Maldola Rigacci
KADIGE’, LA FUGA, L’AMORE ("Il sorriso di Dio"parte terza)

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Titolo KADIGE’, LA FUGA, L’AMORE ("Il sorriso di Dio"parte terza)
"Il sorriso di Dio" parte terza
Autore Maldola Rigacci
Genere Narrativa      
Dedicato a
Mio padre Giuseppe Rigacci che morì a 40 anni.Ripubblico dopo del tempo questa mia storia, divisa in più parti
Pubblicata il 26/04/2005
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Note Nato a Prato da famiglia di antiche tradizioni mercantili, non seppe mai spiegarsi cosa l’aveva portato ad essere un orientalista, tanto da farne una ragione di vita. Cercava l’origine di ciò in una sua ava egiziana.Altro non sapeva.
Riassunto delle parti precedenti:Correva il secolo XVIII, Vittorio Rigacci,secondogenito d’una numerosa famiglia pratese di tradizioni mercantili, è l’unico figlio, che continua il mestiere di mercante di stoffe pregiate.Curioso di vita e culture diverse trae più piacere dagli incontri che dal suo lavoro, che medita di abbandonare presto.Lo attende un ultimo viaggio ad Alessandria D’Egitto dove conosce Kadigè, il cui padre, amico di Giuseppe, è morte nella peste, che aveva colpito la città. Kadigè, destinata in sposa al cognato, gli propone di fuggire insieme per sottrarsi ad un destino che rifiuta.

“Se tu mi rifiuti, ti capirò. “
Qualche tenue chiarore che cominciava a far riaffiorare le cose dalla notte, gli fece notare due occhi un pò strani, piccole mandorle dalla piega leggermente in giù, come una svirgolatura.
Kadigè aveva trattenuto un po’ il fiato.
“Allora non sposeró nessuno, rimarró nelle stanze di casa e sogneró le cicogne.
Ma tu hai tutto il tempo del corso del sole per pensare, domani notte busseró prima tre volte e poi due e se tu mi aprirai noi ce ne andremo. So che qui hai sempre una nave pronta a salpare per te. Altrimenti non mi aprirai nemmeno, perché non devono esserci parole tristi fra noi e Kadigè non vuole che un amico debba trovare il modo di dire un no. Spariró dalla tua vita e nel mio cuore ti augureró un buon ritorno. Perché certo non ci saranno altri viaggi qui ad Alessandria.”
Vittorio la vide uscire velocemente e nella stanza rimase un attimo il profumo del sandalo e dall’arancio, ma stranamente non vi aleggió, come risucchiato dai veli della sua padrona.
Non sposerò nessuno...,so che hai una nave ... non devono esserci parole tristi…,sognerò le cicogne…sognerò… Kadigè scura di pelle e con gli occhi strani è sempre cosí il tuo modo di pensare e di parlare, Kadigè cicogna che allarga le ali lungo una corrente alta nel cielo e raccoglie i profumi come le mie vele, perché sei venuta a me?
Vittorio aveva ancora qualche ora per pensare e si meraviglió che volesse pensarci a quella pazzia. E ancora di più si meraviglió di come velocemente la cosa gli piacesse. Come i primi raggi del sole fecero danzare il pulviscolo sospeso nell’aria e chiazzarono il tappeto blu, Vittorio era arrivato a prendere la sua decisione . Poiché aveva amato tutti i paesi che aveva attraversato e da cui spesso, nelle sue stanchezze, non aveva saputo staccarsi, ora poteva tornare con l’essenza di tutto, Kadigè.
Respiró a pieni polmoni la sua pazzia e scoppiò a ridere. Tutto solo, come non gli era mai capitato. Non ricordó mai come avesse passato la giornata nell’attesa dei colpi alla porta. Si fidava di Kadigè, di sicuro aveva già organizzato l’uscita di casa e il percorso per arrivare alla nave. Kadigè avrebbe trovato le mille soluzioni che gli sarebbero occorse per arrivare nella sua cittá con una sposa egiziana e per rivoluzionare gli affari di famiglia. Quando aprí la porta ai colpi soffocati, fu preso per mano, riconobbe la pelle liscissima, la stretta forte e l’ossatura larga, ma non riconobbe stanze, corridoi e viottole attraverso cui, correndo nel silenzio più assoluto, arrivarono alla nave.
Si era immaginato che Kadigè si sarebbe portata dietro una serva, qualcuno, ma lei era sola. Vittorio, come mise piede sulla sua nave, ebbe la certezza di aver percorso non stanze, non corridoi, non vie, ma le sue vene, i suoi organi, le arterie gonfie del suo sangue,la sua pelle sudata, i battiti del suo cuore.
Il capitano della sua nave era un giovane marsigliese abile, puntiglioso e preciso con cui aveva fatto per dieci anni i suoi viaggi per mare e un contratto per altri viaggi ancora.
Kadigè salí per prima e fece un cenno di saluto a Fernand, che si allontanó dal porto senza chiedere nulla. Kadigè la cicogna, Kadigè la capitana. Fu così che si trovarono nella cabina e la notte apriva le sue ore impregnate di sale.
“Come hai fatto?”, chiese subito Vittorio, ma lei si mise un dito sulle labbra e si tolse prima il pesante mantello di pelo di cammello che l’avvolgeva e le copriva il volto con l’ampio cappuccio, poi la seta nera con cui sempre Vittorio l’aveva vista e si lasció guardare. Non era alta, anzi era molto piccola e la pelle era davvero scura, il corpo era ancora nascosto da larghi pantaloni di mussola verde cupo e una tunica appena più chiara bordata da un filo dorato. Allora Kadigè avvicinò a sè la lampada, sorrise e la tenne vicino al volto. I capelli non erano neri come Vittorio si sarebbe aspettato, ma castani con marezzature rosso dorate, come il brillio dei puntini d’oro che avvolgono i lapislazzuli quando sono belli. Un po’ crespi, sfioravano appena la fronte alta e sotto ciglia sottili quegli occhi un pó gonfi e piegati in giù che peró, quando Kadigè improvvisamente li spalancó, diventarono immensi come un ventaglio che si apre di colpo e rivelarono limpidezze che gli occhi molto scuri non hanno. Il volto da miniatura sbiancato dall’affanno e certo dall’emozione. Posó la lampada , si sfiló veloce la tunica e i pantaloni e spalancó le braccia. Aveva spalle larghe e il seno splendido, ricco, poi il corpo diventava minuto, l’inguine depilato era un frutto appena più chiaro fra le cosce tenute appena aperte,in una posizione di languida normalità. Si riavvolse nel mantello soffice. “Non sono senza pudore, ma la nave può ancora tornare indietro e il corpo di una donna è importante per l’uomo”
Hai pensato anche a questo Kadigè? A cosa fare davanti a un corpo che potrebbe non piacermi? Hai pensato come tornare indietro per vie d’acqua e di terra, di giorno o di notte? A cosa altro hai pensato? Cosa altro hai deciso ... per me?
“Sono felice “ disse semplicemente lei. "Sei bella, piccola cicogna, sei bella per me. Lei si drappeggió addosso il mantello e si mise a gambe incrociate sul legno lucido e umido della cabina.
“Ho anche una dote” e da una tasca interna del mantello tiró fuori una busta dorata piegata quattro volte, un filo interminabile di perle del Mar Rosso grosse come bacche di ginepro si srotolò lento. "Ecco, Vittorio; erano regali di mio padre. Giocavamo a scacchi, ero l’unica che lo batteva, quando la sfida si faceva forte, io chiedevo e vincevo". Carezzó le perle; dovevano essere state partite davvero interessanti. Si fece intensa.
“ Come giudicherebbe tutto questo il tuo Dio Gesù?” Ascoltami, Kadigè. Tu non devi rinunciare a niente, e neppure io. Questo Dio forse ama che l’uomo lo cerchi, alzi gli occhi al cielo, e gli dia tanti nomi, modi e dimore prima di accoglierlo. Questo essere cosí immenso ed eterno non può stare solo in un’acquasantiera o in un punto cardinale cui inchinarsi, perché l’uomo lo chiama immenso, ma poi lo imprigiona in mille catene. E Dio ride o sorride di questo e manda segni e messaggi per confondere le nostre certezze e farcelo cercare ancora e ancora, oppure semplicemente offrirsi nel modo che più gli piace. Diremo che ti sei convertita, perché dovremo farlo nel mio paese , troveremo i modi per ingannare tutti” “Allora tu sei il mio sposo, ora “ disse lei .
“E tu la mia, ora”. Lei si allungò nella confusione delle sete e dei veli, delle perle e dell’oro, dal mantello prese una piccola boccetta di profumo e la posò accanto a sé, poi, prendendolo per un polso con la sua stretta forte e quasi imperiosa, fece inginocchiare Vittorio davanti a sé, il mantello cadde veloce e , nuda, cominciò a spogliarlo punteggiando con piccoli colpi di lingua ogni lembo di pelle, che gli scopriva. Vittorio cercava di abbracciarla, ma lei lo allontanava ridendo piano , poi disse
“No!” Era un ordine, un sospiro, Vittorio si distese e tutto se stesso fu solo sulla lingua di Kadigè, che lo copriva come una seconda pelle “So cosa pensi…se pensi”
No, non pensava nulla Vittorio.
“Ti chiederai con chi ho provato questo…e altro.Ho ventidue anni, effendi, a undici sono diventata donna e sempre chiusa fra donne, tante donne ,sì, chiusa fra donne che raccontavano l’esperienze con i propri mariti , chiusa fra ragazze come me, piene di curiosità e sogni e desideri, chiusa fra vecchie, che ricordavano e pareva non avessero mai avuto altro piacere che quello…che questo. Allora…fra donne…”
Vittorio non volle mostrare la sorpresa ,forse un momento di disagio,sapeva per l’esperienza, che aveva di tanti paesi, quanto le donne soffrissero nella loro reclusione. Si rialzò quasi di scatto e la baciò a lungo sulla bocca. Ma dopo poco si sentì allontanare di nuovo.
“Stenditi, Vittorio…stenditi amore”
Ormai gli piaceva lasciarla fare, si chiedeva solo quanto avrebbe resistito ancora . Kadigè prese un velo leggero, verde come i suoi pantaloni e lo passò attraverso una piccola trave che sporgeva lungo il soffitto della cabina, poi , quasi appesa a quella sciarpa, il seno ancor più fiorito, le spalle curve indietro, il collo e la testa a scuotere i capelli, spalancò le gambe e si fece penetrare danzando su di lui ; assecondava i suoi ritmi giocando con quella sciarpa,ora sollevandosi, ora abbandonandola. Vittorio non riuscì a capire se era vergine o no e mai glielo chiese, né mai tornarono sui giochi nelle stanze delle donne.
Quando arrivó vicina al suo godimento di donna, prese il lungo filo di perle, si stese, guidò Vittorio su di lei e avvolse con quello la schiena di lui con tale forza che il filo si ruppe e numerose perle si sparpagliarono nella cabina costringendoli poi a rotolare qua e là nudi e felici alla ricerca di quelle sfere sfuggenti e rotolanti.
Meditarono a lungo e con calma tutti i passi da fare; in fondo a Prato erano state molte le persone che avevano passato lunghi anni in Oriente per lavorare nell’arte della tessitura alle dipendenze di qualche ricco ed esperto mussulmano.



Continua la storia di Vittorio e Kadigè, alla prossima puntata dunque (spero )!


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