M. Gisella Catuogno
Mediterranea-C’era una volta una spiaggia...

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Titolo Mediterranea-C’era una volta una spiaggia...
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Articolo - Informazione      
Dedicato a
agli amici di lds
Pubblicata il 30/08/2005
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Cari amici, offro alla vostra attenzione un pezzo che ho fatto pubblicare su giornali locali ( Il Tirreno, Elbareport, Il Corriere elbano) confidando nella possibilità di una "battaglia civile" che possa in qualche modo fermare uno scempio che sta per essere perpetrato ai danni di una spiaggia (a Cavo, Isola d’Elba), che è poi quella della mia infanzia.
Quello che mi indigna e mi sconcerta è che sono forze politiche di segno opposto (di centro destra la Giunta comunale, di centro sinistra la Provincia) ad avere la stessa miopia ambientale e culturale, che porta al degrado di luoghi bellissimi. Ma dalle vostre parti, come vanno le cose?


C’era una volta la “spiaggia buona” del Cavo, non “San Bennato”o “Il Frugoso” né “Cal dell’Alga”, ma quella che si snodava dal “bar Mokambo” al moletto della Villa: un litorale dolcemente digradante verso il mare, che alternava alla sabbia bianca e fine, tratti sassosi, ma di sassi levigati dall’acqua e dal tempo, come i vetrini colorati e le piccole conchiglie che vi si mescolavano.
Qua e là si trovava anche qualche spazio occupato da quel tipo d’alga che è sintomo di mare in buona salute, la posidonia, che regala alle coste l’erba delle sue praterie.
Era la spiaggia più bella di tutto il versante riese, dove cavesi doc, d’adozione e turisti si riversavano d’estate: le altre spiagge erano quasi sempre un ripiego, se quella era troppo affollata o soffiava arrabbiato lo scirocco.
Era unica, anche perché si distendeva sotto il lungomare: chi faceva il bagno o pigramente prendeva il sole poteva vedere e salutare chi passava; il bordo della strada, poi, era per i bimbi l’occasione di salti a non finire sulla rena sottostante.
Le scogliere erano altra fonte d’attrazione; una si trovava davanti a villa Marucchi: dal suo masso più grosso i ragazzi facevano i tuffi, come i loro genitori una generazione prima, ed era frequente imbattersi in polpetti, granchi e ghiozzetti di passaggio. Tra gli scogli e la riva, dove l’acqua era bassa, i più piccini facevano il bagno da soli, senza problemi.
L’altra scogliera era quella davanti a villa Bellariva : i grandi, accoglienti massi spianati invitavano a lunghissime appartate soste, lontano dalla confusione della battigia.
Di tutto questo oggi non c’è più nulla: un disastroso ripascimento ha, alcuni anni fa, sconvolto il delicato equilibrio presente, immettendo sulla spiaggia tonnellate di materiale ferroso, inquinante e tagliente, intorbidando un’acqua prima eccezionalmente trasparente e viva, modificando la stessa linea di costa. Oggi in certi punti la spiaggia è allo stesso livello della strada e funge da parcheggio, d’estate, nel giorno di mercato.
Un po’di gente ci va ugualmente perché, malgrado la desolazione circostante, gli isolotti di Palmaiola e Cerboli di fronte, la Villa e il suo boschetto accanto sono comunque uno scenario consolatorio ai bagni di sole e di mare.
Ma appena a casa dovrà lavare gli asciugamani sporchi di terra e augurarsi che la presenza di metalli pesanti su quel suolo non le abbia nociuto più di tanto.
Chi, come me, è nato al Cavo e quel paesaggio marino l’ha conosciuto nel suo passato splendore non si rassegna a tanto degrado.
Oggi però il rimedio che si vuol porre allo scempio non è migliore del male: infatti il nuovo progetto non prevede una bonifica della spiaggia con l’asportazione del materiale presente e la sua sostituzione con la sabbia; ma si limita a ricoprire l’esistente di pietrisco: non quindi “sassetti” addolciti dall’acqua, anche non marina, ma materiale a spigoli vivi, che “bucherebbero piedi e materassini” ( per ammissione dello stesso ingegnere progettista in risposta alla mail di una signora che chiedeva chiarimenti).
Ho chiesto ad un geologo quanto tempo impiega un sassetto ad “addolcirsi”. Mi è stato risposto vent’anni!
Si dice che bonificare e portare sabbia costerebbe troppo: eppure sono interventi che ovunque si fanno, anche qui all’Elba, a S. Andrea per esempio. Perché non al Cavo?
Vale la pena spendere milioni di euro per una spiaggia artificiale, impraticabile, assolutamente dissonante con l’ambiente? La non rimozione del materiale ferroso, inoltre, protrarrebbe indefinitamente nel tempo la pericolosa presenza di metalli dannosi. Abbiamo bisogno di altri attentati alla nostra salute?
Anche economicamente, che vantaggio potrebbe derivare da un’operazione di questo genere?
Non certo un incremento del turismo! Chi spenderebbe centinaia di euro per stare su una spiaggia artificiale?
A che servirebbe, poi, raddoppiare la grandezza di un lungomare che si affaccia su una spiaggia simile?
Mi si dice che il progetto è stato approvato dagli abitanti: io credo che non sia stato loro spiegato bene quali ne sarebbero le conseguenze….
Conosco molte persone del Cavo e sono certa, invece, della loro intelligenza e sensibilità nel pretendere un progetto finalizzato ad un autentico risanamento del litorale, per restituirci la spiaggia com’era e per salvaguardare un bene così delicato e prezioso come l’integrità e la bellezza del nostro paese.


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