Alessandro Torti
Sacre Lettere - lettura critica

Titolo Sacre Lettere - lettura critica
Autore Alessandro Torti
Genere Saggistica      
Pubblicata il 15/07/2016
Visite 1134
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3632
ISBN 9788893390040
Pagine 320
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893390170
Prezzo eBook 7,49 €
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[...] Trovo stupefacente che si possa desumere la dottrina su cui si basa il cristianesimo dal contenuto delle Lettere, per il semplice motivo che in esse si parla di Dio e di Gesù, del giudaismo e del cristianesimo, mescolati assieme in un modo in cui nessuna delle due visioni prevale sull’altra. Il discrimine è dato dalla scelta che viene fatta: si omette tutto quanto riguarda Dio e il giudaismo, e si dà pieno accoglimento a tutto ciò che ha per oggetto Gesù e il cristianesimo. Ma c’è di più...
 
Il Nuovo Testamento è composto da ventisette scritti, di cui le Lettere sono la parte indiscutibilmente più numerosa: se ne contano infatti ventuno, di contro ai quattro Vangeli e ai libri singoli degli Atti e della Apocalisse. Da tutto questo ampio complesso letterario, che per la Chiesa è Scrittura sacra, il cristianesimo ne ha tratto la sua dottrina. Dei Vangeli e degli Atti ne ho parlato in altra parte; qui tratterò soltanto - faccio per dire - delle numerose lettere.
Trovo però stupefacente che si possa desumere la dottrina su cui si basa il cristianesimo dal contenuto delle Lettere, per il semplice motivo che in esse si parla di Dio e di Gesù, del giudaismo e del cristianesimo, mescolati assieme in un modo in cui nessuna delle due visioni prevale sull’altra. Il discrimine è dato dalla scelta che viene fatta: si omette tutto quanto riguarda Dio e il giudaismo, e si dà pieno accoglimento a tutto ciò che ha per oggetto Gesù e il cristianesimo. Ma c’è di più.
Tra tutti questi scritti, quelli che assumono in sé la forma di una lettera, si possono contare sulle dita di una sola mano; tutti gli altri non sono che normali trattati, redatti da singole e differenti persone. Anticamente però i cristologi hanno ritenuto opportuno trarre il maggior profitto da queste opere ponendole tutte sotto l’egida di un unico autore e la loro scelta è caduta su Paolo, per esaltarne la figura. Per ottenere questo risultato hanno quindi trasformato questi trattati in lettere, dopodiché si sono inventati dei destinatari giustificando in tal modo l’unicità della paternità; inoltre, così facendo, hanno ottenuto anche un altro elemento molto importante; ossia quello di dimostrare l’ampia diffusione che aveva ottenuto il cristianesimo già alle sue origini, per giunta ad opera dell’apostolo.
È perciò destituita di fondamento la tradizione secolare della Chiesa che ha visto in questi scritti delle lettere; è destituita di fondamento la paternità esclusiva di Paolo, e sono inoltre destituiti di fondamento i vari destinatari delle pseudo lettere. Ovviamente, per rendere plausibile questo intendimento, furono redatti dei falsi saluti di indirizzo, e degli altrettanto falsi saluti finali, come risulta inoltre falsificata la citazione di Paolo, laddove questa compare. Naturalmente la mia ipotesi non esclude che vi possa essere davvero anche una sua lettera originale tra le quattordici che non hanno un autore; ma che sia stato redatto da lui l’intero parco delle lettere è da escludere nella maniera più assoluta. D’altronde la conferma a questa mia asserzione è data dalla diversità di stili che si riscontrano in esse, sui quali gli esegeti trovano varie giustificazioni.
Per quanto riguarda quelle lettere che hanno un autore che dichiara il proprio nome, non è affatto garantito che sia veramente costui ad averla redatta. Si pensi infatti alle lettere di Pietro, la prima delle quali è diretta a mezzo mondo mentre la seconda non ha un destinatario; si pensi alle lettere di Giovanni e al diverso modo in cui cita la Chiesa, nonché al modo in cui si cita ‘presbitero’. Insomma, tutto ciò che viene ritenuto certo dalla Chiesa, non lo è affatto per la logica.
 
 
 
 
La “Lettera ai Romani” contiene due diversi tipi di irregolarità, il primo dei quali attiene al testo, ed il secondo alla traduzione. A conferma del primo caso estrapolo dal contesto in cui sono inserite, le seguenti frasi, ma soltanto a titolo di esempio e non già ad esaurimento del problema. Si afferma dunque: “…Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere”; e ancora: “quanti invece hanno peccato sotto la legge saranno giudicati con la legge. Perché non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati”. In opposizione a quanto detto, si legge: “…in virtù delle opere della legge nessun uomo sarà giustificato…”; e ancora: “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono”.
Vi è poi da notare che Gesù viene citato in due modi differenti nella Lettera, e cioè: alcune volte Gesù Cristo; altre, invece, Cristo Gesù. Il numero varia a seconda se ci si riferisce al testo greco oppure a quello italiano. Nel primo caso si hanno, rispettivamente, 17 citazioni contro 14; nel secondo caso si hanno invece, 22 citazioni contro 9. A questo riguardo nelle annotazioni contenute nel libro della Bibbia, si legge: “…i traduttori della T.O.B. …hanno evitato la durezza di certe formule come ‘Cristo Gesù’ e soprattutto ‘di Cristo Gesù’ che hanno tradotto con ‘Gesù Cristo’ e ‘di Gesù Cristo’.”
Per quanto riguarda il secondo aspetto della questione, e cioè quello relativo alla traduzione, mi limito a precisare che il termine ‘santi’, che compare nel testo greco, è stato tradotto in italiano nei modi seguenti: 3 volte con ‘comunità’, due volte con ‘credenti’, ed una volta con ‘fratelli’. Soltanto all’inizio della lettera è stata lasciata l’espressione: ‘santi per vocazione’, così tradotto in italiano, mentre nel testo greco si legge, ‘chiamati santi’. Nel testo greco si legge poi più volte l’espressione ‘i molti’ che è stata tradotta con ‘molti’ e con ‘tutti’, alterandone il significato originario che è quello di esponenti del mondo esseno, come lo è quello rappresentato dal termine ‘santi’.
Quanto ho esposto qui sopra dimostra chiaramente che la Lettera non è stata redatta da un unico autore, bensì da più mani, siano esse due soltanto o più di due; ma qui non pongo la questione sul numero degli estensori, bensì su di una cosa ben altrimenti significativa, e cioè: quale intendimento ha mosso l’Autore originario e quale diverso intendimento ha mosso il successivo interpolatore (o interpolatori). Non ha comunque minor rilievo il fatto che l’estensione dello scritto venga attribuito a San Paolo, quando è provato che egli non può essere l’unico redattore. Credo sia meglio per la Chiesa ammettere quantomeno la duplicità dei compilatori di questo scritto, piuttosto che ritenere San Paolo un ispirato dalla divinità, mentre di fatto si manifesta come il contraddittore di sé stesso.
Ora, tutte queste considerazioni, mi portano a concludere che la Lettera è stata scritta dagli esseni e per gli esseni, e che solo successivamente è stata interpolata da mani cristiane per stornarla dal suo significato iniziale, e dare alla stessa una finalità diversa da quella che aveva originariamente. Inoltre, nella Lettera si parla ripetutamente di Gesù, presumibilmente da tutti quanti hanno contribuito alla sua stesura, e ciò comporta l’obbligo di fare una riflessione: se effettivamente la Lettera è opera, quantomeno iniziale, degli esseni; se effettivamente l’autore esseno ha citato Gesù, il Gesù esseno non poteva assolutissimamente rivestire un veste divina essendo stati gli esseni monoteisti nella maniera più rigida ed assoluta, e mai avrebbe potuto rientrare nella loro geografia spirituale, la possibilità di una duplice figura divina.
Nell’intenzione degli interpolatori, o dell’interpolatore san Paolo, vi è stata dunque la finalità di trasformare uno scritto esseno in uno scritto cristiano, e l’intenzione di trasformare il giudeo Gesù, nella figura di un Dio, inserito successivamente nella cosiddetta Santissima Trinità. Nella disamina del testo della lettera vedrò     
[...] Trovo stupefacente che si possa desumere la dottrina su cui si basa il cristianesimo dal contenuto delle Lettere, per il semplice motivo che in esse si parla di Dio e di Gesù, del giudaismo e del cristianesimo, mescolati assieme in un modo in cui nessuna delle due visioni prevale sull’altra. Il discrimine è dato dalla scelta che viene fatta: si omette tutto quanto riguarda Dio e il giudaismo, e si dà pieno accoglimento a tutto ciò che ha per oggetto Gesù e il cristianesimo. Ma c’è di più...

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