Progetto Banchina
Tr@mare

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Titolo Tr@mare
Autore Progetto Banchina
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Pubblicata il 02/05/2007
Visite 12478
Punteggio Lettori 127
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana Il libro si libera  N.  15
ISBN 978-88-7388-118-6
Pagine 346
Note
I DIRITTI d’AUTORE della prima tiratura
saranno devoluti alla Associazione Gigi GHIROTTI di Genova impegnata nell’assistenza al malato: terapia del dolore e cure palliative
Prezzo Libro 15,00 € PayPal
Tr@mare è la storia di due viaggi e una scommessa.Il viaggio più importante, dedicato a voi che tenete in mano questo vo-lume, con la sua vicenda e i suoi personaggi, lo troverete dopo il titolo e speriamo che coinvolga voi che lo leggerete quanto ha coinvolto noi che lo abbiamo scritto. Sulla trama non anticiperemo nulla più di quan-to non sia già stato accennato in quarta di copertina.Il secondo è il viaggio, per noi affascinante, nella scrittura. Poco più di due anni fa a Genova, durante la riunione inaugurale del secondo anno di attività del nostro circolo culturale “Banchina”, ci sia-mo proposti di sviluppare un progetto di scrittura, finalizzato alla pro-duzione di un romanzo. Fin qui, direte, nulla di nuovo. Gli esempi di scrittura collettiva (anche di successo) non mancano, ma la maggior parte è abortita in corso d’opera. Alle radici del frequente fallimento di questi esperimenti sono i conflitti che si creano nel gruppo, prima o poi, con alcuni “principi” non scritti connaturati all’essere, al definirsi, scrittore o addirittura, al semplice essere persona, distinta e autonoma. Cosa caratterizza uno scrittore e l’atto dello scrivere?Le risposte sono ovviamente infinite e vi rimandiamo alla sterminata produzione sul tema. Vogliamo limitarci ad alcuni elementi di base. Lo scrittore è geloso, profondamente geloso, di quanto esterna nei suoi scritti. Anche se descrivono situazioni o personaggi molto lontani e dif-ferenti dalla sua esperienza o indole, sono il frutto spesso di non sem-plici percorsi personali e interiori e rappresentano comunque una vo-lontaria violazione della sua intimità. Lo scrittore si mette in gioco, si espone, e in questa manifestazione è serissimo, non “gioca” mai.







Lo scrittore è orgoglioso, sovente supera il limite della presunzione, del-la supponenza o dell’alterigia. Chi scrittore infatti potrebbe mettere in discussione, sminuire, sottovalutare o disprezzare il frutto di un suo at-to così intimo e personale come lo scrivere? Lo scrittore si aspetta lodi, sempre. Se afferma il contrario mente sapendo di mentire. Criticategli madre, moglie o marito, figli biologici, ma lasciate stare il suo scritto: vi odierà di meno. Lo scrittore ha una memoria d’elefante. Non credete ad uno scrittore che accoglie serenamente le critiche, pensate piuttosto ad evitare vicoli bui. Lo scrittore è possessivo. Provate a dirgli: bello questo passaggio, me lo prendo! Staccategli una mano: soffrirà di meno. Lo scrittore è invidioso. Un’ottima strada per farsene un nemico è una frase del tipo: l’idea è buona, ma lui l’ha resa meglio! Se questo è vero per un singolo autore che ha scritto un libro, provate a moltiplicarlo per una ventina di teste che si propongono di scriverne uno tutti insieme: al confronto le faide mafiose sono folcloristiche u-sanze locali. Mentre nel gruppo, per un paio di mesi, si discuteva alla ricerca dello spunto del libro, ci si interrogava anche sul percorso migliore per evita-re di “accoltellarci” a vicenda una volta intrapreso il cammino. La proposta è stata drastica: se lo scrittore è geloso, deve fare atto di fiducia; se è orgoglioso, atto di umiltà; se è possessivo, atto di liberalità; se è invidioso, atto di ammirazione. E tutto ciò prima di scrivere una sola lettera. Chi ha accettato questa non digeribilissima impostazione, il 18 gennaio 2005 ha sottoscritto il primo “Documento di intenti” (con valore legale a tutti gli effetti) del “Progetto Banchina”, in cui ci si proponeva la produzio-ne di un’opera letteraria corale con dignità di pubblicazione e, tra l’altro, si stabiliva che “… temi, struttura, strumenti espressivi, ruoli, tempi, modalità di stesura, controlli e quant’altro necessario al raggiungimento dell’obiettivo sono decisi dal Gruppo degli Scrittori Aderenti al Progetto (SAP)…”. Ogni SAP (siamo molto affezionati a questa sigla) si impegnava a:

“…lavorare al meglio delle proprie capacità per conseguire l’obiettivo, rispettando tem-pi e modalità concordate

rispettare le decisioni assunte dal gruppo anche qualora non collimino con le sue pro-poste o osservazioni

formulare critiche e osservazioni in modo costruttivo, educato e rispettoso della sensi-bilità degli altri

accogliere, in spirito di umiltà, critiche e osservazioni alla sua produzione o al suo com-portamento nell’ambito del progetto. Accettare senza ulteriori azioni o polemiche anche il caso estremo di esclusione dal gruppo dei SAP.

essere disponibile a fornire aiuto agli altri (per competenza, possesso di notizie etc.)…”

Firmammo in venti.

Da quel giorno iniziò un’avventura scritturale, durata due anni, diversa da altre e forse unica nel suo genere, non solo per quei tratti di fondo prima citati, ma per la profondità e la coerenza con cui ci si è spinti nell’applicarle.

Il romanzo che leggerete è stato scritto da tredici persone (in tal nume-ro siamo giunti al termine del progetto: fortunatamente non siamo su-perstiziosi), ma nessuna pagina o capitolo sono personali e firmati. Il testo è frutto di un lavorio comunitario in cui, chi più, chi meno, ha contribuito alla stesura. Non si tratta però di singoli contributi, pur anonimi, cuciti più o meno sequenzialmente tra loro, né di un canovaccio sviluppato in tutto o in parte da ogni autore e successivamente approvato o scartato, né di una catena di Sant’Antonio in cui il successivo autore riprende e prosegue la vicenda da dove l’ha lasciata l’autore precedente. Forse avremo occasione di descrivere il “dietro le quinte” dello svilup-po materiale del progetto, ma sarebbe comunque riduttivo. Ci siamo scambiati migliaia di mail, abbiamo cambiato, cancellato, rifatto, esclu-so, montato, smontato e rimontato, riadattato, letto, riletto, corretto. In questo scambio ogni autore si è introdotto in brani altrui e ha ag-giunto, modificato e tolto. Sono nati, si sono sviluppati e poi sono spa-riti personaggi, eliminati brani anche molto belli ma non funzionali. Abbiamo discusso, ci siamo arrabbiati con noi stessi (spesso) e con gli altri (di più), abbiamo ingoiato rospi, ma anche riso e scherzato (ancora di più). In alcuni momenti i personaggi erano “fisicamente” seduti tra noi e a turno venivano giudicati o intervenivano su cosa avrebbero sicuramente fatto o non fatto. Malgrado tutto ciò la creatività personale è sempre stata molto libera e, pur nelle differenze di stile, il risultato crediamo omoge-neo. Da un certo punto in poi è successo che era la storia a quasi “guida-re” gli scrittori e non il contrario, e ciò con grande naturalezza. Il romanzo contiene anche dei messaggi, delle tesi, dei piani di lettura diversi, o almeno abbiamo tentato di comunicarli e renderli visibili. Ne abbiamo discusso a lungo in varie fasi del progetto. Non diremo quali sono: ognuno coglierà ciò che ritiene più importante. Il nostro compito di SAP finisce qui. Torneremo forse ad essere singo-larmente gelosissimi, possessivi ed invidiosi, ma ciò che questa espe-rienza ci ha dato rimarrà per sempre dentro di noi. E la scommessa? Oh bella, era realizzare il progetto! Ci siamo riusciti, l’abbiamo vinta e - permetteteci - ne siamo comunitariamente orgogliosi.

Uno dei SAP
Le anime di Genova sollevano la testa, inquiete. È da molto tempo che le pietre dei moli, degli antichi palazzi, delle creuse, tacciono.
Andrea D’Oria scende la grande scalinata di Palazzo San Giorgio ed esce sulla piazza. La luce tenue dell’aurora permette di scorgere le sagome degli edifici, delle strutture di Calata Sanità, i riflessi dell’acqua nella darsena.
Tutto è cambiato, ma l’aria, una brezza leggera, gli porta il respiro profondo della città: un respiro eterno, uguale da sempre, ma oggi come vibrante.
Le pietre parlano.
Andrea si incammina verso il Mandraccio. Deve incontrare qualcuno, confrontare i suoi pensieri, essere rassicurato sui suoi presentimenti.
Molte ombre si stanno avviando nella sua stessa direzione…
Una vibrazione sottile tesse ragnatele di tensione tra gli sguardi dei presenti che si incrociano, si agganciano, si sfiorano, accesi di una sgomenta preoccupazione…
Gli spiriti si sparpagliano lungo la piazza, in cima al Baluardo, sulle mura della Malapaga. Trascorrono le ore.
Nel Porto Antico giungono appena attutiti i rumori del traffico intenso sulla Sopraelevata e in Via Gramsci. La piazza, nella splendida giornata estiva del 29 giugno, è animatissima di visitatori in attesa di entrare all’Acquario, di genitori che sorvegliano i figli intenti nei giochi, di auto che entrano ed escono dal parcheggio di Porta Siberia. Il sole comincia appena a declinare e le ombre del Bigo si allungano sempre più. Via via la folla si dirada e cambia la sua composizione. Non più turisti, ma gruppi di extracomunitari, di anziani, di abitanti del Centro Storico.
Come a un segnale convenuto le anime volgono tutte lo sguardo verso la Lanterna. Aspettano il momento. È ormai quasi l’ora.
Avrebbero assistito, esse soltanto, a un evento che non si verificava da secoli…
…Il sonno di Giacomo è agitato. Un sottile brivido di freddo lo coglie e, poco dopo, un tremolio gli attraversa la schiena passando freneticamente da una clavicola all’altra. Il senso di amarezza e di delusione gli crescono dentro. Lo stesso senso di sconfitta che rende sempre più profonda ed informe l’incertezza che ha dentro. Lo sente, avverte ormai l’effetto dell’imminente ondata che lo travolgerà di lì a poco.
Nessuno è mai riuscito a capirlo, neppure quella schiera di psichiatri e psicoanalisti che su di lui si erano avvicendati nel tempo per esaminare, sezionare e scandagliare ogni più piccolo frammento della sua memoria.
Nel sogno riaffiorano a sprazzi, come lampi nel buio, brani di ricordi di quel giorno di dodici anni prima, quando il vecchio in Sottoripa gli parlò, prima di spirare tra le sue braccia in mezzo al vociare della gente dei vicoli lì intorno.
Da quella emozione non si è mai ripreso. Eppure quel vecchietto dall’aria serena se ne era andato in pace, senza soffrire.
Le parole del vecchio si mischiavano al canto dei menestrelli.
Frasi sui mari che aveva solcato in gioventù, sui venti degli oceani che le folate mugolanti ingolfate nei vicoli di Caricamento sembravano imitare gemendo e fischiando…
Gli parlava della leggenda di un vascello…
Un viaggio in mare come tanti, ultima tappa Napoli-Genova, ma qualcosa impedisce alla nave di giungere in porto nei tempi previsti. Ecco, in sintesi, Tr@mare. Incontrerai le pietre e le anime di una città antica e gloriosa, l’Antioca e i suoi passeggeri, un personaggio inquietante e tragico che entra nella storia con il peso della sua esperienza umana.

Il tempo della vicenda è breve, ma anche infinitamente lungo, perché odora del tessuto antico della storia, di cui talvolta si veste.  Percepiamo solo parte di quanto ci accade intorno, è limite o imposizione? Cosa determina un evento, un incontro, una situazione piuttosto che un´altra, a volte opposta? C´è logica, predestinazione, o tutto si svolge secondo il capriccio del caso? Puzzle? Divertissement? Genere misto thriller-noir? C´è una morale, un fil rouge in questo labirinto? Sono domande che possono avere più risposte: noi speriamo di aver messo nell’impasto gli ingredienti giusti, ma sarai solo tu a decidere.

Non ti resta che salire a bordo... e cercare le tue risposte o, se preferisci, vivere questa strana crociera come un’avventura possibile!

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