Ho letto “Quindici Voci”. Vorrei dire, e non solo per assonanza, (ma non oso) Quindici Voci di Amici, dato che vari sono i nomi di autori noti a noi frequentatori del libero sito Libero di Scrivere.
Ho letto approfittando dei disservizi dei pubblici trasporti, aspettando alla fermata, con rassegnata pazienza, il passaggio di autobus regolarmente in ritardo.
Ho letto il disperato viaggio di Valeria Coiante verso l’infantile e nel contempo estrema meta dei numeri senza fine, cui tutti noi siamo destinati.
Ho letto la variopinta e fantasiosa soluzione ai problemi della deformità spennellata con passo danzante e pirotecnico da Mario Dari.
Ho letto il vivace epitaffio intonato da Silvio Donà, fluttuando, anch’io, per poco, senza radici nel vento.
Ho letto l’intricata vicenda noir dal triplice volto narrataci da Fulvio Frezza Golden.
Ho letto, di Alessandro Gabriele, la decadente vicenda di una donna e dei suoi gatti, sola porta sul mondo.
Ho letto l’amore e la storia, estreme ed allucinate, di Gianluca Galanti.
Ho letto la prosa frammentata e telegrafica di Barbara Giuliani.
Ho letto lo spassoso racconto omovocalico su Selene e le pene del tenente senese di Triana.
Ho riletto il divertissement da me medesimo scritto e di più non dico per falsa modestia.
Ho letto il bell’amore senile narrato da Emanuela Musso Fiorini.
Ho letto la divertente favola extra-large del baldo bardo Pablo Renzi.
Ho letto lo stranissimo e semplice gioco di specchi di Fausta Maria Rigo.
Ho letto le reviviscenze post scolastiche e gli amori domestici di Maria Maddalena Signori, in arte Marimari.
Ho letto gli amori contrastati della Giulietta e del Romeo isolani di Francesca Trusso con il loro insolito finale.
Ho letto con grande piacere l’incredibile storia dal sapore sudamericano, vivace e intensa, di Rossella Valentino, un racconto degno di autori ben più famosi, come lo sono, del resto molte di queste Quindici Voci.
Ho letto con piacere, e forse un giorno rileggerò, queste quindici voci emerse dalla rete e ora galleggianti su questa barchetta di carta donataci dall’armatore Cassan per veleggiare verso impreviste mete, magari spiccando il volo con il piccolo aeroplano rosso che volteggia sulla copertina del volume.
Firenze, 16.1.2003