Marco Moretti
Mario a Palazzo Rosso

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Titolo Mario a Palazzo Rosso
Autore Marco Moretti
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Pubblicata il 04/04/2017
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I palazzi dei Rolli si aprono ai visitatori, la folla  è quella delle grandi occasioni, favorita dalla bella serata; Mario Pinozzi gusta il cono gelato salendo le scale di palazzo Rosso per visitare le collezioni. Guercino, Veronese e Van Dyck commissionati dai signori genovesi per le ricche dimore: gusto e ricchezza da mostrare a  ospiti illustri, si alternano nei piani del palazzo.

Qualche ora di relax dopo una giornata in sala operatoria: il medico apprezza l’arte e si confonde con la folla di esperti e curiosi. Curiosando nel palazzo giunge in una sala dell’ultimo piano  e scova,  defilato, un fresco ritratto di donna mai notato in visite precedenti. Un giovane  uomo dall’aria dimessa osserva triste il volto  pallido e gentile raffigurato sulla tela.

- La conosce? – Mario si avvicina.
- Meglio di chiunque altro, mi creda. – L’uomo non si volta, una lacrima scivola timida.
- Non l’avevo mai notata in questi anni, ha un viso perfetto. Sono avvezzo alla bellezza, ma lei è davvero speciale.
- L’avevo persa e l’ho ritrovata qui, oggi. Anche lei è un’artista?
- In un certo senso, - con un sorriso – faccio il chirurgo, restauro corpi sofferenti:  la bellezza è un dono.
- Può divenire una dannazione…- terminata  a stento la frase, l’uomo sviene senza un lamento.

Mario lo soccorre e dispone il trasferimento all’ospedale in ambulanza, accompagnandolo e sincerandosi del suo stato. È  solo un banale svenimento  da denutrizione: il letto che lo accoglie è appena deformato dal gracile corpo. Il collo magro affiora con la testa dalle lenzuola, una piccola tartaruga malata che solleva le palpebre.

- Dove mi trovo? –  il sussurro è timido.
- In ospedale, è svenuto a Palazzo Rosso di fronte al quadro che conosce: la bella ragazza dal viso gentile.
- Lei ha bisogno di me…devo andare. – il tentativo di alzarsi è vanificato dalla debolezza che lo attira implacabile verso il letto.
- Non vuole raccontarmi che sta succedendo?

Lo sconosciuto sospira e affonda il capo tra le mani, scosso da singhiozzi.

- Un mese fa un ricco banchiere è stato ospite a Palazzo, in suo onore si sono tenuti banchetti e concerti. Dovendo negoziare un  lauto compenso per una mediazione, l’ospite e la sua signora lo assecondarono in ogni capriccio. Il banchiere voleva una fanciulla e pretese la più bella.
- Una prostituta, nei sestieri adiacenti se ne trovano parecchie. Pure a buon prezzo.
- Lo ripeto, una fanciulla. E fu irremovibile, pena la risoluzione del contratto.

Il breve silenzio avvolge il dialogo e lo strozza, come il respiro. Mario sente mancare l’aria, suda  e ha i brividi. La sua “fame”, la smania scatenata dai mostri sta per fare capolino: Mario la conosce e la teme, sa che assecondandola qualcuno si farà male.

- Come si chiama lei?
- Penelope, era mia promessa sposa:  lavoravo come artista al palazzo, lei serviva a tavola. Dopo quella sera è scomparsa e la ritrovo prigioniera di una tela, nel suo diciassettesimo compleanno.
- Riposa ora, penso io al resto. – il medico si alza e lascia  lo sconosciuto con la sua solitudine.

Mario si reca al vicino posto di polizie e segnala il fatto, ma l’agente  chiede una denuncia della parte lesa, oltre alla testimonianza dell’uomo. Realizza di non avere chiesto il nome al pittore né la sua residenza e, con il poliziotto, raggiunge la camera dello sconosciuto: il letto è vuoto, come l’armadietto che conteneva i vestiti.

- Dov’è finito il paziente? – Mario scruta preoccupato l’infermiera nel corridoio.
- Si è vestito in fretta dicendo che scendeva per un caffè, pare che attendesse una visita.
- Da parte di chi?
- La sua diletta, così ho capito.

I due si scambiano uno sguardo interlocutorio, infine Pinozzi scuote la testa e si allontana. Dapprima dirige verso casa, poi si colpisce la fronte e scuote la testa, combattuto tra curiosità e incredulità. Infine dirige verso Via Garibaldi, i Rolli, Palazzo Rosso.

Gli ultimi visitatori stanno abbandonando la dimora: Mario implora il custode di lasciarlo entrare per recuperare il telefono, dicendo di averlo dimenticato nella toilette.

Ottenuti cinque minuti di tempo, sale i gradini a due a due fino alla sala dell’incontro con lo sconosciuto. Raggiunge il quadro e lo osserva, la mandibola che gli scende: la ragazza dedica un sorriso radioso al suo promesso, che ricambia timido. La targhetta  ben lucidata sulla cornice in legno dorato recita: “Autore ignoto – Coppia di promessi sposi – 1652”.

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