littlepot
Istantanea

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Titolo Istantanea
Autore littlepot
Genere Narrativa      
Pubblicata il 25/09/2007
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Le nuvole a testa alta gareggiavano con l'aiuto della brezza marina; ogni tanto una stella faceva capolino dagli angoli reconditi di quell'etere tardo primaverile.

Si susseguivano falene e strani volatili. Il loro brusio si confondeva con il vociare delle persone che riempivano il boulevard e le traverse vicine, gremite di istinti, odori, ansie e misteriosi tentativi di ricerca.

Gli uomini indossavano camicie di lino doppio, pantaloni che si confondevano gli uni con gli altri; le cravatte gettate sui tavolini fra i bicchieri sparsi o, con nonchalance, sulle spalle; e fluivano parole come il vino, aromatizzato, che diffondeva un sentore di mandarino.

Sembrava di essere, guardando le alte vetrine dei cafés, nella Saigon di Marguerite Duras, eppure tutto era così lontano dai giorni vietnamiti.

L'intreccio in stile liberty dei giunchi reggeva esili damine, pallide e notturne, le stesse che con il passare di sole due ore sarebbero uscite dalla loro ermeticità stabilita per vagare, crisalidi con voci stridule, a caccia di un po' di fiato per riscaldarsi, che si sarebbe tramutato in nulla la mattina successiva, con le chiare luci dell'aurora sugli yachts al largo.

E le falene svolazzavano senza posa agitando vorticosamente le alucce in modo fastidioso contro i lampioni del porticciolo. Numerosi pescatori, lì in mare aperto, lontano dagli sguardi delle folle, si accoccolavano sulla giornata trascorsa e la ripensavano come ad un'amante, ad una madre lontana, ad una figliastra dagli sguardi sensuali e dal viso semplice, densa di contraddizioni e trasformista.

Vicino la ringhiera a volte si frangevano flutti, la schiuma inumidiva il voile beige dei leggeri soprabiti per proteggere dall'alito marino.

Nel paese vicino si festeggiava con musica invadente e le luci colorate si confondevano in lontananza. Qui, invece, i colori venivano occultati dalla gente che si ammassava di fronte ad un piccolo palco, e suonava un'orchestrina jazz con motivi americani, semplici.

E l'atmosfera era tersa, candida; nulla lasciava presagire passioni forti, cieli plumbei, stati d'animo burrascosi. Ogni individuo pacatamente ascoltava, sorseggiava, respirava un po' d'aria salmastra, si lisciava i capelli, guardava i nuovi arrivati, alzava qualche volta la mano. C'era chi scriveva, c'era un professore della facoltà di lettere con una ragazzina, che beveva Cointreau; c'erano donne sole, mano nella mano, con rose fra i capelli e sul corpino.

Su uno dei tavolini di marmo sulla sinistra, color verde chiaro, c'era uno spartito, e dei fogli di pergamena, fermati con un piccolo gufo di madreperla. Lei giunse, e si sedette guardandosi intorno, con circospezione. Prese a scrivere con foga, soffermandosi ogni tanto ad ascoltare la musica, captando frasi dolci di coppie che passeggiavano all'esterno del locale, e che si sarebbero fermate sulla banchina buia.


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