Carlo Menzinger
IL SETTIMO PLENILUNIO - QUEL DANNATO VENERDì

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Titolo IL SETTIMO PLENILUNIO - QUEL DANNATO VENERDì
Capitolo 5
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantascienza      
Dedicato a
A tutti coloro che hanno voglia di mandarci un loro diegno ispirato a questa storia
Pubblicata il 31/05/2008
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Punteggio Lettori 34
Note Chiunque voglia, può mandarci un disegno scrivendo a menzin@virgilio.it, per partecipare alla realizzazione di questa Gallery Novel. Le illustrazioni già pervenute sono su http://menzinger.splinder.com

SCRITTO DA CARLO MENZINGER E SIMONETTA BUMBI, CON LA PARTECIPAZIONE DETERMINANTE DI SERGIO CALAMANDREI


Era venerdì mattina. Un dannato e fottutissimo venerdì 17. Chew non era superstizioso. La sua famiglia era arrivata in Italia dalla Cina già due generazioni fa, ma lui non si era ancora fatto condizionare dalle credenze che circolavano nella penisola sulla sfortuna legata al venerdì ed in particolare al venerdì 17. Era stata una giornata piena d’imprevisti, cominciata alle quattro del mattino, e Chew aveva dovuto correre di qua e di là per risolvere una gran quantità di piccoli problemi. Tutte cosette che gli avrebbero portato pochissimi punti sulla card dello stipendio, ma che era comunque obbligato a fare. A volte con un solo lavoro di un’ora si possono fare tutti i punti che quel giorno aveva totalizzato con oltre quindici incarichi: un’inezia! Aveva davvero perso il suo tempo con stupidaggini!
Anche se si sentiva davvero stanco, in realtà era piuttosto contento, perché il venerdì era l’ultimo giorno lavorativo della settimana. Il suo turno stava per finire. Se non fosse arrivata nessuna chiamata per lui, tra un quarto d’ora avrebbe potuto andarsene a casa. E quel giorno ci teneva particolarmente.
Se invece qualcuno l’avesse chiamato, avrebbe dovuto rispondere e magari recarsi dal cliente per risolvere qualche problema e la sua settimana lavorativa si sarebbe potuta allungare, magari di un’altra ora o forse più.
Ogni venerdì sera era la stessa storia. Restava nervosamente in attesa che passassero gli ultimi minuti del turno. Una volta su due, purtroppo, riceveva la chiamata e doveva salire sul suo idrobike e partire.
Quella sera poi aveva anche le pile a idrogeno mezze scariche. Non aveva avuto il tempo di ricaricarle. Se fosse dovuto andare lontano, sarebbe stata una bella rogna, perché si sarebbe dovuto fermare a ricaricarle e questo gli avrebbe fatto perdere un’altra ora almeno. Quella per lui era una serata particolare e, per nessun motivo al mondo, avrebbe voluto far tardi sul lavoro.
Se proprio doveva ricevere una psyco-mail, Chew sperava che la chiamata provenisse da un posto che gli consentisse di andare e tornare con la carica rimasta nelle batterie dell’auto. Se l’avessero chiamato da un posto più lontano, sarebbe stato due volte peggio: più tempo per arrivare e tempo perso a caricare le batterie, che altrimenti avrebbe caricato tranquillamente a casa, mentre dormiva.
Mentre aspettava, a Chew vennero in mente i bei tempi in cui esistevano ancora i telefoni e le e-mail e si poteva decidere di non rispondere. Ora, invece, con le psyco-mail, quel maledetto chip installato dietro l’occhio, ti faceva materializzare davanti l’interlocutore, una bell’immagine tridimensionale, che potevi vedere solo tu. Una bella rogna!
Certo, la gente normale, quelli cioè che non lavoravano al call center, poteva anche decidere di non rispondere e lo stesso Chew poteva, una volta finito l’orario di lavoro, ma finché l’orario non finiva il chip era programmato per rispondere automaticamente. Non c’era scampo! Questo per Chew era ormai un dato di fatto. Non gli restava altro da fare che sperare la chiamata non arrivasse, per potersene tornare a casa.
Appena arrivato si sarebbe sfilato quegli stivaletti in sinto-pelle. Aveva i piedi infuocati. La Remboot li reclamizzava come traspiranti e leggerissimi, ma dopo un’intera giornata il suo più grande desiderio era poterseli togliere. Era come se quella guaina avvolgente gli bloccasse la circolazione. Aderivano come una seconda pelle e, per quanto sottili, proteggevano il piede, dando l’impressione di camminare su un materasso, ma quella sensazione di soffocamento continuavano a dargliela. La commessa gli aveva assicurato che era solo un effetto dei primi giorni, ma ormai era un mese che li aveva comprati. E non li aveva neanche pagati poco: l’equivalente di due giornate medie di lavoro!
Poi, si sarebbe messo a guardare una partita di ball-kicking virtuale. Non erano giocatori veri. Era praticamente come un film. I calciatori erano capaci di prodezze che nessun campione reale poteva compiere. Aveva acquistato un abbonamento. Tra non molto gli sarebbe scaduto e aveva ancora un paio di partite da guardare. Non vedeva l’ora.

(CONTINUA)

 

Il romanzo è ora edito da Liberodiscrivere, cui può essere ordinato. Il resto del capitolo è stato pertanto cancellato.

La scheda del libro è http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=159373

Per maggiori infrmazioni vedi anche http://sites.google.com/site/carlomenzinger/home-1/i-nostri-libri/il-settimo-plenilunio


Questa è una storia da leggersi guardando le immagini realizzate da diciassette illustratori, che potete vedere qui http://menzinger.splinder.com/tag/il+settimo+plenilunio.

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