Maldola Rigacci
BOLERO BAROCCO

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Titolo BOLERO BAROCCO
Autore Maldola Rigacci
Genere Poesia - Amore      
Dedicato a
una notte che non voglio dimenticare
Pubblicata il 22/09/2004
Visite 4647
Punteggio Lettori 127
Note Ispirato al Bolero di Ravel e a "Eyes wide shut" di S. Kubrick
BOLERO BAROCCO


Città ninfea nera estenuante sul pennone
di stelle golose d’una nuvola
leone alato di mare e galassie
ti graffio come schiena in andirivieni
di risacche urlanti.
Città ponti a parossismo di corse
verso canali in vagine d’amarillide carnosa
ti cedo l’ultima castità
che l’alba possa impallidire.
Com’è la tua pelle, la tua bocca, i tuoi capelli, il tuo corpo?
Nel tuo pensiero solo i miei occhi d’agguato feroce
e fiori cercati a dita di lune
nel chiostro del mio santo protettore.
Com’è la mia pelle, la mia bocca, i miei capelli, il mio corpo?
Intridi il ventre di storie andate
per petali di rose a cascare
su carni di beate e cortigiane.
Seguimi che io non senta e non veda.
Seguimi che io odori e accechi
gli occhi in pozzi d’inferno e aranci.
Guarda, siamo neri in questo
interminabile carnevale di seta e pizzi.
Nero il mio indice a succhiare la mappa
a calde ginestre d’un labbro senza tenerezze.
Mi vuoi come mosto viola o
perla bianca in specchio d’argento o d’un autunno
a fiamme e pioggia?
Senti il polso sottile dal laccio d’oro?
Mi piegherò come canna arresa a vento di palude
perché tu mi venda a Dei capricciosi.
Seguimi in sguardi di gatti e vini di Bisanzio
cattura di mille l’unica mia voglia
corri, sa ancora d’incenso in grani di sospiri la navata,
i legni hanno cere a profumo di seni,
d’arcangeli le lance in un’unica passione.
Nell’aria di garza e neve ci accoglie
il laccio d’una oscurità madida e stanca,
vedi, sono un porto d’estate, un golfo di luci
tremanti, un’insenatura d’acque in precipizio
da gole di cielo.
Sospinge il tuo vento
nave che s’alza sull’onda
colma alvei e vene
nella chiusa del tuo braccio
sale l’istante
serrato il tuo pugno
tinge di verde gli occhi.

Come pelle di serpe e miele
ti tengo nel mattino delle mie gambe.

Città ninfea d’oro
a piccola neve sciolta, indolenzita di sole
corro su stami di sogno.

Perfetta è la gioia
nutrita d’una sola aurora.

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