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Margherita Marchese Scelzi

Vi sono soggetti, non importa se luoghi, oggetti o esseri umani, e situazioni, con i quali non è possibile stabilire aprioristicamente, come crearne il racconto per immagini; è impossibile e pretenzioso prevedere l’impatto emozionale. Tutto, ma proprio tutto quello che credi di sapere, te lo devi ficcare su per il viadotto dell’oblio. è necessario e obbligatorio, in quei momenti, fare tabula rasa. Quel che accade è assolutamente destabilizzante, vorresti andartene aff…
È straordinariamente terribile e travolgente sentirsi destabilizzati, i tuoi patetici schemini ideologici se ne vanno dritti-dritti giù per la tromba delle scale dell’ignoto, insieme alle tue false certezze… è solamente in questi istanti che hai l’inconsueta possibilità di dissolverti in quello che stai realizzando, di sferrare un attacco profondo alla struttura fondante della maniera e un calcio nel culo al fottuto ritornello del IO mi ESPRIMO (come se il mondo avesse l’obbligo di interessarsi alla tua supponente e infantile urgenza comunicativa, se non hai l’umiltà di denominarla punto di partenza, non sei in grado di farle attuare una metamorfosi e sopratutto se non parla un linguaggio che travalica i confini della soggettività… appunto) e ridurlo al silenzio…
Ecco un altro attacco, stavolta con un calcio sui denti, all’ammuffito conformismo della trasgressione, così perdi la tua vischiosa, prepotente identità, per un istante, dimentichi l’orpello della tua preziosa originalità del c... , nello scatto dell’otturatore, o nel finto sparo della digitale, o in quant’altro.
Si manifesta quella trance ipnotica che ti proietta al di là dell’Io. Avviene un transfert col soggetto, e tu sei l’oggetto, non resta la benché minima traccia di autocompiacimento né di autoreferenzialità, o di senso di inadeguatezza.

Quando e se, finalmente, riesci a porre sulla stessa linea gli occhi, la mente, il cuore, come diceva il poeta Cartier Bresson, e a proiettarti oltre il consentito, hai centrato il bersaglio e HAI SENSO.
In quei momenti ti senti capovolto e assolutamente svuotato. Tutto quel che ti eri prefissato va a puttane, grazie a Dio… e dedichi un ampio gesto d’ombrello ai teorici!

Quando guardo, e mi smarrisco, nelle immagini di alcuni colleghi, in cui percepisco questo incanto, mi sento felice e indulgo nel privilegio di questo struggimento, e ho voglia di scaraventare la macchina fotografica nel cesso… poi la prendo, faccio pace e ricomincio a dialogare, dal basso, in devoti e umili tentativi di stare insieme senza sovrapporci, io e lei.

Margherita Marchese Scelzi
 

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2010
Fotografia I Vizi Capitali e l´Astinenza  7 mag 2010 

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