Carlo Menzinger
BAMBINA SENZA BLUES (versione breve)

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Titolo BAMBINA SENZA BLUES (versione breve)
Progetto Being Blues
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Dedicato a
a chi crede si possa fare narrativa blues
Pubblicata il 28/04/2007
Visite 4413
Punteggio Lettori 76
Note Questa è la nuova versione del brano precedente. Ci sono sempre i 3 gruppi di 12 paragrafi con le 12 parole chiave ripetute 3 volte ciascuna ma i paragrafi sono più corti e ho tolto la numerazione. Vedi Forum Being Blues.
Mi sono svegliato questa mattina con un groppo in gola. Era un ricordo? Era il ricordo di lei. Pioveva a dirotto e l’acqua scorreva sui vetri a fiumi. Sembrava che il Mississippi passasse sopra la mia casa. Oh sì!
Oh mio Dio, ti voglio raccontare la mia storia di molto tempo fa. Ero giovane? Oh sì! Lo ero. Molto più d’ora che sto qui in questo letto vuoto, troppo grande per me. Non è stato sempre così, però. Un tempo c’era una ragazza. Era giovane? Era giovane, oh mio Dio.
Era giovane ma aveva occhi grandi. Occhi azzurri e profondi come il tuo cielo, come il tuo mare, Onnipotente Signore. E’ grande il tuo mare, Signore? E così grandi erano i suoi occhi, mio Dio. Occhi in cui scorgevo una strada lunga e lucida.
Era una via deserta. Senza blues. Senza blues? Oh sì, senza blues. Proprio così. Tutte le donne che avevo conosciuto avevano gli occhi colmi di blues. Occhi in cui potevi precipitare. Oh sì!
Volevo amore? Sì cercavo l’amore, mio Dio. Lo cercavo, l’Amore. Ma non cercavo amore facile. Cercavo amore forte e sofferto. Amore e blues. Oh sì, amore e blues.
La fanciulla mi porse il suo amore. E mi spaventai. “Non capisco” dissi “non capisco chi sei. Non capisco i tuoi occhi. Non capisco dove conduca questa strada lucida che li attraversa”.
“Ti amo” disse ma io non capii. Non capii. Proprio non capii.
“Perché cerchi la tristezza, se puoi avere la felicità?” mi chiese e poi cosa aggiunse? Cosa aggiunse quella bambina senza blues?
“Ti amo” disse ma io ancora non capii. Non capii. Proprio non capii.
“Nei tuoi occhi c’è una strada lucida” dissi “so che, se mi lascerò sprofondare nei tuoi occhi, potrò cadere e mai più mi rialzerò”. La guardai ancora negli occhi e cosa feci? Cominciai a precipitare, mio Dio.
“Verrò con te” le dissi “ verrò con te. Ovunque conducano questi tuoi occhi senza blues, questi tuoi occhi così felici”. Affronterò il vento e affronterò il sole. Affronterò l’invidia e affronterò la gelosia. Affronterò le suocere e affronterò i cognati.
Poi feci un passo indietro e la guardai con orrore e riconquistata consapevolezza.
“Dov’è?” le chiesi “dov’è il tuo fantasma? So che ne hai uno. Ogni donna ha il suo fantasma, che viene a tormentarmi quando dormo.”
Dovevo fuggire. Dovevo fuggire, mio Dio? Dovevo lasciarla là, prima che il suo fantasma le spuntasse dalla gola e mi saltasse addosso? Dove lasciarla là, mio Dio? Fuggii via. Fuggii da quella fanciulla senza blues. Oh sì!
“Anche tu hai i blues!” le gridai fuggendo “lo so. So che li hai e li manderai a tormentarmi. Non voglio il tuo amore. Lasciami andare. Non mandarmi i tuoi demoni blu a tormentarmi. Non mandarli sul mio letto”.
In quel momento pioveva, mio Signore. Pioveva e l’acqua mi scorreva lungo il viso. Pioveva come se venisse giù il Mississippi, giù dal cielo. Almeno le lacrime non si potevano vedere. Oh no!
“Io ero un lupo. Una creatura libera e selvaggia. Hai ucciso il lupo che ululava in me. Sono giovane. Sì sono giovane, ma le mie gambe non mi reggono. La luna non mi interessa più. Sei tu la mia sola stella, bambina senza blues” le dissi, Signore.
Avevo gli occhi colmi di pioggia e anche lei. Non era solo pioggia. I suoi occhi erano lucidi ed in fondo scorgevo una strada. Lucida. Una strada che non avevo il coraggio d’imboccare. Senza blues. Senza blues, mio Signore.
Guardai quella bambina senza blues. Senza blues. La guardai un attimo e poi aggiunsi:
“I tuoi blues? Dove sono i tuoi blues? I maledetti blues che ti entrano in gola e non ti fanno respirare? I blues che ti svegliano la notte, saltandoti sul petto?”
Cos’è l’amore, mio Dio? Ero giovane, Signore e non lo sapevo. Non sapevo cosa fosse. Sentivo però che in tutta quell’acqua sarei potuto annegare.
Aiutami, mio Dio! Aiutami, perché non capisco, pensavo. Non capivo e forse anche adesso non capisco. Io sono per le cose semplici, per le cose chiare. Mi piacciono le Cadillacs, il buon whisky, il suono dell’armonica e come soffia nella tromba il vecchio Headless Cabbage Bush. Oh sì!
Sentii allora che il lupo dentro di me non era morto. Si destò di nuovo. Ringhiò per cacciare gli assenti blues. Ringhiò per spaventare l’invisibile fantasma. Ringhiò per scacciare la tristezza.
E allora fu come se fossi sull’orlo di un precipizio, mio signore. Era un abisso immenso quello in cui stavo per precipitare. Oh sì!
Fu il lupo a darmi la forza di fuggire dal baratro e fare un passo verso di lei. Fu il lupo ad aiutarmi a baciarla. Il lupo dentro di me mi aiutava ad affrontare ogni cosa. Il lupo poteva affrontare la paura e la tristezza. Il lupo poteva affrontare una bambina senza blues.
In quel momento, dietro di me, lontanissimo ma vivo, sorse il sole, inondando la notte di luce e tingendo di rosso il cielo. Così vasto. Come i suoi occhi. Ed io ero un fantasma umido nella pioggia.
Il lupo si ritirò nelle grotte del mio cuore e la mia anima esultò, finalmente consapevole che quella era la realtà. Che c’era una fanciulla senza blues. Non pensavo più a fuggire. Non ricordavo più di esser mai voluto fuggire. Oh no, non lo ricordavo.
C’era, mio Signore? C’era questa donna senza blues? Mi avrebbe mandato i suo piccoli demoni blu a tormentarmi? Quando ero ancora giovane e mi lasciavo tormentare dai blues.
Mi sono svegliato una mattina, qualche tempo dopo. Anche quel giorno pioveva. Mi misi il vestito scuro e persino la cravatta e la camicia bianca di lino e le scarpe lucide. Lucide come la strada bagnata di pioggia. Sono salito sulla Cadillac e sono andato in Chiesa.
Ero ancora giovane quella mattina, vestito di scuro, sotto la pioggia e lei più di me, vestita di bianco, quella mattina davanti alla Chiesa. Lei era già lì. Eravamo giovani quel giorno, quando ci siamo sposati nella Chiesa di Saint Louis.
Quando il prete m’ha chiesto: “vuoi sposare questa donna?” Io l’ho guardata negli occhi, infiniti e fondi, e, mio Signore, ho detto “Sì, lo voglio.” Voglio sposare questa donna che finge di non avere blues. Oh sì!
Guardai negli occhi la mia bambina senza blues. Non li vedevo ancora i maledetti demoni blu. Per quanto scrutassi in quegli occhi color del mare, non scorgevo né demoni, né pesci, mio Signore.
Su quell’altare, mio Dio, giurai d’amarla. Lo giurai e anche lei. Credevo di conoscere l’amore. Credevamo che sarebbe stato eterno, diverso che per gli altri. Il nostro amore non poteva finire. Nei suoi occhi c’era una lunga strada lucida. L’avrei percorsa in eterno, mio Signore. Oh sì!
Fu così che cominciò la mia vita con Betty Bell, la bambina senza blues. Credevo di conoscere Betty Bell ma non la capivo. Ed un giorno le dissi: “Betty Bell, io non ti capisco! Non capisco perché sei così diversa dalla bambina senza blues che conoscevo”.
Ancora una volta mi parve di precipitare. Non avevo più appigli. Dove sarei finito, mio Signore? Quella donna non era la mia bambina senza blues. Quella donna non era la donna dei miei sogni. Come potevo vivere per sempre con lei?
Come potevo affrontare tutto questo, oh Dio Onnipotente? Chi mi avrebbe aiutato ad affrontare una vita così? Fu il lupo, Signore - oh sì! - che ancora una volta si svegliò ed ululò alla luna. La sua forza scorreva nelle mie vene. I suoi muscoli tendevano la mia pelle.
Di me era rimasto solo un fantasma. Un fantasma che aleggiava sopra il corpo vibrante del lupo, sopra la sua corsa scattante, sopra la sua sete di sangue, sopra il suo sguardo predatore. Un fantasma era ormai la mia volontà. L’amore era un fantasma. Oh sì!
C’era un destino cui non potevo fuggire, quella mattina. Betty Bell non lo sapeva e pensò di poter fuggire. Non si sfugge alle zanne del lupo. Non si sfugge al suo morso letale. Oh no!
“Non mi tormentare” gridò Betty Bell. “Sono i tuoi blues fantasmi che non mi devono tormentare. Hai tradito il mio amore”. Così le dissi, mio Signore. Poi lasciai fare al lupo che era in me. Fu lui ad ucciderla. Non fui io, mio Signore. Fu lui a sbranarla mio Signore. Non fui io. Non fui io”.

Firenze, 20-28/04/07

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