Ninì Giacomelli
Fiabolario

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Titolo Fiabolario
Autore Ninì Giacomelli
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Pubblicata il 30/04/2007
Visite 13044
Punteggio Lettori 40
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana Spazioautori  N.  6
ISBN 978-88-7388-117-9
Pagine 112
Note Illustrazioni di Renata Besola
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

Scrivere con il cuore e con il cervello, sapientemente mescolati assieme: questo il segreto di Nini Giacomelli e della sua penna eclettica, estroversa e intimista allo stesso tempo, sognatrice e terrena, discreta e sorridente. Una penna versatile, capace di piegare la parola a tutte le possibili soluzioni creative.   



   Non occorre, del resto, che io dica molto: parla la sua vita, parlano le cose che ha fatto, le energie che ha speso con e per i bambini nel corso degli anni.



   Infondere fiducia e coraggio, senza rinunciare a dire quel che non gira nel verso giusto; farlo con levità, che non è leggerezza; con vivacità, che non è risata grassa; con gentilezza, che non è smanceria; con lacrime nascoste, che non sono senso tragico e non traducono pessimismo rinunciatario.



   Nini ci porta per mano nel Pozzo della Fantasia, che in fondo è realtà e sogno assieme: con i suoi personaggi rotoliamo in modo bizzarro nel loro identico modo, recitiamo versi quasi a voce alta, brontoliamo filastrocche, illudiamo la nostra attesa e sorridiamo, ci meravigliamo, ci svegliamo e ci addormentiamo. E ci svegliamo ancora, per continuare l’avventura.



   Navighiamo nell’acqua, ascoltiamo le voci della natura, sentiamo il respiro delle foglie e l’odore del vento che ci penetrano nelle narici assetate di libertà.  



   Noi adulti. Mediatori necessari tra questo mondo frastornante e disperato e quell’altro, che in fondo abita da qualche parte, e deve essere cercato e trovato a tutti i costi. 



   E voi bambini? E voi altri adolescenti? E voi gli altri, voi tutti, che siete là a cercare antidoti alla depressione?



   Suvvia, affezionatevi a Magdalena, anche se non è e non sarà, come tutte le cose che sprigionano bagliori di scintille; viaggiate con Tata e con i suoi folletti e le sue streghe… utilissime per esorcizzare il demone della metamorfosi che non rinuncia a colpire ancora chi si accinge a crescere; e sorridete a Pepito Puzzone che in fondo in fondo, credetemi, alla fine profumerà di… bucato, sia pure incidentalmente! 



   E tuffiamoci, tutti assieme, nell’acqua bella bella di Nini, quell’acqua che necessita sempre più sul Pianeta, perché se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno come oggetto del contendere l’acqua (Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca Mondiale).  



   Assaporiamo il gusto frizzante di un dire attuale che non rinuncia al lirismo; che si compiace delle sue mille risorse espressive, degne di una regista per vocazione, ma si fa anche mezzo didattico efficace e concreto per guidare alla conquista del sapere, alla curiosità per quel che ci circonda, all’esplorazione di quelle parole da capire che vanno assolutamente capite.



   Che vanno apprezzate. Come le filastrocche grazie alle quali, goccia dopo goccia, apprendiamo a utilizzare le ali che, anche se ben nascoste, ciascuno di noi ha da qualche parte.



   Che ci guidano sulla strada diretta al Pozzo dove sono racchiusi i segreti della gente.



 











Anna Maria Fabiano

Capitolo primo

(dove Tata, frugando sul fondo del letto, incontra i folletti e viene introdotta nel regno delle streghe)

C’era una volta, e c’è ancora, un quando in cui bastava, e in cui basta, davvero poco a entrare in un mondo magico: un soldo di coraggio, un'oncia di fantasia e una pinta di sincerità di cuore.
Di notte, quando il respiro tranquillo del sonno era padrone di tutti gli abitanti della casa e la casa aveva spento tutte le sue luci e chiuso gli occhi delle finestre, i bambini coraggiosi alzavano le lenzuola e si infilavano nel letto a testa in giù.
E andavano giù, giù fino in fondo e proprio in quel punto, lì sul fondo, iniziava ogni notte un viaggio straordinario che li trasportava in un mondo fatato.

Quello che avrebbero trovato dipendeva dalla luna.
Un quarto di luna crescente ti apriva le porte dell'Oriente: vivevi storie da mille e una notte.
Un quarto di luna calante faceva comparire un troll, folletto birichino che ti portava nei paesi nordici, tra ghiacci e fiordi. Mezza luna con gobba a ponente ti trasportava in Africa fra tam tam e Zulù.
Se la gobba era a levante, ti ritrovavi invece nel bel mezzo della riserva degli Indiani Chitimacha.
Ma la luna piena era la più magica e la più inquietante di tutte e ti faceva volare dritto, a bordo di una scopa, di una scodella, di un water o di quel che c’era a disposizione, in un mondo lontano nel tempo ma vicino a casa, l'Europa Occidentale appunto, un mondo fatto di streghe e maghi, di pozioni magiche, di filtri fatati e pipistrelli.
Vi ho detto questo perché possiate capire meglio cosa capitò a Tata, una curiosissima ragazzina cicciottella con due occhioni neri vispi e intelligenti, durante il plenilunio, il giovedì, di una notte di fine estate.
Subito dopo cena, Tata fu presa da una strana agitazione, e il cuore sembrava scoppiarle in petto.
La ragazzina saltellava per la cucina come fosse impazzita, tanto che sua madre l'aveva più volte ripresa.
Anche il padre, un omone grande e grosso come una montagna, che quando leggeva non si accorgeva mai di quanto accadeva intorno a lui, aveva alzato infastidito gli occhi dal giornale e aveva chiesto preoccupato alla moglie: “Cos'è questo terremoto? L’avrà mica morsa una tarantola?”

Così avevano pensato bene di mandare Tata a letto, non senza averle prima ricordato di lavarsi i denti e con la severa proibizione di mettersi ad ascoltare musica a tutta palla come le scappava di fare qualche volta, quando sentiva un qualcosa, un piccolo dolore nel profondo del cuore, un pensiero grigio sottocutaneo, come diceva la sua amica Delfina quando tentava di dare spiegazioni a quelle tristezze sottili o a quelle improvvise agitazioni che ti colgono di tanto in tanto, soprattutto nel periodo dell'adolescenza.
Tata chiuse la porta della sua camera, si infilò il pigiama con gli orsetti, il suo preferito, arruffò il pelo rosso del suo gatto Theo, lo strinse in un abbraccio morbido peloso e lo sistemò nella cuccia. Disse frettolosamente una preghiera al suo angelo custode, e si gettò sul letto.


Con stupore, s’accorse che i suoi piedi non erano per niente stanchi e saltellavano tra materasso, lenzuola e cuscini.
Come rispondendo a un silenzioso richiamo, lentamente si alzò, aprì la finestra e si sporse dal davanzale a respirare a pieni polmoni l’aria fresca della sera.
La luna piena illuminava il giardino di una luce metallica, i pini circostanti, mossi dalla brezza, tracciavano paurose ombre sul muro della casa, gli animali notturni facevano sentire le loro voci stridule, lontane, d'improvviso più vicine, sommesse e poi acute.
Le stelle brillavano di una luce incandescente.

Tata rimase alla finestra per molto tempo, con lo sguardo incantato rivolto alla luna. Sentì i suoi genitori che andavano a coricarsi, udì i loro passi salire stancamente le scale, il bisbiglio delle loro voci e la porta della camera chiudersi dietro di loro.
In pochi minuti la casa fu avvolta dal silenzio, uno strano silenzio ovattato, interrotto solo dal russare ritmato del babbo e dal ronfare tranquillo del gatto.
Tata si diresse verso il letto, annusò il profumo fresco di lavanda delle lenzuola. “Come sanno di buono!” pensò. E si tuffò sui cuscini.
Ma il sonno non veniva. Si era perso sicuramente da qualche parte.
Però, se non arrivava lui, nemmeno i sogni potevano arrivare.
Si ricordò allora che il nonno le diceva sempre: “Quando non trovi qualcosa, cercalo sul fondo del letto; vedrai che prima o poi, quel che cerchi salterà fuori”.

È una parola, infilarsi sotto le lenzuola a testa in giù. Al buio richiede una buona dose di coraggio e un pizzico di incoscienza, ma Tata non dormiva e qualcosa bisognava pur fare.
Così, oplà, in men che non si dica si mise carponi col sederotto in aria, e giù verso il fondo del letto. A metà percorso fu presa dalla paura, sgattaiolò su come una molla, prese fiato, lasciò che il cuore tornasse dalla gola, dove era arrivato per l’emozione, al suo posto abituale, e che il battito tornasse regolare, e ritentò il percorso. Piano, piano, più giù, ancora più giù ed ecco il fondo del letto. Attese solo qualche istante, chiuse gli occhi con l’recchio appoggiato al materasso, quando sentì:
“sst! Psst! Ragazzina!”
Aprì gli occhi di scatto, ma lì sotto era buio e non riusciva a distinguere nulla. Udì un colpetto di tosse, come se qualcuno stesse tentando di schiarirsi la voce e poi ancora:
“Psst! Sei cieca? Sono qui vicino al tuo gomito”.
“Chi cavolo sei?” chiese Tata con un tono a metà tra lo spaventato e il curioso, cominciando a distinguere un’ombra poco più grande di un pollice.
“Sono io, sono Alpen, il folletto buono. Quello là in fondo, nascosto nella piega del lenzuolo, è mio cugino Trutten, lo spiritello degli incubi”.
“Cosa ci fate qui, nel mio letto?” domandò Tata, un poco indispettita da quelle intrusioni.
“Stiamo spiando la Pfäffin che sta facendo il suo rito di richiamo per il sabba delle streghe in Tonale”.

Tata dapprima pensò di essere capitata nel regno dei matti, poi un poco si impaurì. Ma ormai era lì e non poteva di certo fare la figura della fifona, scappando. E poi, a pensarci bene, quei due folletti avevano una faccia simpatica e in qualche modo rassicurante.
Alpen aveva un sorriso che gli attraversava tutta la bocca fino alle orecchie, Trutten aveva uno sguardo corrucciato e gli occhi gialli, ma si vedeva che era un tipo allegro e che quello era un atteggiamento per darsi delle arie.
...

 …È una lacrima di luna, ti illuminerà la strada, perché il cammino che hai scelto è difficile.

Toccherai con mano le piaghe del dolore, ti sanguineranno i piedi perché le radici della vita ti strapperanno la pelle, avrai gli occhi rossi di pianto maltrattati dagli aculei dei pensieri.

Ma…

se saprai ascoltare le voci del vento,

se saprai sentire i respiri delle cose,

se condividerai l’acqua dell’amore…

… sarai anche felice.

Ricorda, ho visto perdersi uomini forti come montagne;

alcuni non hanno più trovato la strada del ritorno;

altri si sono ubriacati di succo del niente e brancolano confusi.

Attenzione…

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