Carlo Menzinger
IL COLOMBO DIVERGENTE

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Titolo IL COLOMBO DIVERGENTE
Romanzo ucronico
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Romanzo      
Dedicato a
Agli amanti dell´ucronia
Pubblicata il 04/05/2007
Visite 10619
Punteggio Lettori 110
Collana Il libro si libera  N.  29
ISBN 978-88-7388-145-2
Pagine 288
Note Seconda edizione del romanzo, riveduta e corretta dall´autore ed arricchita di nuove note.
Prezzo Libro 14,00 € PayPal
Come saremmo oggi se Cristoforo Colombo non avesse fatto ritorno vincitore dal suo viaggio alla ricerca delle Indie? Come sarebbe stata la storia del navigatore ligure, se si fosse scontrato con gli Aztechi? Questo romanzo  ucronico offre una risposta a queste domande e a molte altre: chi era veramente Colombo? Da dove veniva? Cercava veramente le Indie? Chi c’era dietro di lui? I banchieri ebrei? I Cavalieri di Cristo?

Ne esce fuori un ritratto inedito di Colombo. Il ritratto di un uomo ostinato e caparbio anche nella sconfitta. Il ritratto di un uomo dalle molte donne ma da un solo amore: il mare. Il ritratto di un uomo pronto a sacrificare tutto per un progetto.

Il romanzo, ricco di giochi verbali, può essere letto come un libro di viaggio e avventura ma anche come riflessione sulla vita e sul destino o come esplorazione di civiltà lontane, ucronicamente ravvicinate in un mondo anticipatamente globalizzato in cui Spagnoli, Aztechi e Berberi si muovono uno accanto all’altro.

Questa è la seconda edizione (riveduta, corretta e arricchita con nuove note) di quest’ucronia (genere letterario a metà strada tra romanzo storico e fantascienza che descrive i “se” della storia).

Dopo aver scritto questo romanzo, Carlo Menzinger ha scritto un secondo romanzo ucronico, GIOVANNA E L’ANGELO, ed alcuni racconti di questo genere letterario, riuniti nell’antologia UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO, una raccolta curata dallo stesso Menzinger e che riunisce allostorie scritte da diciotto autori diversi.

I vostri occhi si perdono nella foschia dell'orizzonte. I vostri cuori si sono già persi, cadendo fuori bordo poche miglia dopo Palos. Tutti scrutano il mare, lo scandagliano con lo sguardo. Cercano di cogliere una sostanza non aerea nelle nubi più basse e lontane. Cercano di trovare una risposta ed una fine al loro vagare. Molti sentono in questo viaggio una sorta di maledizione. Ogni viaggio è un po' maledetto. Un viaggio è sradicamento, è disorientamento, è perdita di riferimenti. Anche se sai esattamente dove sei. Anche se conosci l'esatta distanza da casa e la via del ritorno, quando viaggi non puoi che essere disorientato. Il mondo attorno a te non è più quello che ti era familiare. Questo viaggio poi è il più disorientante di tutti i viaggi mai fatti. Una rotta nuova verso terre leggendarie di cui si sa troppo poco. Una rotta mai tentata prima. Ed intorno a voi nessun punto di riferimento. Solo mare uguale a se stesso in ogni direzione e persino il cielo, abitualmente familiare, pare diverso con i suoi alisei, le sue aurore e le stelle che cambiano angolazione. Ognuno a bordo attende con ansia la terra. Tu più di ogni altro. Questa terra è la realizzazione di tutta la tua vita. Una vita protesa verso un solo obiettivo, verso una sola meta. Una vita che da sempre si sporge oltre il mare, verso quella terra dai contorni angosciosamente indefiniti. Il tuo sogno è la sola forza propulsiva per questa ciurma che poco ti capisce.
La notte è ancora di un blu abissale e le stelle brillano come pesci elettrici dal fondo del cielo. La luna si nasconde ancora nei bagliori degli antipodi. E' appena iniziata la terza ora della terza vigilia della notte del fatidico 12 ottobre dell'Anno del Signore 1492 quando, aguzzando la vista come un gufo presbite, un eccitato Rodrigo di Triana scopre quelle che tu riterrai, poi, essere le isole a nord di Cipango e lancia il magico grido: terra! Non sta più nella pelle, il poveruomo: non solo pone fine a quel viaggio straziante ed incerto ma si assicura anche una pensione di diecimila maravedi l'anno, che per un marinaio come lui sono una gran bella fortuna. Tale è, infatti, la cifra promessa a chi avvisti per primo la terraferma.
Tutti sono presi dall'impazienza e dalla frenesia. Sei tu, il più impaziente di tutti, Cristoforo, a frenare la loro fretta. Non stai in te dalla felicità e dalla curiosità, ma ordini di aspettare l'alba. Affrontare gli scogli alla luce delle stelle è troppo pericoloso: la tua missione non fallirà certo per la fretta. Non dopo tanti anni di attesa! Nessuno dorme a bordo. Come accorciare il tempo? I marinai discutono tra loro: è davvero l'India? O è qualche isola sperduta nell'Oceano? Troverete l'oro? E' forse questa la terra dove nasce? E' forse vero che in queste strane terre d'Oriente ritrovate ad occidente l'oro sgorga dal suolo ancora liquido e basta allungarci sotto una ciotola perché se ne colmi in pochi attimi?
La terra! Quell'ombra notturna, quel fantasma appena intravisto, quel sogno troppe volte ripetuto prende sostanza. L'utopia si sta per materializzare. Quella terra illusoria, quel mondo raggiunto alle spalle, quel ritrovare se stessi, correndo veloci attorno ad un palo, vi spiazza. Sebbene questa sia la vostra meta, il sospetto di aver realmente trovato quel che cercavate e tanti altri negavano come follia, v'inebria di stupore ed imbarazzata incertezza domata. Non credevate di poter correre tanto velocemente da attraversare tanto mare e ritrovare la terra da cui siete partiti. Non credevate di poter superare così l'infinito. Nella notte quest'ombra di terra è ammantata di magia e mistero. Questo breve tratto di costa potrebbe celare qualsiasi cosa, essere qualsiasi cosa, riservare qualsiasi sorpresa. Potrebbe essere un'isola, una penisola, un promontorio, la punta di un continente. Potrebbe essere le isole davanti l'aurea Cipango o questa stessa o la biblica Ophir o l'indecifrabile Tarsis o l'irraggiungibile Taprobana. Potrebbe essere la terribile dimora dei cinocefali della nebulosa terra di Barahnakar o dell'invalicabile Monte Abofur, la nefasta isola delle amazzoni che prosperano alle foci dell'irruente Termodonte. Potrebbe essere il regno di Lambri dai caudati abitanti o l'isola di Jana, attorno a cui nuotano le sirene dal canto traditore. La visione serale potrebbe materializzarsi in un sogno inebriante, come dar corpo al peggiore degli incubi.
Ecco che l'alba acceca i vostri sogni ed annulla i vostri incubi, smorzandoli nella luce radiosa di una nuova era che si dischiude. Dopo tre lunghissime ore, il sole allunga su di voi i suoi primi raggi. Nell'ora prima la spiaggia si delinea candida, come un seno di timida vergine sotto i riflessi del sole sorgente. Dietro la spiaggia occhieggiano alberi di un verde così intenso da non parere reali ad occhi ormai abituati a tanto azzurro. Le barche si muovono con cautela, attente ai fondali irregolari e scogliosi. La riva sembra disabitata ma quando vi avvicinate, uno dopo l'altro, gli indigeni, nudi e disarmati, s'affacciano, vincendo la propria paura ed il proprio stupore. Si offrono inermi alla vostra curiosità di europei. Nessuno di loro è di taglia gigantesca, ricoperto di ispidi peli o dal muso di fiera. Vi tranquillizzate e quasi dimenticate i recenti incubi.
L'uomo incontra l'uomo ma non si riconosce. Gli uni vedono degli Dèi, gli altri dei mezzi uomini. I veri mangiatori d'uomini si preparano a chiamare cannibali pacifici indigeni.
Tu, i Pinzon, i Niño, de la Cosa, Sarmiento, Ruiz e tutti gli altri avete scoperto l'isola di Guanahani. Sbarcando, ti arroghi il diritto di battezzarla San Salvador. Gli indigeni vi guardano stupiti mentre scendete dalla scialuppa. Sei tutto sfolgorante nel tuo completo da festa rosso cardinale, seguito dal tuo stato maggiore schierato in alta uniforme. In mano, alto sulla sua testa, reggi lo stendardo reale, che gagliardamente sventola con i suoi castelli splendenti ed i leoni ruggenti di Castilla e Leòn. Dopo aver reso grazie al Signore, in una lingua per loro incomprensibile, dai nome all'isola San Salvador, in onore di quel Dio misterioso, che hai appena ringraziato. Pianti allora una croce con incise le Sacre Lettere I.N.R.I. e pronunci le parole ebraiche "Iam, Nur, Ruach, Iabesah" facendoti il segno della croce. Il significato di tali parole è rispettivamente acqua, fuoco, aria e terra, i quattro elementi che caratterizzano anche le quattro parti del libro di Giona. Aggiungi, quindi, i versi "Giunti dall'Acqua, con il Fuoco della Fede e lo Spirito del Vangelo, benediciamo questa nuova Terra". Prosegui poi con altre frasi esoteriche come "Igne Natura Renovatur Integra, In Nobis Regnat Iehovah, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum" che fanno tutte riferimento all'iscrizione sulla Sacra Croce ed invochi i quattro arcangeli Raphael, Gabriel, Michael e Auriel a benedire la tua scoperta. Dopo di che, chiamati a testimoni i tuoi capitani e Rodrigo Sanchez de Segovia, regali la terra di questa gente attonita al Re ed alla Regina che, pur perplessi, t'hanno commissionato questo viaggio, mentre Rodrigo d'Escobedo prende nota di ogni cosa. Per fortuna gli indigeni non capiscono una sola parola, altrimenti non è detto che l'avrebbero presa tanto bene che un damerino appena arrivato a casa loro la regali con annessi e connessi ad un re di cui non hanno mai neppure sentito parlare e che regna su una terra della cui esistenza avrebbero dubitato anche vedendola. Non avendo capito un accidente la gente di Guanahani, perciò, vi lascia benedire ed espropriare tutto quel che volete.
A gesti, lingua veramente universale tra le umane genti, riuscite a capire che il re deve essere quel tipetto con il perizoma che pare tanto interessato al cappello di Pinzon.
"Dobbiamo essere nell'arcipelago a nord di Cipango" osservi e cerchi di capire se ci sia un'isola più importante là attorno. Il piccolo re, che forse non ha capito un bel nulla, indica verso ponente facendo un ampissimo giro con il braccio. Forse è solo il suo modo di dare il benvenuto ma il brillante interprete Luis de Torres, forte dei suoi studi linguistici e semantici, spiega a te, che non aspetti di sentir altro, che un'enorme isola si trova più ad occidente. "Il Catai !" esclami, mio arguto esploratore ligure, "dopo che ci saremo riposati e avremo fatto rifornimento di cibo, salperemo alla volta del nobile impero e ci presenteremo dal Gran Khan". Tutti annuiscono. I comandanti e i vincitori hanno sempre ragione anche se la loro è solo una vittoria di Pirro o una nuvola di passaggio ed anche se un ciuco né capisce dieci volte più di loro. Questo però né riporta in vita l'ultimo Gran Khan, da tempo divenuto polvere tra la polvere, né avvicina la Cina (o Catai che dir si voglia) alla Spagna.
Probabilmente se questo gentiluomo d'oltreoceano avesse fatto un gesto differente l'intera storia dell'umanità avrebbe seguito un altro corso. Infatti, avresti potuto dirigerti verso un’isoletta a sud ovest che avresti chiamato magari Santa Maria de la Concepcion, di lì ti saresti potuto spingere verso le due lunghe isole vicine che in ossequio ai sovrani che ti hanno sostenuto avresti chiamato Fernandina ed Isabela. Avresti quindi raggiunto la grande isola di Cuba che avresti certo scambiato per il mitico Cipango. Poi, alla ricerca dell'oro, della civiltà e del Catai saresti giunto in un'altra isola a cui avresti potuto dare il nome di Hispaniola ed in un modo o nell'altro ti saresti deciso a fare ritorno ed avresti annunziato ai sovrani di Spagna e all'Europa intera di aver raggiunto l'Asia e di aver scoperto una nuova via per le Indie. Anni dopo si sarebbe poi saputo che avevi in realtà scoperto un nuovo continente. Questa scoperta avrebbe cambiato il mondo. Sarebbero nati i western, gli americani avrebbero vinto la seconda guerra mondiale, ci sarebbe stata la guerra fredda ed al cinema la gente avrebbe bevuto coca cola e sgranocchiato pop corn e nei fast food si sarebbe rovinata lo stomaco con hamburger e patatine fritte. Neil Armstrong sarebbe andato a passeggiare sulla luna e Ronald Reagan, stanco dei western, sarebbe andato ad abitare alla Casa Bianca. I vocabolari si sarebbero riempiti di parole americane e le persone si sarebbero fatte stregare dalla TV, dai computer e da internet.
Ma il piccolo re fa il suo gesto ed il piccolo Grande Ammiraglio del Mare Oceano lo interpreta a modo suo. Fai così decisamente rotta verso nord, nonostante fosse credenza comune che l'oro nasca al caldo, nelle zone torride. Non punti poi molto a nord, ti dirigi piuttosto a nord ovest. Questo è sufficiente a non farti scoprire né Cuba né Hispaniola e portarti dritto verso un nuovo destino, verso le terre di un potente impero.

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Questo brano è liberamente tratto dal romanzo "Il Colombo divergente" di Carlo Menzinger - Edizioni Liberodiscrivere.


Come saremmo oggi, se Cristoforo Colombo non avesse fatto ritorno vincitore dal suo viaggio alla ricerca delle Indie?

Come sarebbe stata la storia del navigatore ligure, se si fosse scontrato con gli Aztechi?

Questo romanzo  ucronico offre una risposta a queste domande e a molte altre: chi era veramente Colombo? Da dove veniva? Cercava veramente le Indie? Chi c’era dietro di lui? I banchieri ebrei? I Cavalieri di Cristo?

Ne esce fuori un ritratto inedito di Colombo. Il ritratto di un uomo ostinato e caparbio anche nella sconfitta. Il ritratto di un uomo dalle molte donne ma da un solo amore: il mare. Il ritratto di un uomo pronto a sacrificare tutto per un progetto.

Il romanzo, ricco di giochi verbali, può essere letto come un libro di viaggio e avventura ma anche come riflessione sulla vita e sul destino o come esplorazione di civiltà lontane, ucronicamente ravvicinate in un mondo anticipatamente globalizzato in cui Spagnoli, Aztechi e Berberi si muovono uno accanto all’altro.

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