Alessandra Palombo
LUCIANA

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Titolo LUCIANA
Autore Alessandra Palombo
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 28/09/2006
Visite 3989
Punteggio Lettori 50
Luciana strabuzzò gli occhi per la sorpresa e che sorpresa!
Spesso si era chiesta che fine avessero fatto gli amici con cui aveva condiviso il periodo spensierato dell’adolescenza.
Di gran parte di loro non aveva avuto più notizie, di altri le erano giunte da amici comuni: Massimo s’era sposato due volte, sempre con donne che avevano alle spalle una solida azienda familiare, e viveva agiatamente tra Nizza, Cortina e la Sardegna; Donatella, dopo un matrimonio lampo, con il proprietario di un villaggio turistico, si era ritrovata sola con una bambina. Aveva scoperto il marito a letto con la sua migliore amica, ma con la determinazione che l’ aveva sempre contraddistinta, aveva preteso e ottenuto alimenti sostanziosi e trovato un nuovo equilibrio.
Gloria, accantonata l’università, si era accompagnata con il titolare di uno studio associato di odontoiatria dove lavorava come segretaria per mantenersi agli studi. A quanto le avevano riferito, era serena benché lui avesse quindici anni più di lei.

Su Stefano, invece, era sceso il silenzio, come se fosse scomparso. Fino a quel momento.
“Non può essere!” pensò, Luciana mentre guardava la foto. “Invece sì ! E’ lui.”
L’uomo in prima pagina delle news del suo sito preferito era proprio Stefano. Certo, dopo tanti anni, lo trovava leggermente ingrassato, con qualche capello in meno e i lineamenti del viso più marcati forse, ma pur sempre bello.
Sorrise e gongolò dentro di sé.
Ecco perché era sparito!
La sensazione di amarezza, legata al ricordo di un’estate lontana, che si era portata dentro negli anni, svanì per lasciare il posto alla sorpresa e, infine, alla tenerezza e all’affetto.
Tra sé, gli augurò ogni felicità.

Sebbene avesse un carattere aperto che la rendeva simpatica, Luciana riusciva a non far trapelare un segreto, quando questo era veramente importante. Le amiche l’accusavano di parlare troppo di sé, eppure nessuno poteva immaginare ciò che nascondeva dentro. Delle persone più care e dei sentimenti più intimi, delle ferite che l’avevano fatta piangere per ore, non aveva mai fatto parola. Le esperienze che nel bene o nel male l’avevano segnata sarebbero rimaste solo sue.
Si chiese quanto tempo era trascorso da quando frequentava Stefano. Vent’anni? Forse più.
“ Meglio soprassedere… .” pensò.

Chiuse gli occhi. Lasciò che nella sua mente scorressero i ricordi e rivide Stefano ragazzo, con il suo corpo robusto ma asciutto, i capelli cortissimi che lo distinguevano della maggior parte dei ragazzi degli anni ’70,
Eh sì, era stato proprio un bello! Ed era stato l’unico a dirle “hai la pelle liscia come una pesca” mentre le carezzava un braccio quando sedevano sulla loro panchina.
Lui si dava arie da intellettuale. Discutevano di filosofia, di politica e di religione. Sulla fede si scontravano, lui era ateo, lei no . Lei era convinta che il marxismo fosse un’utopia non realizzabile. Stefano controbatteva sostenendo che anche una minima applicazione delle teorie di Max avrebbe portato benefici alla società. Ma quando lui parlava di esistenzialismo e marxismo, di Sartre e di Merleau-Ponty, lei non era in grado di tenergli testa.

Luciana si passò le mani tra i capelli al pensiero di come le loro certezze si erano fatte fragili . Erano ingenui allora.
Della tavolozza, sino a vent’anni, usavano solo il nero e il bianco; in seguito avrebbero imparato a conoscere l’importanza degli altri colori e delle loro innumerevoli sfumature.
Era festa quando lui appariva in spiaggia appena arrivato da Milano dove abitava con la famiglia che, essendo originaria dell’Elba, si trasferiva sull’isola durante i mesi di chiusura delle scuole.
Stendeva l’asciugamano vicino al suo e poi andava a pescare.
Prendeva la fiocina , il fucile subacqueo, la maschera con il boccaglio e le pinne. Lanciava il tutto in mare fuorché le pinne che s’infilava seduto sulla riva, quindi si tuffava e s’ immergeva per recuperare la fiocina e il fucile sul fondo. Tornava a galla spruzzando l’acqua dal boccaglio.

Avevano trascorso delle belle estati sotto il solleone che a fine luglio picchiava particolarmente sulle ghiaie bianche che riflettevano i raggi.
Il filo dei ricordi la portò il giorno in cui lei svenne per un abbassamento di pressione e si riprese , trovandosi accanto Stefano.
“ Mi hai fatto paura. Rantolavi”. Sì le disse proprio così.
Erano più che amici, o almeno Luciana lo aveva creduto per un pezzo. Che cotta s’era presa! Aveva sognato su di lui per una stagione intera.
Invece per Stefano era solo un’amica e da lui aveva ricevuto solo abbracci e casti baci.
Riguardò la foto e capì di non avere sbagliato, in quella lontana estate, quando si rese conto che lui non la voleva, a cambiare compagnia per dimenticare la sua infatuazione.
Se per caso lo incontrava per strada lo salutava velocemente facendo finta di andare di fretta.

Stefano l’aveva fermata, una volta, per capire il motivo del suo cambiamento. Lei aveva semplicemente risposto che non sopportava più Anita, una del loro gruppo, e che aveva conosciuto altri ragazzi simpatici con i quali si trovava bene e che frequentavano la spiaggia vicino a casa, tra l’altro più comoda da raggiungere rispetto all'altra.
Lui l’aveva fissata negli occhi. Capiva che mentiva, ma pur andando a ritroso per cercare qualche episodio particolare che avesse irritato Luciana al punto da lasciare il gruppo, lei era certa che non fosse riuscito a cogliere la vera causa.

“Eh sì, hanno voglia di sostenere che sono una chiacchierona. Sono stata proprio brava a simulare.”
Riaprì gli occhi e rilesse la pagina web sul pc.
L’articolo di cronaca e costume era breve.
La notizia non era di primo piano e riportava solo i nomi e i cognomi dei rappresentanti nazionali che partecipavano al convegno. La foto era stata messa a corredo del pezzo e ritraeva Stefano con il microfono in mano, in piedi, davanti a una platea di uomini.
Sotto l’immagine,una breve didascalia: nella foto l’intervento di un esponente del movimento gay.

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