Alessandra Palombo
Progetto Narcisismo - L’innamorato di sé

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Titolo Progetto Narcisismo - L’innamorato di sé
Autore Alessandra Palombo
Genere Racconti Brevi      
Dedicato a
a Gino :-)
Pubblicata il 17/04/2006
Visite 4349
Punteggio Lettori 46
Era innamorato di sé. Era troppo bello.

Con Claudia, all’inizio, si era trovato bene; godevano nel guardarsi allo specchio, anzi negli specchi. Ne avevano acquistati cinque dove ammirarsi a figura intera: due per l’ingresso, due per la camera, uno per il corridoio. La rottura fu inevitabile. Pensavano solo a se stessi. La mano dell’uno non raggiungeva la mano dell’altro.

Le donne gli ronzavano attorno come mosche, lo trattavano con riguardo, gli appianavano ogni ostacolo, soddisfacevano ogni suo desiderio.Lui si faceva servire. Era un esemplare di lusso, amato, coccolato e viziato.

Patrizia gli fu serva. Lavava e curava il suo corpo finché lui si annoiò. Si era rivelata fragile, al contrario di Gloria che una mattina se ne andò lasciando nel letto un biglietto: - Ami solo te stesso ed io non sono uno zerbino. Punto.

Lui si bastava. Guardandosi nello specchio raggiungeva il massimo dell’erezione e del piacere, senza neppure sfiorarsi il pene, che era, naturalmente, molto dotato e di bell’aspetto come ogni singola parte del suo fisico meraviglioso.

Marzia aveva un corpo atletico ed era dinamica. A lei interessava che il menage funzionasse a dovere: la casa in ordine, le bollette saldate, le camicie di lui inamidate. Con lei, lui restò a lungo sino a quando prese coscienza che avrebbe meritato di meglio e la licenziò senza pietà.

Lui aspettava l’altra metà di sé. Inconsapevole dell’inutilità della ricerca perché viveva fuori dal mondo. Il mondo era lui.

Giuseppina s’infilò nel suo letto in un periodo in cui avvertiva la necessità di una compagnia, ma lei parlava troppo, lo coinvolgeva in discussioni pseudo filosofiche, politiche, di belle lettere che sminuivano l’importanza dell’immagine, della sua immagine. Con le sue belle mani, lunghe e snelle, la spinse fuori della porta mentre lei urlava: - Narciso! Sei un narciso, sei un narciso! Ti amo e ti odio! Anzi no! Ti odio e basta…sì..ti odio!! Affogherai!

Gli piaceva camminare sotto ai portici del corso principale.
Era ammirato e si ammirava guardandosi riflesso sulle vetrine dei negozi. Sedersi al bar all’ora dell’aperitivo con le gambe accavallate e sentire su di sé lo sguardo estasiato delle donne e quello invidioso degli uomini lo gonfiava di benessere.

Paola l’adorava, si sarebbe prostituita per farlo felice e si prostituì alla sua bellezza.
Gli era schiava, come lui a sua madre. Lui la rifiutò perché non le era padre.

Era grato all’estate per la possibilità di passare molto tempo all’aperto, con addosso un costume attillato e un accappatoio bianco, di spugna morbida e vaporosa per l’uso abbondante di prodotti addolcenti.

Con Antonietta ebbe una breve relazione simile a quella avuta con Giuseppina, a lei del corpo di lui non interessava quasi niente. Preferiva il cervello di un uomo all’aspetto. Lui la riteneva una nullità pensante e la mandò.

Ricordava ogni particolare dell’incontro con l’altra metà di sé.
L’aveva vista al circolo del tennis che frequentava per la bellezza del luogo e non per giocare. Un’oasi di verde nel grigiore cittadino, dove anche i monumenti avevano perso il loro splendore a causa dello smog, nella quale lei si muoveva sempre con l’ombelico in bella vista.

Ricordava i lineamenti del viso da Madonna del Botticelli, l’altezza non spropositata, le curve morbide e sode. Il modo con cui alzava le mani per riparare gli occhi dal sole e guardare oltre la rete. Il suo chinarsi nel raccogliere la pallina che metteva in evidenza la perfezione del suo fondoschiena.

Era lei l’altra metà, o meglio l’altro intero di genere diverso.
Due narcisi perfetti, nei modi, nei pensieri e nella consapevolezza di essere tali.
La voleva al suo fianco e la ebbe in una notte tersa, insolita per la città abituata al colore rosso sfalsato dalle luci e dai gas inquinanti.
La luna piena e luminosa aveva assistito al loro amplesso, all’unione di due astri di rara bellezza che si erano riconosciuti.

Ricordava i loro corpi che si muovevano, si univano, si sfioravano, si allontanavano, si cercavano in maniera armoniosa. Lui e lei si davano amore sulle note di una sinfonia silenziosa; in perfetta sintonia, si donavano piacere in un susseguirsi di curve quasi fosse stato creato per loro uno spartito esclusivo: romantico, passionale, hard, tenero, sensuale. Da pubblicità televisiva.

L’intero di sé, di sesso femminile, lo completava; rappresentava la degna compagna d’un’opera d’arte. Era giunto nel suo porto circondato da una natura incontaminata dove i sentimenti innati non si vergognavano, dove l’essere innamorati di se stessi, l’egoismo , la vanità, l’autocompiacimento non provocavano curiosità.

Ricostruiva la scena di loro amanti, ogni giorno e ogni volta più ricca di particolari; trovava beatitudine in quei momenti suoi, esclusivamente suoi, si rivedeva nel suo fulgore, nella sua pienezza.

Attimi che viveva allontanandosi da quanto lo circondava, in completo isolamento
sino all’istante in cui lo specchio lo riportava alla realtà.
Lei non aveva nome. Al circolo non aveva chiesto il suo nome.
Era arrivata tardi. Lui era sfiorito.

Era stato innamorato di sé. Era stato bello. Era stato figlio unico. Era rimasto solo. Era…un narciso sì, ma avvizzito.






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