Daniela Senarega
Scienze Motorie e Sportive nell’età evolutiva

Titolo Scienze Motorie e Sportive nell’età evolutiva
Autore Daniela Senarega
Genere Sport      
Pubblicata il 09/01/2013
Visite 8777
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3371

Versione Ebook

ISBN EBook 9788873884163
Prezzo eBook 4,99 €
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Il testo vuole costituire una base di conoscenza per le insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria che vogliano approcciarsi alle scienze motorie e sportive.


Si è tenuto conto delle teorie dello sviluppo cognitivo da parte di Jean Piaget e dello sviluppo psicomotorio e motorio del bambino. Si sono definiti i concetti di movimento, motricità, psicomotricità, abilità e competenze motorie. Si  sono, inoltre, classificate le capacità condizionali e coordinative. 


Lasciato alle spalle il contesto delle attività motorie di base, si è descritto quale debba essere la programmazione didattica generale delle scienze motorie e sportive e la progettazione di ogni singola lezione da svolgere per arrivare agli obiettivi finali.


Nel quarto capitolo vengono esplicati quali sono i metodi didattici e le strategie didattiche da poter utilizzare. Infine sono stati indicati i  Programmi ministeriali  da seguire, ovvero il programma annuale con gli obiettivi finali classe per classe. Negli allegati sono stati inseriti esempi di giochi collegati a specifici obiettivi.


 

SOMMARIO

 

I - Le tappe dell’età evolutiva 9

1.1 La teoria sullo sviluppo cognitivo secondo Jean Piaget 9

1.2 Le tappe dello sviluppo psicomotorio 14

1.2.1 Lo sviluppo psicomotorio del bambino da 0 a 3 mesi 14

1.2.2 Lo sviluppo motorio dai 3 ai 7 anni 20

1.2.3 La fase preadolescenziale e puberale 22

II - Elementi costitutivi le attività motorie 23

2.1 Il movimento 23

2.2 La motricità 26

2.3 Gli schemi motori e posturali di base 28

2.4. Le capacità motorie 41

2.4.1 Capacità condizionali 42

2.4.2 Capacità coordinative 44

2.5 Le abilità motorie 48

2.5.1 Il ruolo del feedback 49

2.6 La psicomotricità 51

2.6.1 Storia della psicomoricità 51

2.6.2 Che cos’è la psicomotricità? 53

2.7 Lo schema corporeo 58

2.8 Dalla psicomotricità all’apprendimento motorio 72

2.9 L’apprendimento motorio 74

III - Strumenti didattici 77

3.1 Il gioco 77

3.1.1 Gioco e sviluppo affettivo 78

3.1.2 Gioco e sviluppo cognitivo 79

3.2 Gioco - sport 81

3.2.1 Le fasi sensibili 83

3.3 Classificazione degli attrezzi che si possono usare in palestra 86

3.3.1 Grandi attrezzi 87

3.3.2 Piccoli attrezzi 88

3.4 Linguaggio corporeo e attività espressive nella scuola primaria 91

3.4.1 Il linguaggio del movimento e le sue forme. 91

3.4.2 Didattica del linguaggio gestuale. 93

3.5 Eduazione al ritmo 103

IV - Metodologia di insegnamento: metodi, strategie e stili di insegnamento 105

4.1 Metodi didattici 105

4.1.1 Metodo globale, analitico, misto 106

4.1.2 Metodi alternativi 106

4.2 Strategie di insegnamento secondo alcuni autori 108

4.2.1 Studi di Jacob Kounin 108

4.2.2 Studio di Jere Brophy 109

4.2.3 Studio di Lee Carter 110

4.3 Metodologia delle attività motorie 111

4.3.1 La competenza motoria 111

4.3.2 Gli stili d’insegnamento 114

4.3.3 Programmazione di attività motorie. 118

V - L’educazione motoria nella scuola primaria 124

5. 1 Programmazione ed organizzazione didattica nella scuola primaria 125

5.1.1 Programmazione didattica generale nella scuola primaria 125

5.1.2 Organizzazione didattica generale nella scuola primaria 126

5.2 Programmi ministeriali di scienze del movimento nella scuola primaria 126

5.2.1 Programmazione didattica per il primo ciclo della scuola primaria 128

5.2.2 Obiettivi specifici di apprendimento di scienze motorie e sportive per la classe prima, come precisato dalle Indicazioni Ministeriali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria 131

5.2.3 Obiettivi specifici di apprendimento per scienze motorie e sportive per e classi seconda e terza, come precisato dalle Indicazioni Ministeriali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria 132

5.2.4 Programmazione didattica per il secondo ciclo della scuola primaria 133

5.2.5 Obiettivi specifici di apprendimento per le classi quarta e quinta, come precisato dalle Indicazioni Ministeriali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria 134

5.3 Programma di lavoro annuale di scienze motorie e sportive nella scuola primaria 135

5.3.1 Programma di una lezione di scienze motorie e sportive nella scuola primaria 136

5.4 Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria 139

5.5 Verifica e valutazione 140

5.6 BOZZA DEL 30 MAGGIO 2012 142

BIBLIOGRAFIA 166

SITOGRAFIA 168

 

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

 

Questo lavoro nasce come tentativo di esplorare l’attività motoria nella scuola primaria in tutte le sue forme. 

Si è cercato di spiegare di cosa un insegnante dovrebbe tener conto durante le ore di scienze del movimento, in particolare per un’insegnante che non è laureata in Scienze motorie.

Nel testo si sono sviluppate le teorie dello sviluppo cognitivo del bambino e dello sviluppo motorio.

Successivamente si sono prese in considerazione le varie forme dell’attività motoria di base.

Il movimento corporeo è una delle espressioni dell’intera soggettività, poiché chiama in causa, strutture psicologiche ed organiche. L’obiettivo, delle ore di scienze motorie, è l’atteggiamento motorio, ovvero la capacità di eseguire movimenti o adottare posture, di acquisire competenze motorie. Il movimento è organizzato in schemi motori di base e schemi posturali, i quali sono definiti “di base” in quanto si mostrano per primi, (camminare, lanciare, arrampicarsi) e si trovano nelle tre dimensioni dello spazio e nel tempo. Capacità motorie e fisiche sono le basi funzionali in ogni individuo, seppur in modo diverso, che gli consentono lo svolgimento di gesti motori fisico-sportivi. Le capacità motorie sono suddivise in: condizionali (velocità, rapidità, resistenza) e coordinative (capacità di regolare il movimento). Sulla base di queste qualità si inseriscono e si perfezionano le abilità motorie, intese come la capacità di automatizzare un gesto atletico anche complesso. 

Lasciato alle spalle il contesto delle attività motorie di base, si è descritto quale debba essere la programmazione didattica generale, e la progettazione di ogni singola lezione da svolgere per arrivare agli obiettivi finali.

Nel quarto capitolo vengono esplicati quali sono i metodi didattici e le strategie didattiche da poter utilizzare. 

Infine sono stati indicati i Programmi ministeriali da seguire, ovvero il programma annuale con gli obiettivi finali classe per classe e la Bozza dei nuovi.

 

 

I - Le tappe dell’età evolutiva 

1.1 La teoria sullo sviluppo cognitivo secondo Jean Piaget

La più importante teoria sullo sviluppo mentale e cognitivo del bambino è stata elaborata da Jean Piaget (1896-1980), attraverso il metodo clinico di esplorazione delle idee, la percezione e la logica. Egli dimostrò sia l’esistenza di una sostanziale differenza qualitativa tra il pensiero del bambino e quello dell’adulto, sia che il concetto di sviluppo dell’intelligenza, considerata come capacità di adattamento ambientale, ovvero sociale e fisico, avesse un’origine individuale e fattori esterni, come l’ambiente e le interazioni sociali, potessero o meno favorirne lo sviluppo, ma non esserne la causa.

 

L’evoluzione interna dell’individuo fornisce soltanto un numero più o meno grande, a seconda delle attitudini di ciascuno, di abbozzi suscettibili di essere sviluppati, distrutti o lasciati ad uno stadio incompleto. Ma non sono che degli abbozzi, e soltanto le interazioni sociali e educative li trasformeranno in condotte efficaci oppure li distruggeranno per sempre. Il diritto all’educazione è dunque, né più né meno, il diritto dell’individuo a svilupparsi normalmente, in funzione delle possibilità di cui dispone, e l’obbligo, per la società, di trasformare queste possibilità in realizzazioni effettive e utili.

 

 Secondo Piaget: “L’uomo non eredita solo delle caratteristiche specifiche del suo sistema nervoso e sensoriale, ma anche una disposizione che gli permette di superare questi limiti biologici imposti dalla natura.”

Piaget ha scoperto che la conoscenza del bambino si basa sull’interazione pratica del soggetto con l’oggetto, nel senso che il soggetto influisce sull’oggetto e lo trasforma. La sua formazione, dal punto di vista sia della struttura, gli ha permesso di superare i limiti della psicologia gestaltica e associazionistica di Herbart, il quale considera l’oggetto indipendente dalle azioni del soggetto; sia delle moderne psicologie positivistiche, che vedono nei concetti il prodotto della percezione, escludendo che nella conoscenza sia vitale l’azione del soggetto sull’oggetto.

Piaget distingue due processi che caratterizzano l’adattamento: l’assimilazione e l’accomodamento accompagnano entrambi la persona per tutto il percorso cognitivo. 

Il primo processo, che predomina nella prima parte del suo sviluppo, consiste nell’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito, per esempio un bambino di pochi mesi che afferra un oggetto nuovo per batterlo sul pavimento. Poiché le azioni di afferrare e battere sono già acquisite, ora per lui è importante sperimentare il nuovo oggetto.

Il secondo processo, invece, prevale nella seconda fase dello sviluppo; esso consiste nella modifica della struttura cognitiva per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti, per esempio il bambino si accorge che l’oggetto da battere per terra è difficile da utilizzare e cercherà di coordinare al meglio la presa dell’oggetto.

Nei suoi studi sull’età evolutiva Piaget notò che vi erano momenti dello sviluppo nei quali prevaleva l’assimilazione, altri, invece, in cui prevaleva l’accomodamento e fasi di relativo equilibrio. Ancor più, individuò delle differenze sostanziali nel modo con il quale, nelle diverse età, l’individuo si accosta alla realtà esterna e ai problemi di adattamento che essa pone. Sviluppò così, una distinzione degli stadi dello sviluppo cognitivo individuando cinque livelli, caratterizzando ciascuno di essi sulla base dell’apprendimento di modalità specifiche, ben definite.

  1. 1. Fase senso-motoria: fase compresa dalla nascita ai primi 2 anni di vita, nel quale il bambino utilizza i sensi e le abilità motorie per esplorare e relazionarsi con il mondo che lo circonda, evolvendo gradualmente dal sottostadio dei meri riflessi e dell’egocentrismo radicale a quello dell’inizio della rappresentazione dell’oggetto e della simbolizzazione, passando attraverso periodi intermedi di utilizzazione di schemi di azione via via più complessi.

 

In questa fase il bambino perfeziona i movimenti riflessi attraverso l’esercizio e la ripetizione attiva ed intenzionale di un risultato gradevole, senza per questo avvalersi della capacità rappresentativa. Solo verso la fine della fase senso-motoria è possibile assistere alla comparsa di tale capacità, evento questo strettamente connesso con le prime acquisizioni del linguaggio

 

In questa fase Piaget distingue sei diversi stadi: 

  • - Riflessi innati, ovvero, quelle modalità reattive innate come pianto, vocalizzo, etc, che il bambino utilizza per comunicare con il mondo esterno.
  • - Reazioni circolari primarie, cioè, la ripetizione di un’azione prodotta inizialmente per caso, che il bambino esegue per ritrovarne gli interessanti effetti. In questo stadio il bambino, che pur ancora non riesce a distinguere tra un “ sé “ e un “ qualcosa al di fuori “, cerca di acquisire schemi nuovi.
  • - Reazioni circolari secondarie, ovvero, il bambino dirige la sua attenzione al mondo esterno, oltre che al proprio corpo.
  • - Coordinazione mezzi-fini: in questa fase il bambino incomincia a coordinare in sequenza due schemi d’azione. In tal modo riesce ad utilizzare mezzi idonei per il conseguimento di uno scopo specifico.
  • - Reazione circolari terziarie, ovvero, il bambino, nel suo comportamento abituale ricorre sempre più spesso a modalità differenti per ottenere l’effetto desiderato.
  • - Comparsa della funzione simbolica: il bambino è in grado di agire sulla realtà con il pensiero, inoltre inizia ad utilizzare le parole per descrivere quello che ha visto o fatto qualche tempo prima.
  1. 2. Fase pre-concettuale: stadio compreso tra i 2 e i 4 anni. Il bambino è ancora egocentrico, ma si passa da un egocentrismo radicale ad uno intellettuale, ovvero il punto di vista delle altre persone non è differenziato, si rappresenta, cioè, le cose solo dal proprio punto di vista. Il linguaggio diviene importante, perché il bambino impara ad associare alcune parole ad oggetti o azioni. Incomincia ad imitare, anche se in maniera generica, tutte le persone che gli sono vicino: le idealizza perché sa che si prendono cura di lui. Impara a comportarsi come gli adulti vogliono, anche se non ha compreso il concetto di “obbedienza”. 
  2. 3. Fase del pensiero intuitivo: dai 4 ai 7 anni. Aumenta la partecipazione e la socializzazione nella vita di ogni giorno, in maniera creativa, autonoma, adeguata alle diverse circostanze. Il bambino incomincia a scoprire l’esistenza di altre autorità oltre ai genitori, come le maestra della scuola materna, successivamente della scuola primaria. Questo lo obbliga a rivedere le conoscenze acquisite nelle fasi precedenti, mediante dei processi cognitivi di generalizzazione: ovvero, le conoscenze possedute, relative ad un’esperienza specifica, vengono trasferite a quelle esperienze che, in qualche modo, possono essere classificate nella stessa categoria.
  3. 4. Fase delle operazioni concrete: stadio compreso tra i 7 e gli 11 anni. Il bambino è in grado di coordinare due azioni successive; di prendere coscienza che un’azione resta invariata, anche se ripetuta, quindi di passare da una modalità di pensiero analogico a induttivo, di giungere ad uno stesso punto di arrivo partendo da due diverse vie. In questo stadio vi è l’acquisizione del concetto di reversibilità, ovvero che gli effetti di un’operazione possono essere annullati da un’operazione inversa. Sino agli 11 anni è in grado, in genere, solo di svolgere attività concrete, non essendo ancora in grado di ragionare su dati presentati in forma puramente verbale.
  4. 5. Fase delle operazioni formali: periodo compreso tra gli 11 e i 14 anni. Questo è il periodo comunemente denominato “pre- adolescenziale”, nel quale il ‘ragazzino’ acquisisce la capacità di ragionare in modo ipotetico - deduttivo. Il mondo delle idee e delle astrazioni gli permette di realizzare un certo equilibrio tra accomodamento e assimilazione. Egli, infatti, ora è in grado di comprendere il valore degli oggetti e dei fenomeni che lo circondano, la relatività dei giudizi e dei punti di vista, la parità dei diritti, la distinzione e l’indipendenza relativa tra le idee e la persona.

Secondo la teoria Piagetiana lo stimolo alla crescita cognitiva è fornito dalla necessità di riequilibrare il rapporto tra organismo e ambiente. In altre parole si assiste a un adattamento continuo, frutto degli input ricevuti dall’ambiente esterno e, ovviamente, dal proprio modo di relazionarsi con esso.

Si sviluppano diverse aree per la ‘formazione della personalità, queste sono:

    • - L’area sociale, la quale fa riferimento alla capacità di rispetto e di collaborazione sotto la spinta motivazionale. In tal senso l’attività fisica sollecita alla conoscenza e alla scoperta dell’ambiente esterno, favorendo la cooperazione tra più persone, permettendo la comprensione e il rispetto delle regole che identificano un gruppo.
    • - L’area affettiva: “ Sottende al controllo dell’emotività, in tal senso l’attività motoria predispone ad un atteggiamento positivo e di sicurezza nei confronti delle proprie possibilità fisiche, consente un maggior controllo e sicurezza rispetto a situazioni nuove o apparentemente difficoltose, favorisce l’espressione delle emozioni anche attraverso la propria fisicità, attenua e controlla atteggiamenti aggressivi.”
    • - L’area corporea: è stimolata dalla motricità, favorendo lo sviluppo degli schemi motori di base e posturali, delle abilità motorie, delle capacità coordinative.
    • - L’area intellettuale: Jean Le Boulch, a proposito di quest’ultima, afferma: 

In una parola previene dal rischio di fornire ai fanciulli soluzioni da ricordare invece di problemi da risolvere.

Anche l’individuo può essere considerato come una complessità di dimensioni che ne caratterizzano l’unicità e la capacità di interagire con i suoi simili al fine di costituire un ambiente sempre più affine alle proprie esigenze

 

 

1.2 Le tappe dello sviluppo psicomotorio 

1.2.1 Lo sviluppo psicomotorio del bambino da 0 a 3 mesi 

Lungo tutto il tragitto che, dalla fase neonatale porta a quella adulta, si possono riconoscere diverse stadi in cui si sviluppano le varie aree che creano un individuo.

Da 0 a 3 mesi l’area psichica non è ancora articolata, per ciò che riguarda quella motoria ed organica si nota la persistenza di una motricità di tipo fetale che consente una risposta agli stimoli con movimenti di flesso estensione degli arti e di prensione delle mani. 

Il neonato è già sensibile alle fonti di luce ed ai suoni, e cerca di seguirne eventuali spostamenti. Fin dai primi giorni è, inoltre, evidente una tendenza a interagire con lo sguardo di chi è a lui vicino. Le fasi di sonno prevalgono sullo stato di veglia, che solo gradualmente inizierà ad aumentare.

Nei primi giorni della vita neonatale è possibile evidenziare il riflesso di drizzamento statico, nei mesi successivi è, invece, evidente un ulteriore aumento del tono e del tempo di vigilanza, e l’incremento delle fasi di veglia.

Si possono individuare numerosi riflessi arcaici, fra questi: riflesso di andatura, per il quale il corpo posto leggermente inclinato reagisce con movimenti lenti, regolari ed alternati; riflesso di prensione allo stimolo del palmo della mano; riflesso di Moro: il bambino seduto rizza il capo e, sospinto indietro oltre l’asse verticale di equilibrio allarga le braccia, nel tentativo di afferrare, o meglio abbracciare, qualcosa, il riflesso di Babinski per effetto del quale, sotto la stimolazione della pianta del piede, si induce l’estensione dell’alluce ecc.
Già dal secondo mese il riflesso di Moro scompare o si attenua marcatamente ed inizia a venir meno anche il riflesso di prensione. Dal quarto mese anche il riflesso di andatura si attenua o scompare. In questa fase inizia un rapido miglioramento anche del sistema visivo, questo permette al bambino di seguire il movimento delle sue mani e, conseguentemente, di poter individuare e provare ad afferrare degli oggetti.

In questa fase aumenta la coordinazione fra sistema visivo e manuale ed è possibile apprezzare la presenza di azioni motorie intenzionali.

Sotto il profilo percettivo motorio è capace di seguire con più facilità quello che lo circonda e cattura il suo interesse, nota le sue mani con cui gioca aprendo e chiudendo le dita, portandole al volto. Riconosce le situazioni familiari, come il momento della poppata, del cambio o del bagnetto.

È importante ricordare che l’apprendimento piramidale prevede che il bambino impari a controllare prima i segmenti corporei più vicini al cervello, per poi arrivare via via a quelli più distanti ed alle gambe, parimenti in prossimità degli arti imparerà a controllare prima le zone prossime alla radice che all’estremità. Per questo buona parte dei suoi movimenti partono chiaramente all’altezza delle spalle, e sono scarsamente fini a livello delle mani e delle dita.

Dalla 12° alla 16° settimana acquisisce la capacità di seguire oggetti e persone in movimento; inizia a sorridere in modo più marcato Stimolato da un oggetto allunga le braccia per afferrarlo con due mani.

Durante il 4° mese il ripetersi dei movimenti volontari ed intenzionali porta all’affinamento del gesto (reazione circolare secondaria) tanto che, intorno al quinto mese, il meccanismo di prensione volontaria è evidente. I movimenti ripetitivi in generale, quali l’agitare le braccia, sgambettare, sbattere gli oggetti producendo rumore, hanno l’importante funzione di favorire la coordinazione neuromuscolare. Questo atteggiamento tende a scomparire prima dell’ottavo mese, lasciando il posto a movimenti sempre più fini.

Dal quarto verso l’ottavo mese l’operazione istintiva cede il passo a semplici azioni finalizzate a reiterare qualcosa di voluto, casualmente scoperto. In questo periodo compaiono anche le prime forme di imitazione elementare. La capacità di osservazione diviene più fine e coordinata, sia rispetto ad altri individui sia in relazione a piccoli oggetti. Inizia a comparire anche una iniziale percezione delle dimensioni spaziali.

A questa età inizia la fase di identificazione che gli consente di riconoscere la madre e di integrare i comportamenti altrui con il proprio corpo. È capace di “pensare ed avviare” un’azione in modo intenzionale. Migliora gradualmente il controllo del corpo, la prensione e la manipolazione di oggetti diviene sempre più familiare. È capace di alzarsi e restare in piedi e, col trascorrere delle settimane, apprende anche a spostarsi con l’ausilio di un appiglio sicuro, sino a muovere i primi passi verso i due anni. Ama il suono della sua voce e sperimenta i primi vocalizzi, è facile che passi lungo tempo nella produzione di suoni e cantilene, mentre continua a scoprire il proprio corpo, portando mani e piedi in contatto e vicine al suo campo visivo. Riconosce e si adatta alle espressioni facciali della madre e delle persone a lui familiari. 

Intorno ai 10 mesi il bambino è in grado di compiere manipolazioni di oggetti e di avvicinarli a sé. Compaiono i primi movimenti intenzionali. Comprende le semplici reazioni causa-effetto, ad esempio schiacciare dei pulsanti di un gioco per far accendere le luci di cui è dotato.

Dal punto di vista muscolare acquista un miglior controllo delle aree del collo e della nuca, che gli permettono una maggiore stabilità ed equilibrio della testa.

Si dimostra schivo e quasi intimorito dalla presenza di estranei, ed esamina con attenzione l’ambiente circostante. Ha ormai acquisito piena consapevolezza della profondità degli oggetti, ed è capace di manipolarne anche di molto piccoli. Parimenti è capace di afferrare o “attendere” oggetti in movimento, continua invece ad avere qualche difficoltà nel lasciar andare gli oggetti afferrati.

Migliora la comprensione linguistica, si guarda intorno cercando i genitori se gli si chiede dove siano. Interagisce attivamente con persone a lui familiari, si lancia in piccoli giochi imitativi e prova a condividere gli oggetti porgendoli all’adulto.

In prossimità del primo anno di vita soddisfa il suo desiderio di esplorazione gattonando o spostandosi con l’aiuto di un sostegno. Incrementa la coordinazione tra l’atto di avvicinare e quello di afferrare un oggetto. Migliora ulteriormente la sua comprensione del linguaggio, ed esegue semplici consegne. Ama giocare e relazionarsi con gli adulti.

Intorno al 15° mese inizia il bisogno di esplorazione, “o riflesso d’orientamento, che porta a movimenti apparentemente privi di significato pragmatico, ma che in realtà esprimono un bisogno del bambino, quale può essere, ad esempio, l’investigazione di un oggetto.”

È capace di sedersi e rialzarsi da solo, di compiere piccoli spostamenti, di arrampicarsi lungo le scale, inizia a realizzare i primi scarabocchi. Siamo nel pieno della maturità delle reazioni circolari terziarie, ossia di ricerca attiva di nuovi schemi motori. Al bambino non basta ripetere un gesto noto finalizzato al raggiungimento di un obiettivo, ma ne sperimenta di nuovi.

Migliora la comprensione del linguaggio e inizia a proferire le prime parole. Il gioco funzionale è pienamente acquisito ed utilizzato.

Verso il 18° mese inizia un certo distacco dai rapporti esclusivi con la madre, e cessa di considerare i propri gesti come al centro dell’universo, per iniziare invece a considerarli parte di esso. La camminata è divenuta sicura e compaiono i primi accenni di corsa. È un ottimo arrampicatore, per quanto imprevedibile e certamente irresponsabile dei rischi correlati. Riconosce le figure colorate in un libro e migliora il tratto dei suoi scarabocchi.

È possibile individuare le prime forme di rappresentazione cognitiva.

Il profilo motorio è per lui talmente importante da esprimere con movimenti ampi e massivi gli stati di gioia ed euforia. In queste circostanze non è infrequente osservarlo ballare, correre e saltare. Nello stesso modo ama il suono della sua voce e sperimenta suoni e mezze parole.

 

A partire dai 24 mesi “lo sviluppo del linguaggio si fa più intenso e, con esso, i confini della memoria. Ha un vocabolario di almeno 50 parole, che si accrescerà sino ad oltre 200 prima del terzo anno. “Chiede informazioni sugli oggetti, ama sia ascoltare gli altri sia parlare tra sé e sé, comincia ad essere in grado di formulare delle frasi sia pur elementari, ma con l’utilizzo dei pronomi. Parla di sé in terza persona” e prova una grande frustrazione quando non riesce a farsi capire.

Inizia a compiere ragionamenti e movimenti deduttivi, quali possono essere lo spostare una sedia per salirci e raggiungere un oggetto. È capace di compiere piccoli salti, di camminare in maniera fluida e di correre. È estremamente curioso rispetto all’ambiente che lo circonda. È ormai padrone dei meccanismi di prensione e di movimenti fini e balistici compiuti con le mani.

Lo schema motorio della camminata si stabilizza. Si accovaccia e si rialza senza aiuto. Migliora la percezione dello spazio, delle forme, la capacità di riconoscere le persone anche in fotografia, la consapevolezza delle sue dimensioni corporee, così come il senso dell’orientamento. La produzione grafica migliora, poiché diviene ottimale la prensione sui pennarelli. La lateralità diviene marcatamente evidente.

A due anni è fortemente incline al movimento, adora la grossolana attività motoria ed ora è anche in grado di controllare meglio la sua postura. Abbozza i primi salti.

Il progredire delle sue abilità motorie accrescerà l’autostima e l’autocontrollo, così come ripetuti fallimenti possono portare a vergogna ed incertezza. In tale frangente l’aiuto e l’attenzione dei genitori saranno determinanti.

Sperimenta la gravità, dapprima lasciando cadere degli oggetti per poi provare su di sé.

Il gioco simbolico fa la sua comparsa.

Sul piano sociale è ancora poco propenso al gioco collaborativo, ma non rifiuta la presenza di suoi coetanei, pur dimostrandosi geloso delle eventuali attenzioni che ricevono da parte dei suoi famigliari.

 

A tre anni è ormai in grado di attivare rapidi e bruschi cambi di direzione, prevale il processo di identificazione ed imitazione inconscia delle figure che sente a lui maggiormente vicine, soprattutto dei genitori. 

È perfettamente capace di relazionarsi con i suoi coetanei e con i bambini in genere, ma prevale ancora una sorta di egocentrismo che si riflette con relativamente pochi e brevi scambi con gli altri, per cui predilige la tranquillità di un gioco solitario. È perfettamente capace di riconoscere il suo gruppo famigliare o di appartenenza.

Al termine del terzo anno di vita si assiste all’acquisizione della corretta prensione, in modo disinvolto e con l’ausilio di una o entrambe le mani, l’equilibrio posturale è maturo, è capace di camminare anche sui terreni sconnessi, compie piccoli salti, può calciare un oggetto. È inoltre capace di coordinare mani e piedi simultaneamente in azioni come quelle che prevedono di guidare un triciclo. 

Ha appreso un’evidente consapevolezza delle dimensioni del proprio corpo e calibra ottimamente i movimenti in relazione allo spazio e agli oggetti.

Il grado di percezione acquisito gli consente di comprendere il ruolo funzionale degli oggetti e di sfruttarlo a piacimento, 

Il linguaggio è sempre più ricco e la sua curiosità in genere stimola ulteriormente l’accrescimento. Pone continuamente delle domande.

Impara a contare sino a 10, anche se non ha ancora consapevolezza reale delle quantità.

 

1.2.2 Lo sviluppo motorio dai 3 ai 7 anni

“Si passa dalla partecipazione all’autonomia, predominano le strutture sensoriali, ed entra in gioco la percezione mediata dal sistema sensoriale che fa prendere coscienza dell’io” 

Capisce le componenti e le regole sociali di base, percepisce i comportamenti da tenere a seconda delle situazioni e degli orari, comunica verbalmente.

Dai 3 ai 6 anni si assiste ad un veloce miglioramento del linguaggio e all’arricchimento del vocabolario e delle forme espressive. Sempre in questa fase è capace di rappresentare ed imitare modelli assenti a lui familiari. Matura il bisogno di affermazione, che si manifesta cercando di far prevalere le sue esigenze. Si passa dai giochi funzionali ai giochi simbolici, capaci di continuare ad appagare la propensione all’imitazione. 

Verso i 4/5 anni non è ancora capace di progettare, ed attribuisce un significato alle cose dopo averle fatte. A 4 anni i movimenti divengono meno massivi e confusi, le braccia acquistano ulteriore autonomia rispetto al tronco. Sa variare il ritmo del suo passo, corre, mantiene l’equilibrio su un piede, lancia dall’alto in basso. È diventato ancora più abile nell’arrampicarsi, sa guidare con familiarità un triciclo e sta affinando rapidamente la capacità di giocare con palle di dimensioni differenti. La sua curiosità è ai massimi livelli, siamo nel pieno della fase del “perché?”.

A 5 anni si ritiene conclusa la prima infanzia, ha ormai ottenuto un buon equilibrio statico anche in condizioni relativamente precarie, è capace di saltare verso il basso con buon equilibrio nella fase di volo, durante la quale tuttavia non compie ancora movimenti, focalizzando la sua attenzione sul punto d’arrivo. Il controllo della postura è affinato, saltella su un piede, apprende nuovi schemi motori, continua ad avere difficoltà con i piani obliqui così come a muoversi ritmicamente pur sapendosi muovere seguendo la musica. Il concetto di tempo inizia ormai ad essere controllato, comprende il senso del “prima” e del “dopo”.

Il tratto grafico è sempre più raffinato, ed inizia a conoscere e scrivere alcune lettere dell’alfabeto. L’intera espressione grafica è ormai arricchita, non lesina in particolari e progetta prima di compiere.

Nel periodo dai 5 ai 6 anni comincia ad essere capace di esprimere in anticipo cosa ha intenzione di fare, progettando un’azione o un risultato. “Tale nuova consapevolezza potrà tuttavia indurlo anche in atteggiamenti di aggressività verso i genitori o gli oggetti a lui cari.” 

Sceglie i compagni di gioco preferiti, è protettivo nei loro confronti e nei confronti dei più piccoli e degli animali. 

A 6 anni la sua vitalità continua a svilupparsi insieme alla sua resistenza, ha una personalità indecisa, migliora il senso dell’equilibrio e la percezione del ritmo. 

Sul piano motorio è decisamente più abile e sciolto, azioni relativamente complesse come il lancio di oggetti divengono tecnicamente migliori, anche se ancora imprecise. Il lancio vero e proprio si ha al raggiungimento dei 7-8 anni, quando è possibile osservare una torsione e caricamento del tronco, il braccio da disteso dietro a disteso avanti, spostamento in avanti della gamba e maggiore percezione visivo-motrice con conseguente miglioramento della capacità di valutare le distanze.

L’ultima tappa (9-12 anni), produrrà la capacità di unire la spinta degli arti inferiori ad un miglioramento della direzione di tiro ed un’integrazione della componente forza.

Intorno ai 6/7 anni comincia la fase delle operazioni concrete e formali, che procede sino agli 11/12 anni. Nel corso di questo periodo apprende i concetti di reversibilità ed è capace di risolvere problemi e situazioni complesse.

 

1.2.3 La fase preadolescenziale e puberale

Le esperienze motorie e le relazioni sociali nella fase preadolescenziale e puberale.

Nel corso della fase preadolescenziale le sue esperienze motorie migliorano ancora sotto il profilo quantitativo e qualitativo. Nella tappa puberale si assiste ad uno sconvolgimento sul piano emotivo, fisico e sociale. In questo periodo si nota una marcata trasformazione organica che porta anche ad una differenziazione più marcata fra i due sessi. Anche il modo in cui maschi e femmine affrontano questi cambiamenti è differente. In linea generale si assiste a una nuova fase egocentrica, in cui tutte le attenzioni sono riversate verso se stessi ed in particolare verso il proprio corpo e la ricerca della propria identità.

È il momento in cui si sviluppano gli interessi verso specifiche attività sportive, ed anche quello a seguito del quale avrà bisogno di rielaborare gli schemi motori di base e la coordinazione dinamica generale. 

La fase puberale (individuabile intorno ai 12 anni) coincide anche con l’ultimo periodo dello sviluppo cognitivo, secondo quanto indicato da Piaget è la fase delle operazioni formali, caratterizzata dal pensiero astratto che va oltre la realtà percepita.


Il testo vuole costituire una base di conoscenza per le insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria che vogliano approcciarsi alle scienze motorie e sportive.


Si è tenuto conto delle teorie dello sviluppo cognitivo da parte di Jean Piaget e dello sviluppo psicomotorio e motorio del bambino. Si sono definiti i concetti di movimento, motricità, psicomotricità, abilità e competenze motorie. Si  sono, inoltre, classificate le capacità condizionali e coordinative. 


Lasciato alle spalle il contesto delle attività motorie di base, si è descritto quale debba essere la programmazione didattica generale delle scienze motorie e sportive e la progettazione di ogni singola lezione da svolgere per arrivare agli obiettivi finali.


Nel quarto capitolo vengono esplicati quali sono i metodi didattici e le strategie didattiche da poter utilizzare. Infine sono stati indicati i  Programmi ministeriali  da seguire, ovvero il programma annuale con gli obiettivi finali classe per classe. Negli allegati sono stati inseriti esempi di giochi collegati a specifici obiettivi.


 

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