Giorgio Boratto
Bourbon & Viagra

Titolo Bourbon & Viagra
Autore Giorgio Boratto
Genere Narrativa - Erotico      
Pubblicata il 06/11/2012
Visite 10642
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  134
ISBN 9788873884088
Pagine 116
Note Copertina di Diana Lapin
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788873884491
Prezzo eBook 4,99 €
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Questo è un romanzo che racconta di Martin Hedger, un cantante country che ha tre passioni: la musica, il bere e le donne. Ad un certo momento della sua vita, si accorge di essere troppo vecchio per continuare una danza a base di Bourbon & Viagra, piena di imprevisti.  Con la scoperta di essere padre di un figlio illegittimo, al ritmo di una colonna sonora fatta di molte canzoni country, Martin Hedger cercherà di trovare un senso a tutto ciò che ha vissuto. Dietro il binomio Bourbon & Viagra si cela la bolgia di sentimenti che rimanda ad una umanità che conosciamo e vive in ogni parte del mondo.

Che fine farà il cowboy Martin Hedger, invecchiato consumandosi in km di asfalto ed erezioni ad ogni costo, pur di restare dentro il sogno americano? 

Nessuna indicazione, ma la sua vita è piena di indizi.

 

Sono le 4 del mattino e non riesco a prendere sonno. Questa è l’ora del lupo; per chi ha resistito e non riesce a prendere sonno, questa è anche l’ora dell’abbandono. È l’ora in cui i lupi attaccano. I lupi che mi tengono sveglio forse sono alcuni rimorsi. Eppure confesso che ho fatto tutto quello che volevo, ritenevo giusto per me e mi piaceva… che altro? Forse perché ora mi ritrovo solo in questa squallida camera di motel, mi sento di trarre delle conclusioni? Le mie 4 del mattino sono diverse da quelle dell’amico Faron Young: con It’s four in the morning, lui cantava che a quell’ora pensava a lei, all’amore… stronzate. 

Per lui le 4 del mattino erano l’alba. Ma quale alba?.. .cagate. 

Sarà perché ieri mi è andata a buca, stanotte sono incazzato. La buca me l’ha data Yvonne. Anzi lei la buca, nel senso del suo sesso, non me l’ha proprio data… fregate. 

Ogni notte, dopo il mio concerto, il mio spettacolo di canzoni country, riesco quasi sempre a rimorchiare qualche donna. Per me ormai è un’abitudine. Un’abitudine come le mie canzoni: sono sempre le stesse; sono quelle dei miei vent’anni, dei miei quaranta, dei miei cinquanta e ora che ne ho quasi settanta, le canzoni sono sempre quelle. È come se il tempo si fosse fermato. Io con il cappellaccio da cowboy -uno Stallion by Stetson- e la chitarra acustica, sono sempre in giro a cantare.

È stata mia figlia Maryann a mettermi davanti alla realtà: Papà, bisogna che ti dia una calmata. La calmata riguardava la mia vita sessuale. Praticamente quasi ogni notte, rimedio una scopata. Pochissime volte ho fatto cilecca. Va beh, è successo che lei leccava tanto ed io non concludevo: quelle rare volte le mandavo via con una scusa. Ma ci pensate? Ora con l’invenzione del viagra posso continuare la mia vita sessuale senza affanni. Allora? Forever young. Un’altra canzone del mio repertorio. 

 

Let’s dance in style / Let’s dance for a while/Heaven can wait we’re only watching the skies / Hoping for the best but expecting the worst / Are you gonna drop the bomb or not? / Let us die young or let us live forever / We don’t have the power but we never say never / Sitting in a sandpit / Life is a short trip / The music’s for the sad man / Forever young / I wanna be forever young / Do you really want to live forever? / Forever and ever / Forever young I wanna be / Forever young / Do you really want to live forever? / Forever, forever

Balliamo con stile / danziamo ancora per un po’ / Il paradiso può attendere, stiamo solo guardando il cielo / Sperando per il meglio ma aspettandosi il peggio / Hai intenzione di far cadere la bomba o no? / Moriamo giovani o viviamo per sempre / Noi non abbiamo il potere, ma mai dire mai/ Seduto in una cava di sabbia / La vita è un breve viaggio / La musica è per l’uomo triste / Forever Young / Per sempre giovani / Voglio essere per sempre giovane / Vuoi davvero vivere per sempre? Per sempre. Per sempre giovane, voglio essere per sempre giovane / Vuoi davvero vivere per sempre? Per sempre, per sempre. 

 

Il viagra è stata una bella scoperta. Un elisir di giovinezza. Questa è la mia droga. La droga per un’altra droga: il sesso. Le pillole azzurre le porto sempre con me. Già, il sapere che ho la mia scatolina mi aiuta nelle performance sessuali. Non capisco quei cantanti che si fanno di cocaina, amfetamine o roba del genere; io vado sul tranquillo. Non capisco in generale chi si droga.

Dico questo anche a discapito della mia somiglianza fisica a Timothy Leary. Lo dicono i miei estimatori. Così mi vedono alcuni fans. Leary era uno psicologo. Un’altra storia. Per lui c’era lo studio del comportamento umano nell’ambito dell’evoluzione. Io canto semplicemente i comportamenti umani nell’ambito dei sentimenti. Anche questi ultimi hanno una chimica: quella che produciamo noi. La chimica del viagra poi è buona. Viene in soccorso ai miei pensieri erotici. 

 

Mia figlia è una rompicoglioni. 

Dopo sposata è andata a vivere in Italia e non si fa sentire spesso; ciononostante non manca di rompere. Durante le telefonate non perde occasione per dire:

 

-Papà, sei un drogato e non te ne rendi conto… 

 

invece sì che lo so: la mia droga è ficcare la faccia tra le gambe della donna di turno e godere. In qualsiasi posto.

 

Ora sono in questo motel alla periferia di Shelbyville nel Kentucky. Ieri sera ho fatto il concerto da Claudia Sanders, è un dinner house molto frequentato: il proprietario si pregia di fare il miglior pollo fritto degli USA. Sarà. Io non l’ho digerito. Sarà. Per questo ho una sete maledetta. Mi sono alzato già innumerevoli volte per bere. Acqua, solo acqua. 

Con Yvonne ieri sera ho bevuto troppo. Ci ho dato dentro. Prima birra e poi siamo andati sul pesante: Bloody Mary e Martini dry. Basta. In questa zona degli Usa esiste una specie di proibizionismo e gli alcolici girano clandestinamente. Paradossi americani. Ad appena 70 miglia da qui, un’ora d’auto, c’è la patria del bourbon. I cocktail ce li siamo preparati al tavolo. Un amico ci aveva fornito l’occorrente: gin, whiskey e martini… il succo di pomodoro quello lo avevano al bar. Insomma abbiamo alzato, come si dice, il gomito. Sarà per questo che lei ad un certo punto è sparita. Forse ho sparato qualche cazzata delle mie. Qualche complimento pesante sul suo culo o sulle tette. Non penso però sia stato quello il motivo. Lei se la rideva. La sua bocca con quei denti bianchi e perfetti mi arrappava ancora di più. Credevo di avere il pompino assicurato e invece… 

 

Mi presento: sono Martin Hedger, un folks singer, un cantante di musica campagnola, music country; un cantante con stivali e cappello. Viaggio sulle orme di due grandi: Willie Nelson e Johnny Cash. 

Johnny Cash è più vecchio di me di 10 anni, ho avuto modo di seguirlo e anche di incontrarlo. Ho fatto persino la richiesta di entrare nel gruppo degli Highwaymen… il gruppo con i quattro grandi esponenti di questo genere musicale, composto da: Johnny Cash, Willie Nelson, Waylon Jennings e Kris Kristofferson. Loro erano troppo importanti. 

È dalla metà degli anni ‘60 che giro il Nordamerica e ancora non mi sono stancato. Insomma ho i miei cavalli di battaglia che mi tengono su. Sono le canzoni che interpreto da molto tempo e che continuano a piacere. È per questo che ho i fans, e soprattutto le fans da cui pesco la compagnia per la scopata quotidiana. 

 

I miei eroi sono sempre stati i cowboys. In fondo è così.

My Heros Have Always been cowboys. Willie Nelson lo cantava.

 

Cowboys are special with their own brand of misery, from being alone too long. 

 

I cowboys sono speciali per il proprio marchio di miseria e nello stare soli a lungo. 

 

I grew up a-dreamin’ of bein’ a cowboy, And Lovin’ the cowboy ways. / Pursuin’ the life of my high-ridin’ heroes, I burned up my childhood days. / I learned of all the rules of the modern-day drifter, / Don’t you hold on to nothin’ too long. / Just take what you need from the ladies, then leave them,

With the words of a sad country song. / My heroes have always been cowboys. And they still are, it seems.

 

Sono cresciuto nel sogno di essere un cowboy, amando le loro maniere. / Sopra le foto di quei cavalieri eroi, ho bruciato la mia infanzia. / Ho imparato tutte le maniere del moderno vagabondo, / non tenere niente troppo a lungo. 

Basta prendere quello che ti serve dalle signore, / poi lasciarle, con le parole di una triste canzone country. / I miei eroi sono sempre stati i cowboy. 

E lo sono ancora, a quanto pare.

 

 

 

Negli anni ‘60 ho inciso alcuni dischi: erano mie canzoni che si sono piazzate all’84° e 101° posto della classifica americana. Un successo. Quelle mie canzoni sono nel mio repertorio insieme ad altre centinaia di altri cantanti country. Quelle canzoni le scrissi quando avevo 20 anni. Per la prima canzone avevo buttato giù parole e musica. Per me era poesia pura. Si intitolava: Mi sei rimasta nel cuore. Il battito del cuore è un toc toc alla tua porta. È bastato che l’aprissi una volta e mi sei rimasta nel cuore. Mi sei rimasta nel cuore e continuo a battere toc toc

Poi seguirono una ballata: OK Mr. Smith e un’altra invocazione d’amore, Lei non tornerà, lei è più forte di me. Tutte in perfetto stile country. Insomma alla luce dell’età ora mi sembrano stronzate. Quel toc toc però funzionava bene. Diventò un cavallo di battaglia, si dice così. Quelli furono i miei 45 giri, che inseriti con delle cover, produssero anche 2 LP- due Long Playing

Beh, qualcosa ho fatto oltre a scopare. 

 

A questo proposito, fra una settimana dovrò essere a Nashville, la capitale Usa della musica. Dista da qui 56 miglia, solo un’ora di strada, ma l’appuntamento ce l’ho per la prossima settimana. Dovrò portare al Country Music Hall of Fame and Museum di Nashville, il materiale che mi riguarda: foto, nastri, video, dischi; anch’io sarò messo in bacheca. Una bella soddisfazione. Sarò tra i grandi. Finora c’era solo un accenno alla mia attività che ha visto il culmine del successo negli anni ‘70. Presto si potrà vedere qualcosa di me. Sono in un museo… che non abbia ragione mia figlia?

 

-Sei vecchio papà. Non puoi continuare a vivere con quei ricordi, a fare quello che facevi da giovane.

 

Questa è un’altra delle sue tiritere. Altroché, quello che facevo e faccio ancora va al museo, ma per testimoniare che quelli come me hanno fatto la storia e continuano a vivere facendo la loro parte… quella di cantare il mondo country in tutte le sfumature.

Maryann dica quello che vuole.

E poi la musica country raccoglie tutti e tutto. Oggi c’è il New Country fatto da giovani anche bravi… io sono, diciamo, del country classico. Proprio così: classico.

Io viaggio con la mia Harley Davidson 883, con carrello al seguito, dove c’è la mia chitarra e la valigia con tutto l’occorrente per i miei concerti e gli spostamenti. Viaggio da solo e spesso negli spettacoli mi faccio accompagnare da musicisti del luogo. Sono sempre in turnè. Meglio dire in tour: un giro che ripete le stesse tappe. I locali che frequento alla fine sono gli stessi. Stessi motel, stessi bar, stessi pasti. Cambiano le donne. Si fa per dire. Credo che alla fine si incontrino sempre le stesse persone. Come facciamo sempre gli stessi errori, ecco che scegliamo le stesse donne e loro certi tipi di uomini: una storia che si ripete.

Spesso mi sono incazzato davvero vedendo delle bellissime donne, che reputavo anche molto intelligenti, accoppiarsi con uomini che ritenevo di merda. Ma cosa ci fa quella con quel tipo?. Iniziavo sempre a farmi queste domande. Era invidia. Gelosia. Era qualcosa che sentivo come sottratto. Non lo so. Pensavo: ah, se quella figa venisse con me, sarei l’uomo più felice della Terra. Tutto sprecato. Quelle donne che ritenevo bellissime, rimanevano irraggiungibili per me. Avevano scelto quegli uomini che io ritenevo brutti, stronzi e ignoranti… ma cosa avranno per piacere a quella? Forse erano dei grandi amatori? No. Avevano il cazzo più duro? 

Quelle unioni dovevano avere una spiegazione. Forse ubbidivano a leggi precise: magari a una qualche affinità psicologica, un’attrazione particolare. Ecco, avevo sentito parlare del Karma. Unioni che scontavano un piccolo karma. La ragione poteva essere quella: dovevano fare i conti con la loro crescita. Oppure: quel tipo ha bisogno di aiuto e io lo salverò. Sono pensieri che ancora mi frullano in capo. Forse non è neanche vero tutto quello che pensavo e penso: è che non si può avere tutto. Io ero come un bambino, desideravo la donna degli altri al pari di un giocattolo. In verità bambino lo sono ancora. Malgrado tutte le riflessioni continuo a incazzarmi e a desiderare le donne degli altri.

È il mondo che gira così: si desidera quello che non si può ottenere. 

Ma io non mi dovrei lamentare. Di donne ne ho avute e continuo a trovarne. È come un gioco. 

Un amico psicologo, uno strizzacervelli, mi ha detto che in fondo sto cercando sempre la mamma. Sarà. Io non ci credo. Io ho bisogno di scopare. Quella è la mia coazione a ripetere

 

Il calendario dei miei concerti lo costruisco al momento; qualche telefonata ed è fatta: trovo sempre il locale dove esibirmi. Costo poco. Spesso ottengo solo il rimborso spese, ma a me va bene così. Molti locali hanno la caratteristica di essere degli honky tonk, taverne con annessa sala da ballo. Locali sperduti dove il western è di casa. Per noi, del country, honky tonk poi significa anche quel tipo di sonorità del pianoforte verticale dell’epoca del Far West… la stessa che accompagnava i primi film muti degli anni ‘20. Tutto si collega.

Una volta avevo l’agente: costruiva lui il calendario delle serate; stabiliva compensi, durata del concerto e se era il caso anche la scaletta delle canzoni. Eravamo anche amici. Poi si sa come finiscono i rapporti commerciali, alla lunga si guastano: c’è sempre qualche conto che non torna a l’uno o all’altro. Ora sono libero. Se decido di non lavorare, ora posso. In fondo faccio quello che mi piace. E la figlia è sistemata: ha sposato un italiano ricco e non mi chiede niente; anzi se mi chiede qualcosa è per dirmi se ho bisogno io. Io no. Non necessito di niente. In fondo i miei bisogni sono elementari: donne e cibo; musica e bevande… e poi sono in sostanza un Solitary Man.

I’ll be what i am. A solitary man, solitary man

Sarò quello che sono: un uomo solitario. Un Solitary Man. 

E l’amore? Beh, quel ring of fire, quel ‘cerchio di fuoco’, a me ha bruciato solo una volta. Mi è bastato. Era la mamma di Maryann. Donna McNamara. Un portento. Troppo forte per me; troppo per continuare a sopportarci. Ora vivo in un After The Fire Is Gone. Sono passato attraverso le canzoni di Johnny Cash e Loretta Lynn. 

Ecco se ci penso Donna era una donna, che se l’avessi vista insieme ad un altro mi sarei incazzato. Donna era del tipo più desiderabile per me. Per questo mi innamorai e fui felice. Subito. A volte canto una canzone del repertorio di Roy Orbison: A Love So Beautiful. Lo faccio pensando a Donna. 

 

A love so beautiful in every way / A love so beautiful we let it slip away. 

 

Un amore così bello in ogni maniera / Un amore così bello che abbiamo lasciato scivolare via. 

 

È stato così? Spesso me lo domando. 

Donna è stato un bel periodo della mia vita. Un bel periodo finché è durato. Ma non bisogna vivere di rimpianti. Io almeno non ci riesco. Non è nella mia natura. Le canzoni che canto, anche se antiche, datate, per me sono sempre nuove. Così è la vita. Non ricordo più chi l’abbia detto, ma noi siamo come bottiglie di vino nuovo, che danno la stessa antica ubriacatura. Già, i sentimenti sono sempre gli stessi. Le canzoni non fanno altro che ripescare i sentimenti. Non è forse tutto un già visto e provato? Non so delle canzoni rock, pop, reggae o indi, ma nel genere country si cantano storie vere. Se ci penso nelle nostre canzoni ci sono storie d’amore che finiscono, che stanno per finire o sono appena iniziate; come si sa l’amore non è mai per sempre, l’amore si trasforma e cambia. Legato a quello viene tutto il resto. Attraverso l’amore avvengono le storie che fanno nascere e morire; sono storie di odio e di passione, di divertimento e di dolore. I testi della musica country parlano di sentimenti che travalicano le generazioni; sono emozioni vere che continuano a muovere il mondo. Io canto quello. 

 

Noi cantanti country abbiamo delle costanti: veniamo tutti da famiglie povere e piene di figli e poi abbiamo un debole per l’alcool. Spesso ci sposiamo delle colleghe o donne che stanno nel giro. Questo è un altro motivo di casini. Non si può avere attaccate al culo le mogli. In turnè bisogna essere soli. Non si sa mai cosa ti capita… intendo avventure sessuali. Eppoi lo cantava bene Roy Orbison: only the lonely, know this feeling aint right, solo i solitari conoscono i sentimenti giusti, sanno quello che sentono; solo i solitari possono capire molte cose.

Le donne del country dovrebbero essere quelle che cantava Tammy Wynette. Lei si che se ne intendeva, lei la First Lady of Country Music. Le donne che amano il proprio uomo devono saperlo aspettare. Loro non se ne andranno. Tammy cantava:

 

Stand by your man. Sometimes it’s hard to be a woman / Giving all your love to just one man / You’ll have bad times, he’ll have good times / Doin’ things that you don’t understand / But if you love him, you’ll forgive him… 

 

Ecco: Aspetta il tuo uomo. A volte è difficile essere una donna / Dare tutto il tuo amore per un uomo solo / Avrete momenti brutti/E lui avrà bei tempi / Fare le cose che non capisci / Ma se lo ami lo puoi perdonare… 

Giusto.

Tammy poi si è sposata con George Jones -un altro cantante country che ammiro- ma non è durata: in quel caso non si è seguito il consiglio della canzone. 

Capisco. 

L’uomo è un elastico; si allontana, ma poi ritorna.

Succede.

 

Io ho sposato Donna McNamara, una donna benestante, posso dire ricca. I suoi genitori avevano una piccola industria meccanica: ti fornivano qualunque pezzo di metallo nella forma che volevi. L’avevo conosciuta ad una festa. 

Mi esibii a quel party quasi solo per far colpo su di lei. Ci riuscii. Dopo qualche mese ci sposammo e i suoi genitori mi proposero di lavorare per loro. Dovevo gestire un ufficio vendite. Rifiutai. Non avrei lasciato la mia professione per niente. Donna era, no, posso dire è ancora, una donna portentosa. Intelligente, bella, ricca di charme e molto sensuale. Il suo sorriso è il pezzo forte: dentatura perfetta e labbra che assumevano forme diverse. Non avevo mai visto una bocca così. Ricordo un’attrice, francese penso si chiamasse Jeanne Moreau o anche lei si chiama ancora… che aveva una bocca e delle labbra simili. Donna a pensarci bene assomigliava ad un’altra Donna. Una donna maestra -in tutti i sensi- del country: Donna Fargo. Donna Fargo, quasi una mia coetanea, sono più anziano di lei di qualche anno e abbiamo avuto i primi successi negli stessi anni. Lei è stata più brava: lei musicava delle sue vere poesie. Ho saputo che le era stata diagnosticata la sclerosi multipla… ma per quello che ne so canta ancora e scrive libri. Un’altra Donna eccezionale. 

Tra i pezzi che cantai alla festa dove conobbi la Donna della mia vita, oltre al mio toc toc, ovvero la mia song sempreverde, Mi sei rimasta nel cuore, interpretai anche la ballata di Mr. Ok Smith. OK Mr. Smith, va tutto bene quando riesci a camminare tra le macerie; va tutto bene quando riesci a saltare gli ostacoli, tutto ok. Tutto a posto. Riuscirai ad arrivare da lei

Donna rimase impressionata. Mi disse che quelle due canzoni le aveva amate. Ora finalmente conosceva anche l’autore. 

Una canzone che poi piacque molto a Donna fu California Blu; un altro successo di Roy Orbison. Una ballata per promuovere la California. In fondo quella nazione statunitense rappresenta il sogno per molti nordamericani. Là c’è sempre bel tempo, c’è un bel clima, c’è il sole, il divertimento, c’è l’industria del cinema, dei computer e in un certo senso finisce il West. Dopo c’è l’oceano pacifico. Dopo non c’è più niente. Le uniche isole che incontri, dopo migliaia e migliaia di chilometri, sono le Hawaii. Un altro mondo. Ancora USA. 

Noi americani siamo speciali a far assomigliare tutto a noi. 

Torniamo a Donna. Ora non so proprio dove viva. Potrei chiederlo a Maryann o semplicemente potrebbe dirmelo lei… il fatto è che io non gliel’ho mai chiesto. A volte mi viene la curiosità. Sicuramente si è fatta un’altra famiglia. Forse dirige lei la fabbrica ereditata. Chissà. Ogni tanto la sogno: sono ancora sposato con lei e viviamo con una bimba piccola in una casa brutta, tutta a pezzi. Non riesco a trovare il significato di quel sogno ricorrente. La casa è brutta perché evidentemente stavamo già male insieme. La bimba piccola non è Maryann, non è identificabile. È solo piccola, e ricordando meglio, invece di crescere diventa ancora più piccina. Ecco, forse la bimba rappresenta il progetto, il nostro stare insieme rimpicciolisce. Non evolve. Quello l’ho capito. È quello che è successo, ma allora? Cosa altro vuole dirmi quel sogno? Avevo sentito dire che i sogni sono sempre rivelatori del nostro stato reale; il nostro essere più vero. Sarà… io intanto mi perdo. Posso solo aggiungere che fino a quando sono stato con Donna io ho rigato dritto; come cantava Johnny Cash, Because you’re mine, I walk the line. Ballata imbattibile quella di Cash: I Walk the Line. Io rigo dritto. 

A proposito Johnny Cash, è stato sposato con June Carter per 35 anni. Anche in quel caso fu una unione mossa dal country. June Carter ha fatto parte della The Carter Family, gruppo mitico della musica country. In questo caso la coppia ha funzionato. Lui ha rigato dritto. 

Per Johnny Cash l’onda del successo è stata impetuosa; il suo talento rischiava di seppellire l’uomo, l’amore per June Carter poteva essere dannazione o salvezza. Alla fine è stato salvezza. Dai campi di cotone dell’Arkansas il man in black per eccellenza è stato un vortice di successi ed eccessi. 

I Walk the Line Cash: sei stato un grande cowboy. Con lui il country era diventato eccitante.

Bisogna aggiungere però che June fu la terza moglie. Uguale per June, Johnny fu il terzo marito. Il loro fu un grande amore. Lei morì il 15 maggio del 2003, 4 mesi dopo lui la seguì: era il 12 settembre. 

Bisogna provare e riprovare per trovare l’amore. Ma poi basta? Io non lo so. Donna per quanto mi riguarda poteva essere l’unica. Io l’amavo veramente. Bastava che mi aspettasse. Stand by your man. 


Questo è un romanzo che racconta di Martin Hedger, un cantante country che ha tre passioni: la musica, il bere e le donne. Ad un certo momento della sua vita, si accorge di essere troppo vecchio per continuare una danza a base di Bourbon & Viagra, piena di imprevisti.  Con la scoperta di essere padre di un figlio illegittimo, al ritmo di una colonna sonora fatta di molte canzoni country, Martin Hedger cercherà di trovare un senso a tutto ciò che ha vissuto. Dietro il binomio Bourbon & Viagra si cela la bolgia di sentimenti che rimanda ad una umanità che conosciamo e vive in ogni parte del mondo.

Che fine farà il cowboy Martin Hedger, invecchiato consumandosi in km di asfalto ed erezioni ad ogni costo, pur di restare dentro il sogno americano? 

Nessuna indicazione, ma la sua vita è piena di indizi.

 

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