroppo… - annunciò un po’ trepidante uno dei presenti.

- Capisco, Dottor Nekr, il Signore non ci deve alcuna spiegazione. Abbiamo pensato che sarebbe stato disponibile, ma vedo che non ci siamo informati correttamente. Le chiediamo scusa per ogni inconveniente. Mi occuperò di farla accompagnare… Brandão, Brandão! Porti il Dottor Nekr dove desidera e proceda come d’accordo. Si ricorda, vero? - Brandão, l’uomo che aveva fatto da autista ad André, abbandonò per un istante la sua aria sinistra e sembrò sorridere. I due uscirono.

- Dal momento che voi quattro sarete dei nostri, procederò con le presentazioni. La Dottoressa Ana Tsauberberg - proseguì la voce, additando una bellissima donna (la stessa che aveva richiamato l’attenzione di André) di poco più di trent’anni, capelli castani chiari molto corti, carnagione lievemente olivastra e occhi verdeggianti - è PhD ad Oxford, specializzata in Storia della Civiltà Persiana. - Lei sorrise, ergendo, ma non troppo, il lato sinistro della giuntura delle sue labbra carnose e esibendo zigomi ben proporzionati, quasi salienti.

- Alla mia sinistra, il Professor André Maron - continuò l’anfitrione. - Anche lui è storico; è dotato di una cultura enciclopedica che, ne sono sicuro, ci sarà molto utile. - André rispose con un cenno, alzando la mano destra con il palmo aperto e annuendo leggermente col suo viso tondeggiante. Pensò di spiegare che, sebbene conoscesse il mondo preislamico, non avrebbe potuto esserne considerato uno specialista, ma decise di rimandare la questione a momento migliore, come era suo costume.

Nello stesso istante, uno dei presenti fece cadere il posacenere in cui stava spegnendo una sigaretta. Si curvò per raccoglierlo, rivelando spalle larghe che contrastavano con un corpo snello, elegante. I capelli lunghi, quasi sino alle scapole, e un amabile sguardo distante gli davano un’aria da Cristo siriaco. - Scommetto che si fa le canne - pensò André. - Il Dottor Scott Wallace sarà il nostro archeologo - continuò il “tenore”. - Il Dottore è inglese. Si trova qui per lavorare agli scavi di São Raimundo Nonato, e alla datazione di questo importante sito. - Scott salutò per pura obbligazione, mentre cercava un posto sicuro per il posacenere, lasciandolo quasi cadere di nuovo.

- Infine, qui al mio fianco c’è il Dottor Américo Emmerich, linguista e filosofo, professore di diverse Università rinomate a livello internazionale. Parla più di 28 lingue ed è profondo conoscitore sia di idiomi semitici che indoiranici, una gioia rara, come vedrete.

- La spedizione sarà guidata dal Colonnello Muhammad Najibullah, veterano della guerra d’Afghanistan. È esperto dei luoghi e dei gruppi guerriglieri che si disputano il controllo della regione. Lo incontreremo a Teheran, dove il Signor A. si unirà a noi. Per concludere, permettetemi di presentarmi. Mi chiamo Aristágoras Amaral, segretario particolare del Signor A., a vostra disposizione.

- Ah, vedo che lo spuntino che ho disposto che ci preparassero è pronto. Servitevi a piacere, amici, servitevi! - insisté Aristágoras. - Bene, ci imbarcheremo per Teheran giovedì prossimo, con scalo a Francoforte. Date le circostanze, vi chiedo di mantenere lo scopo del nostro viaggio nel segreto più assoluto, pure tra i vostri familiari e amici. Riceverete tutti, opportunamente, i biglietti aerei e un fondo spese. Adesso vi lascerò in pace per consentirvi di conoscervi meglio. Molte grazie.

L’attenzione stava già cominciando a scemare, gli uni intenti alla caraffa del caffè, gli altri semplicemente tra le nuvole, quando la voce sonora di Aristágoras tornò a echeggiare per la stanza. - Mi stavo quasi dimenticando, un fattorino vi contatterà allo scopo di raccogliere i vostri passaporti in modo che provvediamo ai visti necessari. Vi saranno restituiti unitamente ai biglietti aerei.

 

* * *

 

- Molto bene, Walter, mi dica come si sta svolgendo l’Operazione Marburgo.

- Per il momento, abbiamo un agente in Brasile che sta seguendo tutto e siamo pronti a mobilitare un gruppo operativo in qualsiasi luogo e momento.

- Ma ha perso le tracce del Signor A., non è così?

- Non mi preoccuperei di questo! - disse l’omiciattolo visibilmente nervoso, asciugandosi con un movimento rapido dell’indice le gocciole di sudore che cominciavano a sgorgare copiosamente dalla sua enorme testa. - Il suo segretario non è ancora uscito dal Brasile, e lui non fa niente di rilievo senza il suo segretario - affermò, volteggiando i piccoli occhi tondi.

- Sarà meglio di no! Il successo di questa operazione è assolutamente vitale per la nostra organizzazione. C’è tutto il futuro della nostra industria in gioco. Stiamo parlando di centinaia di miliardi di dollari!

- Ne sono conscio! Ma A. è furbo e sa che è sotto controllo. Ha preso dei provvedimenti… se lo prendessimo adesso, perderemmo tutto. La miglior cosa, per il momento, è attendere!

- Molto bene, Walter! Ma io esigo priorità assoluta per Marburgo e la considero personalmente responsabile del suo esito.

- Non la deluderò, Signor. B.!

 

La trama racconta l’incredibile e avvincente storia di una spedizione di Brasiliani che attraversa l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan alla ricerca di una biblioteca perduta che custodisce “tutto il sapere di tutti i popoli”.

La vicenda narrata rappresenta una intuizione profetica sul futuro dell'area descritta, diventata in seguito protagonista nella scena mondiale. Lo stesso autore non immaginava quanto il suo scrivere avrebbe potuto essere paradigmatico della nostra epoca.

Questo romanzo ha riscosso, in Brasile un notevole successo. Il suo autore, che si segnala per la sua ironia ed erudizione, è considerato tra i più interessanti della recente letteratura brasiliana.

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