Pier Paolo Sciola
Giaco la Pianta & Co.

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Titolo Giaco la Pianta & Co.
Autore Pier Paolo Sciola
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 16/08/2005
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Punteggio Lettori 50

La mia casa è bella. C’è un grande giardino con fiori colorati e alberi e vialetti come gallette di ghiaia. La nostra famiglia è numerosa e a tutti nci voglio bene, anche se alla signora Ugenia non la potiamo vedere nessuno. Ma però c’è lo Spostato e Cola Inventatore e siamo sempre insieme con Giaco la Pianta e nci divertiamo molto.

Dove che abito io è davvero un bel posto, però che prima non era così. Quando che nci legavano e nci picchiavano la casa era tutta piena di urli e tutti allora che vogliono fuggire. Ma però che non è cosa facile perché dopo le hanno tolte ma prima c’erano le sbarre e tutti si affacciano alla finestra ma la testa no nci passava. Sembrano galline in gabbia che non potevano beccare al mangime.

E di mangiare nci danno il minestrone ogni giorno e un pezzo di pane e un bicchiere d’acqua. Lo Spostato però che un giorno si stufa e allora lancia il piatto sulla testa della suora e diceva che fa schifo questo brodo sempre allo stesso che te lo deve ficcare in culo brutta troia di suora. Allora lo Spostato sale sul tavolo e comincia danzando. Poi che lui si apre il cappotto e cala giù i pantaloni e le mutande neanche si ricorda perché dice che la mamma non le ha mai comprato, ma mamma che non ne ha mai conosciuto. Si scende i calzoni e incomincia ballando e tutta la natura che si muove. Ma la suora si spaventa e che va via. E fai bene, povera suora, perché la natura che ha lo spostato sembra il naso di un elefante. Poi arrivano gli uomini bianchi e lo picchiavano e alla fine lo Spostato non si può muoversi e sembra un tronco senza rami. Così che lo portano alla punizione e non lo vedevamo più molti giorni. Così va la vita.

Ma però che adesso è un’altra cosa senza a sbarre, più bello però più anche difficile. Quando che sei seduto al bordo della finestra guardando agli uccellini del giardino, una volta mi hanno spinto e c’erano le sbarre. Adesso non mi siedo nella finestra, io che non so volare. Non come Apparecchio. Lui aveva preso la corsa nel corridoio e aveva le braccia le portava aperte e pareva un uccello dei grossi quando corrono nei campi. Poi si è tuffato in mezzo alla finestra aperta e sembrava un aeroplano davvero e Apparecchio nci faceva pure il rumore con la bocca. Poi non l’abbiamo più visto e abbiamo corsi alla finestra e lo vediamo che è tutto sfasciato sopra il cemento del cortile. Povero Apparecchio, che si era dimenticato il volo a forza di stare in gabbia. Non comprendo perché fossero levate le sbarre, tanto è uguale.

Dal giorno non si vede più Apparecchio, però no è morto. Molti l’hanno visto, ma io no nci credo. Allora che nci chiama in fretta Sanfrancesco quando era scopando in cortile, punta la scopa sul cielo e diceva che non lo vedi? è lui.
Cola chiede chi?
E Sanfrancesco dice che quello è Apparecchio che vola nel cielo.
Allora lo guardiamo bene bene e pare lui davvero ma era troppo piccolo. Poi atterra sull’albero e non si vede più.
Sanfrancesco dice che io lo vedo ogni giorno. Dice che ncià il nido sulla mimosa e vado ogni giorno con le briciole sulla mano e lui scende e le becca la palma. E parlano e parlano e Apparecchio racconta che hanno sbagliato a tirare il ferro dalle finestre, li aveva fregati bene.
Però Sanfrancesco c’è che un bugiardo. Io glielo dico. Le dico che come può mangiare il pane quando che al refettorio lo dava sempre a me?
È vero dice Cola.
E Giaco la Pianta le dice che sei un fottuto contaballe a Sanfrancesco.
Che non era così, dice Sanfrancesco. Apparecchio, le dico a lui, perché che prima non lo mangiavi il pane e ora lo mangi il pane? Sapete cosa ha detto Apparecchio, che la verità è che in gabbia è tutto di sapore diverso. Ti possono dare la crusca migliore e lei ti fa schifo. Ti possono dare il mangiume che neanche lo guardi. Così mi ha detto Apparecchio. Lui il pane non lo sopporta quando che no poteva volare.

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Eravasi che fossimo tutti in piedi nel cortile quando che passa la signorina Lisa delle calze velate sotto il vestito bianco. È un angelo biondo con le labbra di rosso e le palline di vetro azzurro negli occhi. Giaco la Pianta che si innamora ogni volta che la sogna ogni notte. La signorina Lisa è brava, la vogliamo bene anche tutti. A me nci piace che lei è bella però che vorrei baciarla, e Sanfrancesco non gliene importa niente. Lui nci è dei santi e nci piacciono gli animali. Così che va la vita ma che Sanfrancesco non cerca a nessuno. È fatto così ma è bravo poverino.

Io nci dedico le poesie alla signorina lisa. La signorina lisa ascolta le poesie e si mette a ridere perché nci sono a lei simpatico. Quando che ride i suoi denti erano bianchi bianchi e allora io ti amo. Giaco la Pianta dice perché nci dici le poesie quando lei non ti vuole dare un bacio? Forse hai ragione però sono contento quando che ride la signorina Lisa, e tu sei geloso.

Giaco lui è il mio amico. Si chiama la Pianta perché tutta la notte passò nel giardino e tutti lo cerchiamo però che no era scappato. Era fermo nel giardino come a un albero e le braccia aperte per farci i rami. I calzoni di esso gocciolavano della rugiada.
Giaco Giaco gridavo e mi avvicinavo piano piano per che no spaventarlo.
Lui mi riconosce e dice che no mi avvicino, che stava entrando le radici nella terra e dice togliti dalla luce che lui colla luce nci cresceva.
Io nci dico che sei cresciuto già di un palmo così che era contento.
Domani faccio alle foglie, fa Giaco, e poi alle gemme e ai frutti.
Io nci chiedo che albero sei?
E lui che io sono l’arbero della vita chi mangierà alle mie frutta no camperà in eterno.
Dominum vobiscum, nci dico io, però che frutti esci dei tuoi rami?
Dei miei rami escono tutte le frutta e chi ncià fame va e ne mangia e cenè per tutti.
Io nci dico a Giaco che a me nci piacciono i mandarini per esempio.
Poeta, fa Giaco, i mandarini sono dei difficili da fare. È per la buccia, fa Giaco, l’altro no è difficile, ma la buccia sì.
A me nci piacciono anche senza buccia, così che uno no lo sporca tutto per terra e Sanfrancesco ciè contento. Fai al mandarino senza la buccia così che nci provo l’aroma.
Giaco fa che adesso no è possibile, troppo poche radici, ma per me è una scusa.
Io nci volevo parlare molto con Giaco perché diventava contento perché a tutti nci piace parlare del suo lavoro. Però che Giaco stava male e parlava in difficoltà e la faccia di esso era tutto smorfie.
Giaco, le chiedo, vuoi tu fare la pipì? Uno scoppia se no la fa di mattina.
Gli arberi veri no la fanno mai la pipì.
Hai ragione, nci dico, semmai la prendono. Però che tu no sei ancora un albero vero.
Io sono un arbero.
Forse un giorno esci l’albero il più bello e più grande e tutti raccolgono i frutti e nci scrivono ti amo Lisa nel suo tronco. Però che adesso no sei ancora tutto albero sennò mi facevi al mandarino.
Il mandarino è difficile, che però lo imparo.
Giaco, nci dico, tu vuoi fare la pipì però ti vergogni.
No.
Giaco sono io il tuo amico?
Sì.
E nci voglio bene a te io il Poeta?
Si, però che sono un arbero vero.
Il più bello, però che nciai troppo fretta. Prima un albero comincia da un ramo che poi lo piantano e poi esso cresce piano piano piano e i frutti vengono che gli anni erano passati. Così la gente viene tutta di lontano per vederti e allora io nci facevo il recinto con il tavolino per farci pagare il biglietto e compravo il letame migliore e tu crescevi crescevi crescevi e allora ci compravo l’elicottero per coglierci i tuoi frutti.
Però nci volevo pure i nidi.
Anche i nidi degli uccelli e le formiche nei rami, tutto.
Poeta.
Sì?
Poeta i serpenti no ma però.
Niente serpenti, giuro.
Allora a Giaco le scesero le lacrime degli occhi poverino e si abbassava i rami perché le facevano male. Dei calzoni in mezzo scendeva la pipì e ci faceva il fumo per il freddo. Giaco piangeva e no nci aveva il coraggio di guardarsi a quello che stava facendo e diceva che io no sono un arbero.
Certo che nci sei.
E allora grida come a un leone e mi tira a me una pietra, io il Poeta. Il Poeta spostavasi e correva via e allora dal chiasso venivano gli infermieri e prendevano a Giaco.

Così che va la vita e Giaco passò un mese nella punizione e io ero triste senza del mio migliore amico che nci ascoltava le poesie del Poeta.

Questa era la mia famiglia. Io nci voglio bene a tutti, però ti amo alla signorina Lisa.

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