Enzo Parisi
Guardare il mondo con gli occhi della natura

Titolo Guardare il mondo con gli occhi della natura
Autore Enzo Parisi
Genere Divulgazione scientifica      
Pubblicata il 07/05/2013
Visite 7150
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3388
ISBN 9788873884330
Pagine 168
Prezzo Libro 14,00 € PayPal

In questo libro si parla di Ecologia Profonda, ma non solo: è assai diverso dagli altri libri in circolazione sull’argomento e alterna considerazioni filosofiche con notevoli indicazioni pratiche e di atteggiamento, personale e collettivo.Vi sono indicazioni per vivere più in sintonia con la Natura, anche in città, ma è dentro di noi che deve avvenire il cambiamento più grande. Nella parte finale sono riportati gli otto punti fondamentali dell’Ecologia Profonda (di Naess e Sessions) e il testo completo del Manifesto per la Terra, redatto e pubblicato nel 2004 da due studiosi canadesi di biodiversità (Ted Mosquin e Stan Rowe) e ancora assai poco noto in Italia. Il testo termina con la “Carta per la rinascita della campagna”, in cui si parla anche dei diritti naturali dei contadini e dei popoli indigeni, toccando così tutti gli aspetti della crisi attuale presente in tutto il mondo.

 

Il parlamento della natura

RESOCONTO DELL’ULTIMA SESSIONE DEL PARLAMENTO DELLA NATURA

Si è riunita nei giorni scorsi la 300 milionesima (circa) sessione del Parlamento della Natura. Come noto la sessione si riunisce ogni 10 anni in una spiaggia, al fine di permettere la presenza di tutte le specie viventi, terrestri e marine. Il Parlamento è costituito da un rappresentante per ogni specie vivente. Le specie prive di mobilità partecipano per delega o via Skype. Erano presenti i rappresentanti di 1 milione e 200 mila specie. A presiedere il Gingko biloba, maestoso albero, in virtù della sua vetustà, del suo carisma e della sua saggezza.

Tema prioritario lo stato della vita sulla Terra.

La seduta è iniziata con la relazione introduttiva del Gingko biloba:  la prima nota dolente è che il numero delle specie presenti dall’ultima riunione è diminuito. Molte specie si sono infatti estinte in questi ultimi 10 anni.

Continua poi il degrado degli ambienti naturali e l’invasione degli spazi da parte dell’uomo, che poco male sarebbe se costruisse come una volta le case di paglia che era biodegradabile, ma oggi usa il cemento e adesso anche il vetro, e poi la plastica, materiali impossibili da rinaturalizzare.

Lo stato della vita nel pianeta è sempre più minacciato dall’Homo sapiens. Non rendendosi conto della unicità della vita, che costituisce una sola entità, sentendosi diverso e ritenendo che tutto sia stato creato a suo beneficio, aggredisce ambienti e ecosistemi, sconvolgendo equilibri che si sono generati in 4 miliardi di anni, lui che di anni ne ha solo 2 milioni: un bambino rispetto alla maggior parte delle specie.

Per prima è intervenuta l’Acciuga. Lo stato dei mari, ha detto, è nettamente peggiorato. La pesca da parte dell’uomo, utilizzando qualsiasi tipo di strumento, sta uccidendo una enorme quantità di pesce e alcune aree sono ormai prive di vita, al punto che i pescatori si lamentano che non pescano più pesce. Figuriamoci noi!

All’acciuga ha fatto eco la Trota. Anche nelle acque dolci, lacustri e fluviali, la situazione è gravissima. L’uomo stesso ha dichiarato la maggior parte degli animali che vivono in questi ambienti a rischio di estinzione. I fiumi e i laghi sono diventati un concentrato di veleni e noi non riusciamo più a sopravvivere.

 

 

A questo punto ha preso la parola il Finocchio di mare, pianta che vive vicino alla battigia: ma non avete notato - ha detto - che lentamente di anno in anno fa sempre più caldo? E che il livello del mare sta lentamente salendo? L’uomo stesso dice che ciò sta accadendo a causa delle sue attività per l’emissione dei gas serra, che scaldano il pianeta e sciogliendo i ghiacci provoca l’aumento del livello del mare. Lo sapete questo cosa comporta per molte specie? La morte, o in alternativa spostarsi quando possibile in luoghi più alti, dove però ovviamente si trova a combattere per l’esistenza con altre piante da sempre in quei luoghi in habitat e ecosistemi consolidati. In pratica nessuna speranza.

 

Concorrenza? - ha detto il Castagno - Questo sì che è un altro bel problema! Tutta colpa della mania dell’uomo di trasferire da una parte all’altra del mondo piante e animali. È la globalizzazione! Fino a pochi decenni fa ero il re della collina, insieme al rovere, agli aceri, ai salici. Un equilibrio che resisteva da millenni. Oggi dobbiamo subire l’attacco vincente dell’acacia (portata dell’America) e dell’ailanto (portato dalla Cina). In più ci si mettono gli insetti, come questo cinipide cinese, che sta facendo ammalare tutte le piante della mia specie.

Colti nel vivo, Acacia e Ailanto hanno preso la parola. Non è colpa nostra - hanno detto - se l’uomo ci ha portato in zone lontane dalla nostra terra di origine. Noi stavamo bene a casa nostra, non avevamo voglia di abitare in altre zone del mondo. Ma adesso dobbiamo pur vivere, cosa possiamo farci?

 

Si è alzato quindi il Lombrico (con difficoltà: è un essere strisciante): parlo a nome anche dei funghi e dei batteri e degli altri esseri che vivono nella parte superiore del suolo, la superficie della Terra. Tutti noi con la nostra cooperazione manteniamo la fertilità del terreno che viene utilizzata per la vita delle nostre sorelle piante superiori. Noi lombrichi in particolare con il nostro incessante lavoro scaviamo buchi a non finire e manteniamo soffice e permeabile il suolo. L’uomo non apprezza minimamente il nostro lavoro, che pure gli farebbe comodo per le colture destinate alla sua alimentazione e sostituisce la naturale fertilità del terreno con i concimi chimici, che a lungo andare deteriorano il suolo e lo impoveriscono, rendendolo deserto e uccidendo tutti quanti noi. Finito l’intervento finalmente si adagiò, trattenendo a stento l’istinto di infilarsi nella sabbia.

 

Il Mogano era stato designato a intervenire sullo stato delle foreste da parte degli altri alberi, piante del sottobosco e animali che in esse vivono. I maligni dicono che fosse stato scelto come auspicio per l’uso che del mogano fanno gli umani, la realizzazione delle loro casse da morto.

Le foreste tropicali, -ha detto- continuano a essere tagliate o bruciate per far spazio a colture per il cibo umano, molto spesso OGM e pascolo per l’allevamento di animali da carne.

 

L’intervento del Mogano ha scatenato una serie di problemi etici. E da molti sono partite richieste di fare qualche riflessione su due punti. Gli animali e le piante da allevamento, che sono stati selezionati e modificati dall’uomo (vedi il maiale) appartengono al mondo naturale? Le piante OGM sono da considerarsi nuove specie e appartengono anch’esse al mondo naturale?

 

Sul primo punto ha parlato il Cinghiale: come sapete - ha detto - da me l’uomo ha derivato il maiale, che sfrutta in modo ignobile in allevamenti al chiuso (porcili) per il solo fine di mangiarseli. No, non penso che il maiale possa far parte di questo Parlamento, ma dico anche che l’uomo non ha il diritto di tenere in schiavitù dalla nascita alla morte nessuna specie animale.

Un applauso si levò alto.

 

Si è alzato quindi il Mais: Io sono - ha detto - in piena crisi di coscienza. All’origine io ero una piccola graminacea delle Ande. Ero una pianta molto diversa da come appaio oggi, mi chiamavano Teosinte. L’uomo, con le sue diavolerie ha alterato la mia forma ed ora eccomi qua, presente ma innaturale. Ma c’è di peggio. L’uomo sta creando nuove piante, mostri viventi, nuovi Frankenstein, che compone alterando il nostro codice genetico e genera così il mais OGM, la soia OGM e così via. Sono piante coltivate, così peraltro come me, a suo uso e consumo alimentare. È una vergogna. E smise di parlare, per continuare a meditare sui suoi problemi esistenziali e etici. 

Sempre colpa dell’uomo….

 

A questo punto, non so perché, tutti guardarono, lo scimpanzé.

Voi sapete - ha detto lo scimpanzé - che l’uomo è il mio parente più prossimo. Ma si sa che in famiglia possono venir fuori entità molto diverse tra loro e io considero l’uomo un ramo deviato.

Se posso invece aggiungere qualcosa a quanto finora detto, vorrei far notare che tutti i nostri problemi derivano da una idea fissa dell’uomo di oggi: la crescita. La crescita intanto della popolazione umana che ha superato i 7 miliardi di unità. E la crescita dei consumi perché ogni uomo vorrebbe consumare sempre più cose: oggetti, energia, alimenti, suolo, che significa mangiare o utilizzare sempre più noi e consumare il combustibile fossile, che deriva dai cadaveri dei nostri avi.

È una pazzia assoluta, perché va a sconvolgere equilibri ecologici che si sono generati in milioni di anni e solo con questa tempistica possono cambiare.

E a questo punto il bradipo con grande fatica si è inserito e ha detto: c’è ancora un’altra mania, quella della velocità. Si sta così bene a muoversi lentamente tra i rami degli alberi, mangiando i frutti e godendosi il sole… e sbadigliando si è rimesso a sedere.

 

In ritardo e con sufficienza arrivò a questo punto anche un homo sapiens. Arrivò a cavallo, in segno palese di spregio verso l’assemblea. Lo aveva scelto il potere dominante della specie. Era un finanziere, con tanto di Laurea a Cambridge e master vari in economia. Conoscenza in biologia e ecologia pressoché nulla.

Ha preteso di intervenire subito e con tono altezzoso così ha detto: chi siete voi? Non sapete né leggere né scrivere, non sapete costruire case né navi, non avete l’automobile. Mangiate quello che vi passa la nuda terra e l’aria e bevete solo acqua. Ma conoscete la Coca cola? Conoscete il supermercato? 

Parlate di pace, ma tra di voi vi sono continue minacce alla nostra specie. Vogliamo parlare delle malattie da batteri o da virus? E tanti di voi dell’uomo vogliono persino cibarsi! Il lupo, la tigre, l’orso, i serpenti velenosi, gli squali. Perfino il Re degli animali, il leone: bell’esempio!

Sapete che stress è per noi vivere nella natura? Una continua paura dei vostri attacchi e dell’ignoto che voi rappresentate.

E poi siete invadenti. Non possiamo asfaltare una strada che subito ai lati spuntano le piante, e soprattutto non possiamo seminare un campo che subito nascono le erbacce. Ecco perché poi ci tocca usare i diserbanti e inventarci le piante OGM. Ve le andate a cercare!

E le formiche e gli altri insetti? Non possiamo sdraiarci su un prato che arrivano. E le mosche? Sempre a girare intorno e a posarsi su di noi dopo magari essersi posate sullo sterco (Nota: sarà un caso?). Ma la conoscete l’igiene?

Noi siamo i veri padroni del mondo. Il nostro Dio vi ha creato per servirci e ci ha detto di dominarvi.

Il grillo (parlante) a questo punto cercò di interrompere: guarda che non sapete nemmeno tradurre la Bibbia. La parola che riporta come espressione del vostro presunto Dio non va tradotta con “dominare” ma con “accudire”.

Ma l’uomo ribatté furioso: taci tu, che vuoi saperne? Torna alla favola di Pinocchio e lascia stare i Testi Sacri!

E senza attendere replica se ne andò, tirando il morso del cavallo.

 

Sgomenti tutti i partecipanti rimasero attoniti, anche se non sorpresi. 

Ma il vecchio e sapiente Gingko rincuorò tutti: se questo è il loro modo di pensare stiamo tranquilli: sarà l’Homo sapiens la prima specie a sparire. Forse già dalla prossima riunione non lo vedremo più.

Al termine di una misurata ma partecipe discussione venne approvato il documento “Legge di natura” allegato al presente resoconto.

E la riunione si sciolse, dopo che il Gingko espresse un particolare ringraziamento alle Formiche che da milioni di anni ormai si occupano di organizzare l’evento e diffondere le informazioni, grazie alla rete che di fatto costituiscono e alla loro presenza in tutto il mondo.

 

Legge di natura

Al fine di riportare la specie homo sapiens a non nuocere più alle altre specie e entro i confini del vivere naturale e della lenta evoluzione, il Parlamento della natura approva le seguenti richieste.

L’uomo deve:

Cambiare le sue politiche economiche fondate sulla crescita e sul mercato così come negli ultimi 200 anni, perché non tiene conto dei limiti della Terra, della rottura degli ecosistemi e del preoccupante calo della biodiversità.

Passare da una politica fondata sulla globalizzazione, cioè su interscambi a livello planetario, alla dimensione bioregionale, riducendo i fenomeni di migrazione non solo dell’uomo ma anche di piante e animali.

Organizzarsi secondo la bioregione, che va tradotta anche in termini amministrativi, destrutturando le grandi città e andare verso una dimensione sociale compatibile con l’integrazione con l’ambiente circostante.

Far rientrare la propria impronta ecologica nei valori di sostenibilità per il pianeta, anche riducendo il numero degli appartenenti alla sua specie.

Rispettare tutti gli ambienti naturali, le singole specie e le connessioni tra loro. In particolare porre forte limitazione alla pesca in mare e alla deforestazione.

Rieducare le persone e i cuccioli di uomo alla vita e ai valori del vivere in armonia con la natura, della sobrietà, del rispetto della Terra, del limite alla tecnologia, della conoscenza e dell’incontro e della solidarietà con la natura. Obiettivo da conseguirsi con campagne educative e revisione dei programmi formativi.

Ridurre le disuguaglianze economiche e sociali all’interno della specie umana, generatrici di conflitti che inevitabilmente si riflettono sugli ambienti naturali.

Eradicare l’agricoltura e la zootecnia industrializzata, che comportano la schiavizzazione e l’imprigionamento brutale degli animali e delle piante e la riduzione della fertilità naturale del terreno. 

Abolire l’uso di OGM. 

Abbattere le emissioni dei gas climalteranti, che generano disequilibri in moltissime specie e ecosistemi e portano ad un riscaldamento del pianeta che può essere devastante.

Fermare il consumo di territorio e la cementificazione, che toglie spazi alle altre specie e limita la naturale permeabilità del terreno.

Eliminare la generazione di rifiuti non biodegradabili e tossici, che inquinano il terreno e le acque e portano allo sterminio di molte specie sia animali che vegetali.

Contenere le strade e assicurare la mobilità delle specie animali all’interno della bioregione.

Assumere in modo integrale il principio di precauzione, con il divieto di mettere in circolo sostanze chimiche o materiale biologico nuovi senza averne prima valutato i problemi che generano non solo all’uomo stesso ma a tutte le altre specie della natura.

Fermare l’appropriazione delle risorse naturali per l’uomo senza pensare all’utilizzo delle altre specie, come l’acqua; tale appropriazione minaccia per esempio la sopravvivenza degli anfibi

Rendere assimilabile la punizione dei delitti contro la natura a quelli contro l’uomo.

 

Ai soggetti di homo sapiens che si sentono parte integrante della natura e condividono il nostro pensiero, va la richiesta di portarle avanti nell’ambito della loro specie.

 

PRESENTAZIONE

di Guido Dalla Casa

 

In questo libro si parla di Ecologia Profonda, ma non solo: è assai diverso dagli altri libri in circolazione sull’argomento e alterna considerazioni filosofiche con notevoli indicazioni pratiche e di atteggiamento, personale e collettivo.

La Prefazione è originale e riesce subito simpatica. Il Parlamento della Natura, in una preoccupata riunione, ci fa vedere piante e altri animali come esseri senzienti, non come un contorno della vita umana. Questo “parlamento” passa messaggi importanti all’homo sapiens, e la seduta termina con indicazioni pratiche molto significative e con i consigli dell’ecologia profonda.

Poi ci sono le “lezioni dal prato”, modo assai piacevole di apprendere e meditare.

Subito vediamo la Vita come un unico Essere Collettivo, l’uomo non è al centro della Vita, anzi non è al centro di niente. L’agricoltura ha portato gravi conseguenze alla Terra, soprattutto come viene praticata nell’ultimo secolo. Quella attuale è diventata un disastro. 

Vi sono continui collegamenti fra le parti pratiche e la spiritualità che deve accompagnare ogni atteggiamento ed ogni azione. I passaggi e i riferimenti ad altri esseri senzienti (la formica, la farfalla, il cinghiale…) rendono la lettura molto piacevole.

La spiritualità e la gioia di vivere vengono ritenute componenti indispensabili dell’Ecologia Profonda. In effetti, anche se un’ala del movimento insiste solo sulla necessità di una visione sistemica-olistica della Terra, la componente religiosa-spirituale è essenziale per soddisfare l’attuale esigenza di sostituire le religioni tradizionali con profondi legami empatici con la Vita. Il collegamento spirituale all’interno del Complesso dei Viventi è essenziale per una visione veramente ecocentrica, che ha risvolti religiosi-panteisti.

Interessanti i passaggi continui e i riferimenti personali a “colloqui” con altri esseri senzienti. Non mancano poi numerose indicazioni sugli atteggiamenti da assumere nella nostra vita e sugli indirizzi da prendere con convinzione: passeggiare e vivere nella Natura è un ottimo modo per comprendere il tutto e rispettare quanto ci sta attorno, che ha un valore in sé e non in funzione umana.

Vi sono indicazioni per vivere più in sintonia con la Natura, anche in città, ma è dentro di noi che deve avvenire il cambiamento più grande.

L’importanza dell’orto (orto urbano personale o Orto Botanico pubblico) per apprendere in modo pratico l’Ecologia Profonda è messa in evidenza molto opportunamente. Su questo punto finora solo Fritjof Capra aveva insistito, soprattutto per quanto riguarda la formazione dei bambini.

Nella parte finale sono riportati gli otto punti fondamentali dell’Ecologia Profonda (di Naess e Sessions) e il testo completo del Manifesto per la Terra, redatto e pubblicato nel 2004 da due studiosi canadesi di biodiversità (Ted Mosquin e Stan Rowe) e ancora assai poco noto in Italia.

Il testo termina con la “Carta per la rinascita della campagna”, in cui si parla anche dei diritti naturali dei contadini e dei popoli indigeni, toccando così tutti gli aspetti della crisi attuale presente in tutto il mondo.

Questo libro contribuirà certamente al cambio di paradigma in corso. Grazie, Enzo!

 

In questo libro si parla di Ecologia Profonda, ma non solo: è assai diverso dagli altri libri in circolazione sull’argomento e alterna considerazioni filosofiche con notevoli indicazioni pratiche e di atteggiamento, personale e collettivo.Vi sono indicazioni per vivere più in sintonia con la Natura, anche in città, ma è dentro di noi che deve avvenire il cambiamento più grande. Nella parte finale sono riportati gli otto punti fondamentali dell’Ecologia Profonda (di Naess e Sessions) e il testo completo del Manifesto per la Terra, redatto e pubblicato nel 2004 da due studiosi canadesi di biodiversità (Ted Mosquin e Stan Rowe) e ancora assai poco noto in Italia. Il testo termina con la “Carta per la rinascita della campagna”, in cui si parla anche dei diritti naturali dei contadini e dei popoli indigeni, toccando così tutti gli aspetti della crisi attuale presente in tutto il mondo.

 

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