Maldola Rigacci
KADIGE’:DELO E I FUOCHI DI S. GIOVANNI(Il sorriso di dio -quarta parte)

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Titolo KADIGE’:DELO E I FUOCHI DI S. GIOVANNI(Il sorriso di dio -quarta parte)
Autore Maldola Rigacci
Genere Narrativa      
Dedicato a
Mio padre Giuseppe Rigacci che morì a 40 anni.Ripubblico dopo del tempo questa mia storia, divisa in più parti e parzialmente modificata.
Pubblicata il 15/06/2005
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Note Nato a Prato da famiglia di antiche tradizioni mercantili, non seppe mai spiegarsi cosa l’avesse portato ad essere un orientalista, tanto da farne una ragione di vita. Cercava l’origine di ciò in una sua ava egiziana, di cui possedeva scarse notizie.
Riassunto delle parti precedenti:Correva il secolo XVIII, Vittorio Rigacci,secondogenito d’una numerosa famiglia pratese di tradizioni mercantili,viaggia commerciando in stoffe pregiate.Curioso di vita e culture diverse, durante un viaggio ad Alessandria conosce Kadigè, che rimasta priva del padre, amico di Vittorio, è destinata in sposa al cognato, lo convince a portarla via con la sua nave e lo lega a sè durante una notte d’amore<br><br> ( Questa volta ho tanta voglia d’avventura!)
Dopo la notte dello sposalizio, come i due amanti cominciarono a chiamarla fin dal giorno dopo , Kadigè fu presa d’improvviso dalla paura del mare.Non accadde subito , anzi per qualche giorno, avvolta nei suoi veli, passeggiò tranquilla di notte e di giorno fra il via vai dei marinai, il cordame, il sole forte e le piogge leggere, poi, un giorno ebbe come l’impressione che quella distesa d’acqua non dovesse mai finire e che loro si sarebbero smarriti, sentì come se lei stessa non venisse da nessuna parte e non dovesse mai arrivare in alcun luogo. Si appoggiò al parapetto e prese ad ansimare, si tirò il mantello sulla bocca, perchè non voleva che nessuno la vedesse, tanto meno Vittorio, ma in lei cresceva un vero terrore e allora disse che si sentiva poco bene, si infilò nella cuccetta e non si mosse per giorni, rannicchiandosi sempre più sotto le coperte. Vittorio naturalmente si preoccupò molto, non aveva febbre la sua cicogna, ma tremava, non mangiava e piano piano cominciò ad avere gli occhi persi, assenti. Poi iniziò a dormire, molto, dove se ne stava andando? Ma Kadigè fu aiutata dai suoi sogni, sogni che raccontò molto tempo dopo, sogni di grandi case deserte e disadorne, che lei trasformava come fosse un jin, un essere fatato del deserto, in luoghi pieni di gente che correva di stanza in stanza voltandosi a guardarla spesso con sorrisi misteriosi. Insomma Kadigè una mattina si alzò come nulla le fosse accaduto, gettò le braccia al collo di un sollevatissimo Vittorio, chiese abiti più comodi , con noncuranza ripose tutti i suoi veli e indossò una delle gellabah di Vittorio, a righe bianche e arancio, e sotto volle infilarsi i larghi pantaloni da marinaio, s’intrecciò stretti stretti i capelli e a piedi scalzi uscì quasi di corsa nell’aria ventosa del ponte. Anche l ‘aria le sembrò arancio come le righe della sua veste .
Disse solo" Scusami, ora sto bene"
Vittorio , che aveva vagamente intuito il malessere di lei, tanto da pensare che si fosse pentita di essere fuggita, capì che Kadigè era davvero tornata, più forte e sicura e pensò per lei una specie di regalo, una festa, una sosta in mezzo a tutto quel mare.
"Guarda laggiù, la vedi quella costa? Siamo in mezzo alle isole greche, quella è Delo, mi sono fermato una volta sola, non serve per l’acqua, non serve per nulla, non c’è un porto, dovremo gettare l’ancora quasi al largo e poi andare con le barca , ma è abitata dagli dei, come tutte queste isole, la leggenda vuole che ci sia nato quello che popoli antichi credevano fosse il dio del sole, ti piacerebbe andare? In fondo noi qualche rifornimento lo possiamo fare anche là"
Mentiva, a Delo non c’era proprio nulla di utile per loro, salvo razziare qualche antichità per i collezionisti, che diventavano sempre più numerosi. Qualcosa aveva portato via anche lui per la sua villa di Prato.
Si aspettava un mucchio di domande."Un altro dio?Un dio antico? Anche il sole lo è.Portami Vittorio" Non disse altro Kadigè e così Vittorio organizzò quella piccola spedizione. Il mare era sempre increspato per il meltemì, che soffiava regolare e metteva nel blu cobalto piccole righe di schiuma, trattini bianchi a perdita d’occhio. Attraccò in una piccolissima insenatura, poche baracche di calce e frasche, qualche barca scolorita, poche reti malconce, una fila di calamari stesi al sole come panni vecchi e un mucchietto di gente così povera,come se ne vedevano abitualmente su quelle isole dimenticate del grande impero ottomano.
La miseria , l’abbandono e la paura rendevano tutti selvatici; molti corsero a chiudersi nelle catapecchie.
Sapevano che non potevano proteggersi, ma l’istinto li portava come bestie a rinserrarsi; talvolta ,se c’erano, venivano portate via le giovani più graziose, talvolta per disperazione le offrivano in cambio di qualcosa e loro stesse se ne andavano volentieri, avendo ben poco da rimpiangere, perchè gli affetti familiari possono essere un lusso, quando non c’è da vivere.
Kadigè era abituata ad essere circondata dalla miseria più disperata, ne era ricca anche Alessandria, oltrepassò quindi indifferente il villaggetto, s’infilò degli stivaletti e imboccò quasi di corsa un sentierino, bianco bianco. Tutto era luce su quell’isola, tutto sembrava fatto di una sostanza luminosa e il blu del mare pareva molto cupo al confronto. Fece un giro su se stessa, intorno tutto era piatto e brullo e deserto, solo verso il centro le parve di vedere come una piccola collina.
“ Siediti un attimo, non ripartiremo fino a domani mattina. Ecco lì, su quel masso, ascolta , ora non vedi nulla, ma ci sono cose straordinarie più in là. E poi oggi è il 24 di giugno, S.Giovanni Battista, una festa grande da noi, vicino a Prato c’è la nostra capitale: Firenze. Lì si passa la notte in allegria e io voglio fare festa per te stasera, una festa che mi ricordi il mio S.Giovanni”
“ Un altro dio? E …Firenze…e che festa?” Quella luce la stordiva tanto.
Così Vittorio, che aveva fretta di sbrigare alcune cose per tornare presto da lei, le disse velocemente che Firenze era una città bella e importante , non lontana da Prato, che S.Giovanni non era un dio, ma un uomo santo che la proteggeva e che in suo onore e in onore del sole d’estate, la notte si facevano fuochi d’artificio in una delle piazze della città e si vendevano le lane e le sete più belle, anche per quello lui ci andava sempre,quando non era in viaggio e poi si celebravano molti matrimoni quel giorno. Le strizzò l’occhio, dopo tutti quei giorni la voglia di lei era forte, avrebbero fatto l’amore e sarebbe stato lui a chiedere. Il vento fortissimo le sbatteva la treccia come una frusta e le parole di Vittorio le arrivavano a tratti, disse sì, sì e lui s’allontanò. Si alzò di scatto e urlò contro tutto quel vento verso di lui già lontano” Vittorio, quanto mondo c’è ancora intorno, quanto, quanto?” Lui le fece appena un cenno, certo non aveva sentito. Allora disubbidì e s’avviò verso un punto che le sembrava più luminoso, come un filare di colonne bianche. Il terreno era un po’ in salita , le colonne sparirono poi riapparvero, era proprio un viale fiancheggiato da colonnine e in cima ad ognuna un enorme fallo puntato verso il cielo.
Lo stupore si trasformò in risata, si guardò intorno, nessuno, era libera di ridere, di non vergognarsi, di essere curiosa . Andò avanti, i falli da lassù non la guardavano, qualche colonna era a terra e qualche membro della colonia assente o malconcio. In fondo al viale molte rovine, ma un po’ nascosta lateralmente le apparve la statua di una donna, nuda e bellissima, il collo un po’ reclinato , le labbra dischiuse, un braccio spezzato, l’altro proteso in avanti. Chi era quel popolo felice dell’amore, della bellezza, sfacciato e delicato? Kadigè toccò la statua, il marmo scottava e anche lei si sentiva presa da quel sole, sbottonò la gellabah, la lasciò scivolare a terra e abbracciò le gambe di quella donna bianchissima appoggiando i seni sul calore della pietra, ripensò ai tanti momenti di piacere solitario, agli abbracci fra donne, al godimento con Vittorio, ma quell’istante che le bruciava quasi i capezzoli le disse che lei era appena sulla soglia di tutti i suoi sensi.
Si tirò su la veste lentamente e si guardò in giro, avrebbe dovuto farlo prima. Fu allora che scorse in lontananza due navi, accanto alla loro se ne era ancorata un’altra, diversa, Kadigè non sapeva cosa pensare e Vittorio non si vedeva, allora tornò indietro di corsa scivolando un po’ sul pietrisco.Era arrabbiato Vittorio, per la prima volta l’aggredì” Dove eri? Ti avevo detto di aspettarmi porc…, pirati! Sono dei tuoi…scusa, ma questa volta speravo proprio di evitarli. E’ Benedicente, non ti preoccupare, lo conosco bene. Gli darò un po’ di carico e se ne andrà. Non mi rovinerà questo viaggio, no. Però tu ora sta’ davvero ferma qui, può darsi che le trattative siano lunghe, anzi dovrò pensare un po’ come ammorbidirlo senza rovinarmi”
I capelli di Vittorio con quella luce erano più che oro, era bello il suo uomo. Annuì Kadigè, ma per la seconda volta disubbidì. Girò dietro le casupole, nascondendosi alla vista di tutti, poi vide una scialuppa di Benedicente un po’ più in là, di sicuro lei aveva l’arte di sgusciar via, ancora una volta nessuno la vide saltare sulla barca, nessuno la vide parlottare con i marinai e filar via con loro verso la nave del pirata, né salire su. Lo chiamavano così i cristiani, perché di una mano gli erano rimasti il pollice , l’indice e il medio e sembrava stesse sempre lì a benedire come un Cristo, ma si chiamava Mehemet, come tanti, come suo padre.
Non era più giovane e viveva della fama che si era fatta, così in fondo “commerciava”. La cabina era lussuosa, ma puzzava più del normale, la sua puzza lei se la ricordava bene.” Mehemet, non ci crederai, ma sono quella della partita, quella che ti vinse il tappeto dell’imperatore. Ad Alessandria, dall’altro Mehemet, mi hai vista velata, ma se non mi credi ti posso raccontare tutto di quella sera”
“ Il più bel tappeto mai visto! Stenterei a crederti, quella storia io non l’ho raccontata a nessuno, ma le storie girano, si sa…allora dimmi”
Kadigè raccontò con i particolari, che solo in tre avrebbero potuto sapere e raccontò come si trovava lì, mentì molto, conoscendo la mentalità di quell’uomo. Disse che era stata data in sposa da suo padre all’amico commerciante. Pregò che Benedicente non fosse stato ad Alessandria. Non c’era stato. Gli promise una sua perla, due perle, la sua dote, ma lasciasse in pace il suo futuro sposo. Non le aveva con sé , se ne rese conto solo dopo aver promesso, ma si approssimava la notte di S.Giovanni , ci doveva essere un miracolo, una magia. Doveva accadere, doveva.
“ Non voglio niente, tu non lo sai, ma tuo padre mi pagò quel tappeto, non volle che me ne andassi perdente, anche se lo ero stato ai tuoi occhi. Lui era fiero di te, diceva che eri la migliore, che dovevi nascere suo primogenito. Per quel gesto e quel denaro, vattene Kadigè e me ne andrò anche io. Di sicuro sei qui di nascosto, vattene e che Allah sia lodato” Tutti i sorrisi di Dio siano lodati oggi, pensava la ragazza sulla scialuppa che la portava scivolando a riva. Rifece il percorso inverso e attese.
Sentiva voci e passi e il vento sempre più forte e lei si chiese ancora quanto fosse grande il mondo intorno, quanto fosse grande dentro di lei e quanto le fosse stato assegnato. Pensò che voleva tutto, terre di gioia e di dolore e chiese ancora segni, ne aveva già avuti molti, ma le sembrava di aver gettato un sasso in uno stagno e i cerchi si allargavano, si allargavano e lei poteva andare sempre più lontano.
“ Kadigè, brava, te ne sei stata tranquilla, guarda oggi che fortuna, Benedicente se n’è andato senza preavviso e senza voler niente. Guarda, la nave è già lontana. Stasera accenderò tanti fuochi sulla spiaggia, questa sarà davvero la nostra festa di nozze!”
Kadigè era ancora lontana, gli disse solo” Non c’è legname su quest’isola, non vorrai tagliare quel poco che hanno”
“ Ho qualcosa sulla nave. Domani ti porterò a giro, come promesso, ma stasera io e te li salteremo quei fuochi”
“ Saltare i fuochi, sei pazzo Vittorio?”
“ E’ un’usanza dei berberi, anche loro li accendono per il solstizio d’estate e per buon augurio gettano oltre degli oggetti, poi quando il fuoco si è ridotto a braci alcune coppie le saltano, per amore Kadigè, per amore , se lo dichiarano così. Hai paura? Forse non lo potremo mai fare a Prato, ma qui siamo liberi, stasera siamo davvero liberi e S.Giovanni sarà più bello che a Firenze .”
Non lo aveva mai visto così allegro, come un bambino e non fu la tenerezza a vincerla, né il desiderio che aveva di lui, né la strada già percorsa, ma scelse, semplicemente scelse, scelse di saltare i fuochi con lui e seguirlo. Scelse di ascoltare l ‘acqua sotterranea, che l’aveva portata da lui.
Non aveva paura, che i fuochi fossero di buon augurio davvero o no, lei avrebbe sempre scelto.
( continua )

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