Laureto Rodoni
PAUL CEZANNE: ELOGIO DELL’INCOMPIUTEZZA - LE ULTIME LETTERE AL FIGLIO E IL COLLOQUIO CON E. BERNARD

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Titolo PAUL CEZANNE: ELOGIO DELL’INCOMPIUTEZZA - LE ULTIME LETTERE AL FIGLIO E IL COLLOQUIO CON E. BERNARD
COMPIUTO/INCOMPIUTO NELL’ARTE PITTORICA
Autore Laureto Rodoni
Genere Saggistica      
Dedicato a
con amore e gratitudine a Paul Cézanne
Pubblicata il 14/01/2005
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Note «Soltanto le opere incompiute, perché non compibili, ci sollecitano a divagare sull’essenza dell’arte»
Emil Cioran
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CONVERSAZIONE DI ÉMILE BERNARD CON CÉZANNE

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ANONIMO BERLINESE
STRANGOLATI DALLA VITA
POEMA TRAGICO IN CINQUE PARTI

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La mostra allestita nel 2001 al Kunsthaus di Zurigo permise al fruitore di esplorare una delle «officine» più segrete e sorprendenti della storia dell’arte.
Se accade molto raramente che una mostra sia incentrata sul rapporto tra compiutezza e incompiutezza nell’opera d’arte, per la prima volta questo fondamentale discorso estetico e filosofico viene esemplificato con la produzione pittorica di Paul Cézanne, definito da Ernst H. Gombrich «il padre dell’arte moderna», poiché ne ha aperto la strada, ne ha iniziato il percorso, additandone, con la sua opera e la sua alta testimonianza d’artista, le nuove possibili direzioni.
Le 85 tele, i 40 acquerelli e i numerosi disegni della mostra provenienti da 67 collezioni pubbliche e private approdate al Kunsthaus di Zurigo erano raggruppate in quattro sezioni dedicate ai temi fondamentali che Cézanne ha sviluppato, in maniera sempre diversa e con inesauribile vena, lungo tutto il suo percorso artistico, di solito suddiviso in 4 periodi:

ROMANTICO 1859-1871: nei lavori di questi anni confluì l’insegnamento dei suoi maestri: Caravaggio, El Greco, la pittura veneta — Veronese, Tintoretto, Bassano —, Delacroix, Couture, Courbet...

IMPRESSIONISTA 1872-1877: decisivi in quel periodo furono l’amicizia con Pissarro e il soggiorno a Auvers-sur-Oise (dove dipinse anche Van Gogh) poiché, appunto, avvicinarono Cézanne alla pittura impressionista

COSTRUTTIVO (1878-1887: fase contraddistinta da un controllo formale dell’immagine sempre più rigoroso

SINTETICO 1888-1906: in esso la ricerca è orientata verso una pittura con proprie leggi di forma, sempre più sganciata dai dati naturali o emotivi

Le quattro sezioni ospitano un ampio florilegio di Ritratti, Nature morte, Bagnanti e Paesaggi. La specificità della mostra, concepita da Felix A. Baumann, consiste nel fatto che opere a struttura aperta e con gradi diversi di incompiutezza vengono accostate a opere concluse, permettendo al fruitore di riflettere non solo sul concetto di compiutezza del prodotto artistico in rapporto agli schizzi, ai frammenti, ai dettagli, ma anche sul tormentato cammino di Cézanne verso la sua mèta, quella Terra promessa, che solo nel 1903 riusciva a intravedere: «Mi accadrà come accadde al gran capo degli Ebrei, o vi potrò entrare? Ho fatto qualche progresso. Perché mai così tardi e così a fatica? L’Arte sarà in realtà un sacerdozio che esige dei puri che gli appartengano interamente?»

E per Cézanne l’arte fu veramente una religione, ai cui misteri offerse completa e spesso sofferta devozione. Se la creazione («la réalisation») era per lui rovello, sacrificio ed equivaleva a una metaforica preghiera, l’afasia suscitava invece nel suo animo tristezza, angoscia, a volte anche terrore: afasia intesa unicamente come impossibilità di «réaliser», non come incapacità di concludere ciò che è stato iniziato.

La pertinenza e l’importanza della mostra zurighese è provata da una illuminante osservazione dell’artista stesso contenuta in una lettera alla madre del 1874: «Devo sempre lavorare, non certo per giungere al finito, che suscita l’ammirazione degli imbecilli: questo, che normalmente si apprezza tanto, non è che il risultato d’una abilità d’artigiano, e rende ogni opera inartistica e banale. Non devo cercare di portare a termine se non per il piacere di far cose più vere e più sapienti.»
Come non ricordare, a questo proposito, la preziosa testimonianza del mercante d’arte Ambroise Vollard, di cui Cézanne dipinse un formidabile ritratto nel 1899? In quest’opera della maturità, esposta a Zurigo, il pittore riuscì mirabilmente a conciliare la staticità della figura seduta con la dinamicità dell’intera composizione. «Chi non l’ha visto dipingere» — scrisse Vollard — «può a fatica immaginare fino a che punto, in certi giorni, il suo lavoro fosse lento e penoso. Nel mio ritratto ci sono, sulla mano, due punti in cui la tela è scoperta. Lo feci notare a Cézanne, che mi rispose: ’Se la mia visita al Louvre, fra poco, avrà buon esito, forse domani troverò il modo giusto di coprire questi spazi bianchi. Cercate di capire... se intervenissi qui a caso, sarei costretto a ricominciare tutto il quadro a partire da questo punto’.»

Si ha spesso l’impressione che questa cosiddetta incompiutezza dipenda dal fatto che a uno stadio ritenuto tradizionalmente intermedio, non concluso, Cézanne avesse già «colto un’armonia tra numerosi rapporti»; armonia che non voleva intaccare ’completando’ il dipinto: «le sensazioni colorate che danno la luce sono motivi di astrazione che non mi permettono di coprire la tela né di delimitare i contorni degli oggetti, tanto i limiti sono tenui, delicati» — scrisse nel 1905. Gli spazi non ricoperti divennero così, per la prima volta nella storia dell’arte, una componente estetica di primaria importanza e una folgorante prefigurazione di aspetti dell’arte successiva: la pittura non era più la rappresentazione mimetica della natura, ma qualcosa di autonomo che apriva le porte alla modernità. Da questo punto di vista non sorprende che furono soprattutto i dipinti non finiti a suscitare l’ammirazine (e lo sconcerto!) di Matisse e dei Fauves; di Picasso e dei Cubisti.

Cézanne non raggiunse mai la «Terra promessa» evocata nel 1903: un mese prima della sua morte, il 21 settembre 1906, tornando su questo argomento, il pittore ammise con amarezza il fallimento della propria ricerca («Je cherche en peignant» era il suo motto): «Arriverò alla mèta tanto cercata e per così tanto tempo perseguita? Me lo auguro, ma fin quando non è raggiunta, persiste un vago malessere che non potrà scomparire se non quando avrò raggiunto il porto, cioè quando avrò creato qualcosa che si sviluppa meglio rispetto al passato.» L’equipollenza, nel discorso metaforico cézanniano, di «Terra promessa» e «porto» prova inconfutabilmente che, pur non attribuendo valore negativo all’incompiutezza del singolo quadro, considerava con amarezza l’incompiutezza della sua opera pittorica nella sua totalità. D’altra parte egli era ben consapevole che quel porto non sarebbe mai potuto diventare luogo di stasi creativa e di autocompiacimento e che la sua opera aveva aggiunto «soltanto un anello alla catena» dell’arte universale.

«L’opera d’arte» — scrisse Umberto Eco — «è un infinito raccolto in una definitezza»: portata a termine dall’autore, essa da una parte diviene statica e immobile, dall’altra schiude gli «abissi inscrutabili» di boccioniana memoria, apre cioè «un infinito che s’è fatto intero raccogliendosi in una forma. L’opera perciò ha infiniti aspetti, che non sono soltanto ’parti’ o frammenti, perché ciascuno di essi contiene l’opera tutta intera»: un’affermazione che Paul Cézanne avrebbe sicuramente condiviso.

Dei 24 ritratti dedicati a Hortense Fiquet, modella preferita del pittore, sua compagna dal 1869 e moglie dal 1886, 10 sono esposti a Zurigo: dal celeberrimo «Madame Cézanne à la jupe rayée» del 1877 , che folgorò il poeta Rainer Maria Rilke a «Madame Cézanne assise» del 1894: un numero e un arco di tempo sufficienti per cogliere uno dei principali interessi della ricerca artistica di Cézanne: l’essenzialità, la semplificazione delle figure che vengono sempre più modellate plasticamente dal colore: questa estrema concisione formale conferisce solennità e monumentalità alla figura femminile, soprattutto quando il pittore fa uso, per dipingere la veste, del suo leggendario rosso.

Lo stesso discorso può essere esteso alle 13 opere dedicate al tema dei Bagnanti e delle Bagnanti, dipinti nell’arco di ben 33 anni.

Di estremo interesse anche le 5 versioni del ritratto del giardiniere Vallier, non finiti secondo i canoni tradizionali: nell’ottica cézanniana, invece, essi non soltanto sono mirabilmente compiuti, ma anche di sconcertante modernità e coesione estetica.

Una ventina le Nature morte, tra cui la celeberrima «Nature morte avec rideau et pichet fleuri». In questa serie Cézanne dà prova di una stupefacente inventiva, attribuendo agli stessi elementi ruoli del tutto diversi, disponendoli sempre in modi diversi e stabilendo di volta in volta nuovi equilibri e nuove armonie di colori.

Molti paesaggi esposti furono dipinti nel suo ultimo atelier dei Lauves, dove Cézanne si ritirò a partire dal 1903. Tra questi spicca «Le Jardin des Lauves»: un’opera visionaria che preannuncia la pittura astratta: in essa, infatti, non c’è più alcuna traccia di figurazione, tutto si riduce a puro colore che esprime la sostanza delle sensazioni suscitate dalla natura.

Chi contempla un’opera pittorica, a livelli diversi di comprensione, è come se fosse un esecutore della stessa, proprio come un musicista dinanzi a uno spartito, anche se questa ’esecuzione’ è tacita e privata e non trova sbocchi nel discorso, nell’articolo o nel saggio. Se dovessi tornare a rivedere questa commovente officina artistica, inizierei l’avventura partendo dall’ultima sala per ’eseguire’ di nuovo proprio quest’ultimo, profetico dipinto, il limite estremo a cui è arrivata la sperimentazione cézanniana. Nella convinzione che tutta la produzione precedente confluisce in questo capolavoro: considerato uno schizzo fino a pochi anni fa, esso è invece, paradossalmente, forse il dipinto più compiuto di tutta la produzione del pittore di Aix. «Quand la couleur a sa richesse, la forme a sa plénitude.»

DIPINTI E INFORMAZIONI NEL WEB

http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/cezanne/http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/cezanne/

http://www.artchive.com/artchive/C/cezanne.html

http://www.artcyclopedia.com/artists/cezanne_paul.html

http://www.expo-cezanne.com/

http://www.cezanne.com/fr/

IN ITALIANO

http://www.artdreamguide.com/adg/_arti/_c/_cezan/arti.htm

http://www.artonline.it/artista.asp?IDArtista=7

http://www.francescomorante.it/pag_3/305c.htm


LE ULTIME LETTERE AL FIGLIO (E 2 a EMILE BERNARD)

[...] ORA, LA TESI DA SVILUPPARE È - QUALSIASI SIA IL NOSTRO TEMPERAMENTO O LA NOSTRA ENERGIA DI FRONTE ALLA NATURA - RENDERE L’IMMAGINE CHE VEDIAMO, DIMENTICANDO TUTTO CIÒ CHE È APPARSO PRIMA DI NOI. CREDO CHE QUESTO PERMETTA ALL’ARTISTA DI ESPRIMERE TUTTA LA SUA PERSONALITÀ, GRANDE O PICCOLA CHE SIA.
PER ME, VECCHIO DI QUASI SESSANT’ANNI, LE SENSAZIONI DI COLORE CHE GENERANO LA LUCE SONO CAUSA DI ASTRAZIONI CHE MI IMPEDISCONO DI COMPORRE LA TELA E DI RAGGIUNGERE IL LIMITE DEGLI OGGETTI QUANDO I PUNTI DI CONTATTO SONO TENUI, DELICATI; PER QUESTO ACCADE CHE L’IMMAGINE O IL QUADRO SIANO INCOMPLETI. D’ALTRA PARTE I PIANI CADONO L’UNO SULL’ALTRO, E DA QUI DERIVA IL NEOIMPRESSIONISMO, CHE CIRCOSCRIVE I CONTORNI CON UN SEGNO NERO, ERRORE CHE SI DEVE COMBATTERE CON TUTTE LE FORZE. ORA LA CONSULTAZIONE DELLA NATURA CI DÀ I MEZZI PER RAGGIUNGERE QUESTO SCOPO. [...]

[AIX], VENERDÌ [20] LUGLIO 1906

MIO CARO PAUL,
STAMATTINA, CON LA TESTA ABBASTANZA SGOMBRA, RISPONDO ALLE TUE DUE LETTERE, CHE MI HANNO FATTO UN GRANDISSIMO PIACERE. SONO LE QUATTRO E MEZZA DEL MATTINO - ALLE OTTO LA TEMPERATURA SARÀ INSOPPORTABILE - E CONTINUO I MIEI STUDI. BISOGNEREBBE ESSERE GIOVANI E FARNE MOLTI. L’ATMOSFERA A VOLTE È POLVEROSA E HA UN TONO MALINCONICO; È BELLA SOLO IN CERTI MOMENTI.


AIX, 25 LUGLIO 1906

MIO CARO PAUL,
IERI HO RICEVUTO LA TUA CARA LETTERA CHE MI DÀ VOSTRE NOTIZIE. NON POSSO CHE DEPLORARE LO STATO IN CUI SI TROVA TUA MADRE; CURALA IL PIÙ POSSIBILE, E PROCURALE LE COMODITÀ, IL FRESCO E LE DISTRAZIONI NECESSARIE NELLA SUA SITUAZIONE.
[...] ALLA MIA ETÀ CONVIENE VIVERE ISOLATI E DIPINGERE.
VALLIER [IL GIARDINIERE DI CÉZANNE] MI FA DELLE FRIZIONI, I RENI VANNO UN PO’ MEGLIO, LA SIGNORA BRÉMOND DICE CHE IL PIEDE VA MEGLIO. SEGUO LA CURA DI BOISSY, È ATROCE. FA MOLTO CALDO. DOPO LE OTTO IL CALDO È INSOPPORTABILE.[...]


AIX, 3 AGOSTO 1906

[...] MI ALZO AL MATTINO E RIESCO A VIVERE SOLO FRA LE CINQUE E LE OTTO. A QUELL’ORA IL CALDO DIVENTA INCREDIBILE E MI PROVOCA UNA TALE PROSTRAZIONE CEREBRALE CHE NON PENSO NEMMENO PIÙ ALLA PITTURA. SONO STATO COSTRETTO A CHIAMARE IL DOTTOR GUILLAUMONT: M’ERO PRESO UNA BRONCHITE E HO LASCIATO L’OMEOPATIA PER GLI SCIROPPI COMPOSTI DELLA VECCHIA SCUOLA. HO UNA CERTA TOSSE, LA BRÉMOND MI HA APPLICATO DEL COTONE IODATO, E NE HO TRATTO GIOVAMENTO. MI DISPIACE DI ESSERE VECCHIO, VISTE LE SENSAZIONI CHE HO DEL COLORE. [...] SONO FELICE DI SAPERE CHE ESISTONO BUONI RAPPORTI TRA TE E GLI INTERMEDIARI DELL’ARTE COL PUBBLICO, CHE VOGLIO CONSERVINO IL LORO FAVORE NEI MIEI CONFRONTI.
È UN PECCATO NON POTER RACCOGLIERE QUALCHE SAGGIO CON LE MIE IDEE E LE MIE SENSAZIONI. VIVA I GONCOURT, VIVA PISSARRO E TUTTI QUELLI CHE HANNO INCLINAZIONE PER IL COLORE, CHE RAPPRESENTA LA LUCE E L’ARIA. [...] SONO MOLTO COMMOSSO DAL CARO RICORDO CHE FORAIN E LÉON DIERX HANNO VOLUTO SERBARE DI ME: LA NOSTRA CONOSCENZA RISALE A MOLTO LONTANO. PER FORAIN AL 1875 AL LOUVRE, E PER LÉON DIERX AL 1877 DA NINA DE VILLARS, RUE DES MOINES.
DEVO AVERTI RACCONTATO CHE QUANDO CENAVO IN RUE DES MOINES C’ERANO A TAVOLA PAUL ALEXIS, FRANK LAMI, MARAST, ERNEST D’HERVILLY, L’ISLE ADAM E MOLTE BUONE FORCHETTE, E IL POVERO CABANER. QUANTI RICORDI SONO SPROFONDATI NELL’ABISSO DEGLI ANNI. [...]

AIX, 12 AGOSTO 1906

[...] LE SENSAZIONI DI DOLORE MI ESASPERANO AL PUNTO CHE NON RIESCO A SOPPORTARLE, E MI FANNO VIVERE IN DISPARTE, IL CHE PER ME È LA COSA MIGLIORE. A ST. SAUVEUR [LA PICCOLA CATTEDRALE DI AIX], AL VECCHIO MAESTRO DI CAPPELLA PONCET È SUCCEDUTO UN CRETINO DI ABATE, CHE SUONA L’ORGANO E STORIA. E COSÌ NON POSSO PIÙ ANDARE A SENTIRE LA MESSA, PERCHÉ IL SUO MODO DI SUONARE MI FA ASSOLUTAMENTE MALE.
CREDO CHE PER ESSERE CATTOLICI SI DEBBA ESSERE PRIVI DI OGNI SENTIMENTO DI GIUSTIZIA, MA AVERE GLI OCCHI APERTI SUI PROPRI INTERESSI. [...]

AIX, 14 AGOSTO 1906

MIO CARO PAUL,
SONO LE DUE DEL POMERIGGIO, SONO NELLA MIA CAMERA, OPPRESSO DA UN CALDO SPAVENTOSO. ASPETTO LE QUATTRO, LA CARROZZA VERRÀ A PRENDERMI E MI PORTERÀ AL FIUME, AL PONTE DEI TROIS SAUTETS. LÀ C’È UN PO’ PIÙ DI FRESCO; IERI HO LAVORATO BENISSIMO, HO COMINCIATO UN ACQUARELLO COME QUELLI CHE FACEVO A FONTAINEBLEAU; MI SEMBRA PIÙ ARMONIOSO, TUTTO STA NELL’EQUILIBRARE IL PIÙ POSSIBILE. [...]
MIO CARO PAUL, NON MI RESTA CHE LA PITTURA, ABBRACCIO TE E LA MAMMA DI TUTTO CUORE,


AIX, DOMENICA [I6] AGOSTO 1906

MIO CARO PAUL,
QUANDO MI DIMENTICO DI SCRIVERTI, È PERCHÉ PERDO UN PO’ LA NOZIONE DEL TEMPO. FA TERRIBILMENTE CALDO E OLTRE A QUESTO DEVO AVERE IL SISTEMA NERVOSO MOLTO SCOSSO. VIVO UN PO’ COME IN UN VUOTO. LA PITTURA È IL MEGLIO CHE POSSIEDO. SONO MOLTO IRRITATO DALLA SFRONTATEZZA DEI MIEI CONTERRANEI CHE VOGLIONO PARAGONARSI A ME COME ARTISTI E VOGLIONO IMPOSSESSARSI DEI MIEI STUDI. BISOGNA VEDERE LE PORCHERIE CHE FANNO. VADO TUTTI I GIORNI AL FIUME IN CARROZZA. SI STA ABBASTANZA BENE, MA MI NUOCE MOLTO LO STATO DI AFFATICAMENTO. IERI HO INCONTRATO QUEL SOTTANONE DI ROUX, MI RIPUGNA.
VADO ALLO STUDIO, MI SONO ALZATO TARDI, DOPO LE CINQUE. STUDIO SEMPRE CON PIACERE, MA CERTE VOLTE C’È UNA LUCE COSÌ OPACA CHE LA NATURA MI SEMBRA BRUTTA. DUNQUE BISOGNA SCEGLIERE. LA PENNA NON VA PIÙ AVANTI. VI ABBRACCIO TUTTI E DUE DI CUORE, E RICORDATEMI AGLI AMICI CHE PENSANO ANCORA A ME, ATTRAVERSO IL TEMPO E LO SPAZIO. UN ABBRACCIO A TE E ALLA MAMMA.


AIX, 2 SETTEMBRE [1906]

MIO CARO PAUL,
SONO QUASI LE QUATTRO, MANCA L’ARIA. IL TEMPO È SEMPRE SOFFOCANTE, ASPETTO LA CARROZZA CHE MI CONDURRÀ AL FIUME. LÌ PASSO DELLE ORE PIACEVOLI. CI SONO GRANDI ALBERI, CHE FORMANO UNA VOLTA SULL’ACQUA. [...] VERSO SERA ARRIVANO DELLE VACCHE A PASCOLARE. C’È MATERIALE PER STUDI E QUADRI IN ABBONDANZA. SONO VENUTE ANCHE DELLE PECORE AD ABBEVERARSI, MA SE NE SONO ANDATE SUBITO DOPO. MI SI SONO AVVICINATI DEI PITTORI E M’HANNO DETTO CHE FAREBBERO VOLENTIERI UNA PITTURA COME LA MIA, MA LA SCUOLA DI DISEGNO NON GLIELA INSEGNA. IO HO DETTO CHE PONTIERUS È UNO SQUALLIDO PROVINCIALE, E SEMBRAVANO D’ACCORDO. VEDI BENE CHE NON C’È NULLA DI NUOVO. CONTINUA A FAR CALDO, NON PIOVE, E SEMBRA CHE NON PIOVERÀ PER MOLTO TEMPO. NON SO COSA DIRTI, SALVO CHE QUATTRO O CINQUE GIORNI FA HO INCONTRATO DEMOULINS [AVVOCATO DI AIX] E MI È SEMBRATO PROPRIO FALSO. I GIUDIZI DIPENDONO MOLTO DAL NOSTRO STATO D’ANIMO.

AIX, 8 SETTEMBRE 1906

MIO CARO PAUL,
OGGI (SONO QUASI LE UNDICI) È RIPRESO IL CALDO IMPRESSIONANTE. L’ARIA È SURRISCALDATA, NON C’È UN FILO D’ARIA. QUESTA TEMPERATURA SERVE SOLO A DILATARE I METALLI, A FAVORIRE I DEBITI ALL’OSTERIA, A SODDISFARE I COMMERCIANTI DI BIRRA, UN’INDUSTRIA CHE SEMBRA ASSUMERE PROPORZIONI RISPETTABILI AD AIX, E LE PRETESE DEGLI INTELLETTUALI LOCALI, RAZZA DI IGNORANTI, DI CRETINI E DI BUFFONI.
LE ECCEZIONI SI TROVANO, MA NON SI FANNO CONOSCERE. LA MODESTIA IGNORA SEMPRE SE STESSA. TI DIRÒ INFINE CHE COME PITTORE DIVENTO PIÙ LUCIDO DI FRONTE ALLA NATURA, MA PER ME REALIZZARE LE SENSAZIONI È SEMPRE MOLTO FATICOSO. NON SO RAGGIUNGERE L’INTENSITÀ CHE SI MANIFESTA DAVANTI AI MIEI SENSI, NON HO QUELLA MAGNIFICA RICCHEZZA DI COLORI CHE ANIMA LA NATURA. QUI, IN RIVA AL FIUME, I MOTIVI SI MOLTIPLICANO; LO STESSO SOGGETTO, VISTO DA ANGOLAZIONI DIFFERENTI, OFFRE UNA MATERIA DI STUDIO COSÌ INTERESSANTE E VARIA CHE CREDO CHE POTREI LAVORARE PER MESI SENZA CAMBIARE POSTO, SOLO INCLINANDOMI UN PO’ PIÙ A DESTRA O UN PO’ PIÙ A SINISTRA.
[...] JO [JOAQUIM GASQUET] DOVE SEI? SULLA TERRA E NELLA VITA SONO L’ARTIFICIO E LA CONVENZIONE AD AVERE IL PIÙ SICURO SUCCESSO, OPPURE È UNA SERIE DI COINCIDENZE FORTUNATE A REALIZZARE I NOSTRI SFORZI?


AIX, 13 SETTEMBRE 1906

MIO CARO PAUL,
TI INVIO UNA LETTERA CHE HO RICEVUTO DA EMILIO BERNARDINOS, ESTETA DEI PIÙ RAFFINATI: MI DISPIACE NON AVERLO QUI PER SUGGERIRGLI L’IDEA TANTO SANA E TANTO CONSOLATRICE, LA SOLA GIUSTA, DI UNO SVILUPPO DELL’ARTE A CONTATTO CON LA NATURA. NON RIESCO A LEGGERE LA SUA LETTERA, ANCHE SE LA RITENGO GIUSTA, MA IL BRAV’UOMO VOLTA DEL TUTTO LE SPALLE A QUELLO CHE ARGOMENTA NEI SUOI SCRITTI. NEL DISEGNO NON FA CHE VECCHIUME, E RISENTE DI SOGNI D’ARTE SUGGERITI NON DALL’EMOZIONE DELLA NATURA, MA DA CIÒ CHE HA VISTO NEI MUSEI, O MEGLIO, DA UNO SPIRITO FILOSOFICO CHE GLI DERIVA DA UN’ECCESSIVA CONOSCENZA DEI MAESTRI CHE AMMIRA. DIMMI SE MI SBAGLIO. D’ALTRA PARTE NON POSSO CHE DISPIACERMI PER IL BRUTTO INCIDENTE CHE GLI È CAPITATO. NON POSSO, CAPISCI, VENIRE A PARIGI QUEST’ANNO. TI HO SCRITTO CHE VADO TUTTI I GIORNI IN CARROZZA IN RIVA AL FIUME.
HO DOVUTO, PER LA FATICA E LA COSTIPAZIONE, RINUNCIARE A SALIRE IN STUDIO. STAMATTINA HO FATTO QUATTRO PASSI A PIEDI, SONO RIENTRATO VERSO LE DIECI O LE UNDICI, HO MANGIATO E ALLE TRE E MEZZA SONO PARTITO, COME TI HO DETTO SOPRA, PER LE RIVE DELL’ARC.
LE MIE RICERCHE M’INTERESSANO MOLTO. FORSE HO FATTO DI BERNARD UN DISCEPOLO CONVINTO. BISOGNA EVIDENTEMENTE SENTIRE IN MODO AUTONOMO E RIUSCIRE AD ESPRIMERSI. DICO SEMPRE LE STESSE COSE, MA UNA VITA COSÌ METODICA MI PERMETTE DI ISOLARMI DALLA BASSA PROVINCIA.
[...]
BAUDELAIRE È FORMIDABILE; LA SUA "ART ROMANTIQUE" È STRAORDINARIA, NON S’INGANNA SUGLI ARTISTI CHE STIMA.

A ÉMILE BERNARD

AIX, 21 SETTEMBRE 1906

MIO CARO BERNARD,
MI TROVO IN UN TALE STATO DI CONFUSIONE MENTALE, IN UN AFFANNO COSÌ FORTE CHE PER UN MOMENTO HO TEMUTO CHE LA MIA DEBOLE RAGIONE CEDESSE. DOPO IL CALDO TERRIBILE CHE ABBIAMO SUBITO, UNA TEMPERATURA PIÙ MITE CI HA PORTATO UN PO’ DI SOLLIEVO, FINALMENTE; ORA MI SEMBRA DI STARE MEGLIO E PENSO DI POTER ORIENTARMI IN MODO PIÙ GIUSTO NEI MIEI STUDI. RAGGIUNGERÒ LO SCOPO TANTO CERCATO, E PER TANTO TEMPO INSEGUITO? LO SPERO, MA POICHÉ NON L’HO RAGGIUNTO, MI PERVADE UN VAGO STATO DI MALESSERE, CHE SPARIRÀ SOLO QUANDO AVRÒ RAGGIUNTO IL PORTO, CIOÈ QUANDO AVRÒ REALIZZATO QUALCOSA CHE SI SVILUPPI MEGLIO CHE IN PASSATO E NELLO STESSO TEMPO DIMOSTRI LE MIE TEORIE. QUESTE SONO SEMPRE FACILI, È IL PROVARLE QUELLO CHE PRESENTA SERIE DIFFICOLTÀ. CONTINUO DUNQUE I MIEI STUDI.
HO RILETTO LA VOSTRA LETTERA E VEDO CHE NON RISPONDO SEMPRE A TONO. SCUSATEMI; È PERCHÉ, VE L’HO DETTO, HO SEMPRE LA PREOCCUPAZIONE DI RAGGIUNGERE LO SCOPO. STUDIO SEMPRE DAL VERO, E MI SEMBRA DI FARE DEI LENTI PROGRESSI. AVREI VOLUTO CHE FOSTE QUI, PERCHÉ LA SOLITUDINE MI PESA SEMPRE UN PO’. MA SONO VECCHIO, MALATO, E HO GIURATO A ME STESSO DI MORIRE DIPINGENDO, ANZICHÉ SPROFONDARE NELL’AVVILENTE RIMBAMBIMENTO CHE MINACCIA I VECCHI CHE SI LASCIANO DOMINARE DA PASSIONI ABBRUTENTI.
SE UN GIORNO AVRÒ IL PIACERE DI RIVEDERVI, POTREMO SPIEGARCI MEGLIO, A VIVA VOCE. MI SCUSERETE SE TORNO SEMPRE SULLO STESSO PUNTO, MA CREDO NELLO SVILUPPO LOGICO DI CIÒ CHE VEDIAMO E SENTIAMO STUDIANDO DAL VERO. SOLO IN UN SECONDO TEMPO CI SI DEVE PREOCCUPARE DEI PROCEDIMENTI, CHE SONO PER NOI DEI SEMPLICI MEZZI PER GIUNGERE A FAR SENTIRE AL PUBBLICO CIÒ CHE PROVIAMO, E A FARCI ACCETTARE. I GRANDI CHE AMMIRIAMO DEVONO AVER FATTO COSÌ. UN CARO RICORDO DALL’OSTINATO MACROBITA CHE VI STRINGE CORDIALMENTE LA MANO.


AIX, 22 SETTEMBRE 1906

MIO CARO PAUL,
HO SCRITTO UNA LUNGA LETTERA IN RISPOSTA A ÉMILE BERNARD, UNA LETTERA CHE RISENTE DELLE MIE PREOCCUPAZIONI, GLIEL’HO DETTO, MA SICCOME VEDO UN PO’ PIÙ DI LUI E SICCOME IL MODO CON CUI GLI ESPRIMO LE MIE RIFLESSIONI NON PUÒ AFFATTO OFFENDERLO, ANCHE SE NON ABBIAMO NÉ LO STESSO TEMPERAMENTO NÉ LA STESSA SENSIBILITÀ, FINISCO PER CREDERE CHE NON SIAMO PER NULLA UTILI AGLI ALTRI. CON BERNARD, È VERO, SI POSSONO SVILUPPARE TEORIE ALL’INFINITO, PERCHÉ HA UN TEMPERAMENTO DA RAGIONATORE. VADO IN CAMPAGNA TUTTI I GIORNI, I SOGGETTI SONO BELLI E COSÌ PASSO LE GIORNATE IN MODO PIÙ GRADEVOLE CHE DA ALTRE PARTI. [...]
MIO CARO PAUL, TI HO GIÀ DETTO CHE MI TROVO IN UNO STATO DI CONFUSIONE MENTALE, LA MIA LETTERA NE RISENTE. DEL RESTO VEDO ABBASTANZA NERO, MI SENTO DUNQUE SEMPRE PIÙ COSTRETTO AD APPOGGIARMI A TE, E A TROVARE IN TE IL MIO ORIENTE.

AIX, 26 SETTEMBRE 1906

[...] ÉMILE BERNARD [...] È UN INTELLETTUALE, CONGESTIONATO DAI RICORDI DEI MUSEI, CHE NON VEDE ABBASTANZA LA NATURA. IL PUNTO FONDAMENTALE È LIBERARSI DALLA SCUOLA E DA TUTTE LE SCUOLE.
PISSARRO, DUNQUE, NON S’INGANNAVA ANCHE SE ESAGERAVA UN POCO, AFFERMANDO CHE BISOGNEREBBE BRUCIARE LE NECROPOLI DELL’ARTE. DECISAMENTE SI POTREBBE FARE UN CURIOSO SERRAGLIO CON TUTTI I PROFESSIONISTI DELL’ARTE E I LORO SIMILI. [...]

AIX, 28 SETTEMBRE 1906

[...] QUANTO A ME, DEVO RIMANERE SOLO. LA SFRONTATEZZA DELLA GENTE È TALE CHE NON POTRÒ MAI LIBERARMENE: RUBANO, SONO SUPERBI, SI INFATUANO, VIOLANO, METTONO LE MANI SULLA TUA PRODUZIONE, EPPURE LA NATURA È TANTO BELLA. VEDO SEMPRE VALLIER, MA SONO COSÌ LENTO NEL REALIZZARE CHE MI SENTO TRISTISSIMO. SOLO TU PUOI CONSOLARMI NELLA MIA TRISTE SITUAZIONE. MI RACCOMANDO DUNQUE A TE. UN ABBRACCIO, A TE E ALLA MAMMA, DI TUTTO CUORE.


AIX, 13 OTTOBRE 1906

[...] LE RIVE DEL FLUME SONO DIVENUTE PIUTTOSTO FREDDE, LE HO ABBANDONATE E SONO SALITO AL QUARTIERE DEL BEAUREGARD, DOVE IL SENTIERO È RIPIDO, MOLTO PITTORESCO, MA MOLTO ESPOSTO AL MAESTRALE. ADESSO CI VADO A PIEDI CON LA SCATOLA DEGLI ACQUERELLI SOLTANTO, E TIMANDO LA PITTURA A OLIO A QUANDO MI SARÒ PROCURATO UN DEPOSITO PER IL MATERIALE; UNA VOLTA NE TROVAVI A TRENTA FRANCHI L’ANNO. SENTO LO SFRUTTAMENTO DAPPERTUTTO. TI ASPETTO PER PRENDERE UNA DECISIONE. IL TEMPO È NUVOLOSO E MOLTO VARIABILE. IL SISTEMA NERVOSO È MOLTO DEBOLE, NON C’È CHE LA PITTURA AD OLIO CHE POSSA AIUTARMI. BISOGNA ANDARE AVANTI. DEVO REALIZZARE DAL VERO. GLI SCHIZZI, LE TELE, SE NE FACESSI, SAREBBERO DELLE COSTRUZIONI DAL VERO, BASATE SUI MEZZI, SULLE SENSAZIONI E SUGLI SVILUPPI SUGGERITI DAL MODELLO, MA DICO SEMPRE LE STESSE COSE. [...]

AIX, 15 OTTOBRE 1906

[...] CONTINUO A LAVORARE CON DIFFICOLTÀ, MA, INSOMMA, QUALCOSA FACCIO. E QUESTO L’IMPORTANTE, CREDO. POICHÉ LE SENSAZIONI FORMANO IL FONDAMENTO DEL MIO LAVORO, CREDO DI ESSERE IMPENETRABILE. E COMUNQUE LASCERÒ CHE QUEL DISGRAZIATO CHE TU CONOSCI MI IMITI A SUO PIACIMENTO: NON È PERICOLOSO.
[...] TUTTO PASSA CON UNA RAPIDITÀ TERRIBILE. NON STO TROPPO MALE: MI CURO, MANGIO BENE.
MIO CARO PAUL, PER DARTI LE NOTIZIE SODDISFACENTI CHE VORRESTI BISOGNEREBBE AVERE VENT’ANNI DI MENO. TI RIPETO, MANGIO BENE, E UN PO’ DI SODDISFAZIONE MORALE - MA NON C’È CHE IL LAVORO CHE POSSA DARMELA - SIGNIFICHEREBBE MOLTO PER ME. TUTTI I MIEI COMPATRIOTI SONO DEI COGLIONI SE PARAGONATI A ME. [...]
CREDO CHE I PITTORI GIOVANI SIANO MOLTO PIÙ INTELLIGENTI DEGLI ALTRI; I VECCHI VEDONO IN ME SOLO UN RIVALE DISASTROSO. [...] LO RIPETO, ÉMILE BERNARD NON MI SEMBRA DEGNO DI GRANDE COMPASSIONE, PERCHÉ È UN PASTORE DI ANIME.

A UN FORNITORE

AIX, 17 OTTOBRE 1906 SIGNORE,

SONO PASSATI OTTO GIORNI DA QUANDO VI HO ORDINATO DIECI LACCHE BRUCIATE N. 7, E NON HO AVUTO RISPOSTA. CHE COSA SUCCEDE DUNQUE? DATEMI UNA RISPOSTA, E IN FRETTA, VI PREGO. GRADITE, SIGNORE, I MIEI DISTINTI SALUTI.

PAUL CÉZANNE

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