Silvano Chidda - Loris Brunett
Thalassemia e dintorni

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Titolo Thalassemia e dintorni
Autore Silvano Chidda - Loris Brunett
Genere Divulgazione scientifica      
Pubblicata il 20/06/2007
Visite 15377
Punteggio Lettori 30
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana L’approfondimento  N.  7
ISBN 978-88-7902-106-3
Pagine 128
Note Prefazione di Giuliano Ferrara con un supplemento scientifico di Lucio Luzzatto.
Fotografia di copertina di Guido DeMarchi.
Realizzato in collaborazione con "Associazione Ligure Thalassemici"
Prezzo Libro 12,00 € PayPal
Loris Brunetta è un uomo discreto con un’anima imponente. Thalassemico, ama la vita e intende risolutamente darle un significato vitale per sé e per gli altri. Che tra la vita e lui, e gli altri malati, ci sia la sofferenza che si mette di mezzo, Brunetta lo sa. Ma sa anche quanto sia prezioso esserci, e lo dice con il suo tono di voce basso, mai iroso, mai rivendicativo: Brunetta c’è, ed è felice di esserci. La storia di Loris venne alla luce per me durante la campagna culturale, poi referendaria, contro la sicurezza di sé con cui il mondo civile moderno, guidato dall’ideologia scienza & medicina, predicava l’inessenzialità dell’eliminazione per via di distruzione genetica degli embrioni, tutti gli embrioni umani sovrannumerari rispetto all’utile, in specie quelli difettosi. Brunetta, con il suo “ci sono anch’io”, con il suo voglio vivere ed essere curato, non voglio pensare all’ipotesi scientifica mirabile che mi esclude retroattivamente dall’esistenza umana, fu oratore appassionato e pacato, tenace e chiarissimo, in favore di una causa giusta. Ora che i riflettori si sono spenti, Loris continua le sue campagne fatte di poco, di scarsi mezzi, di una capacità di interlocuzione e di ascolto alterna da parte delle istituzioni pubbliche. Di queste campagne, sempre ispirate a un concetto basilare di umanità e di pietà, fa parte questo libro molto bello, edificante nel senso più alto e direi sovrano che questa parola può avere: un libro che edifica, costruisce moralmente la persona. Nel corso di un’occasione di incontro pubblico, come Loris racconta, gli si avvicina Silvano Chidda, e gli dice di aver avuto nella vita, e di avere tuttora nel cuore, un fratello thalassemico, Alberto, che muore a ventisette anni dopo una storia di cure, di ricerca, di vita ordinaria e straordinaria in mezzo alla cultura medica corrente, capace di tanto per i malati, ma anche spesso incapace di intercettare il significato profondo della loro sofferenza e della loro speranza. Il libro si apre con la storia di Alberto e di Silvano, di Giulio il fratello lontano e amato oltre ogni incomprensione, di Caterina e di Pietro, che da uomo semplice pensava alla malattia come a un castigo di Dio, e intanto amava come poteva, cioè molto, e sosteneva la lunga e sconfinata avventura nel dolore di Alberto.  Silvano Chidda ha trovato la forza di raccontarsi, per dire quel che era suo fratello come persona e come malato, nel momento in cui è entrato con il canto e la poesia in un circuito di volontariato, in cui il coro e l’interiorità la fanno delicatamente da padroni. E la sua storia è tenera, semplice, non banalmente sentimentale, priva di qualunque ricercatezza letteraria ma sempre precisa e piena di una sua aura di incanto e di disincanto in ogni riga. Loris ha raccolto la sfida del poeta innamorato della sua isola, la Sardegna, e della possibilità di trasmettere il suo amore, e ha deciso per il libro, i cui proventi vanno all’associazione ligure dei thalassemici, in vista di nuove campagne e in direzione dell’unico sforzo che conti per l’uomo di tutti i tempi, anche per l’uomo benedetto dai progressi della genetica e tragicamente incerto su cosa farne: lo sforzo di curare la malattia, non di escludere il malato dalla vita. È una storia degli anni Sessanta, anni di turbolenza e di luccicante rivoluzione sociale, durante i quali può sembrare quasi impensabile ai salvati che ci fossero anche i sommersi, così appartati, dei cuori semplici così privati. È una storia che si allunga sul presente, quella di Alberto, intrecciandosi con la voglia di vivere e con i criteri di vita e di ragione corrispondenti, che appartiene al capitolo di Brunetta su Brunetta, Loris su Loris come si racconta nel libro che avete tra le mani. Non solo ci sono, ma vi dico anche chi sono. Annalena Benini, con amore e rara sensibilità, intervistò Loris all’epoca della battaglia sugli embrioni e lo raccontò senza fare propaganda, senza stupide allusività, in un’intervista memorabile al mio giornale. Qui c’è Loris a tutto tondo, come si vede lui, un uomo che con tenacia attraversa il dolore e ne reca coraggiosa e lineare testimonianza senza mai lagnarsi, per conto suo e per conto degli altri. Un uomo che dà un significato al verso del poeta Thomas S. Eliot: and would it have been worth it after all. Ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto. Dopo tutto ne è valsa e ne vale la pena di vivere nella dignità della persona.



Giuliano Ferrara
Mi chiamo Silvano Chidda

Sono nato quarantacinque anni fa ad Ollastra, un minuscolo paese del Campidano, nell’entroterra della Sardegna. Miseria e bisogno spinsero mio padre ad abbandonare la sua terra nella quale sopravviveva a stento facendo il pastore ed il contadino. Costretto ad emigrare, decise di stabilirsi a Genova con tutta la famiglia.

Allora avevo poco più di tre mesi: non ebbi quindi alcun modo di conoscere la mia terra. Rividi la Sardegna all’età di quattordici anni, rimanendone letteralmente folgorato. Mi parve subito una terra magica, proprio come mi narravano da sempre i miei genitori. Sviluppai pertanto una profonda venerazione per questa isola, via via consolidata dai racconti dei miei genitori.

Il mio forte attaccamento alla Sardegna era sicuramente enfatizzato dal fatto di non potervi andare neppure in vacanza. La mia infanzia fu profondamente segnata dalla malattia che colpì mio fratello Alberto, la Thalassemia, più nota come anemia mediterranea.

Ho vissuto insieme alla mia famiglia le dure problematiche che tale malattia comportava, giorno dopo giorno per ventidue anni, con abnegazione e speranza, assistendo mio fratello con tutte le forze di cui disponevo.

Alberto perse la sua battaglia.

Si spense all’età di ventisette anni, dopo aver lottato strenuamente, senza arrendersi mai, e soprattutto senza alcun rancore o acredine per la sua condizione. Al contrario, quando le forze lo consentivano, aiutava gli altri con il suo grande esempio e la sua straordinaria fiducia!

Dal giorno in cui Alberto ci lasciò, ho pensato spesso a come avrei potuto ricordare la sua esistenza in maniera costruttiva e serena, tentando di aiutare altri ragazzi affetti dalla stessa malattia, ma purtroppo il doloroso ricordo di quanto sofferto mi paralizzava emotivamente.

Dovettero passare ben ventidue anni dalla sua scomparsa per ritrovare la forza interiore necessaria per superare questo ostacolo.

Nel 2002 inizio a cantare nel coro Millelire Gospel Choir, un gruppo particolarmente affiatato, formato da persone con grandi valori ed ideali, diretto dal maestro Andrea Porta, dalle eccellenti doti musicali e umane.

Questo coro, oltre al canto, promuove numerose opere di volontariato di vario genere. Finalmente scopro un modo davvero gioioso e vitale per aiutare chi soffre, e recupero forza ed energia che temevo perdute.

Contemporaneamente rispolvero una mia vecchia passione: lo scrivere poesie.

È nel duemilasei che la poesia assume nella mia vita un’importanza fondamentale. Provo infatti con grande timore interiore a descrivere in versi la malattia che ha ucciso mio fratello Alberto. Il risultato sarà per me sconvolgente!

Sarà questa la scintilla che farà scaturire il progetto di pubblicare un libro.

Ho provato a riferire di questa difficile esperienza in maniera schietta e sincera.

Quando tutto ci appare buio e crediamo di soffocare nella nostra cattiva sorte, non dobbiamo annullarci emotivamente, affliggendoci a tal punto da non voler più continuare a lottare, paralizzati, privi di qualsiasi forza, ormai già sconfitti.

È proprio in tale cupo stato che dobbiamo attingere all’infinito patrimonio interiore che è in ciascuno di noi, un cuore ancestrale che pulsa sommesso, nell’attesa di essere ascoltato.

Proviamo a prestare attenzione a queste profondissime pulsazioni: ne trarremo sicuramente nuove energie e soprattutto nuova speranza, scopriremo che vi è sempre una buona ragione per ricominciare a sperare!

Indirizzo questo libro a chiunque non rinunci a cercare questa portentosa energia e dedico tutta la mia opera all’amatissimo fratello Alberto, fondamentale fonte ispiratrice del libro stesso e del conseguente progetto.

Rivolgo inoltre, con infinito amore e gratitudine, uno stretto abbraccio ai miei genitori Caterina e Pietro, con la fervida speranza che la lettura di questo lavoro possa arrecare loro un po’ di conforto, in particolar modo a “mamma Caterina”, che in questa battaglia si è vista strappare via tre figli.







Smisurata madre...



respireremo insieme



il dolore, sino alla fine...
... Silvano Chidda ha trovato la forza di raccontarsi, per dire quel che era suo fratello come persona e come malato, nel momento in cui è entrato con il canto e la poesia in un circuito di volontariato, in cui il coro e l’interiorità la fanno delicatamente da padroni. E la sua storia è tenera, semplice, non banalmente sentimentale, priva di qualunque ricercatezza letteraria ma sempre precisa e piena di una sua aura di incanto e di disincanto in ogni riga.



... E’ una storia degli anni Sessanta, anni di turbolenza e di luccicante rivoluzione sociale, durante i quali può sembrare quasi impensabile ai salvati che ci fossero anche i sommersi, così appartati, dei cuori semplici così privati. E’ una storia che si allunga sul presente, quella di Alberto, intrecciandosi con la voglia di vivere e con i criteri di vita e di ragione corrispondenti, che appartiene al capitolo di Brunetta su Brunetta, Loris su Loris come si racconta nel libro che avete tra le mani.



Giuliano Ferrara

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