Alessandra Palombo
Natale è

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Titolo Natale è
Autore Alessandra Palombo
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 23/12/2005
Visite 4634
Punteggio Lettori 50
Spingo e… la stanza é piena di persone che parlano, ballano, mangiano.
C’è così tanta gente che non riesco a riunire in un unico sguardo tutta la scena che mi si presenta davanti.
Da una bara con il coperchio semiaperto, spuntano bottiglie di spumante. Attorno ci sono degli uomini vestiti da pirati. Brindano e cantano " Quindici uomini…quindici uomini… sulla cassa del morto…". Li evito e mi sposto verso un punto che mi ricorda il presepio: della paglia e un asino che con la coda scaccia le mosche dal fondoschiena.Cerco la capanna, ma non la vedo. Ai piedi delle sue zampe invece noto un brillio. Mi chino: sono monete d’oro! Ne raccolgo una e la osservo.
Tutta presa da quello strano soldo tondo non mi accorgo della persona che nel frattempo mi si é avvicinata. Ne avverto la presenza quando sento il suo respiro sul collo.
Mi volto di scatto impaurita e... incontro gli occhi di mio nonno.
" T’aspettavo. Vieni facciamo un giro."
Lo abbraccio felice. Nonno Cesare è un mito. Sempre in bicicletta, sempre pronto a scorrazzarmi per le piazze dove gettiamo il granturco ai piccioni.
Insieme andiamo a scoprire chi c’è e che cosa fa in quella stanza.
Su una pista da ballo volteggiano il Principe e Cenerentola col suo bel vestito di blu stretto in vita e la gonna a ruota che si gonfia quando la coppia gira in tondo.
Biancaneve e i sette nani sono lì seduti a terra a guardarli ballare.
Lei si volta verso Brontolo per dirgli: " Sono belli vero? Chissà se troverò anch’io un principe? " Lui risponde con un mugugno il cui senso dovrebbe essere questo: "Uhm le solite storie. Che noia !".
Biancaneve con un colpetto gli sposta il berretto sugli occhi e nonno a quel gesto ridacchia sotto i baffi. Lo tiro per la giacca per avvicinarmi ad Alice intenta a controllare l’orologio da panciotto del coniglio bianco.
"Perché guarda l’ora in continuazione?"
" Mah! Starà calcolando quanto tempo manca al suo viaggio nel Paese delle Meraviglie"
" Quando parte?"
" A primavera. Deve aspettare ancora qualche mese. La pazienza è la virtù dei forti. Lo sapevi? "
" Me l’hai detto…uno, due, tre, volte e poi ancora uno e due…Da quando avevo tre anni!"
." Ho capito, ho capito! Dai andiamo avanti non possiamo stare troppo, a casa ci aspettano"
"Ci aspettano? "
La sua mano mi spinge avanti, seguo le briciole di pane sparse in terra che formano un percorso appena visibile. Superiamo un gruppo di ragazzini e ci troviamo davanti alla casetta di Hansel e Gretel; dietro al vetro della finestra la Strega sbraita: " Fatemi uscire !!! Brutti ragazzacci ho fame! Mica vorrete far morire una povera vecchia nel giorno di Natale?".
Apro bocca per dire al nonno che per me poteva morire tranquillamente quando la mia attenzione è attirata in fondo alla stanza da tre casette, simili ma non uguali.
" Nonno, ci sono i porcellini! Quanto mi piacciono!".
" Scusi sig. Porcello posso entrare in casa? Nei libri si vede solo il camino"
" Prego si accomodi" mi risponde il primo indicandomi la porta di quella di paglia con un ampio gesto del braccio.
" Ma è vuota!"
" Perché tu in un batter d’occhio avresti avuto il tempo di arredarla?"
" Ah…ah…ah… sai porcellino che non ci avevo mai pensato? E il lupo dove l’avete messo?"
" Per Natale ha promesso che ci concede una tregua. Ma non ci fidiamo perciò mentre due ballano il terzo, a turno, fa la guardia alle casa."
I tre porcellini mi stanno simpatici e mi sarei fermata volentieri, ma il nonno, avvistato il Gatto con gli Stivali, vuole andare a salutarlo.
Non mi era mai piaciuta quella novella, il nonno lo sapeva e mi prega di dargli almeno il buongiorno, così simulo un inchino e da bambina perfettina obbedisco:
" Buongiorno e Buon Natale Signor Gatto".
" Buon Natale a lei Signorinella".
A quelle inaspettate parole galanti, rispondo con un sorriso degno di una pubblicità di dentifrici.
Proseguiamo e a metà percorso ci sediamo in un bar a mangiare del panettone offerto dalla piccola fiammiferaia.
" Ma la sua fiaba non era diversa?"
" Si vede che è stata riscritta…"
Ai tavoli vicini ci sono altri bambini in compagnia di nonni, mamme e zie che chiacchierano animatamente.
" Allora Francesca ti piace questo regalo?"
" E’ fantastico nonno. Non sapevo che esistesse questo luogo"
" Ora che lo sai cerca di non dimenticarlo"
" Nonno è impossibile scordarlo!"
" Uhm ..tu credi? E’ facilissimo invece. Lo dimenticherai presto però….
" Però?"
" Però quando ti capiterà di trovare nella tua vita una porta aperta che si spalanca su un momento felice entra e te ne ricorderai."
" Mica ho capito…ma non importa"
Curiosa di sapere quali altri personaggi avrei incontrato, lo sollecito ad alzarsi.
Terminato il giro, dopo aver salutato gli ultimi personaggi….. ci avviamo verso l’uscita. Sulla destra mi fermo un minuto ad osservare uno stagno. Sopra l’acqua verde c’è una foglia con sopra una bambina in miniatura che dorme rannicchiata dondolata da piccole onde.
Il nome del racconto non lo ricordo, ho fame e nella stanza ci saranno mille fiabe.
In strada fa freddo. Salgo sulla canna della bicicletta. Nonno alza il bavero del mio cappottino rosso rifinito in velluto che metto nelle giornate di festa e comincia a pedalare.
A casa il profumo del pranzo di Natale preparato da mamma e da nonna avrebbe fatto venire l’acquolina in bocca anche a Brontolo.
" Avete fatto tardi! Lavatevi le mani si va a tavola".
Nonno mi strizza l’occhio e mi fa cenno di tacere:
" La Messa in Duomo era cantata e poi abbiamo visitato il presepio".
Mi siedo vicino a mio fratello e gli sussurro: " Tu sapessi!"
" Che cosa devo sapere?".
" Non te lo dico è un segreto!".
" E allora perché mi hai detto tu sapessi?".
Sto per rispondergli ma un suono mi distrae, alzo lo sguardo e, attorno al lampadario acceso, vedo volare Campanellino.
Corro dal nonno, ma mamma mi prende per un braccio
" A tavola ho detto".
" Subito Signora" e ridendo mi rimetto al mio posto.

Sono sul punto di addentare il primo crostino ai funghi... quando…mi sveglio.
Controllo l’ora. E’ tardi sono le sei del pomeriggio, mi devo essere appisolata davanti alla televisore. Salto su, devo ancora comprare gli ultimi regali. M’infilo il giubbotto.
" Esco un attimo, torno subito!" urlo ai miei che si trovano in cucina.
Chiusa la porta non proprio delicatamente, pigio il bottone per chiamare l’ascensore.
"E’ occupato! Che sfiga". Scendo le scale e nell’atrio incontro un mio vicino con il quale di solito non scambio che le solite parole di cortesia: " Buongiorno", " Bel tempo vero?", " Che freddo! Che caldo!", come se non fosse naturale che in inverno la temperatura scenda per poi risalire in estate.
E’ un bell’uomo, ma orgogliosa come sono non ho mai fatto niente per farmi notare. Avrà una trentina d’anni. Voci di vicinato dicono si sia trasferito in città per lavorare in una banca, ma non so quale.
Stranamente invece del solito buongiorno, mi guarda e mi chiede: "Dove va di corsa?".
Ridendo rispondo "Eh.. si vede che ho furia?"
Ride anche lui " Io no, sono solo. Tornare a casa per due giorni non mi conviene. Con i colleghi facciamo a turno, alcuni prendono le ferie per Natale, gli altri per Capodanno. Quest’anno mi è toccato il Capodanno".
Apre il portone e lo tiene fermo per farmi uscire per prima.
" Posso sapere perché tutta questa fretta. Da com’è vestita escludo che abbia un appuntamento".
Mi guardo : ho addosso i jeans che uso per la passeggiata con il cane, un maglione rosso a collo alto e il mio solito giubbotto.
" Perché sono indecente?".
" No, no…anzi è…sei molto elegante".
" Vado a comprare gli ultimi regali e poi vorrei acquistare qualcosa per me".
" Prendiamo prima un aperitivo?"
" Va bene. Dove andiamo?"
" Al bar dell’angolo che è vicino, così non ti faccio perdere tempo ".
Il bar dell’angolo non si chiama bar dell’angolo, lo chiamiamo così noi che abitiamo in quella strada. In pochi minuti raggiungiamo la doppia porta dell’entrata che è appannata. Il ricordo del sogno riaffiora ." Che sia una porta aperta su un momento felice?" La spingo io ed entro…dentro. Con lui dietro. Le luci intermittenti dell’alberino di Natale a fianco della cassiera sembrano farmi tanti occhiolini. " Che sia lui il regalo per te?".
E’ presto per saperlo, non si può ancora dire, … però è sempre meglio verificare. Nell’attesa della risposta brindiamo al Natale e l’attimo promette bene. Prosit!



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