Alberto Pestelli
Gino e la Gina

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Titolo Gino e la Gina
Autore Alberto Pestelli
Genere Prosa in vernacolo      
Dedicato a
a chi viene abbandonato.........
Pubblicata il 07/11/2003
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Note Questo raccontino inizialmente era scritto in lingua nazionale, ma non rendeva. Alloro l’ho riscritto in vernacolo fiorentino senza cambiare niente, nemmeno una virgola.

- Un’assolato pomeriggio d’inverno. Mentre soffia una lieve brezza fresca che muove gli arti cipressi, Gino e la Gina, du’ vecchi coniugi sono seduti s’una panchina di’giardino d’un’ospizio. Dall’alto di’colle dell’anti’a Fiesole, osservano Firenze, la loro città. E ri’ordano……e ri’ordano………..-

Gino….

Che c’è Gina……

Ti ri’ordi ?

E ce n’ho tanti di ri’ordi che un so più quale ri’ordare meglio…

Vien via Ginino…., di quando si salì coi tramme sulle rotaie su fin’in cima a San Domeni’o…

Si, si, mi ri’ordo. Ma poi un’eri ma’ ‘ontenta e tu dice’i sempre, via Ginino, via si sale a piedi fin’a Fiesole. Ciò voglia di gelato….., e io bischero dietr’a te per la salita….

Come l’era bono i gela’o che face’ano su in Piazza Mino……… e i fochi di San Romolo, ma com’era belli…….e sempre meglio di chelli di San Giovanni……..

Tanto e costa’an di nulla que’ gela’i….. I fochi, e si, glieran belli e mi ri’ordo anche quando ti sentisti male…. Con tutti que’ gelati che t’eri mangia’a e a star’a’collo torto tutta la sera per veder i botti… eppoi giorna’e intere su’i’licit co’ gli sciogliementi………..

- I du’coniugi si ‘hetano senza ma’guardassi pe’ n’attimo. Con gli occhi persi ni’voto siedono ancora di fronte a Firenze, continuano a pensare o a non pensare……………. -

Gino…

Che c’è Gina….

Ti ri’ordi ?

Si, ri’ordo.

Anch’io……………

- Un artro interminabile attimo di pausa. Il sole comincia a scende’, ma è ancora abbastanza carduccio da rimanere fora. Firenze l’è ancora laggiù, visibile……………..-

Gina…

Ginino…. dimmi……..

Che mi da’ da bere…….

Di ‘orsa Gino.

Ch’è fresca ?

Gliè giusta…., ovvìa ‘more che sta’un po’ fermino con quella mano……..

O che corpa ciò se ciò i’palleti’o…. e un sta ferma e tu lo sai…….

Ecco ti se’versa’o tutta l’acqua addosso………

E son vecchio, Gina. E ciò i’morbo di Par.., Porch, Porchinson…, o come glià detto i’dottore….

Morbo di Parkinson…Ginino……

Insomma icchè l’è, l’è…….ce l’ave’anch’i’mi babbo e lui lo chiama’a palleti’o….

T’hai ragione te, Ginino………

La ragione si da’ a’bischeri e ancora tanto rintrona’o e un sono…. Ovvìa…..

- Il sole continua a calare e loro son’ancora li. Sguardi fissi sull’ombre de’cipressi che disturbano la vista della loro città…….. –

Guarda Gino……..

Che guardo……, gliè già buio eppoi già ci vedo po’o……..

C’è lo stadio illuminato………, chissà icchè fa la Fiorentina…………….

So’na sega icchè la fa…., ormai e son finiti i be’ tempi c’andavo in curva Fiesole co’nostri figlioli….

Gino…………

O icchè c’è Gina………

I nostri figli ‘ndo saranno……..

E saranno…., saranno……che ne so ‘ndo sono…., sembran cent’anni che un li vedo… che un vedo i nipotini……..

Chissà come saranno cresciuti…………..

Saranno già babbi a quest’ora……………… e non li ho ma’visti crescere…………

- Solo stelle ni’cielo. Nessuno s’è preso cura d’andare a prende i du’ anziani coniugi. Dall’alto di Fiesole, Firenze è illuminata come non mai –

Gina……..

Che c’è Gino……

Ma te li ri’ordi come son fatti i nostri figlioli……..

Me li ri’ordo com’eran da piccini……… chi li ri’oscerebbe ora dopo tanto tempo……….

Verremo tutti i giorni a trovavvi ciavean detto………..

Gina…….

Dimmi………..

Non ho altri che te….., dammi la mano, tienimela stretta………..

Ma t’hai i’’palleti’o……..

M’è passato…….adesso…..sto……bene……………….

- Li ritrovarono il giorno dopo, mano nella mano, con gli occhi, ormai vitrei, rivolti verso la loro amata città………………le loro lacrime si erano congelate sui vestiti -




Opera n°77683 di Liberodiscrivere


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