Alessandra Palombo
EVA ( ex Ila)

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Titolo EVA ( ex Ila)
Autore Alessandra Palombo
Genere Racconti Brevi      
Dedicato a
Anna Fabiano e Vito Parisi
Pubblicata il 13/09/2006
Visite 3823
Punteggio Lettori 20
Eva credeva molto nella storia con Andrea tanto da identificarla con la lettera A, o meglio con la parola Amore con l’A maiuscola. Lui era il sole che la scaldava di giorno e l’astro che la illuminava di notte.
Amava tutto di lui: i suoi piatti preferiti, i libri che leggeva, gli amici, il suo modo di muoversi, di parlare, il carattere ombroso. Anche se Andrea non rientrava nei canoni della bellezza classica, perché era troppo magro per il suo metro e ottanta d’altezza, aveva un fascino tutto particolare e le donne gli ciondolavano attorno con la speranza di essere notate.
Dalla notte in cui si baciarono Eva viveva per lui. Era il primo e l’ultimo pensiero della sua giornata.
Quando uscivano a cena con altre persone, gli carezzava la testa non curandosi di quello che potevano pensare i commensali e lo mangiava con gli occhi mentre gli porgeva il piatto e gli versava il vino. Era solare Eva, tanto da tirare fuori gli artigli, come un ghepardo, per dimostrare l’esistenza dell’Amore, se qualcuno osava affermare, tra un boccone e l’altro, che l’innamoramento, a poco a poco, scema perché la passione eterna non esiste.
Lei ardeva come un fuoco e non si accorgeva che lui invece era infastidito dai troppi "come vuoi amore" e dai baci inviati da lontano sulla punta delle dita da Eva, quando lei sedeva a tavola vicino ad Anna, un’Amica, un’altra parola che usava con l’A maiuscola.
Colleghe in una sede distaccata del Ministero delle Finanze lavoravano gomito a gomito per trentasei ore la settimana in quell’ufficio dove Anna era entrata a seguito di un concorso nazionale. Finalmente era riuscita ad ottenere un posto fisso, ma al paese aveva lasciato, oltre ai genitori, gli zii, i cugini e gli amici d’infanzia e avvertiva la mancanza di tutti loro. La contentezza di essersi sistemata dal punto di vista professionale si alternava alla malinconia per la sua terra e la sua gente. Eva si rese conto ben presto del senso di solitudine della collega e avendo un gran cuore, in sostanza, la adottò.
Cominciò a invitarla a pranzo, a casa sua, per coccolarla giacché, poverina, era tanto sola e non conosceva nessuno.
Anna le era profondamente grata e cercava di ricambiare in vari modi. La invitava con Andrea al ristorante e quando trascorreva le ferie al paese, si presentava, al ritorno, dell’amica, carica di specialità gastronomiche della sua regione.
Eva aveva trovato in lei la sorella che non aveva avuto e che aveva sempre desiderato. La sua vita era completa. Parlava di Andrea e Anna come dei suoi gioielli che, tra l’altro, rappresentavano solide sponde sulle quali poteva contare sempre. Ecco perché per loro si faceva in quattro per loro.
Nei giorni di festa Andrea usciva all’alba per andare alla marina del paese dove aveva una barca alla quale teneva più di ogni altra cosa. Prendere il mare e andare a pescare da solo lo riappacificava con il mondo. Nel silenzio, con il motore al minimo, trascinava le lenze e anche quando non c’erano pesci, navigava a largo della costa senza annoiarsi; gli bastava stare al sole, al vento e guardare i gabbiani.
Al ritorno andava da Eva dove pranzavano tutti e tre insieme.
Una domenica Andrea ritardò.Le due amiche stavano in ansia. Al cellulare non rispondeva e cominciavano a preoccuparsi seriamente, quando sentirono suonare un clacson fuori del portone. In macchina, con un amico, c’era lui, con il braccio destro ingessato.
Era iniziata la buona stagione e quel giorno in mare giravano troppe imbarcazioni. Andrea non aveva visto nemmeno l’ombra di un pesce, ma solo marinai della domenica che gareggiavano in velocità quasi si trovassero su una pista d’acqua riservata alle Ferrari del mare.
Per questo, era tornato a riva prima del solito e si era incamminato lungo un viottolo, su una costa scoscesa, che portava nella spiaggia vicina al porticciolo. Conosceva il sentiero a menadito e mentre procedeva spedito, inciampò in un sasso che era franato il giorno prima dalla scogliera e che, ovviamente, non aveva visto.
Cercò, di rimanere in equilibrio ma non ci riuscì. Picchiò il gomito sul terreno e un dolore forte gli prese lo stomaco. Aspettò che calmasse, fece dietro front e raggiunse la macchina. Fu lì che il suo amico, addetto al posteggio, s’ accorse del braccio ciondoloni e si offrì di accompagnarlo al pronto soccorso dove gli venne riscontrata una piccola frattura che fu subito ingessata.
Anna nei giorni seguenti il piccolo incidente cercò di dimostrare la sua amicizia concretamente. Accudiva Andrea, gli porgeva il piatto e il seno che Eva vedeva coperto e Andrea scoperto, perché con lui faceva spesso l’amore.
Eva, invece, che credeva nell’amore eterno e nella sacralità dell’amicizia, lo faceva sempre meno a causa della tresca alle sue spalle. La scoprì il giorno in cui rientrò per prendere dei documenti senza i quali l’impiegato dell’ufficio della motorizzazione si rifiutava di avviare le pratiche per la revisione della macchina.
Li colse in fragrante. Non fece scenate, si limitò a fissare quei due corpi nudi come vermi sul divano e poi se ne andò, con le lacrime che le rigavano il volto. Era stata pugnalata due volte e così profondamente da non avere la forza di reagire. Il colpo era stato troppo forte. Aveva provato a dire qualcosa ma la voce non era uscita tanto grande e dolorosa era stata la sorpresa.
Iniziò, per lei, un periodo di lutto. Era rimasta orfana delle sue gioie, del petto di Anna dove avrebbe potuto rovesciare il piatto di lacrime bollenti per essere consolata dall’amica, della quale aveva ascoltato, per tanti giorni, le pulsioni del cuore, e del corpo e del cuore di Andrea in cui riteneva esistesse un posto inamovibile riservato a lei.
Monca delle sue due AA maiuscole, Eva ora sverna in un altro quartiere, in un appartamento nuovo. Lavora nell’ufficio di segreteria di una scuola elementare e si vede con altri amici con la a minuscola, consapevole che non bisogna mai usare l’A maiuscola per una parola all’interno di una frase sempre che non si tratti di nomi propri di persona, di città, di fiumi, di nazioni e di tutti quelli previsti dalle regole della grammatica italiana o oramai usati per consuetudine con la maiuscola.

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