Pier Paolo Sciola
ultime dalla frontiera

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Titolo ultime dalla frontiera
Autore Pier Paolo Sciola
Genere Poesia      
Pubblicata il 31/03/2006
Visite 2049
Punteggio Lettori 91
c’è chi vive o pensa d’essere
una cavia
o una specie di tesoro o di
ridicolo esperanto
agli occhi altrui o far messa
di se stesso
o di sentirsi re per una volta...

filtra il sole dalle tende e non è niente questo
giallo d’uovo hai letto là
la biografia di Kerouac un altro senza
sposa e troppa madre e una figlia per
errore un altro monco sabato di abbracci
o comprensione il semplice parlare oppure quello
complicato con il cuore che nessuno mai
capisce a villasor la stessa lingua dopo
un pranzo fra colleghi andare a serramanna compro
sigarette e birra non mi basta c’ho
d’amaro in gola due o tre cose da ridirti poi
sfogarsi ribaltare
tavoli
o premere sull’acceleratore è uguale
un segno
o più di uno di rivolta lo si fa
se lo si fa lo stesso in nome di domani o di
domeniche per anni
e anni di sconsolazione lo si fa per senso
di puro e semplice dovere come fa chi
si appende al favolare...

noi siamo sempre in fondo a destra gli inquilini
ai margini la pagina
finisce dove non entra la politica
sono altri i cardinali forse opposti
o senza chiesa forse sì nessuna in alto
a sinistra religione da difendere ne più
né mai se non
questa umanità svilita la bandiera persa
in nome
di fottutissime morali vallo
a capire vallo
questo muro intorno costruito che ti sei di non
comunicazione hai
vittime innocenti in casa che bevono
il tuo latte e mangiano lo stesso
pane siamo noi i colpevoli veri
mai o mal cresciuti altro che bambini avere
o credere di avere o crescere o far finta manca
precisione o dirittura manca
il biberon di quella prima volta senza denti per
fortuna...

ci spaventa la potenza di questo
mordicchiare
quando abbiamo fame questa rabbia
sovrumana venuta chissà dove dal profondo
l’amigdala degli altri mondi sconosciuti
che ti ha salvato dal te stesso in gomma o in pelle
di caucciù la prossima stirella alle gengive invece tua
a 180 all’ora di più non si poteva in quella
curva onirica quando hai sfasciato la focus sw
e nei sei uscito illeso a testa alta ma
a testa in giù non era il tempo
maturato non ancora quello dei disastri
il porvi fine questo maceratissimo morire dico
meno male la cintura il carcere la castità il senso
di potenza e la sfiducia e gli occhi
finalmente rotti di frantumi...

adesso a un altra o ad altre vite aspiro
anche solo per un mese o per due anni ma non credo
noi siamo andati in nessun posto o meglio siamo
rimasugli
questo infimo plurale di sopravvivenza
che sa di maiestatis posto che ci consideriamo re
del tutto privi di regina...

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