Carlo Menzinger
OLTRE IL ROGO (ucronia)

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Titolo OLTRE IL ROGO (ucronia)
Liberamente tratto dal mio romanzo "GIOVANNA E L´ANGELO" - Edizioni Liberodiscriver
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Dedicato a
Agli ucronici
Pubblicata il 09/06/2007
Visite 5022
Punteggio Lettori 80
Note Hai scritto un´ucronia? Contattami. Sto preparando un´antologia.

A metà maggio le Facoltà di diritto e teologia dell’Università di Parigi deliberarono, accusandoti di idolatria, scisma e apostasia. Tu fosti nuovamente ammonita in pubblico, affinché ti sottomettessi.
Il magister Guillaume, ti lesse davanti ad una gran folla il Vangelo di Giovanni:
“Io sono la vera vite, il padre mio è il coltivatore. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo taglierò via… Chi non rimane in me sarà gettato via come tralcio e seccherà; e, raccolto, sarà buttato nel fuoco a bruciare”. Il rogo ti aspettava. "Ma come? Non ho dato frutti?" Pensavi "non sono forse stata strumento di Dio? Non vivo forse in Dio e per Dio? Di cosa mi accusano?"
Al limite delle tue forze fisiche ma soprattutto psichiche, accettasti di abiurare pubblicamente, al cimitero di Saint-Ouen, e di rinunciare agli abiti maschili. La cosa ti procurò la condanna all'ergastolo e ti salvò così dalle fiamme.
I domenicani ti suggerirono di appellarti al papa.
“Chiedo di esser giudicata dal Sommo Pontefice” urlasti, ma le tue parole si persero nel vento. Il tuo destino era ormai segnato. Nessuno aveva intenzione di ricominciare da capo. Era il 24 maggio.


Ella innocente e pura!
Ella plorante a Dio!...
Ahi da qual notte oscura
Si leva il guardo mio!...

( "Giovanna d'Arco" - Libretto di Temistocle Solera)

 
 

Tornata in prigione ti arrovellasti nella tua cella. Cosa mai avevi fatto? Quale tradimento avevi compiuto? A che cosa ti avevano costretto? Quegli abiti per te erano sacri come quelli di una monaca. Chi voleva strapparteli era come qualcuno che volesse infrangere il tuo voto, la tua fede, la tua devozione. Ti avevano ingannato. Dio t’avrebbe perdonato? Avrebbe accolto il tuo pentimento? In un angolo della cella, tentatori, qualcuno aveva pensato di lasciare i tuoi abiti maschili. Non resistesti e li indossasti. Era domenica 27 maggio. Subito dopo chiedesti di far venire qualcuno per ritrattare la tua confessione. Ritrattare una confessione non è cosa da poco. Com’è prassi in questi casi, fosti dichiarata relapsa, ovvero recidiva. Tale accusa ti consegnava all'autorità laica. Le leggi laiche assimilavano l'accusa alla Lex Iulia de maiestate: la condanna sarebbe stata la morte sul rogo, da eseguirsi la mattina del 30 maggio di quell'anno 1431 sulla piazza del Vieux Marché di Rouen.

Era maggio. Di nuovo maggio. Il maggio delle fate, il maggio del trionfo di Orlèans, il maggio del tuo imprigionamento, il maggio del fuoco, il maggio della Madonna. Il maggio in cui parevi imprigionata.

 

Le guardie ti spintonarono fuori dalla cella. Tutto vorticava attorno a te, le cose e gli anni. Il tempo non aveva più senso. Il tuo tempo era finito. Il passato era diventato un attimo. I volti si confondevano con i sogni. Il rogo era ancora spento. Ti aspettava. La folla era silenziosa. Ti aspettava. Il boia taceva. Ti aspettava. La città era immobile. Ti aspettava. L’aria era così ferma che pareva non esistere e tu respiravi a fatica. Salisti tra i tronchi di legno. Appoggiasti le spalle al palo. Il prete - un prete - ti stava accanto. Il boia - un boia - ti legò al palo. Ti erano indifferenti. Tutto ti era indifferente. Cercasti Dio tra le nuvole. Cercasti il volto di un angelo. Le nuvole correvano senza posa sulla tua testa. Il cielo vorticava. Qualcuno lanciò una rosa sul rogo. Il mondo vorticava. La tua vita vorticava. La gente guardava. Qualcuno piangeva, ti parve. Il fuoco aggredì il legno. La rosa si consumò. Il fumo crebbe. Crebbe. Tossisti. Tossivi. Non riuscivi a respirare. Faceva caldo. Avevi caldo. Troppo caldo. Le fiamme ti raggiunsero. Le fiamme. Le fiamme lambirono le tue vesti. Le fiamme ti avvolsero. Il dolore ti avvolse. Il dolore. Un dolore quale non avresti mai immaginato. Tutto bruciava. Bruciavi. Il tuo corpo non resse. Bruciavi. Perdesti i sensi.



“Eloi, Eloi, lema sabactàni? ” (1)


Ich bin nur Flamme, Durst und Schrei und Brand

(Ernst Stadler – Apostrofe) (2)

 

Cercasti Dio tra le nuvole. Cercasti il volto di un angelo. Le nuvole correvano senza posa sulla tua testa. Il cielo vorticava. Cercasti Dio tra le nuvole. Cercasti il volto di un angelo. Cercasti Dio tra le nuvole. Cercasti Dio tra le nuvole. Dio tra le nuvole. Tra le nuvole. Nuvole.
Nuvole.
             Nuvole.

Nebbia.

Camminavi senza renderti conto di dove fossi. Camminavi senza sapere dove andare. Camminavi senza renderti più conto di chi fossi. I tuoi vestiti erano laceri e mezzi bruciati. L’erba ed i rovi ti graffiavano i polpacci ed i piedi. Il fango si andava seccando sulla tua pelle. Il sole era alto. Avevi i capelli scompigliati. Le bruciature ti provocavano forti dolori. Più volte inciampasti. Camminavi senza meta. Camminavi senza ricordare da dove venivi. Camminavi senza ricordare come avessi fatto ad arrivare fin là. Ti sentivi svuotata. Ti sentivi diversa ma non sapevi diversa da cosa. Sciami di moscerini tormentavano le tue ferite, i tuoi occhi appannati ed il tuo viso sudato.

Mi avvicinai a te e ti parlai:
“Jeanne, mia piccola Jeanne…”
Non mi guardasti, non mi rispondesti.
“Jeanne, sono io, Jeannette, guardami”.
Proseguisti nel tuo cammino. Non mi sentivi. Per te non esistevo più. Non volevi più vedermi? Non volevi più ascoltarmi? Mi odiavi? Mi accusavi di quanto ti era successo?

Lungo la via incontrasti due contadini che discutevano tra loro. Ti guardarono ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerti. Non videro le tue ferite. Notarono gli abiti a brandelli ma non ci fecero caso. Erano tanti gli straccioni in giro. Non videro il tuo dolore. E tu dicesti loro:
“Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cammino?”
Si fermarono con il volto triste, uno di loro, ti disse:
“Tu sola sei così forestiera in Francia da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”
E tu domandasti: “Che cosa?”
Ti risposero: “Tutto ciò che riguarda Jeanne d’Arc, che fu nostra guida, grande condottiera, potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo. I preti ed i generali l’hanno consegnata agli inglesi per farla condannare a morte e poi l’hanno arsa sul rogo. Noi speravamo che fosse lei a liberare la Francia. Con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti: dicono che lei sia scomparsa dal rogo prima di essere arsa viva. Le fiamme erano tante ed anche il fumo. Noi non abbiamo visto nulla ma loro paiono molto sicure. Dicono che lei è ancora viva. Dicono anche di aver visto degli angeli, i quali affermano che lei è viva. Alcuni dei nostri sono andati a cercarne i resti tra le ceneri del rogo ma non ne hanno trovati. Questo però vuol dire poco. Il rogo era potente e molto caldo. Dubito che qualcosa di lei abbia potuto salvarsi.”  (3)
Annuisti, o così sembrò loro. Li salutasti con un cenno e te ne andasti.
“Resta con noi perché si fa sera ed il giorno già volge al declino”  (4) ti dissero mentre già ti allontanavi. Facesti un cenno di diniego con la mano.

Passasti la notte nei campi. Ancora una volta. E poi sorse di nuovo il sole.
Il sudore scendeva giù a sciogliere la polvere e a mescolarsi al fango. Avevi fame. Strappasti alcune foglie di salvia e le masticasti avidamente. Trovasti un cespuglio d’alloro e ne mettesti un poco in bocca. Riprendesti a camminare. Il sole proseguì la sua corsa verso il tramonto. L’aria si fece più fresca. Sentivi il tuo odore. Odore di sudore e polvere, di paura e fango. Sentivi le gambe farsi deboli e gli occhi chiudersi. Ti appoggiasti ad una quercia. Ti lasciasti andare. Con la schiena contro il tronco, le ginocchia strette tra le braccia, la testa piegata in avanti, ti addormentasti senza averlo desiderato e senza accorgertene. Sentisti la stanchezza montare dentro di te come un fiume in piena che colmi gli argini. La sentisti prendere possesso di te e ti arrendesti alla sua forza.
Ancora una volta provai a parlarti, questa volta nel sonno, come già in passato. Di nuovo però sentii che le mie parole erano per te solo vento. La mia anima sanguinava dolore. Dolore per vederti così. Dolore per non poterti essere vicino. Dolore per non poterti arrecare conforto.
Non fu sufficiente l’alba a destarti. Continuasti a dormire fino a quando il sole fu alto.
Avevi fame. Il dolore si era fatto una sensazione precisa. Stavi riacquistando coscienza del tuo corpo anche se forse non né avevi ancora il possesso. Strappasti alcune cipolle selvatiche e le addentasti, senza neanche togliergli la terra rimasta. Riprendesti il cammino. Le bruciature ti davano delle fitte, che ti costringevano a zoppicare. Trovasti delle foglie che conoscevi per la loro qualità cicatrizzante e le legasti alle caviglie ed ai polsi con dei fili d’erba. Finalmente raggiungesti un sentiero. Forse avresti potuto trovare qualcuno disposto a darti un pezzo di pane ed un po’ d’acqua. Avevi lambito come un animale la rugiada del mattino ma la sete di nuovo ti bruciava le labbra.
Camminasti e camminasti e finalmente scorgesti una casa. La raggiungesti con estrema fatica e crollasti sull’uscio. Una donna venne ad aprire e ti trascinò dentro. Non te ne accorgesti.
Marie, così si chiamava quella donna, e suo marito Luis ti ospitarono finché non riprendesti forze e le tue ferite cominciarono a rimarginarsi.
Quella donna, laboriosa e gentile, per giorni e giorni ti curò e nutrì e mai ti chiese cosa ti fosse successo. Mai volle sapere cosa ti avesse provocato quelle ustioni. La sola domanda che ti fece fu:
“Come ti chiami, ragazza?
“Jeanne” rispondesti.
Marie non era giovane. Probabilmente doveva essere ormai prossima ai quarant’anni. Aveva due figlie sposate ed un ragazzo che lavorava lontano, in un altro villaggio. Le figlie vivevano in altre case, là nel bosco, ed i loro mariti, come quello di Marie, erano entrambi taglialegna.
Quando ti sentisti più in forze, decidesti di partire. Fu allora che Marie ti rivolse la sua seconda domanda:
“Dove andrai?”
“Non lo so” rispondesti “ma è tempo che vada. Se il Signore mi ha salvato dalle fiamme del rogo, vuol dire che la mia missione non è conclusa”
“Il rogo! Dunque è stato il rogo a provocarti quelle brutte bruciature!” si stupì Marie “Non ho mai saputo di nessuno che si sia salvato dal rogo.” Marie oltre ad essere assai discreta non era molto curiosa ma la storia del rogo la colpì “Sei sfuggita al boia o ti hanno graziato all’ultimo?” chiese, poi, subito pentita della propria indiscrezione, aggiunse “scusami se ti chiedo cose simili. Se vuoi non rispondermi”.
“Sì, sono sfuggita al rogo, Marie, ma non chiedermi come, anch’io non saprei darti una risposta”.
“Jeanne…” meditò Marie “Non sarai quella Jeanne che chiamano la Pulzella di Orléans? Credevo fosse morta”.
“Lo credevo anch’io. Credevo ormai di essere morta. Ed anche ora non sono poi così sicura di essere viva”.

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[1] Signore, Signore, perché mi hai abbandonato. Vangelo secondo Marco 15,34

[2] Fiamma soltanto sono, Sete ed Urlo e Incendio

[3] Vangelo secondo Luca 24, 15-24

[4] Vangelo secondo Luca 24, 29

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Per leggere l'incipit del romanzo o acquistarlo: http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=126164.

 

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Oltre il rogo si può ora leggere anche nel volume UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO, edito da liberodiscrivere http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=131466 

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