Nicolina Carnuccio
quando eravamo bambini io e i miei fratelli

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Titolo quando eravamo bambini io e i miei fratelli
Autore Nicolina Carnuccio
Genere Narrativa      
Pubblicata il 14/01/2007
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Punteggio Lettori 50
Quando eravamo bambini io e miei fratelli d'estate ci arrampicavamo sugli ulivi per catturare cicale.Speravamo di poter sentire il frinire nelle nostre mani ma immancabilmente l'insetto una volta imprigionato taceva.Veniva liberato e riprendeva il suo canto posandosi per prudenza su un albero un po' distante da noi.Gli ulivi sono facilmente scalabili per il tronco contorto e rugoso e a volte provvisto di buchi.Salivamo sugli alberi anche per godere di più la frescura della brezza marina.Il mare era poco distante.Un albero aveva un ramo biforcuto, teso in orizzontale,che era per noi un comodo sedile.Facevamo a gara a chi se ne impossessava per primo.Gli ulivi erano della nostra nonna materna.Il nonno tanti anni prima,emigrato in America,aveva messo da parte un po' di denaro e tornato al paese aveva comprato un piccolo uliveto.Il nonno noi non l'abbiamo conosciuto,morì nella guerra del '15-'18 sul monte San Michele.Non era riuscito a sopportare la maschera antigas ed era morto asfissiato.Così ci raccontava la nonna.Lei era rimasta sola con una bambina di nemmeno due anni,mia madre.Mia madre di figli ne ha avuti dieci,il primo a diciotto e l'ultimo a quarantatre anni.Lavare,cucinare,impastare pane,andare al fiume a lavare panni,curare un piccolo orto,imboccare il penultimo nato,allattare il più piccolo.Mia madre seduta la ricordo soltanto le sere d'inverno attorno al braciere e le sere d'estate sul terrazzo di casa.Abitavamo una casa cantoniera grandissima con due grandi terrazzi.Mio padre faceva il cantoniere e gli piaceva bere.Che c'era di male,beveva anche Noè,diceva lui che leggeva ogni giorno la Bibbia.D'estate dal terrazzo insieme a mio padre e mia madre guardavamo le stelle.-Eccola lì l'Orsa Maggiore!-diceva mio padre.Ci distoglieva il canto di una civetta e mia madre esclamava:-Pigghjàti a frissura,pigghjàti a frissura u frijimu s'accehru chi ccanta a st'ura!-Mio padre le busse ce le dava da sobrio.Diventava dolce con noi quando aveva bevuto.S'inventava per ognuno teneri vezzeggiativi e testamentava:-Lascio e assegno a Chicchinehra mia...lascio e assegno a Teresuzza...lascio e assegno a Frascuzzu meu...lascio e assegno...lascio e assegno...-Buttava la sua ira di ubriaco su mia madre e mia nonna.Mia madre reagiva,mia nonna non era capace di rudi parole.Si allontanava in silenzio.Mia madre reagiva per lei.

(continua)

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